Per la prima volta dall'inizio della pandemia, il dg dell'Oms dichiarava apertamente la sua delusione, il suo rammarico, il suo scontento nei confronti delle autorità cinesi verso le quali aveva sempre manifestato una condiscendenza, una subordinazione al limite della complicità relativamente al modo in cui la Cina aveva gestito la pandemia. Tedros Gebrayesus aggiungeva che, nel momento in cui la Cina dichiarava di non poter ricevere la delegazione, contraddicendo gli accordi precedentemente raggiunti con l'Oms e i Paesi di origine degli esperti internazionali, alcuni scienziati erano già in viaggio e altri in aeroporto. Le autorità cinesi facevano sapere poi che, anche qualora le formalità di ingresso fossero terminate, gli esperti avrebbero dovuto comunque sottoporsi a una quarantena di tre settimane. La scarsa attenzione della stampa internazionale dimostra che le autorità politiche e sanitarie, gli stessi media, non credono più al fatto che sia possibile scoprire la verità su come è iniziata la pandemia, su quale sia stata l'origine della pandemia che ha messo in ginocchio le economie dei Paesi occidentali.
Vi è in questo una sorta di rassegnazione nei confronti dello strapotere della potenza asiatica, forte economicamente e militarmente, in possesso di una visione strategica, di un disegno imperialistico che mira al dominio mondiale. Basta osservare le dichiarazioni con cui gli esperti dell'Oms ieri hanno accompagnato la missione, al via domani: «Lo scopo non è puntare il dito contro Pechino», si è premurato di dire al Guardian Fabian Leendertz, epidemiologo del Robert Koch Institut, uno dei dieci membri del team che non vede incluso il nostro Paese. «Non si tratta di individuare la Cina come colpevole. Si tratta di ridurre il rischio. E i media potrebbero aiutarci evitando di accusare in stile Trump. Il nostro lavoro non è politico» ha sottolineato evidentemente non avvertendo la contraddizione. In effetti nessun Paese o insieme di Paesi come l'Europa, ha esplicitamente preteso che la Cina rivelasse al mondo le modalità attraverso le quali era emerso e si era diffuso il coronavirus, quello che sarebbe stato chiamato Sars-Cov2 dall'International committee of taxonomy of viruses (Ictv) con evidente riferimento al coronavirus responsabile della Sars, l'epidemia internazionale a origine cinese che nel 2002-2003 fece 8.000 casi e più di 800 morti. Anche in quell'occasione la Cina cercò di nascondere per parecchi mesi l'epidemia che esplose solo dopo che si erano manifestati casi a Hong Kong.
Come si ricorderà, in occasione del Covid-19 la Cina aveva segnalato all'Oms casi di una polmonite atipica soltanto il 31 dicembre 2019, mentre sicuramente casi di Covid si erano manifestati molti mesi prima. Contravvenendo alle più elementari regole di collaborazione internazionale, Pechino aveva impedito che nei primi giorni di gennaio dello scorso anno una delegazione Oms si recasse a Wuhan per accertarsi dello stato reale delle cose, per fornire collaborazione alla Cina e per assumere una posizione a tutela della comunità internazionale. Se quella delegazione fosse giunta sul posto, probabilmente l'Oms non avrebbe tardato fino al 30 gennaio 2020 per dichiarare lo stato di «emergenza sanitaria internazionale», che comporta una serie di misure da assumere da parte degli Stati tra cui la ricerca di mezzi di protezione individuali, la preparazione del personale sanitario, l'allerta dei sistemi di sorveglianza epidemiologica nazionali, l'acquisto di ventilatori, l'allestimento di nuovi posti di terapia intensiva.
