True
2021-06-23
Gli scienziati tedeschi e inglesi avvertono: vaccinare i più piccoli non è necessario
Getty Images
Vaccinare bambini e adolescenti contro il coronavirus, sì o no? Una domanda che in Germania politici e scienziati si pongono nelle ultime settimane con sempre maggiore insistenza. Proprio ieri, il sito di informazione Tagesschau ha dedicato all'argomento un lungo approfondimento. Numerosi interventi pubblici da parte di favorevoli e contrari alimentano un dibattito pacato, ma allo stesso tempo franco, sull'opportunità di inoculare il siero anti-Covid ai più giovani. Optando per una linea improntata sulla prudenza, lo scorso 10 giugno la commissione permanente per i vaccini (Stiko) ha annunciato di voler raccomandare la somministrazione dei vaccini a mRna - finora gli unici autorizzati per quella fascia d'età -agli under 18, ma solo in presenza di patologie pregresse. Stesso orientamento, secondo recenti indiscrezioni di stampa, per i membri del Joint committee on vaccination and immunization britannico, che nei prossimi giorni dovrebbero emettere parere sfavorevole alla vaccinazione indiscriminata dei 12-17enni.
Concetto ribadito con forza proprio in questi ultimi giorni da Thomas Mertens, che della Stiko è il presidente, espressosi criticamente nei confronti delle recenti strumentalizzazioni intorno al tema. «Nessuna delle dichiarazioni» rilasciate da esponenti politici «era realmente basata su evidenze», ha tuonato Mertens parlando durante un convegno medico, «in questa fase il problema cruciale, cioè se bambini e ragazzi debbano essere vaccinati, non è stato ancora affrontato». Richiamando l'importanza di immunizzare gli over 60, il capo della Stiko ha poi aggiunto che «mettere da parte oggi 5 milioni di dosi per i bambini significa sottrarne altrettante ai loro genitori». Stando all'ultimo aggiornamento disponibile sul sito del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, in Germania il 57,9% della popolazione ha ricevuto la prima dose, mentre quasi un tedesco su tre (31,5%) ha completato il ciclo di immunizzazione. Occorre specificare, tuttavia, che Berlino non fornisce i dati per fasce d'età.
Un aspetto fondamentale della discussione riguarda i numeri relativi all'incidenza sui giovani, a dire la verità molto bassi. Stando all'ultimo bollettino giornaliero diffuso ieri dall'Istituto Robert Koch, l'ente deputato in Germania al monitoraggio delle malattie infettive, i morti nella fascia 0-19 sono stati «appena» 24. Cioè lo 0,03% dei decessi totali. Una recente interrogazione parlamentare ha messo poi in luce che i casi di positività relativi agli under-19 sono stati circa 385.000 (dati aggiornati ad aprile 2021), pari al 13,7% sul totale, con 4.800 ricoveri e 68 piccoli pazienti in terapia intensiva.
Numeri che lasciano scettico sulla necessità di somministrare il siero ai giovanissimi anche Andreas Gassen, ortopedico e presidente dell'Associazione delle casse federali sanitarie. «Il rischio vaccinale per bambini e adolescenti sani, anche se molto basso, è con tutta probabilità superiore a quello di contrarre l'infezione da coronavirus», ha di recente affermato il medico tedesco. E a lasciare perplessi gli esperti è per l'appunto la mancanza di dati scientifici sufficientemente robusti. Specie quando si tratta di estendere la somministrazione anche agli under 12, il discorso si fa particolarmente complesso. «Abbiamo assistito a uno sviluppo impressionante del vaccino a mRna», ha affermato il professor Fred Zepp, già direttore del Centro di medicina pediatrica presso l'ospedale universitario di Magonza e membro anch'egli della Stiko, «ma non possediamo un'esperienza sufficiente per ciò che concerne i bambini». Zepp si è detto preoccupato anche dei casi di miocardite riscontrati in alcuni soggetti giovani a seguito della vaccinazione con il siero Comirnaty, quello prodotto da Pfizer e Biontech. Un invito alla cautela arriva anche dal biochimico ed esperto di sicurezza dei farmaci Rolf Homke, il quale spiega che «quando si sviluppa un nuovo medicinale è normale che la preparazione venga testata inizialmente solo sugli adulti, e poi a seguire vengano effettuati test sui minori». Non mancano naturalmente le voci a favore della vaccinazione. Secondo Matthias Kromayer, microbiologo e membro del consiglio di amministrazione di una delle più importanti società di venture capital tedesche, bisogna attenersi ai risultati già attualmente disponibili della sperimentazione sui bambini. Se non si vaccinano i più piccoli, sostiene Kromayer, sarà impossibile raggiungere il target (70-80%) necessario a conseguire l'immunità di gregge. Per il momento la politica sceglie di non scegliere. Il ministro della Salute Jens Spahn prende atto del dibattito in corso e si riserva di valutare il da farsi nel prossimo futuro. «Restiamo in attesa dei risultati degli studi e dell'eventuale approvazione da parte delle autorità europee», questo il laconico commento dell'ufficio stampa del ministero.
