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2023-12-26
Usa e Cina si contendono l'Artico dallo Spazio
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Ansa
In febbraio avevano destato sospetto le manovre di Mosca sul circolo polare artico Il 6 febbraio scorso, infatti, la Russia di Vladimir Putin si era vista assegnare dall’Onu circa 1,7 milioni di chilometri, quasi l’equivalente di tutta l’Europa centrale. In questo modo i russi potranno allargare il loro dominio sull’Artico dove già sono padroni del 52 per cento delle coste. Sebbene a prima vista i poli e lo scioglimento dei ghiacciai siano collegati al cambiamento climatico, l’importanza dei poli per gli stati del mondo non si limita a questo. Secondo Burcu Ozsoy, direttore del Tubitak Marmara Research Center Polar Research Institute, l'Antartide, che consente di avere formazioni sul passato del mondo, è la scatola nera del nostro pianeta. I campioni prelevati dai ghiacciai ci permetteranno di ottenere molte informazioni sconosciute sul mondo e di ottenere informazioni sulle strutture geologiche e atmosferiche. Oltre a consentire studi climatici, i poli, il cui valore è sempre più compreso sia a livello economico che scientifico, sono luoghi che forniscono informazioni sul passato del mondo e fanno luce sul suo futuro.
Ma la competizione sul polo Nord si sviluppa anche nello Spazio. A quanto riporta intelligence online, giornale vicino ai servizi segreti francesi, gli analisti statunitensi non sembrerebbero troppo turbati dai russi, quanto dai movimenti della Cina nel monitoraggio del Polo Nord dallo Spazio.
Mentre la Cina sta cercando attivamente molteplici forme di cooperazione attraverso i programmi scientifici dell’iniziativa Digital Belt and Roads (DBAR), mettendo a disposizione dei ricercatori dati e risorse open source, diversi satelliti o costellazioni nel programma spaziale cinese sono specificamente dedicati all’esplorazione polare. Questi includono il satellite Jingshi 1 (Ice Pathfinder) lanciato nel 2019. A questo si aggiungono i satelliti in orbita polare nei programmi militari e oceanografici. In questi anni Pechino ha anche stretto un’alleanza con la Russia, ma Mosca è in ritardo e il suo programma Arktika sarà pronto solo nel 2026. E soprattutto ci sono altri paesi europei che si affacciano sul circolo polare che sono da tempo in allerta. La Svezia, tramite la Swedish Space Corp (SSC), un fornitore regolare di servizi alla comunità di intelligence Five Eyes, (cioè il gruppo di agenzie di intelligence che comprendono Stati Uniti, Regno Unito, Nuova Zelanda, Canada e Australia) ha gradualmente ridimensionato la ricezione di dati dai satelliti di osservazione e meteorologia cinesi dal 2020.
La Cina si è rivolta con successo alla Finlandia, attraverso un accordo tra l'Istituto meteorologico finlandese e l'Accademia Cinese delle Scienze creerà il Centro di osservazione della Terra artica sulla Via della seta nello Spazio. La nuova strategia per l'Artico del Pentagono, pubblicata il 23 ottobre, pone un forte accento sulla cooperazione con il Canada per modernizzare il Norad, il sistema di controllo dei satelliti, i cui punti deboli sono emersi durante la crisi dei palloncini spia cinesi all'inizio del 2023. Nel suo piano di attuazione, il Pentagono sta anche cercando di rimettere in primo piano la cooperazione tra gli alleati attraverso il Programma internazionale di impegno cooperativo per la ricerca polare ponendo l’accento su «infrastrutture polari, comunicazioni ad alta latitudine e caratterizzazione ambientale nelle regioni polari».
Il Pentagono sta cercando un partner specifico in Scandinavia. La Norvegia lancerà i satelliti per le telecomunicazioni nella costellazione Asbm (Arctic Satellite Broadband Mission) di Space Norvegia nel 2024. Questi saranno combinati con il progetto americano di telecomunicazioni che combina i due Enhanced Polar Systems (EPS) posti in orbite ellittiche e i loro successori EPS-R. Inoltre, l'acquisizione della scorsa settimana della filiale satellitare di Telenor da parte di Space Norwegian starebbe ulteriormente consolidando il settore spaziale norvegese in termini di esigenze di difesa La nuova strategia artica del Pentagono, richiesta dall'amministrazione Biden, è progettata per voltare pagina sui tentativi che hanno portato alle precedenti iterazioni del 2013, 2016 e 2019, che hanno fatto ben poco per aumentare le scarse capacità di osservazione degli Stati Uniti nella regione. Quando l'amministrazione Obama chiese a tutte le agenzie di intelligence di contribuire alle operazioni di influenza sull'Artico nel 2008, riuscì a fare ben poco.