Quando in estate l'Oms aveva richiesto che si studiasse l'origine del virus, la Cina aveva accettato di ricevere una ristretta delegazione manifestando a parole di voler collaborare. La commissione di esperti è stata poi selezionata, e a quel punto la Cina ha preteso che gli incontri tra i membri della commissione e le autorità sanitarie cinesi avvenissero in remoto, a distanza, quando è del tutto evidente che - per accertare se di spillover si tratti - occorre effettuare lunghe indagini sul campo per scoprire tutti i passaggi. Come ha ben dimostrato David Quammen nel suo straordinario libro Spillover, pubblicato in italiano da Adelphi, la ricerca dell'origine dei virus richiede indagini sul campo e una serie di esperti: microbiologi, veterinari, virologi, ecologisti, ecc. Si sa che la maggior parte delle cosiddette Emerging infectious diseases, malattie infettive infettive nuove, emergenti, di cui si occupa da settant'anni il Cdc americano (Centers for diseases control) con sede ad Atlanta, Georgia e da poco più di un decennio l'European Cdc con sede a Stoccolma, sono zoonosi, cioè infezioni condivise con altre specie animali. Sono zoonosi malattie come l'Aids, Ebola, Nipah, l'influenza aviaria da H5N1, la Sars, la malattia di Lyme e malattie antiche come la febbre gialla, la peste e altre ancora.Indagini sul campo effettuate immediatamente dopo l'annuncio de nuovi casi all'Oms il 31 dicembre 2019 avrebbero permesso forse di indagare sull'ipotesi dell'incidente di laboratorio a Wuhan presso il Centro di ricerche virologiche di quella città, non lontano dal mercato del pesce dove si sarebbero manifestati, secondo le autorità cinesi, i primi casi del Covid-19. Tale ipotesi rimane ancora in piedi anche se credo sia ingenuo pensare che le autorità cinesi permettano ora agli esperti internazionale di indagare sulle ricerche di ingegneria genetica che là vengono effettuate.
È lecito pensare che personale sanitario infettatosi accidentalmente in laboratorio possa aver propagato l'infezione nella città di Wuhan, una megalopoli di 12 milioni di abitanti, ben diversa da quella che avevo visitato nel 1978 in occasione di un viaggio di 3 settimane organizzato dall'Associazione Italia-Cina, quando ancora era proibito il turismo in Cina. Ricordo con immutato stupore che a Wuhan, la popolazione, che non aveva mai visto europei, seguiva la nostra piccola delegazione di medici, formando code di centinaia di persone per la curiosità di vedere da vicino le fattezze del naso e delle caratteristiche somatiche differenti dalla loro. In poco più di quarant'anni quel borgo è diventato una megalopoli, e dalla contro-rivoluzione culturale in atto in quel momento la Cina è diventata potenza imperialistica.Nell'ambito di questo disegno è chiaro che la Cina, come d'altra parte altri Paesi come la Russia e gli Stati Uniti si preparino all'eventualità di un conflitto dotandosi di arsenale biologico composto non solo di agenti biologici noti, ma di altri agenti creati in laboratorio. Di questo aspetto, così delicato ma molto importante, vorrei tornare in un prossimo intervento. Qui vorrei sottolineare invece la necessità che gli Stati, tra cui il nostro, alzino la voce per chiedere che la Cina non ostacoli più la ricerca della verità sull'origine della pandemia contro cui stiamo lottando.
Discutere di obbligo di vaccinazione contro il Covid-19 è del tutto fuorviante, privo di logica. Non vi è dubbio che i nuovi vaccini anti-Covid siano il risultato di una ricerca scientifica che si è avvalsa di finanziamenti di enorme entità, senza precedenti, da parte dei paesi occidentali, così come da parte di Russia e Cina. Stati Uniti ed Europa, per giunta, oltre a finanziare la ricerca di aziende farmaceutiche che godevano di buona reputazione e quindi di ottime credenziali, hanno acquistato dalle stesse centinaia di milioni di dosi, prescindendo dal parere scientifico degli enti regolatori nazionali ed internazionali relativamente all'efficacia e alla sicurezza. Se il risultato della ricerca di questi colossi farmaceutici fosse stato un vaccino inefficace e non sicuro, per le aziende sarebbe stato lo stesso in termini di profitti, ma l'umanità sarebbe rimasta priva di una risposta alla pandemia. Dunque, Europa, Usa ed altri paesi occidentali hanno accettato un rischio, hanno investito per contrastare la pandemia dovuta al Sars-Cov2. Mi pare sia stata una scelta corretta. Non potevano fare altro.
Il vaccino è stato realizzato a tempi di record, in una situazione di emergenza. Gli enti regolatori, l' European Medicines Agency (Ema) per l'Europa e la Food and Drug Administration (Fda) per gli Stati Uniti) hanno approvato l'utilizzo del vaccino Pfizer in pochi giorni basandosi sui dati forniti loro dall'Azienda, sull'articolo apparso sul New England Journal of Medicine. Si tratta di enti regolatori di grande prestigio a cui dobbiamo credere. La vaccinazione va senz'altro promossa in ogni modo, tuttavia non ha senso parlare di obbligatorietà, quando- come si è visto- il vaccino arriva a rilento e l'Italia dimostra tutta la sua debolezza in termini organizzativi, per mancanza di personale sanitario in grado di vaccinare, per le difficoltà ad attuare la catena del freddo per la sua conservazione, per mancanza di luoghi idonei ad accogliere gli utenti e per le difficoltà logistiche di questo vaccino che richiede la conservazione a -80°, un certo tipo di diluizione, un certo tipo di siringhe, ecc. Nonostante lo scarso numero di dosi pervenute alle Regioni, per ora solo una piccola parte di dosi è stata inoculata. Tra questi spicca la Lombardia che a fronte del maggior numero di dosi ricevute, è quella che col 3% delle dosi inoculate, è la Regione con il minore numero di vaccinazioni effettuate confermando i limiti della sanità lombarda, praticamente priva di una medicina territoriale.
