Mario Giordano aveva appena intervistato l’imprenditore Dario Bianchi, fondatore e amministratore di Jc Electronics, azienda che ha vinto una causa di primo grado presso il Tribunale di Roma contro la struttura commissariale (allora guidata da Domenico Arcuri) per la revoca, ritenuta illegittima, di un contratto di fornitura di mascherine KN95 che, se confermata in giudizio, obbligherà lo Stato a risarcire l’azienda per oltre 203 milioni di euro. Bianchi ha raccontato a Giordano ciò che aveva detto in commissione Covid, ossia di aver avuto un problema con la struttura commissariale e di essere entrato in contatto con un avvocato, Luca Di Donna, che si era a lui presentato come «collega del presidente Conte» (essendo stato stretto collaboratore dell’ex premier nello studio romano che i due condividevano con il noto civilista e mentore di Conte Guido Alpa, dove sarebbe avvenuto il primo incontro con l’imprenditore) proponendogli la risoluzione dei problemi con Arcuri in cambio di una cagnotta presentata sotto forma di «contratto» a condizioni praticamente di strozzo: il 10% di percentuale sul fatturato, peraltro anche quello già conseguito. Bianchi rifiuta la proposta indecente e i problemi con la struttura commissariale, racconta, «non si risolvono ma aumentano». Passano pochi minuti e Conte interviene in diretta: «Ho già chiarito. La Procura ha già indagato, non sono stato neanche sentito e mi risulta che ci sia una richiesta di archiviazione». Quindi attacca la commissione: «Fdi quando è in difficoltà chiama Bianchi, ma non c’è nulla di nuovo. Ho chiesto di essere ascoltato dalla commissione Covid ma non mi hanno mai chiamato».
Presidente Lisei, è vero che non avete voluto ascoltare la testimonianza di Conte?
«Ma quando mai. È una delle tante imprecisioni ed omissioni rese dall’onorevole Conte sulla commissione».
I membri delle commissioni non possono essere ascoltati come testimoni per evitare un corto circuito tra il ruolo di inquirente e di «imputato», quindi automaticamente sono coperti da immunità…
«Per questo ho offerto a Conte la possibilità di essere audito con un escamotage: poteva dimettersi, essere audito e poi rientrare in commissione. C’è la prova video di quando gliel’ho offerto».
Cosa le ha risposto?
«Che non intendeva dimettersi. Quindi, di fatto, respingendo la mia offerta ha evitato di essere ascoltato».
Conte ha detto a Giordano di aver scritto una lettera ai presidenti di Camera e Senato chiedendo di essere audito.
«Quella lettera, più cavillosa che altro, l’ha scritta prima che io gli offrissi la via d’uscita per poter testimoniare. Me l’ha data in commissione e io gli ho risposto che, se voleva, poteva deporre. Punto».
Come ha giustificato il rifiuto?
«Mi ha detto che se si fosse dimesso, non avrebbe avuto garanzia di rientrare».
Una replica plausibile?
«Direi proprio di no. È stata più che altro un’arrampicata sugli specchi perché è il gruppo politico di appartenenza che toglie e rimette in commissione. D’altro canto, ha scelto di diventare membro della commissione ben sapendo che poi non poteva essere audito, a meno che non avesse accettato la nostra proposta. Quindi ciò che ha detto domenica non è corretto».
Conte si sta battendo per la trasparenza, come dichiara? È molto assiduo in commissione Covid?
«Ha partecipato a 8 sedute su 112. Faccia lei…».
Se lui avesse partecipato all’audizione di Bianchi avrebbe potuto fargli domande su Di Donna e su quella richiesta di cagnotta?
«Certo».
Conte ha detto che voi organizzate audizioni «a orologeria», dato che Bianchi era già stato sentito in commissione. Perché lo avete richiamato?
«Bianchi è stato audito perché c’è una sentenza del Tribunale che condanna lo Stato a risarcirgli 203 milioni. Ma, soprattutto, ha riferito fatti nuovi: non aveva mai parlato prima di questa proposta di “contratto”, lo ha detto per la prima volta a noi. Quindi è una cosa totalmente nuova, sulla quale nessuno ha mai indagato».
Perché non lo aveva riferito prima?
«Verosimilmente ha ascoltato l’audizione di Giovanni Buini (altro imprenditore audito lo scorso il 27 gennaio, che ha riferito di aver subito la stessa “proposta indecente”, ndr) che si somma alla sua, perché il metodo è lo stesso…»
Si può parlare di un «sistema»? La Verità ha scritto di un terzo imprenditore calabrese che ha detto di aver ricevuto la stessa offerta dal collega di Conte e da un altro legale, Gianluca Carmelo Maria Esposito.
«Beh, è curioso che ci siano più persone che raccontino la stessa storia: mi sembra a questo punto improbabile che siano tutte invenzioni. E questo può aiutare le Procure a riaprire le indagini».
Conte ha parlato di cose già archiviate…
«Non si vuol capire che le commissioni d’inchiesta fanno un lavoro differente dalle Procure: non è detto che se c’è stata un’archiviazione, il fatto non sia necessariamente accaduto. Forse la Procura, allora, non aveva abbastanza elementi, mentre oggi con l’audizione di Bianchi li ha e può riaprire il fascicolo. Per lo meno, mi aspetto che lo facciano e mi sorprenderebbe il contrario. È successo anche con David Rossi: il caso era chiuso ma grazie alla commissione parlamentare, le indagini sono state riaperte e abbiamo saputo che non si è affatto suicidato».
Dunque Conte potrebbe testimoniare, ma non vuole farlo?
«Se Conte vuole fare chiarezza, può venire a parlare in commissione, ma finora ha rifiutato. Forse perché la trasparenza non gli sta così tanto a cuore come ha dichiarato».