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La Russia avanza al Polo Nord e Washington e Pechino cercano insolite alleanze nella zona (chi con la Finlandia, chi con la Norvegia) per controllare il territorio. In febbraio avevano destato sospetto le manovre di Mosca sul circolo polare artico Il 6 febbraio scorso, infatti, la Russia di Vladimir Putin si era vista assegnare dall’Onu circa 1,7 milioni di chilometri, quasi l’equivalente di tutta l’Europa centrale. In questo modo i russi potranno allargare il loro dominio sull’Artico dove già sono padroni del 52 per cento delle coste. Sebbene a prima vista i poli e lo scioglimento dei ghiacciai siano collegati al cambiamento climatico, l’importanza dei poli per gli stati del mondo non si limita a questo. Secondo Burcu Ozsoy, direttore del Tubitak Marmara Research Center Polar Research Institute, l'Antartide, che consente di avere formazioni sul passato del mondo, è la scatola nera del nostro pianeta. I campioni prelevati dai ghiacciai ci permetteranno di ottenere molte informazioni sconosciute sul mondo e di ottenere informazioni sulle strutture geologiche e atmosferiche. Oltre a consentire studi climatici, i poli, il cui valore è sempre più compreso sia a livello economico che scientifico, sono luoghi che forniscono informazioni sul passato del mondo e fanno luce sul suo futuro. Ma la competizione sul polo Nord si sviluppa anche nello Spazio. A quanto riporta intelligence online, giornale vicino ai servizi segreti francesi, gli analisti statunitensi non sembrerebbero troppo turbati dai russi, quanto dai movimenti della Cina nel monitoraggio del Polo Nord dallo Spazio. Mentre la Cina sta cercando attivamente molteplici forme di cooperazione attraverso i programmi scientifici dell’iniziativa Digital Belt and Roads (DBAR), mettendo a disposizione dei ricercatori dati e risorse open source, diversi satelliti o costellazioni nel programma spaziale cinese sono specificamente dedicati all’esplorazione polare. Questi includono il satellite Jingshi 1 (Ice Pathfinder) lanciato nel 2019. A questo si aggiungono i satelliti in orbita polare nei programmi militari e oceanografici. In questi anni Pechino ha anche stretto un’alleanza con la Russia, ma Mosca è in ritardo e il suo programma Arktika sarà pronto solo nel 2026. E soprattutto ci sono altri paesi europei che si affacciano sul circolo polare che sono da tempo in allerta. La Svezia, tramite la Swedish Space Corp (SSC), un fornitore regolare di servizi alla comunità di intelligence Five Eyes, (cioè il gruppo di agenzie di intelligence che comprendono Stati Uniti, Regno Unito, Nuova Zelanda, Canada e Australia) ha gradualmente ridimensionato la ricezione di dati dai satelliti di osservazione e meteorologia cinesi dal 2020. La Cina si è rivolta con successo alla Finlandia, attraverso un accordo tra l'Istituto meteorologico finlandese e l'Accademia Cinese delle Scienze creerà il Centro di osservazione della Terra artica sulla Via della seta nello Spazio. La nuova strategia per l'Artico del Pentagono, pubblicata il 23 ottobre, pone un forte accento sulla cooperazione con il Canada per modernizzare il Norad, il sistema di controllo dei satelliti, i cui punti deboli sono emersi durante la crisi dei palloncini spia cinesi all'inizio del 2023. Nel suo piano di attuazione, il Pentagono sta anche cercando di rimettere in primo piano la cooperazione tra gli alleati attraverso il Programma internazionale di impegno cooperativo per la ricerca polare ponendo l’accento su «infrastrutture polari, comunicazioni ad alta latitudine e caratterizzazione ambientale nelle regioni polari». Il Pentagono sta cercando un partner specifico in Scandinavia. La Norvegia lancerà i satelliti per le telecomunicazioni nella costellazione Asbm (Arctic Satellite Broadband Mission) di Space Norvegia nel 2024. Questi saranno combinati con il progetto americano di telecomunicazioni che combina i due Enhanced Polar Systems (EPS) posti in orbite ellittiche e i loro successori EPS-R. Inoltre, l'acquisizione della scorsa settimana della filiale satellitare di Telenor da parte di Space Norwegian starebbe ulteriormente consolidando il settore spaziale norvegese in termini di esigenze di difesa La nuova strategia artica del Pentagono, richiesta dall'amministrazione Biden, è progettata per voltare pagina sui tentativi che hanno portato alle precedenti iterazioni del 2013, 2016 e 2019, che hanno fatto ben poco per aumentare le scarse capacità di osservazione degli Stati Uniti nella regione. Quando l'amministrazione Obama chiese a tutte le agenzie di intelligence di contribuire alle operazioni di influenza sull'Artico nel 2008, riuscì a fare ben poco.
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
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Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».