Come si può parlare di obbligo, quando neanche i sanitari vengono effettuati, quando non è per niente chiaro quando le varie categorie di persone potranno finalmente accedere al vaccino.
Come si può imporre l'uso del vaccino anti-Covid quando non si conosce ancora la durata dell'immunità indotta dal vaccino, non si sa se la vaccinazione impedisca o meno la trasmissione dell'infezione una volta che quella persona venga eventualmente in contatto col coronavirus, non si conoscono gli effetti collaterali a breve o lungo termine calcolati sui grandi numeri e non su quelli utilizzati nella fase 3 della sperimentazione. Non sappiano neppure se il vaccino Pfizer, così come gli altri che verranno immessi sul mercato, potranno contrastare -come si spera-ceppi di coronavirus mutati o bisognerà invece ricorrere a nuovi vaccini così come succede attualmente per l'influenza stagionale che muta annualmente e che richiede pertanto l'utilizzo di vaccini diversi di anno in anno.
Non ha senso per il momento neanche invocare l'obbligo per ricercare l'immunità di gregge considerando che non sappiano quale dovrà essere la percentuale di vaccinati ( si ipotizza essere intorno al 70% della popolazione considerando l'R con zero), non sappiamo quale sia la percentuale della popolazione resa immune dall'infezione naturale contratta in quest'anno ( sicuramente è almeno 5 volte superiore al numero ufficiale di 2 milioni di infettati), non sappiamo quale sarà l'impatto della riapertura delle frontiere e del flusso del turismo internazionale che riprenderà quando l'emergenza sarà conclusa.
Non ha senso dunque parlare di obbligo vaccinale. Gli Enti regolatori lo hanno licenziato per affrontare un'emergenza internazionale. Il vaccino va fatto senz'altro e promosso, ma la vaccinazione deve rimanere facoltativa. Se la rendessimo obbligatoria daremmo argomenti ai movimenti no vax, ai negazionisti, ai detrattori della scienza e della logica.
In altre parole non possiamo paragonare l'attuale vaccino anti-covid ai vaccini di cui abbiamo una piena conoscenza e l'esperienza di centinaia di milioni di vaccinati.
Quando invece si deve imporre obbligatoriamente la vaccinazione? Quando si vuole raggiungere l'immunità di gregge e quindi si vuole impedire la circolazione di un agente patogeno ( in prevalenza virus) e si dispone di un vaccino pienamente efficace e sicuro e che conferisce un'immunità permanente. E' il caso della vaccinazione contro la poliomielite, malattia che nel 1988 era endemica in 121 paesi e colpiva 350.000 persone.
Nel 1988 l'Organizzazione Mondiale della Sanità lanciò una campagna volta all'eradicazione globale della malattia, la Global Polio Eradication Initiative. Tale campagna basata sulla vaccinazione di massa, sia col vaccino orale Sabin che con quello iniettabile Salk, ha portato alla diminuzione del 99% dei casi nel mondo. Nel 2019 i casi sono stati solo 175 ed i paesi dove circola il poliovirus selvaggio di tipo 1, attualmente sono solo il Pakistan e l'Afghanistan. L'eradicazione dunque sembra vicina, ma per raggiungerla è necessario che tutti i paesi del mondo continuino a vaccinare per raggiungere l'immunità di gregge. Ecco dunque il caso in cui è giusto che lo Stato, per proteggere la sanità pubblica nazionale e mondiale, imponga la vaccinazione. Vale la pena ricordare che attraverso analoga campagna di vaccinazione di massa la comunità mondiale riuscì ad eradicare il vaiolo, malattia che nel corso dei secoli fece decine di milioni di morti lasciando sfigurati i sopravvissuti. Bellissima è la storia della campagna contro il vaiolo, fatta anch'essa da momenti di sconforto, ma che portò al successo finale, forse il più grande trionfo della medicina e della scienza, il più grande successo dell'Oms che nel 1980 dichiarò eradicata la malattia e quindi non più necessaria la vaccinazione. I virus presenti nei laboratori di tutto il mondo confluirono (era il periodo della Guerra fredda) negli Stati Uniti e precisamente ad Atlanta presso i Cdc e in Russia.
