Kiev contrattacca a Kharkiv e Izium. Braccio di ferro sulle evacuazioni
  • L’esercito ucraino annuncia una serie di operazioni di controffensiva. Diverse città sottratte agli invasori. Vladimir Putin pronto a garantire corridoi per i civili ancora ad Azovstal, ma chiede che i militari si arrendano.
  • Anatoliy Shariy, ex sostenitore di Volodymyr Zelensky poi diventato suo oppositore, è stato arrestato per «tradimento» e poi rilasciato. Da tempo era nel mirino degli 007.

Lo speciale contiene due articoli.

Nella notte tra mercoledì e giovedì vi sono state numerose esplosioni, in particolare a Kiev, Odessa, Leopoli, Cherkasy, Dnipro, Kherson, Zaporizhzhia. Il settantunesimo giorno di guerra è trascorso con la reazione dell’esercito ucraino che ha iniziato una serie di operazioni di controffensiva nelle aree di Kharkiv e Izium. Secondo quanto pubblicato da Ukrainska Pravda, Valery Zaluzhny, il comandante delle forze armate di Kiev, ha spiegato che «i russi stanno concentrando la loro offensiva in direzione di Lugansk, e si segnalano aspri combattimenti a Popasna, Kreminna e Torsky». Lo Stato maggiore ucraino, sempre nella giornata di ieri, ha diffuso la notizia riportata dal Guardian che diversi insediamenti intorno a Mykolaiv e Kherson, nel Sud del Paese, sono ritornati sotto il controllo di Kiev: «Grazie ai successi della difesa ucraina, le forze russe hanno perso il controllo di parecchi insediamenti sul confine delle regioni di Mykolaiv e Kherson».

Come si spiega questa dinamica? Secondo il generale di Corpo d’armata, Maurizio Boni, «la Russia sta subendo l’iniziativa delle forze di Kiev perché è ancora nella fase di riorganizzazione delle proprie forze a seguito delle forti perdite subite durante la prima fase dell’invasione, perdite di uomini, mezzi e materiali tra i migliori di cui disponeva il Cremlino. Per sostenere le azioni offensive della seconda fase del conflitto e per conseguire i propri obiettivi operativi e strategici, Mosca ha dovuto inserire nuove unità e ricostituire quelle totalmente o parzialmente neutralizzate ma, allo stesso tempo, ha dovuto anche mantenere l’iniziativa sul campo di battaglia per non concedere troppo tempo agli ucraini di ricevere nuovi equipaggiamenti e di rafforzare ulteriormente le proprie difese. Per questo, i russi non hanno imposto una pausa operativa al proprio dispositivo offensivo, quanto mai opportuna per riportare la capacità di combattimento a livelli tali da poter assicurare il successo complessivo delle azioni offensive. Ricordiamoci che in queste situazioni entrano in gioco anche il morale e la motivazione delle truppe che nel nostro caso stanno subendo colpi decisivi». Ha poi aggiunto che «permangono forti carenze nel coordinamento tattico nel contesto di uno sforzo offensivo condotto contemporaneamente su più direttrici d’attacco e l’esercito russo non riesce ancora a realizzare quella “massa critica” composta da unità di manovra, supporto logistico e copertura aerea necessaria per compiere progressi significativi nei settori dell’offensiva». E che succede nell’acciaieria Azovstal di Mariupol, che è praticamente distrutta al 90%? Gli ucraini che sono barricati all’interno, ieri mattina alla Cnn hanno affermato: «Ci sono sanguinose battaglie in corso con le forze russe all’interno del complesso dopo che queste hanno violato il perimetro». Putin ha acconsentito ai corridoi umanitari per i civili rimasti, a patto che i combattenti si arrendano. L’inviato speciale delle Nazioni unite per l’Ucraina, Martin Griffiths, ha affermato che «un altro convoglio di evacuazione spera di arrivare allo stabilimento Azovstal di Mariupol entro venerdì mattina in modo da poter accogliere quei civili rimasti in quell’inferno desolato per così tante settimane e mesi e di riportarli in salvo».

Come ogni giorno di guerra c’è un giallo da risolvere, anzi due. Il Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca ha accusato il New York Times «di condotta irresponsabile», dopo che il giornale ha pubblicato la notizia secondo la quale «gli Usa hanno fornito informazioni di intelligence che hanno aiutato gli ucraini a colpire e uccidere numerosi generali russi morti in azione nel conflitto ucraino». La portavoce Adrienne Watson durante il briefing con la stampa ha dichiarato che «gli Stati Uniti forniscono informazioni sul campo per aiutare gli ucraini a difendere il loro Paese. Noi non forniamo informazioni di intelligence con l’obiettivo di uccidere generali russi». Mistero risolto? Neanche per idea, perché il dubbio insinuato dal Nyt resterà e verrà certamente utilizzato dalla propaganda russa, magari già il prossimo 9 maggio 2022. Il secondo mistero è proprio relativo alle celebrazioni della giornata della vittoria. Secondo il Commissaria per i diritti umani del Parlamento ucraino, Lyudmila Denisova,« la Russia ha intenzione di far sfilare i nostri cittadini alla paratadel 9 maggio a Mariupol come prigionieri». Possibile che si superi anche questo limite? Il generale Maurizio Boni non ha dubbi: «Sarebbe illogico e controproducente per la propaganda russa. I russi non sono vincitori e anche se volessimo tornare ai costumi dell’antichità dove i condottieri vittoriosi rientravano nella propria capitale alla testa delle proprie truppe e dei prigionieri che seguivano da rendere schiavi, è chiaro che non ci troviamo nelle stesse condizioni. In ogni caso è uno scenario che non vorrei davvero prendere in considerazione. Sarebbe un atto gravissimo, estraneo allo spirito della parata e certamente non suggerito dai militari del Cremlino». Infine, ieri ha parlato il presidente bielorusso Lukashenko che ha affermato che «la Russia non può per definizione perdere questa guerra, nonostante il fronte internazionale pro Ucraina sia soverchiante e dalla parte di Mosca sia rimasta solo la Bielorussia». Il dittatore ha aggiunto che «Putin molto probabilmente non vuole un confronto globale con la Nato» alla quale però ha dato un consiglio: «Fate di tutto perché questo non accada. Altrimenti, anche se Putin non lo vuole, i militari reagiranno». Chissà che ne pensa lo Zar.


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