Il 2022 ha registrato sino a luglio una fase di ribasso generalizzata sui principali mercati azionari europei e statunitensi, penalizzando e coinvolgendo soprattutto il Nasdaq100 (-34%) i cui titoli Fang - cioè di società quali Facebook/Meta, Amazon, Apple, Netflix e Google che insieme costituiscono circa un quarto della capitalizzazione totale delle quotate americane - hanno ridimensionato le performance dei portafogli degli investitori. Basti pensare che, per esempio, Amazon è scesa dai 188 dollari di novembre ai 101 dollari di giugno, perdendo oltre il 46%, e Meta (ex Facebook) è calata del 55% da inizio anno (-60% dai massimi di settembre 2021). Tra gli indici, l’S&P500 ha perso il 24,5%, mentre il Dow Jones (30 blue chips) ha contenuto le perdite limitandole al 19,7%. In Europa il nostro indice Ftsemib da inizio anno ha perso il 27,6%, il teutonico Dax il 24% e il francese Cac40 il 22%.
Tra gli operatori di mercato, molti indicano come raggiunto il punto di minimo, ma è sempre meglio essere cauti: indici quali il Sox (quello dei semiconduttori) e l’Eurostoxx banche indicano come la fase di ribasso sia incompleta. Per ottimizzare la allocazione di portafoglio in Europa, complice anche il netto ridimensionamento del potere d’acquisto dell’euro, è quindi d’obbligo lo stock picking sfruttando i prossimi ripiegamenti, con attenzione a rimbalzi e volatilità.
Tra i titoli italiani migliori la palma d’oro spetta ad Algowatt, società attiva nel settore delle energie rinnovabili quotata al segmento Euronext che ha messo a segno un ottimo +133%. Dopo l’exploit di maggio con massimi a 1,27 euro il titolo è sceso e attualmente si trova a 0,79 euro (-36% dai massimi). Indirizzata al test di area 0,68/0,58 euro, evidenzia risalite sino a 1,1 euro.
Anche Saras, attiva nel settore della raffinazione, ha realizzato un’ottima performance: +103% da inizio anno. Attualmente vale 1,075 euro, in ripiegamento del -28% da area 1,5 euro raggiunta a fine giugno, ed è indirizzata al test di area 1/0,9 euro (rimbalzi a 1,25/1,35 euro).
Anche la meno nota Alerion clean power (che opera nel settore della produzione e vendita di energia elettrica da fonti rinnovabili) è un titolo che si è comportato bene: in in Borsa la quotazione è a +67% da inizio anno. Ha sfiorato i 40 euro e, vista la cavalcata senza soste dai 23,7 euro, molto probabilmente assisteremo a delle prese di profitto a breve, che tenderanno a riportare i prezzi verso i 32/29 euro (trend sostenuto dal supporto a 25 euro). A fine luglio la società aveva comunicato gli ottimi risultati finanziari del primo semestre 2022: ricavi per 151 milioni di euro (più del doppio rispetto ai 71,1 milioni del primo semestre 2021; a tale performance ha indubbiamente contribuito l’aumento dei prezzi di vendita dell’energia elettrica), con indebitamento finanziario netto in ridimensionamento a 440,6 milioni di euro (dai 482,6 milioni di euro al 31 dicembre 2021) e con 57,7 milioni di euro di investimenti già effettuati nel primo semestre 2022. Nel 2022 ha pagato un dividendo di 0,44 euro, nel 2021 il dividendo fu di 0,28.
Tra i titoli migliori si posiziona anche Tenaris (+40%) con massimi toccati a maggio a 16,36 euro, livello da cui ha poi ripiegato velocemente perdendo il 33% scendendo a 10,94 euro per poi riacciuffare quota 13 euro. Attualmente si trova sui 12,83 euro ed è inserito in una fase laterale che potrà estendersi sino a fine anno, ad andamento irregolare con ritorni ribassisti a 11,2/10,2 euro e risalite a 14/14,30 euro.
Vista la situazione geopolitica attuale, una scorsa ai titoli del settore difesa rivela come questo comparto sia esposto a prese di profitto. Il titolo Leonardo - che attualmente quota 9 euro - ha sviluppato un ottimo +57% nella prima parte del 2022 (sovraperformando l’indice Stoxx600), per poi ripiegare sugli attuali 9 euro. La società ha comunicato nei giorni scorsi i dati relativi agli utili del secondo trimestre. Il gruppo ha rilasciato anche gli utili per azione, che hanno toccato 0,46 euro. Il titolo sta sviluppando un’ampia ed elaborata fase laterale irregolare, con ripiegamenti che potranno spingersi a 7,2 euro e possibilità di discese ulteriori sui 5,50 euro. Leonardo ha inoltre finalizzato la costituzione del primo programma per l’emissione di cambiali finanziarie, denominato Multi-Currency Commercial Paper Programme, per titoli di durata triennale per un importo massimo complessivo di 1 miliardo di euro, destinato ad investitori qualificati.