Ogni due anni l'Oms invia in questi due laboratori (quello russo e quello americano) una delegazione per accertarsi che siano corrette le procedure per contenere l'elevatissimo rischio biologico, per impedire cioè un incidente di laboratorio che avrebbe conseguenze terribili per l'umanità.
Per quanto l'Oms abbia sollecitato ripetutamente i due Paesi a distruggere le scorte di virus mantenute in laboratorio, nessuno dei due lo ha fatto non fidandosi l'uno dell'altro in previsione di una eventuale guerra biologica.
L'obbligo della vaccinazione ha senso per impedire la circolazione di altri virus, come ad esempio quello del morbillo, che a dispetto del nome fu responsabile di catastrofiche epidemie, prima fra tutte quella che decimò insieme a quelle di vaiolo le popolazioni amerinde dopo l'arrivo di Cristoforo Colombo.
Il morbillo ancor oggi può causare effetti collaterali gravi come encefalite, sordità, danni oculari, è altamente contagioso (ha un R con zero di 14-15) e va reso obbligatorio se non si riesce a raggiungere una immunità del 90-95% della popolazione.
In conclusione, si eviti di parlare di obbligo per il vaccino anti Covid 19, ma si persegua una campagna di vaccinazione che raggiunga il maggior numero di soggetti e si mantenga invece l'obbligo per la polio fino a quando non sia eradicata dalla faccia della terra e si attui l'obbligo per malattie come il morbillo se non siamo in grado di raggiungere l'immunità di gregge con la sola persuasione.
Gli enormi danni umani ed economici causati dalla pandemia da Covid-19 sono stati amplificati per la reticenza della Cina nel tacere sull'origine del coronavirus e l'inizio dell'epidemia e per la cattiva gestione della pandemia da parte degli attuali dirigenti dell'Organizzazione mondiale della sanità. L'Oms è - com'è noto- l'agenzia dell'Onu deputata alla salute della popolazione mondiale. Essa entrò in funzione il 7 aprile 1948. Ha una sede centrale, quella di Ginevra e sedi regionali che si occupano della salute della popolazione che vive nella regione geografica di competenza. Quella europea ha sede a Copenaghen. L'Oms ha un enorme apparato burocratico fatto da funzionari nominati dai vari stati e si avvale della collaborazione di una rete di «Centri collaboratori» che contribuiscono scientificamente agli scopi dell'Organizzazione.
Quello che io ho diretto dal 1988 al 2008 è stato il primo centro collaboratore Oms nel campo della travel medicine. Nella sua attività, l'Oms ha ottenuto importanti successi, il più importante dei quali è stata l'eradicazione del vaiolo attraverso una campagna mondiale di vaccinazione di massa . La necessità di un'organizzazione sovranazionale era emersa fin dalla fine dell'Ottocento, inizi del Novecento, durante le conferenze internazionali indette per far fronte alle pandemie di colera. Già nell'Ottocento dunque, gli Stati erano consapevoli che fosse interesse comune collaborare per far fronte a malattie come colera, peste, vaiolo, febbre gialla, tifo, tubercolosi che facevano milioni di morti. Nel 1969, l'Oms si diede un regolamento sanitario internazionale che obbligava gli Stati a dichiarare all'Oms casi relativi alle principali malattie epidemiche. Questo regolamento fu aggiornato nel 2005 obbligando gli stati a segnalare tempestivamente all'Oms anche casi di qualunque malattia, anche nuova, che avrebbe potuto rappresentare una minaccia per la comunità internazionale.