Mentre in Germania imperversa il dibattito, dalle nostre parti il tema della vaccinazione dei bambini e degli adolescenti non sembra appassionare nessuno. Quasi in sordina, lunedì la Società italiana di pediatria ha raccomandato la vaccinazione di tutti i giovani tra i 12 e i 17 anni, e più volte i suoi vertici si sono espressi in favore della somministrazione anche agli under 12. Scienziati e politici, pro e contro, se ci siete battete un colpo.
«Il ceppo forse è nato in laboratorio Ma dirlo può ostacolare la carriera»
Sono sempre di più le voci scettiche sulla versione fornita dal governo cinese sull'origine del Covid. L'ipotesi della fuga dal laboratorio di virologia di Wuhan, dopo essere stata bollata come complottista e surreale non è più un tabù. Tanto che persino l'attuale coinquilino della Casa Bianca, Joe Biden, lo scorso maggio ha deciso di riaprire le indagini sulla nascita del ceppo che ha causato la pandemia.
La necessità di scavare a fondo su quanto abbia scatenato la diffusione del virus era stata sottolineata anche il 14 maggio scorso da 18 noti accademici con una lettera pubblicata su Science, nella quale si metteva nero su bianco che la teoria del salto di specie e quella dell'incidente di laboratorio fossero ugualmente «praticabili» e si invitava a mettere in campo un'indagine «obiettiva e imparziale», al contrario di quella svolta dal team dell'Oms a Wuhan a causa della stretta sorveglianza delle autorità cinesi. Ma, come spiegato su Atlantico Quotidiano, già da oltre un anno una ventina di ragazzi di diverse nazionalità, riuniti nell'acronomo Drastic, raccolgono, condividono e commentano in rete un'imponente mole di documenti. Al gruppo di volenterosi si è presto aggiunta la competenza di specialisti, tra cui la microbiologa italiana Rossana Segreto.
L'esperta, intervistata da Enzo Reale, avalla l'ipotesi della nascita in laboratorio: «La nostra analisi si proponeva di argomentare una possibile origine di laboratorio del Sars-CoV2, che era stata dismessa all'inizio della pandemia come cospirazione. Sulla base delle analisi genetiche che abbiamo condotto sul virus siamo arrivati alla conclusione che le sue caratteristiche potrebbero essere il risultato di tecniche quali passaggi cellulari o esperimenti in animali modello e/o mutagenesi diretta».
Lo studio realizzato da Segreto, insieme ad altri esperti, critica punto per punto l'articolo di Kristian Andersen, ampiamente citato come migliore dimostrazione dell'origine naturale del patogeno.
Posizione netta anche sulla presenza di pipistrelli, documentata da un video diffuso da Sky News, all'interno dell'Istituto di virologia di Wuhan: «Molti centri di ricerca usano animali vivi e di sicuro il rischio di possibile contagio è aumentato perché i ricercatori possono ferirsi durante le manipolazioni degli animali ed essere esposti ai virus». E, circa la bollatura dell'ipotesi come «cospirazionista», la microbiologa spiega: «Posso immaginare che per alcuni scienziati abbiano giocato un ruolo certi conflitti di interesse e la paura di perdere fondi per la ricerca o di compromettere le loro carriere accademiche, in caso avessero espresso un'opinione contraria. Io stessa sono stata aspramente criticata da una collega di fomentare movimenti contro i vaccini e di far perdere fiducia nelle istituzioni, ma non mi sono fatta intimidire da queste critiche perché penso sia fondamentale capire da dove il virus si sia originato, onde evitare che possa succedere di nuovo fra qualche anno».