In difficoltà Saipem, che ha perso l’82% da inizio anno ed è penalizzata anche da un aumento di capitale per ben 2 miliardi di euro partito a fine giugno e che ha incorporato uno sconto di circa il 30% rispetto al prezzo teorico ex diritto, qualificando l’operazione come «fortemente diluitiva». Il titolo quota ora solo 0,813 euro, con immobilizzazioni, asset, portafoglio ordini enorme. Qui il valore c’è, eppure il calo continua (il titolo valeva 40 euro nel 2012). Chi lo detiene già in portafoglio non ha molta scelta se non attendere.
Restiamo nel settore energia ed esaminiamo Enel, titolo che ha subito un forte ridimensionamento passando dai 9 euro di gennaio 2021 ai 4,6 euro di luglio. Attualmente è sui 4,95 euro (-36% da inizio anno e -48% dai massimi di inizio 2021) con una quotazione che si trova sotto il valore medio degli ultimi dieci anni (5,5 euro), quindi di per sé una situazione interessante. Anche perché, graficamente, si nota una spinta ribassista residua per ulteriori scivolamenti a 4,60/4,10 euro (quindi su livelli inferiori agli attuali), e rimbalzi a 5,7/6 euro e successivamente sui 7 euro. Enel è presente nei portafogli di molti italiani che la prediligono per le cedole generose; ad esempio il dividendo totale 2022 del colosso elettrico è stato pari a 0,38 euro, per un rendimento (dividend yield) complessivo pari al 7,3% (calcolato sul valore del titolo a metà luglio). Enel è anche il titolo più capitalizzato del nostro indice principale: da solo rappresenta il 16% del peso totale (seguito da Eni).
Tiscali (-62% nel 2022) il 1° agosto ha realizzato la fusione per incorporazione con Linkem retail, varando il nuovo piano industriale per il periodo 2022/2026. Il titolo vale attualmente 0,67 euro (minimi a 0,6440 euro il 26 luglio). Rimbalzi a 0,86 euro e successivamente anche il raggiungimento di area 1/1,15 euro sono alla sua portata.
A Piazza Affari però i settori più rappresentati sono quello bancario e finanziario: Banca Mps ha perso il 53,4% da inizio anno, con minimi a 0,4050 euro toccati solo dieci giorni fa, a conferma di una situazione negativa persistente. Ricordiamo che il Monte dei Paschi di Siena scende ininterrottamente dal luglio 2007. Anche in questo caso sarebbe opportuno porsi delle domande, visti anche i reiterati (e inutili) aumenti di capitale.
Nel settore finanziario è Banca Mediolanum (-17,3% da inizio anno) a farla da padrona nel gestito (oltre 428 milioni di euro di afflussi netti), con una raccolta netta a luglio di 745 milioni di euro (complessivamente 5,1 miliardi da inizio anno) e utile netto di oltre 237 milioni di euro. Al 30 giugno 2022 il common equity tier 1 ratio (indice che determina la robustezza del patrimonio di una banca) risultava pari al 21,1%. Nel 2022 ha distribuito un dividendo di 0,58 euro (relativo all’esercizio 2021). Attualmente la quotazione a Piazza Affari si attesta sui 6,8 euro, cioè sul punto medio dell’oscillazione svolta dal 2020, nell’ampio range 4/10 euro. Ripiegamenti a 5,2 euro e anche sui 4,2/4 possono tuttora realizzarsi, mentre i rimbalzi evidenziano obiettivo normale sui 7,6 euro (in ottica più ampia potrà ritentare il test di 9,6 euro).