Non vi è dubbio che gli attuali dirigenti dell'Organizzazione mondiale della sanità non abbiano saputo gestire efficacemente la pandemia in corso. Dal giorno in cui ricevette notizia da Pechino di un elevato numero di polmoniti di eziologia sconosciuta, era il 31 dicembre 2019, l'Oms impiegò un mese per dichiarare ufficialmente lo stato di «emergenza sanitaria internazionale» senza peraltro dare l'indicazione di bloccare i voli da e per la Cina, probabilmente al fine di non provocare danni economici al governo di XI-Jinping. Contrariamente a quanto fatto in passato in occasione di eventi epidemici insorti in tanti paesi del mondo, nei giorni successivi al 31 dicembre 2019, l'Oms non inviò una sua delegazione per verificare la situazione sul campo. Lo farà soltanto nella seconda metà del mese di febbraio, per poi redigere un rapporto in cui esprimerà un elogio appassionato su quanto la Cina avrebbe fatto per contenere il contagio, senza alcun riferimento a quando l'epidemia era realmente iniziata, alla sua origine (da dove era partita) e al fatto che il cordone sanitario attorno a Wuhan era stato imposto dalle autorità cinese solo il 20 febbraio quando ormai oltre 5 milioni di abitanti aveva lasciato la città per le festività del nuovo anno. Solo l'11 marzo il direttore generale Oms definì come «pandemia» l'emergenza sanitaria globale. Numerose le contraddizioni dei dirigenti Oms sui rischi legati ai viaggiatori internazionali, sull'uso delle mascherine, sulla necessità di effettuare i tamponi diagnostici non solo ai pazienti con sintomi conclamati alimentando la confusione e l'incertezza.
Attraverso i due mandati quinquennali della cinese Margaret Chan e del mandato attuale dell'etiope Tedros Gebrayesus, la Cina controlla la politica dell'Oms e accresce sempre più la sua influenza su Paesi africani e asiatici destinatari di risorse economiche, di attrezzature sanitarie ed altri aiuti.
La comunità mondiale dovrebbe interrogarsi anche su come vengono gestiti gli enormi flussi di denaro che vengono elargiti all'Oms. Il governo italiano e l'Europa hanno il sacrosanto diritto di chiedersi come e dove vengono spesi i denari che l'Oms riceve dagli Stati e dai tanti donatori.
Una delle questioni da chiarire è il ruolo della Fondazione Oms ratificata ufficialmente a Ginevra durante la conferenza stampa Oms del 27 maggio 2020. In quell'occasione Tedros Gebrayesus disse che l'Oms aveva poco margine di manovra nella gestione delle sue risorse per il fatto che meno del 20% di queste derivavano dai finanziamenti annuali degli Stati ed erano pertanto «flessibili» nel senso che l'Oms poteva gestirli secondo sue scelte, mentre più dell'80% derivava da finanziamenti volontari da parte di stati o da donazioni di enti privati (come ad esempio la Fondazione Bill & Melinda Gates) i quali condizionavano la donazione a determinate finalità, impedendo in tal modo all'Oms di averne il controllo. In quella conferenza stampa, il dg disse che per avere piena disponibilità del denaro, aveva voluto creare una Fondazione Oms, presentando in quella stessa conferenza stampa il presidente, Thomas Zeltner, uno svizzero, privato cittadino.
Quest'ultimo specificò che la fondazione, pur chiamandosi Fondazione Oms, era in realtà un'ente privato, del tutto indipendente dall'Oms, che rispondeva alle leggi svizzere. Tale fondazione aveva come scopo generici obiettivi di salute globale e intendeva, attraverso forme «non tradizionali», contribuire al finanziamento dell'Oms. Poteva ad esempio ricevere donazioni da enti privati ed anche da privati cittadini. Un nuovo approccio al finanziamento dell'Oms, diceva. La cosa curiosa era che questa Fondazione Oms dava all'Oms il 71% delle donazioni ricevute e tratteneva il rimanente dicendo che l'avrebbe messa a beneficio della salute globale citando la salute mentale, le malattie croniche, ed altro. Alla fine del suo discorso lui, per conto della Fondazione Oms, e Tedros Gebrayesus, per conto dell'Oms firmavano ufficialmente l'accordo. Non so quanto questa fondazione abbia raccolto in questi mesi, ma si tratta secondo me di una scorrettezza almeno formale. Una persona che intende donare sa di donare all'Oms, non a una fondazione privata che legalmente risponde alla Svizzera!
Il governo italiano e i governi di tutti i Paesi democratici devono finalmente esprimersi su come l'Oms abbia gestito la pandemia e interrogarsi su come intervenire per riappropriarsi di un'agenzia internazionale che potrebbe svolgere un ruolo fondamentale per la salute mondiale, se fosse libera e indipendente. Devono farlo adesso.
Oggi più che mai è forte la necessità di una leadership sanitaria credibile ed autorevole, trasparente nella raccolta dei fondi e nella distribuzione delle risorse, capace di raccogliere e coordinare il meglio della scienza al fine di migliorare la salute degli abitanti del pianeta, capaci di orientare gli stati nella risposta a qualsiasi minaccia per la salute globale.
*Direttore centro
Travel medicine and global health, già direttore del
Centro collaboratore Oms
per la travel medicine