Continua a leggere
Riduci
Monta il dibattito sulla puntura ai minori: Gran Bretagna e Germania verso la raccomandazione solo per i soggetti fragili.Per la ricercatrice Segreto il virus può essere un esperimento: «Criticata dai colleghi».Lo speciale contiene due articoli.Vaccinare bambini e adolescenti contro il coronavirus, sì o no? Una domanda che in Germania politici e scienziati si pongono nelle ultime settimane con sempre maggiore insistenza. Proprio ieri, il sito di informazione Tagesschau ha dedicato all'argomento un lungo approfondimento. Numerosi interventi pubblici da parte di favorevoli e contrari alimentano un dibattito pacato, ma allo stesso tempo franco, sull'opportunità di inoculare il siero anti-Covid ai più giovani. Optando per una linea improntata sulla prudenza, lo scorso 10 giugno la commissione permanente per i vaccini (Stiko) ha annunciato di voler raccomandare la somministrazione dei vaccini a mRna - finora gli unici autorizzati per quella fascia d'età -agli under 18, ma solo in presenza di patologie pregresse. Stesso orientamento, secondo recenti indiscrezioni di stampa, per i membri del Joint committee on vaccination and immunization britannico, che nei prossimi giorni dovrebbero emettere parere sfavorevole alla vaccinazione indiscriminata dei 12-17enni.Concetto ribadito con forza proprio in questi ultimi giorni da Thomas Mertens, che della Stiko è il presidente, espressosi criticamente nei confronti delle recenti strumentalizzazioni intorno al tema. «Nessuna delle dichiarazioni» rilasciate da esponenti politici «era realmente basata su evidenze», ha tuonato Mertens parlando durante un convegno medico, «in questa fase il problema cruciale, cioè se bambini e ragazzi debbano essere vaccinati, non è stato ancora affrontato». Richiamando l'importanza di immunizzare gli over 60, il capo della Stiko ha poi aggiunto che «mettere da parte oggi 5 milioni di dosi per i bambini significa sottrarne altrettante ai loro genitori». Stando all'ultimo aggiornamento disponibile sul sito del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, in Germania il 57,9% della popolazione ha ricevuto la prima dose, mentre quasi un tedesco su tre (31,5%) ha completato il ciclo di immunizzazione. Occorre specificare, tuttavia, che Berlino non fornisce i dati per fasce d'età. Un aspetto fondamentale della discussione riguarda i numeri relativi all'incidenza sui giovani, a dire la verità molto bassi. Stando all'ultimo bollettino giornaliero diffuso ieri dall'Istituto Robert Koch, l'ente deputato in Germania al monitoraggio delle malattie infettive, i morti nella fascia 0-19 sono stati «appena» 24. Cioè lo 0,03% dei decessi totali. Una recente interrogazione parlamentare ha messo poi in luce che i casi di positività relativi agli under-19 sono stati circa 385.000 (dati aggiornati ad aprile 2021), pari al 13,7% sul totale, con 4.800 ricoveri e 68 piccoli pazienti in terapia intensiva. Numeri che lasciano scettico sulla necessità di somministrare il siero ai giovanissimi anche Andreas Gassen, ortopedico e presidente dell'Associazione delle casse federali sanitarie. «Il rischio vaccinale per bambini e adolescenti sani, anche se molto basso, è con tutta probabilità superiore a quello di contrarre l'infezione da coronavirus», ha di recente affermato il medico tedesco. E a lasciare perplessi gli esperti è per l'appunto la mancanza di dati scientifici sufficientemente robusti. Specie quando si tratta di estendere la somministrazione anche agli under 12, il discorso si fa particolarmente complesso. «Abbiamo assistito a uno sviluppo impressionante del vaccino a mRna», ha affermato il professor Fred Zepp, già direttore del Centro di medicina pediatrica presso l'ospedale universitario di Magonza e membro anch'egli della Stiko, «ma non possediamo un'esperienza sufficiente per ciò che concerne i bambini». Zepp si è detto preoccupato anche dei casi di miocardite riscontrati in alcuni soggetti giovani a seguito della vaccinazione con il siero Comirnaty, quello prodotto da Pfizer e Biontech. Un invito alla cautela arriva anche dal biochimico ed esperto di sicurezza dei farmaci Rolf Homke, il quale spiega che «quando si sviluppa un nuovo medicinale è normale che la preparazione venga testata inizialmente solo sugli adulti, e poi a seguire vengano effettuati test sui minori». Non mancano naturalmente le voci a favore della vaccinazione. Secondo Matthias Kromayer, microbiologo e membro del consiglio di