Le principali Borse internazionali hanno messo a segno un primo semestre 2021 all'insegna dei rialzi, in un mondo sicuramente rivoluzionato da quanto accaduto nel 2020 e che tutt'oggi evidenzia un contesto macroeconomico alterato. Il deciso rialzo delle materie prime agricole e industriali e la scarsità di componenti per il settore tecnologico e automotive - e non solo - sono fenomeni destinati a durare anche per il 2022 (con il rischio di acuirsi). I tassi a zero sull'euro e le quotazioni rialziste esasperate dell'obbligazionario governativo rendono l'investimento sui mercati azionari quasi un percorso obbligato. Tra gli indici europei con le migliori performance sino al 30 giugno vi sono il Cac (+17,3%) e l'Aex (+16,9%), il nostro Ftse mib (+15,6%), il Dax (+13,6%), lo Smi (+15,62%) e Londra + 12,5%.
Scorrendo tutto il listino di Piazza Affari, molti sono i titoli con incrementi di valore a doppia e tripla cifra nel semestre: su tutti svetta la società immobiliare Gabetti property solutions a +274% (minimi a 0,548 euro a gennaio e poi rialzo sino a 2,05 euro). Nel 2021 il mercato residenziale ha proseguito nella direzione presa nel terzo trimestre del 2020. Quotata al segmento Mta, ha chiuso il semestre al 30 giugno con un risultato netto di 4,3 milioni (già esclusi utili di competenza di terzi per 2,3 milioni), in miglioramento rispetto alla perdita di 0,9 milioni dello stesso periodo dello scorso anno e un fatturato consolidato di 95,3 milioni (+257%). Il titolo attualmente si trova a 1,82 euro, sostenuto dal supporto di breve a 1,6 euro (principale a 1 euro), ed evidenzia un rallentamento della spinta dovuta alla presenza della resistenza a 2,1 euro, per cui si potranno avere ripiegamenti a 1,55/1,25 euro. In ottica di medio periodo si confermano la tendenza rialzista e gli obiettivi iniziali concentrati in area 2,25/2,55 euro; successivi verso e sopra i 4 euro.
Sul podio delle migliori segue Maire tecnimont, le cui quotazioni si sono apprezzate del +82% nel primo semestre. La società - quotata al Midcap e attiva nella trasformazione delle risorse naturali - ha chiuso il primo semestre del 2021 con un utile netto (escluse le quote di terzi) di 39,99 milioni di euro, il doppio rispetto ai 20,07 milioni contabilizzati nel primo semestre 2020, con ricavi in aumento del 9,2% e una netta evoluzione ed espansione dei progetti e del portafoglio ordini (recentemente ha vinto un contratto per l'esecuzione di un impianto di polietilene a bassa densità/etilene vinil acetato a Kazan, in Tatarstan, Federazione Russa; il valore complessivo del contratto è di circa 130 milioni di euro). Inoltre, tramite le sue controllate, ha acquisito nuovi ordini in Nord Africa, Europa orientale e Asia per circa 92 milioni di dollari e altri 170 milioni per un impianto nell'India nordorientale e contribuirà alla realizzazione in Francia di un impianto di produzione di biocarburanti sostenibili per l'aviazione ottenuti dal trattamento di grassi residui dell'industria alimentare e oli esausti. Il titolo è inserito in una tendenza rialzista di medio periodo; attualmente si trova sui 3,3 euro (aveva aperto il 2021 a 1,85 euro), prossimo obiettivo rialzista a 3,45 euro; ripiegamenti a 2,9/2,6 euro rientrano nella norma. Supporto settimanale intermedio a 2,4 euro, resistenza a 3,7 euro (il superamento di tale livello indicherà prosecuzione verso 4/4,3 euro (con spazio per ulteriori allunghi).
Tra i migliori e con performance simili, vanno a podio anche Esprinet, distributore all'ingrosso di informatica ed elettronica di consumo in Italia e Spagna, apprezzatasi del +72,4% nel primo semestre, e Banco Bpm con +71,6%. Esprinet è attualmente sui 16 euro, cioè sui livelli del 2007 e a ridosso dei massimi assoluti toccati nella fascia 16,9/18,15 nel periodo 2006/2007. La tendenza di breve è più contenuta e in rallentamento rispetto all'andamento dell'indice di riferimento; prossimi obiettivi rialzisti a 16,2/16,45 euro, dove si potranno presentare prese di profitto consistenti. Tutta la fascia 17/18 euro è area di resistenza, come ben illustra il grafico. Ribassi a 15,2/14,2 euro; supporto giornaliero a 14 euro e settimanale a 12,4 euro sostengono l'andamento per l'immediato. Il panorama di medio periodo conferma la tendenza rialzista di Esprinet, che risulta essere al centro dell'attenzione soprattutto di quegli investitori propensi al rischio, visto il livello di volatilità giornaliera che si posiziona a 2,623.
