Verdi follie: via la terra ai contadini, alloggio riservato agli ambientalisti

La proprietà privata, almeno in teoria, dovrebbe essere un caposaldo della democrazia liberale. Eppure, da qualche tempo, è divenuta non soltanto discutibile ma persino revocabile. Non è più un diritto, ma un privilegio che va costantemente ridiscusso, e spesso viene subordinato alla «buona condotta» del cittadino. In altre parole: se ti mostri obbediente e ligio esecutore delle indicazioni che arrivano dal padrone, puoi ottenere la possibilità di goderti qualche bene. Altrimenti scattano la revoca e l’esproprio. Particolarmente importante, a tale riguardo, è il rispetto assoluto della morale green, l’ossequio al nuovo codice ecologista al quale tutti noi - si spera ancora per poco - siamo chiamati a uniformarci. Laddove governano partiti progressisti, poi, l’accettazione dell’idolatria verde è un requisito indispensabile al fine di garantirsi una sopravvivenza dignitosa.
Il funzionamento di questo meccanismo di obbedienza/ricompensa diviene palese in quel di Bologna, dove il Comune si appresta ad assegnare alloggi popolari a canone agevolato non tanto a individui o famiglie bisognose, bensì a ecologisti di provata fede. Lo ha notato sui social, indignata, l’avvocato del lavoro Claudia Candeloro: «A Bologna hanno fatto un bando per delle nuove case popolari (che oggi si dice co-housing)», scrive. «Sin qui, si direbbe, bella iniziativa! Ma quali sono i requisiti per entrare in queste nuove case popolari di via Fioravanti? E qui siamo all’incredibile: hai diritto alla casa popolare solo se dimostri di essere un attivista ambientale o sociale. O meglio, se superi il “test di affinità” ai valori individuati dal Comune di Bologna e giudicati da un’apposita commissione. Praticamente, hai diritto alla casa popolare solo se, non solo la pensi come chi comanda al Comune, ma addirittura solo se fai parte dello stesso giro».
Tutto vero. Sul sito del Comune si legge che sono in corso la «costituzione della comunità di abitanti» e «l’assegnazione di dieci alloggi nel nuovo cohousing di via Fioravanti 24». Apprendiamo che «il cohousing Fioravanti 24 si colloca all’interno di una delle strategie del Piano per l’abitare del Comune, per sperimentare un progetto di convivenza che promuova la prima esperienza di autoconsumo energetico collettivo su un edificio pubblico di edilizia sociale. Questo è anche il primo progetto di cohousing che gestirà la Fondazione Abitare Bologna».
C’è tempo per fare domanda fino al 3 marzo ma attenzione: «L’assegnazione degli alloggi, dopo una prima selezione basata su criteri oggettivi anche di affinità al progetto di chi si candida, avverrà a seguito di un percorso formativo e partecipativo che durerà circa quattro mesi. L’avviso è rivolto a persone singole o a nuclei familiari, composti da un massimo di quattro persone, intenzionati a fare parte di una comunità collaborativa e solidale attiva sui temi della transizione ecologica giusta, dell’autoconsumo energetico e della sostenibilità ambientale». Le condizioni appaiono molto vantaggiose: «Gli alloggi verranno locati a canone concordato, con un costo medio mensile di circa 420 euro (oltre a spese di conduzione). Il Comune metterà a disposizione, a ciascun nucleo, un prestito senza interessi di 3.000 euro per affrontare le prime spese di arredi e di conduzione degli alloggi». Niente male.
Possono fare domanda nuclei «composti da un massimo di quattro persone con reddito Isee tra 9.360 e 35.000 euro, con cittadinanza italiana o di uno stato appartenente all’Unione europea, ovvero provvisti di regolare permesso di soggiorno (se cittadini non comunitari), con residenza o attività lavorativa o attività di studio a Bologna». Ma ecco la vera discriminante: «Chi presenta istanza, avendo queste condizioni, dovrà poi dimostrare di avere alcune caratteristiche di affinità al progetto: esperienze di volontariato/attivismo in campo ambientale o sociale, esperienze formative o lavorative in ambito sociale o ambientale, oppure avere esperienze pregresse in condomini solidali o cohousing». Capito? Per avere la casa popolare devi essere un attivista ecologista. Oppure un militante del centro sociale. E ancora non basta: «I primi 21 nuclei selezionati secondo questi criteri saranno coinvolti in un percorso partecipativo e di formazione che, tramite incontri e laboratori che si concluderanno entro il mese di luglio, arriverà a selezionare i dieci nuclei che costituiranno la comunità di abitanti e ai quali verranno assegnati i dieci alloggi». Quindi non soltanto devi essere un ecoattivista, ma devi pure sottoporti a un percorso di (ri)educazione sui temi sociali e ambientali. Solo allora ti daranno l’agognato appartamento. Se invece sei un poveraccio che ha le pezze al sedere e ha dubbi sul riscaldamento globale, resta pure sotto i ponti che si inquina meno.
Se in Italia si nega la casa a chi non lotta per la rivoluzione green, nel Regno Unito a guida laburista si obbligano gli agricoltori a smettere di produrre cibo sulle proprie terre. Su iniziativa del ministro dell’Ambiente, Steve Reed, circa il 10% dei terreni agricoli verranno sottratti alla produzione alimentare al fine di proteggere la fauna selvatica e, soprattutto, di contribuire al raggiungimento dell’obiettivo «zero emissioni nette» entro il 2050. Le aree rurali saranno riconvertite, e i terreni coltivati verranno destinati alla piantumazione di alberi, alla creazione di fattorie solari o restituiti allo stato selvatico per ricreare l’habitat di uccelli, insetti e pesci.
Come prevedibile, questo progetto ha suscitato un certo sconcerto fra gli agricoltori. Victoria Vyvyan, presidente della Country land and business association, dice che «il governo deve inserire misure di salvaguardia, altrimenti è del tutto possibile che, negli anni a venire, il ministero dirà agli agricoltori cosa è e cosa non è loro permesso di coltivare, piantare e allevare nella loro terra». Già: in nome della rivoluzione verde si può giungere all’esproprio delle terre e all’economia agricola pianificata.
Per un bene superiore si può cancellare il diritto di proprietà: se non sei un bravo ecologista scordati la casa e la terra.