amministrazione di una delle più importanti società di venture capital tedesche, bisogna attenersi ai risultati già attualmente disponibili della sperimentazione sui bambini. Se non si vaccinano i più piccoli, sostiene Kromayer, sarà impossibile raggiungere il target (70-80%) necessario a conseguire l'immunità di gregge. Per il momento la politica sceglie di non scegliere. Il ministro della Salute Jens Spahn prende atto del dibattito in corso e si riserva di valutare il da farsi nel prossimo futuro. «Restiamo in attesa dei risultati degli studi e dell'eventuale approvazione da parte delle autorità europee», questo il laconico commento dell'ufficio stampa del ministero. Mentre in Germania imperversa il dibattito, dalle nostre parti il tema della vaccinazione dei bambini e degli adolescenti non sembra appassionare nessuno. Quasi in sordina, lunedì la Società italiana di pediatria ha raccomandato la vaccinazione di tutti i giovani tra i 12 e i 17 anni, e più volte i suoi vertici si sono espressi in favore della somministrazione anche agli under 12. Scienziati e politici, pro e contro, se ci siete battete un colpo.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vaccino-giovani-2653494280.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-ceppo-forse-e-nato-in-laboratorio-ma-dirlo-puo-ostacolare-la-carriera" data-post-id="2653494280" data-published-at="1624392423" data-use-pagination="False"> «Il ceppo forse è nato in laboratorio Ma dirlo può ostacolare la carriera» Sono sempre di più le voci scettiche sulla versione fornita dal governo cinese sull'origine del Covid. L'ipotesi della fuga dal laboratorio di virologia di Wuhan, dopo essere stata bollata come complottista e surreale non è più un tabù. Tanto che persino l'attuale coinquilino della Casa Bianca, Joe Biden, lo scorso maggio ha deciso di riaprire le indagini sulla nascita del ceppo che ha causato la pandemia. La necessità di scavare a fondo su quanto abbia scatenato la diffusione del virus era stata sottolineata anche il 14 maggio scorso da 18 noti accademici con una lettera pubblicata su Science, nella quale si metteva nero su bianco che la teoria del salto di specie e quella dell'incidente di laboratorio fossero ugualmente «praticabili» e si invitava a mettere in campo un'indagine «obiettiva e imparziale», al contrario di quella svolta dal team dell'Oms a Wuhan a causa della stretta sorveglianza delle autorità cinesi. Ma, come spiegato su Atlantico Quotidiano, già da oltre un anno una ventina di ragazzi di diverse nazionalità, riuniti nell'acronomo Drastic, raccolgono, condividono e commentano in rete un'imponente mole di documenti. Al gruppo di volenterosi si è presto aggiunta la competenza di specialisti, tra cui la microbiologa italiana Rossana Segreto. L'esperta, intervistata da Enzo Reale, avalla l'ipotesi della nascita in laboratorio: «La nostra analisi si proponeva di argomentare una possibile origine di laboratorio del Sars-CoV2, che era stata dismessa all'inizio della pandemia come cospirazione. Sulla base delle analisi genetiche che abbiamo condotto sul virus siamo arrivati alla conclusione che le sue caratteristiche potrebbero essere il risultato di tecniche quali passaggi cellulari o esperimenti in animali modello e/o mutagenesi diretta». Lo studio realizzato da Segreto, insieme ad altri esperti, critica punto per punto l'articolo di Kristian Andersen, ampiamente citato come migliore dimostrazione dell'origine naturale del patogeno. Posizione netta anche sulla presenza di pipistrelli, documentata da un video diffuso da Sky News, all'interno dell'Istituto di virologia di Wuhan: «Molti centri di ricerca usano animali vivi e di sicuro il rischio di possibile contagio è aumentato perché i ricercatori possono ferirsi durante le manipolazioni degli animali ed essere esposti ai virus». E, circa la bollatura dell'ipotesi come «cospirazionista», la microbiologa spiega: «Posso immaginare che per alcuni scienziati abbiano giocato un ruolo certi conflitti di interesse e la paura di perdere fondi per la ricerca o di compromettere le loro carriere accademiche, in caso avessero espresso un'opinione contraria. Io stessa sono stata aspramente criticata da una collega di fomentare movimenti contro i vaccini e di far perdere fiducia nelle istituzioni, ma non mi sono fatta intimidire da queste critiche perché penso sia fondamentale capire da dove il virus si sia originato, onde evitare che possa succedere di nuovo fra qualche anno».