Relativamente a Banco Bpm, è della scorsa settimana la diffusione della semestrale con un balzo del risultato netto a 361 milioni, ben accolta dal mercato (+7,33% sui dati). Il titolo è al centro di rumors per le ventilate possibili fusioni anche se l'ad Giuseppe Castagna si chiama fuori dal risiko; dichiara inoltre come in base alle attuali prospettive economiche, non dovrebbero esserci impedimenti per distribuire un dividendo nel 2022. A livello comparativo su base di breve e medio periodo il trend di Banco Bpm evidenzia un andamento più marcato rispetto al Ftse mib, indicando un maggiore interesse degli investitori che potrà portare a un ulteriore miglioramento della performance positiva. Attesi ripiegamenti a 2,68/2,28 euro, supporto settimanale a 2 euro; risalite a 3 euro. Resistenza settimanale di breve a 3,1 euro e successiva a 3,5, il cui superamento consentirà ai prezzi di proseguire verso i 4,3 euro (e maggiori in ottica pluritrimestrale).
Al giro di boa di metà anno anche Stellantis segna un apprezzamento in Borsa del +46% e riporta anche ricavi in crescita del 46% a 75,3 miliardi e un utile netto di 5,9 miliardi, mentre Maserati raddoppia le vendite e torna a fare profitti. Il valore attuale si attesta sui 18 euro, supporto di breve a 17,4 euro. Dal 2016 sta sviluppando una fase laterale nella fascia 20,25/4,25 euro e si trova pertanto nella parte alta del range; lecito attendersi ripiegamenti a 17,45 euro e poi a 17,1/16,5 euro. Supporto settimanale importante a 13,5 euro.
Si evidenzia come invece il titolo Ferrari, che aveva aperto il 2021 a 190,9 euro, abbia sviluppato un ribasso sino a 154,4 euro e solo con il rialzo delle ultime settimane i prezzi si sono riportati a 191,3 euro, praticamente sul prezzo di apertura. La lateralità si svolge tra massimi e minimi del 2021 e quindi l'attenzione andrà rivolta soprattutto al supporto settimanale a 152 euro (violato offre indicazione ribassista).
Performance semestrale negativa anche per Saipem (-16,3%) e Diasorin (-16%), titolo che sta lateralizzando da inizio anno nella fascia 171/132 euro, e ha come obiettivo minimale il ritorno a 187/188 euro, con supporto settimanale a 160 euro. Relativamente a Saipem, la quotazione attuale a 1,9890 euro si trova ancora al di sotto di 2,239 euro, valore di apertura del 2021, e in oscillazione laterale tra il supporto settimanale a 1,3 e la resistenza a 2,7 euro che è attesa proseguire per i prossimi mesi, con risalite a 2,6 euro e ripiegamenti a 1,8 euro.
Nel primo semestre 2021 la maggior parte delle società del paniere Ftsemib ha effettuato il pagamento di dividendi (alcuni davvero sostanziosi), mentre società quali Eni, Generali, Mediolanum, Piaggio e Stm provvederanno tra settembre e dicembre.
Per i titoli del settore bancario, finanziario e assicurativo è un «ritorno» allo stacco dopo il 2020 di sospensione, in linea con le richieste della Bce e le indicazioni delle autorità Ue, Eiopa e Ivass. La limitazione, in essere per tali settori da marzo 2020, non si estenderà oltre il 30 settembre 2021 (ma le autorità di vigilanza riprenderanno a valutare i piani patrimoniali e dividendi di ogni banca, come indica l’Ecb Banking supervision). Tra i titoli bancari che dovrebbero presentare dividendi più allettanti, gli analisti indicano Banca Mediolanum e Banca Generali (entrambe tra il 7 e il 9%) e Intesa (attorno al 6%) ai livelli attuali. Per Unicredit si parla di uno yield del 6,2% (ad aprile ha già liquidato un dividendo di 0,12 euro per azione); inoltre da ottobre potrà avviare un nuovo piano di buy back, già deliberato dall’assemblea in aprile. Anche per Banca Generali dati record nel primo semestre, dati che accompagnano un maggior ritorno agli azionisti tramite il maxi dividendo da 4,55 euro ad azione che sarà corrisposta tra ottobre 2021 e aprile 2022, per un dividend yield del 13% circa. Il titolo quota attualmente sui 34,90 euro e storni possibili a 32-30,50 euro; supporto importante a 28 euro e tendenza rialzista per ritorni perlomeno sui 36 euro.
