Uscita di Ghali contro Israele. L’ambasciata: «Diffuso odio»
Ghali (Ansa)

Il palco di Sanremo è fuori controllo? Sì, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore invece bisogna pensare che sia una scelta consapevole quella di dare carta bianca a ospiti e artisti permettendogli di dire tutto ciò che pensano senza contraddittorio.

In ogni caso è successo di nuovo la sera della finale con Ghali, cantante con origini tunisine arrivato quarto. «Stop genocidio» ha detto alla fine della sua esibizione nel silenzio assordante dell’Ariston. Un chiarissimo riferimento alla guerra tra Israele e Hamas che per alcuni estremisti di sinistra e non solo è considerato un piano israeliano di eliminazione del popolo palestinese. Pensieri che in certi contesti possono assumere carattere esplosivo e che senza dubbio fomentano l’odio tra fazioni. Il giorno successivo l’artista si è recato insieme con gli altri finalisti presso gli studi di Domenica In – Speciale Sanremo. Lì, di nuovo senza contraddittorio e sfruttando l’audience Rai, si è scagliato contro l’ambasciatore israeliano in Italia, Alon Bar che così aveva protestato contro questo tipo di divulgazione a senso unico: «Ritengo vergognoso che il palco del Festival di Sanremo sia stato sfruttato per diffondere odio e provocazioni in modo superficiale e irresponsabile».

«Il fatto che l’ambasciatore parli così non va bene», ha risposto Ghali nel salotto di Mara Venier , «Continua la politica del terrore. Le persone sentono che vanno a perdere qualcosa se dicono viva la pace». Solo che dire «viva la pace» non è proprio come dire «stop genocidio». Come sarebbe stato bello dedicare un pensiero durante il Festival a chi lo scorso ottobre è stato massacrato, stuprato e rapito solo per il fatto di essere ebreo. Alcuni di loro ballavano a un altro festival non molto lontano da qui. «Ogni giorno i nostri telegiornali e i nostri programmi raccontano – e continueranno a farlo -la tragedia degli ostaggi nelle mani di Hamas, oltre a ricordare la strage del 7 ottobre. La mia solidarietà al popolo di Israele e alla comunità ebraica è sentita e convinta», ha commentato Roberto Sergio, ad della Rai.

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