Donald Trump (Ansa)
Donald Trump rilancia la pressione su Teheran minacciando nuove azioni in caso di mancato accordo e lasciando aperta l’ipotesi di una breve proroga dell’ultimatum legato allo Stretto di Hormuz. L’Iran replica duramente, accusando Washington di «crimini di guerra» e respingendo ogni ultimatum. Sullo sfondo, l’Opec+ aumenta le quote di produzione di petrolio di 206.000 barili al giorno.
Lo Stretto di Hormuz resta il punto più sensibile del conflitto tra Stati Uniti e Iran, mentre sul terreno si moltiplicano attacchi, ritorsioni e messaggi incrociati che mantengono alta la tensione nel Golfo Persico e oltre. La giornata di domenica si è aperta con la conferma del recupero del secondo pilota americano disperso dopo l’abbattimento dell’F-15E avvenuto nei giorni scorsi in territorio iraniano. L’operazione, condotta da forze speciali statunitensi con il supporto di un dispositivo aereo, si è conclusa con il rientro del militare e senza ulteriori perdite tra i commando, secondo quanto riferito da fonti americane.
Il presidente Donald Trump ha rivendicato il successo dell’intervento, parlando di un’azione seguita direttamente dalla Situation Room e definendola «tra le più audaci». La missione ha però lasciato dietro di sé un ulteriore elemento di frizione: Teheran sostiene infatti che durante le operazioni di ricerca sarebbero stati abbattuti mezzi militari statunitensi, mentre Washington non ha confermato questa ricostruzione.
Sul piano politico e diplomatico, la linea dello scontro resta netta. Trump ha rilanciato la pressione su Teheran, lasciando intendere che la scadenza dell’ultimatum per una soluzione negoziata o per la riapertura dello Stretto potrebbe essere oggetto di una breve proroga, come suggerito da un messaggio pubblicato su Truth con riferimento a martedì sera. In parallelo, la Repubblica islamica ha risposto con toni durissimi. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha scritto su X che «non otterrete nulla commettendo crimini di guerra», accusando gli Stati Uniti di trascinare la regione verso un’escalation più ampia e indicando come unica via possibile il rispetto dei diritti iraniani e la fine della pressione militare ed economica.
Il nodo strategico resta Hormuz. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno ribadito che lo stretto «non tornerà mai più al suo stato precedente», lasciando intendere un cambiamento strutturale nella gestione di una delle principali rotte mondiali del petrolio. La dichiarazione si inserisce in un quadro già segnato da transiti irregolari e interruzioni parziali del traffico navale, con ripercussioni immediate sul mercato energetico globale.
Sul fronte economico, l’Opec+ ha deciso un aumento teorico della produzione di 206.000 barili al giorno a partire da maggio. La misura, confermata da diverse fonti dell’organizzazione, arriva in un contesto in cui la capacità reale di incremento appare limitata dalle tensioni militari e dalle difficoltà operative in diversi Paesi produttori. L’Opec+ ha inoltre espresso preoccupazione per gli attacchi alle infrastrutture energetiche e per l’instabilità delle rotte marittime, sottolineando come tali fattori stiano contribuendo a una maggiore volatilità dei mercati.
La dinamica militare resta diffusa su più fronti. In Israele, un missile iraniano ha colpito un edificio a Haifa causando feriti e gravi danni strutturali. In Libano, nuovi raid israeliani nei pressi di Beirut hanno provocato vittime e feriti, mentre l’Unifil ha avvertito del rischio di ulteriori rappresaglie lungo la linea di contatto tra Hezbollah e Israele. Nel Golfo, i pasdaran hanno rivendicato anche un attacco contro una nave legata a Israele nei pressi degli Emirati Arabi Uniti, episodio non ancora confermato dalle autorità locali.
In questo quadro, anche le grandi potenze cercano di mantenere aperti canali diplomatici. La Russia, attraverso il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, ha invitato Washington ad «abbandonare il linguaggio degli ultimatum» per favorire un ritorno ai negoziati, mentre ha ribadito la richiesta di cessare gli attacchi contro infrastrutture civili, inclusa la centrale di Bushehr dove operano tecnici russi. La giornata si chiude quindi con un equilibrio ancora instabile: da un lato la pressione militare e le operazioni mirate sul terreno, dall’altro tentativi di gestione diplomatica e contenimento degli effetti economici del conflitto. Ma lo Stretto di Hormuz, più di ogni altro elemento, continua a rappresentare la variabile che può spostare rapidamente lo scenario da una crisi regionale a un confronto più ampio.