Il primo semestre ha visto nell’Eurozona una maggiore crescita dei dividendi versati rispetto alla media globale (nel solo stacco del 24 maggio sono stati redistribuiti agli investitori circa 5 miliardi in dividendi), e continueranno a essere elemento importante nella scelta degli investimenti azionari per i prossimi 6/12mesi. Ciò si rifletterà sull’andamento dell’indice principale in quanto il dividendo, essendo reddito da investimento, attirerà correnti in acquisto sui titoli delle società che lo hanno in scadenza da qui a fine anno ed eventuali cadute delle quotazioni potrebbetro quindi essere velocemente riassorbite. Attualmente tutti gli indici principali si trovano sui massimi assoluti (indici Usa, Smi, Dax, Cac40, Bovespa, Kospi...) o su massimi di periodo (Ftsemib, Ftse100, Nikkei, Shanghai...), in assenza di storni ribassisti da svariati mesi e con volumi in diminuzione, ed è quindi opportuno prepararsi a eventuali veloci ripiegamenti che potranno essere sfruttati per l’acquisto di quei titoli che ancora debbono distribuire i dividendi.
Tra le società che hanno già provveduto allo stacco il 19 luglio abbiamo Enel e Mediaset. Il dividendo Enel 2021 di 0,358 euro per azione è relativo all’esercizio 2020 (contro gli 0,328 euro per azione che vennero staccati un anno fa a valere sull’esercizio 2019), l’incremento della consistenza della cedola è del 9,1% (quello recentemente distribuito è il saldo).
La quotazione di Enel a Piazza Affari cadde sino a 5,50 euro a marzo 2020, successivamente recuperò tutto il ribasso, salendo sino a nuovi massimi a 9 euro in gennaio 2021; alla data dello stacco cedola quotava sugli 8 euro, valore sul quale ha oscillato per gran parte del 2020 (livello che toccò nel 2000 e riusci poi ad avvicinare solo nel 2017). Attualmente il titolo si trova sui 7,70 euro e, per la struttura grafica, eventuali cedimenti potranno condurlo su livelli inferiori a 6, 80 euro.
Relativamente a Mediaset, importante l’assemblea tenutasi a fine giugno, con la quale è stato dato il via libera al pagamento di una cedola straordinaria da 0,3 euro (già effettuato lo stacco il 19 luglio) e al trasferimento in Olanda della sede legale, non la sede fiscale: tutte le attività resteranno in Italia. Le azioni del Biscione si attestano oggi sui 2,5760 euro, in ribasso dai 3,25 euro del 14 luglio e dai 3,10 euro, valore del giorno antecedente lo stacco cedola, mentre i minimi del marzo 2020 a 1,3450 euro avevano avvicinato molto i minimi assoluti del titolo a 1,14 euro, risalenti al 2012.
Titolo rimasto alla finestra nel 2020, presenta aumento di volatilità sia al rialzo che al ribasso, con il ripiegamento in corso diretto verso area 2,40-2,10 euro. Dal punto di vista tecnico, si prospettano risalite verso i 3 euro; sul superamento di 3,35 euro, si avrà allungo a 3,60-3,90 euro.
Per Eni, il dividendo torna ai livelli pre Covid: nel cda tenutosi a fine luglio si è deliberato un dividendo annuale nell’esercizio fiscale 2021 di 0,86 euro per azione (oltre il 100% rispetto al 2020), con distribuzione del 50% a titolo di acconto pari a 0,43 euro (il 20 settembre).
Assicurazioni Generali ha già provveduto a liquidare la prima tranche il 26 maggio quale pay out ordinario dell’utile 2020; la seconda tranche, relativa invece alla parte del dividendo 2019 non distribuita, è programmata per il 19 ottobre per un’erogazione massima complessiva di 2,315 miliardi di euro.
Per Stm il dividendo 2021 (relativo al 2020) è stato fissato in 0,24 dollari per azione da distribuire in rate trimestrali di 0,06 dollari ciascuna nel secondo, terzo e quarto trimestre del 2021 e nel primo trimestre del 2022. Il titolo attualmente si trova a 35 euro, nell’area 35-36 euro che non vedeva dal lontano 2002 e vicina a quota 39, ove stazione una importante resistenza settimanale. Il titolo evidenzia un allentamento della pressione rialzista e sono attesi ripiegamenti a 31-29 euro (qualora il supporto settimanale a 29 cedesse si avrebbero approfondimenti ulteriori perlomeno verso i 35 euro).



