- Un rappresentante di Bruxelles è a Washington per coordinare le iniziative. Il segretario Usa all’Energia: «Gli europei non comprino più il petrolio russo». Il Cremlino: «Per noi non cambia nulla». Donald Trump non chiude allo zar: «Gli parlerò molto presto».
- Il cancelliere tedesco: «Non si fermerà all’Ucraina». E conferma l’esproprio di Rosneft.
Lo speciale contiene due articoli
Si complica ulteriormente il dossier ucraino. Dopo il massiccio attacco aereo sferrato domenica dalla Russia contro l’Ucraina, Donald Trump ha reso noto di voler parlare con Vladimir Putin «molto presto». Esprimendo disappunto, il presidente americano si è inoltre detto pronto a imporre ulteriori sanzioni a Mosca.
Una presa di posizione, quella dell’inquilino della Casa Bianca, arrivata poco dopo che il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, aveva ventilato la possibilità di ulteriori misure ritorsive contro la Russia. «Siamo pronti ad aumentare la pressione sulla Russia, ma abbiamo bisogno che i nostri partner europei ci seguano», aveva dichiarato a Nbc News, per poi aggiungere: «Siamo ora in una gara tra quanto a lungo l’esercito ucraino potrà resistere e quanto a lungo l’economia russa potrà resistere». «Se gli Stati Uniti e l’Unione europea intervengono, impongono più sanzioni e dazi secondari ai Paesi che acquistano petrolio russo, l’economia russa sarà al collasso totale, e questo porterà il presidente Putin al tavolo delle trattative», aveva concluso. Una linea simile è stata tenuta ieri sul Financial Times dal segretario all’Energia americano, Chris Wright. «Se gli europei tracciassero una linea e dicessero: “Non compreremo più gas russo, non compreremo più petrolio russo”, questo avrebbe un’influenza positiva anche sugli Stati Uniti, che si orienterebbero in modo più aggressivo sulle sanzioni? Assolutamente sì», ha affermato. «La Russia finanzia la sua macchina da guerra con le esportazioni di petrolio e gas naturale e se eliminate gli acquisti europei di quelli, riducete i loro soldi», ha proseguito.
Insomma, Washington sembra intenzionata a ulteriori sanzioni coordinate con l’Ue nel settore energetico. Guarda caso, ieri la Cnn ha riportato che, secondo alcune fonti, il responsabile europeo per le sanzioni, David O’Sullivan, si sarebbe recato nella capitale americana per incontrare alti funzionari del Dipartimento del Tesoro con l’obiettivo di «discutere e coordinare le possibili misure contro Mosca, mentre quest’ultima intensifica la guerra in Ucraina». Tutto questo, mentre la Commissione europea dovrebbe proporre il diciannovesimo pacchetto di sanzioni entro venerdì. Più in generale, se il coordinamento tra Washington e Bruxelles dovesse concretizzarsi, è assai probabile che tale situazione aumenterebbe la pressione su Pechino e Nuova Delhi, che risultano notoriamente i principali acquirenti di prodotti energetici russi. Proprio ieri, il Financial Times riferiva che i funzionari europei starebbero ipotizzando di approntare delle misure economiche restrittive contro la Cina e altri Paesi che comprano petrolio da Mosca. Vale a tal proposito la pena di ricordare che recentemente Washington ha notevolmente incrementato i dazi all’India, accusandola di acquistare greggio dalla Russia.
Mosca, dal canto suo, ha commentato freddamente l’eventualità di nuove sanzioni occidentali. «Nessuna sanzione potrà costringere la Federazione russa a cambiare la posizione coerente che il nostro presidente ha ripetutamente espresso», ha dichiarato ieri il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.
La Russia ha del resto recentemente confermato e rafforzato il proprio asse con Pechino: la settimana scorsa, Putin si è recato in Cina per partecipare sia all’ultimo vertice della Shanghai Cooperation Organisation sia alla parata militare dedicata all’anniversario della vittoria sul Giappone.
Insomma, la strategia russa è quella di coprirsi le spalle con la Cina. I due Paesi hanno infatti rilanciato il progetto del gasdotto Power of Siberia 2. Inoltre, proprio ieri, Interfax riportava che «il ministero delle Finanze russo stava rilevando l’interesse degli emittenti russi a collocare obbligazioni sul mercato cinese e che stava discutendo della questione». Poco prima, Bloomberg News aveva riferito che la Cina ha intenzione di riaprire il suo mercato obbligazionario alle aziende energetiche russe. Ma attenzione: questo non significa che tra Mosca e la Repubblica popolare i rapporti siano totalmente idilliaci. Il Dragone teme infatti il legame sempre più stretto che intercorre tra la Russia e la Corea del Nord. Non a caso, giovedì scorso, Xi Jinping ha cercato di rafforzare le sue relazioni politiche con Kim Jong-un, incontrandolo per un faccia a faccia a Pechino. Inoltre, secondo Reuters, le esportazioni cinesi verso la Russia del mese scorso avrebbero registrato il calo più significativo da febbraio. Trump è quindi, sì, in difficoltà, ma anche l’asse sino-russo è, alla prova dei fatti, assai meno solido di quanto si voglia talvolta dare a intendere.
Nel frattempo, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, sarà oggi nel Regno Unito per dei colloqui sulla crisi ucraina nell’ambito dello Ukraine Defence Contact Group. Dall’altra parte, il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, è pronto a recarsi in Ungheria, per incontrare l’omologo ungherese, Péter Szijjártó, il quale ha dichiarato: «Nonostante il continuo deterioramento delle relazioni tra Ungheria e Ucraina – la cui responsabilità ricade esclusivamente su Kiev – il governo resta impegnato nel dialogo, per questo il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha visiterà l’Ungheria questa settimana».
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