Continua a leggere
Riduci
Un aereo, la guerra, un tesoro e un uomo misterioso. Un giallo che oggi potrebbe vivere in un film. Una storia due minuti più lunga del solito ma che vale la pena conoscere.
Ansa
Il presidente Domenico Centrone ha detto che «alcune norme sono direttamente connesse con quelle appena sottoposte alla volontà popolare». Fa riferimento al divieto di trasferimento da una funzione all'altra, dalla giudicante alla inquirente, che per la magistratura ordinaria è stato appena bocciato e che invece è qui disposta per la contabile. Al centro delle loro preoccupazioni c'è soprattutto il meccanismo del silenzio-consenso che secondo loro mina l'efficienza dei controlli sulla spesa pubblica. Infine non piace che si dia potere al procuratore generale.L'Anm dei magistrati contabili lancia un appello a governo e parlamento per cambiare o abolire la riforma provando a sfruttare il gancio del referendum. Chiedono si rinunci alla riforma che porta il nome del ministro Tommaso Foti, FdI (era capogruppo alla Camera). Non era una riforma di rango costituzionale, per questo bastava una maggioranza semplice per approvarla e da gennaio è legge. «La recente legge di riforma della Corte dei Conti contiene disposizioni di delega al Governo che mirano a introdurre misure simili a quelle non approvate dal Referendum costituzionale». Le toghe contabili percepiscono la riforma Foti come una diminutio del loro lavoro. Le pubbliche amministrazioni potranno rivolgersi alla Corte dei Conti per un parere sulle procedure da loro avviate e se non dovesse arrivare una risposta entro un determinato periodo di tempo, si darà per buona la procedura. La pubblica amministrazione potrà procedere senza paura di dover rispondere di danni erariali. Alla Corte dei Conti spaventa la mole di lavoro che dovranno sbrigare in poco tempo. Costretti a lavorare di più e velocemente per permettere allo stato di lavorare per il Paese. Proprio come chiede l'Unione europea.
Con la riforma cambiano i limiti al quantum del danno che può essere posto a carico del singolo. Salvo i casi di dolo o illecito arricchimento, la Corte dei conti deve: ridurre l’addebito, ponendo a carico del responsabile non più del 30% del danno accertato; verificare che la condanna non superi il doppio della retribuzione lorda annua (nell’anno di inizio della condotta, o in quello precedente/successivo) oppure il doppio del corrispettivo o dell’indennità percepiti per la funzione che ha generato il danno.
Poi si inseriscono regole più precise sulla prescrizione. Per la responsabilità per colpa grave, il termine decorre dal momento in cui il danno si è verificato (condotta ed evento), non dalla data in cui l’amministrazione o la Procura contabile ne hanno avuto effettiva conoscenza. In caso di occultamento doloso, la prescrizione decorre dal momento della scoperta, ma l’occultamento deve consistere in comportamenti attivi o nella violazione di specifici obblighi di comunicazione.
Il giudice contabile avrà un nuovo potere sanzionatorio: oltre alla condanna al risarcimento, si potrà disporre, nei casi più gravi, la sospensione dalla gestione di risorse pubbliche per un periodo tra sei mesi e tre anni.
La riforma tipizza anche la colpa grave, stabilendo che ricorre quando si verifica: violazione manifesta delle norme di diritto applicabili; travisamento del fatto; affermazione di un fatto la cui esistenza è incontrovertibilmente esclusa dagli atti; negazione di un fatto la cui esistenza risulta incontrovertibilmente dagli atti. Infine si prevede l'obbligo di copertura assicurativa e presunzione di non responsabilità per gli organi politici. La responsabilità contabile tende così a concentrarsi su dirigenti, funzionari e soggetti che hanno un ruolo operativo, mentre si attenua il coinvolgimento diretto di sindaci, assessori e altri organi di vertice politico. Nei fatti, chi firma tecnicamente l’atto diventa il principale soggetto esposto, specie negli enti locali, nelle società partecipate e nei settori a forte rilevanza finanziaria.
