Lo ammette la stessa agenzia per i medicinali: i dati sul progresso dei sintomi, sui ricoveri e sui decessi sono tenuti nascosti. E il «British Medical Journal» racconta quanto è complicato segnalare un danno.
Chissà se Roberto Burioni continuerà a non dare importanza agli eventi avversi da vaccino anti Covid - come fece durante la campagna per la terza dose, sostenendo che in tutto il mondo c’era stato «un solo decesso per miocardite» - dopo aver letto l’ultimo articolo della rivista scientifica British Medical Journal (Bmj). Il pezzo racconta le incredibili falle del sistema di farmacovigilanza americano Vaers (Vaccine Event Reporting System), a testimonianza dell’abnorme sottovalutazione istituzionale degli eventi avversi da vaccino anti Covid, che anche in Italia restano un tabù. Il report, intitolato «Il sistema di farmacovigilanza non funziona?», è impietoso, a cominciare dai numeri: prima della pandemia il Vaers, istituito nel 1990 per agire come sistema di allarme rapido e identificare tempestivamente i problemi di sicurezza nei vaccini, riceveva in totale quasi 60.000 segnalazioni di eventi avversi l’anno, per tutti i preparati; dall’introduzione dei vaccini contro il Covid (675 milioni di dosi somministrate negli Usa), le segnalazioni, soltanto in America, sono balzate a 1.700.000. Secondo le stime, una su cinque è stata classificata come «grave»: centinaia di migliaia di americani hanno denunciato danni che hanno cambiato, drasticamente e tragicamente, le loro condizioni di vita.
Chi si sta mettendo all’ascolto dei danneggiati dai vaccini? Non le istituzioni che li hanno promossi. Bmj ha voluto raccogliere qualche testimonianza: il 49enne Robert Sullivan, ad esempio, in perfetta forma (la settimana prima dell’evento avverso era andato a sciare), è collassato sul tapis roulant per una «ipertensione polmonare ad esordio improvviso». L’uomo ha inoltrato la segnalazione al Vaers riscontrando mille difficoltà, dal tortuoso format di compilazione, al tempo cronometrato per inoltrarla, scaduto il quale l’utente è respinto dal sistema e deve ricominciare daccapo. Sullivan ha ricevuto un numero di «e-report», poi non ha avuto risposta per un anno. Patrick Whelan dell'Università della California nel 2022 ha segnalato che uno dei suoi pazienti, un bambino di 7 anni, aveva avuto un arresto cardiaco dopo la vaccinazione. Definendolo giustamente un «evento catastrofico», Whelan si aspettava una risposta immediata dalla commissione sicurezza, che non è mai arrivata. James Gill, capo medico legale dello Stato del Connecticut, nel giugno 2021 ha segnalato il decesso di un ragazzo di 15 anni morto improvvisamente pochi giorni dopo la seconda dose: non è mai stato contattato dal Vaers e un anno dopo il Cdc gli ha risposto contestando la correlazione. Storie di tutti i giorni anche in Italia, dove al danno dell’oblio si somma la beffa della sdrammatizzazione, non ultima quella di Guido Bertolaso: secondo l’assessore al welfare di Regione Lombardia le «teorie no vax» sarebbero «asfaltate» (sic) dai dati sulla sicurezza, che Bertolaso misura sulle richieste di indennizzo da vaccino anti Covid accolte dalle stesse istituzioni che ne raccomandavano l’uso.
Il Cdc ha esaminato quasi 20.000 rapporti di morte tramite Vaers e, dice Bmj, ha riconosciuto un solo decesso legato ai vaccini a mRna (forse lo stesso di cui parlava Burioni).
Il problema, nel migliore dei casi, è che la farmacovigilanza americana non ha personale sufficiente per gestire la mole colossale di segnalazioni arrivate in questi tre anni: Bmj riferisce che al Vaers lavorano sui report solo 70-80 funzionari a tempo pieno (dati di novembre 2022). In compenso i documenti del Freedom of Information Act visionati da Bmj rivelano che Pfizer ha circa 1.000 dipendenti in più che lavorano sulla sorveglianza dei vaccini rispetto al Cdc e già nel 2021 prevedeva di impiegarne un totale di 1.800: peccato, però, che dall’azienda non giunga notizia di alcun ripensamento sui preparati anti Covid (come invece ha fatto la Merck con il Molnupiravir). Anzi: in qualche angolo del mondo c’è sempre un Burioni che continua a sponsorizzarli, come ha fatto la virostar domenica a Che Tempo Che Fa lamentando che il Paxlovid non venga usato «per motivi inspiegabili». Come se il costo esorbitante dell’antivirale Pfizer (circa 600 euro a dose), l’inefficacia e l’effetto rebound, sperimentato in prima persona dal presidente Usa Joe Biden, non bastassero.
Ancora più agghiacciante è la notizia, diffusa da Bmj, dell’esistenza di un database «segreto» sui danneggiati da vaccino. Secondo quanto rivelato dallo stesso direttore della divisione di Fda che supervisiona Vaers, Narayan Nair, Fda e Cdc hanno messo in piedi due sistemi di farmacovigilanza separati: un «front end», pubblico, non aggiornato, che raccoglie soltanto i report iniziali e un «back-end» privato e non accessibile, che registra tutti gli aggiornamenti, dai primi sintomi alle diagnosi, fino ai ricoveri e ai decessi. La farmacovigilanza americana, insomma, non rende pubblici i dati reali sui danni dei preparati anti Covid. È facile, per i negazionisti degli eventi avversi, stabilire che il vaccino «non ha problemi di sicurezza».
Secondo il Cdc, «per legge, tutto ciò che deriva dalle cartelle cliniche non può essere pubblicato sul sistema rivolto al pubblico: proteggere la riservatezza dei pazienti è una priorità» che sembra contare, per i Cdc, più ancora della vita delle persone.
Sono ormai molte le riviste scientifiche e gli scienziati che cominciano a parlare apertamente non soltanto dei problemi di efficacia dei vaccini anti Covid mRna - sappiamo da un anno che non impediscono il contagio né l’ospedalizzazione - ma anche di quelli legati alla sicurezza: i danni segnalati in tutto il mondo sono stati molto più frequenti di quanto i governi abbiano riconosciuto. «Ci sono tantissime persone», ha dichiarato Harlan Krumholz, cardiologo e scienziato a Yale, «che hanno avuto la vita completamente cambiata. Dobbiamo definire quante sono e perché». Evitando, se possibile, di raccomandare alla popolazione - come ha fatto ancora di recente il governatore lombardo Attilio Fontana - farmaci che non è più possibile definire così «sicuri».