Continua a leggere
Riduci
Getty Images
Visitare questa località austriaca in estate significa immergersi in un’atmosfera dove il lusso discreto incontra la tradizione contadina, creando un mix unico, perfetto per chi cerca sport, piaceri raffinati e del sano relax .
Il cuore pulsante dell'estate è il monte Hahnenkamm. Salire con la celebre funivia Kitz bühel Cable Cars non è solo un modo per raggiungere la quota, ma è anche un viaggio panoramico sulla valle. In cima, i sentieri si snodano tra malghe fiorite e punti di sosta iconici come il Berghaus Tirol, dove la vista spazia dalle Alpi di Kitzbühel agli Alti Tauri.
Per chi ama le due ruote, la regione è un punto di riferimento mondiale per l’e-bike. Grazie ai servizi di noleggio e alla vasta rete di sentieri segnalati, è possibile esplorare vette e vallate senza necessariamente avere il fiato di un atleta olimpico. Le pendenze diventano un piacere e le distanze si accorciano, lasciando più tempo per ammirare il paesaggio. Kitzbühel è anche una mecca per gli appassionati di mountain bike. Sentieri immersi nei boschi, percorsi tecnici per esperti e itinerari panoramici per e-bike permettono a tutti di trovare la propria dimensione. Gli impianti di risalita funzionano anche nei mesi estivi, facilitando l’accesso ai tracciati in quota e regalando discese spettacolari tra radure e single track. Eventi sportivi e competizioni animano la stagione, richiamando biker da tutta Europa. Anche chi è alle prime armi può affidarsi a guide esperte o partecipare a tour organizzati per scoprire gli angoli più suggestivi della regione in totale sicurezza.
Con oltre mille chilometri di sentieri segnalati, Kitz bühel è una destinazione ideale per chi ama camminare. I percorsi si snodano tra dolci colline alpine, boschi ombrosi e pascoli punteggiati di baite tradizionali. Per chi cerca un itinerario più rilassante, i sentieri intorno al lago Schwarzsee offrono passeggiate facili, ideali anche per famiglie. Qui è possibile alternare trekking leggero a soste rigeneranti sulle rive del lago, magari con un tuffo nelle sue acque limpide. Se si viaggia in famiglia, il Parco faunistico di Aurach è una tappa imperdibile. A pochi chilometri dal centro, è possibile camminare tra cervi, daini e mufloni in un ambiente naturale protetto: un'esperienza che incanta grandi e piccini.
Kitzbühel non è solo sport. Il centro, con le sue facciate colorate, ospita il Museo di Kitzbühel, dove scoprire la storia locale e le opere di Alfons Walde, l'artista che ha immortalato l'anima invernale della città.
Il centro storico, poi, è un piccolo gioiello architettonico: case color pastello, balconi fioriti e boutique di alta gamma convivono armoniosamente. La via principale è un susseguirsi di negozi esclusivi, atelier artigianali e marchi internazionali. Qui lo shopping diventa un’esperienza piacevole, tra moda sportiva di lusso, oggetti di design e specialità gastronomiche locali. Una tappa obbligatoria per gli acquisti è da Frauenschuh. Non è un semplice negozio, ma l'essenza dello stile alpino contemporaneo: materiali pregiati e design funzionale che incarnano il «Kitz-look».
Caffè all’aperto e ristoranti gourmet invitano a prendersi una pausa, assaporando piatti della tradizione tirolese rivisitati in chiave contemporanea. L’atmosfera è sofisticata ma mai ostentata, perfetta per chi cerca una vacanza attiva senza rinunciare al comfort.
La proposta gastronomica della città è altrettanto variegata e profonda, partendo dall'esperienza culinaria offerta dal ristorante Das Mocking, situato proprio alla base della Streif, che propone una cucina moderna capace di valorizzare i prodotti del territorio con un tocco creativo. Per chi cerca l'accoglienza più genuina, il ristorante Zum Rehkitz offre i grandi classici della tradizione tirolese in un'atmosfera calda e autentica, mentre una sosta all'Hallerwirt ad Aurach permette un'immersione totale nella storia e nella genuinità contadina. Nel cuore pulsante della città, il ristorante Das Reisch completa l'offerta con un ambiente raffinato dove la cucina internazionale si fonde sapientemente con i sapori del luogo.
Informazioni: www.kitzbuehel.com.
Continua a leggere
Riduci