L'unità di calcolo sul cloud di Amazon ha comunicato martedì che offrirà gratuitamente la potenza dei suoi computer a tutti i ricercatori, in particolare a quelli interessati ad impiegare i suoi chip personalizzati per l'intelligenza artificiale.
L'iniziativa va letta nell'ottica del tentativo di contrastare la popolarità del costruttore di chip per l'IA Nvidia, suo principale competitor.
Amazon Web Service (AWS) mette a disposizione i sui cloud data center, valutati 110 milioni di dollari, a quei ricercatori che desiderano provare Trainium, il chip impiegato per sviluppare modelli di intelligenza artificiale.
Analoga iniziativa è stata lanciata da Advanced Micro Device (AMD) e da Alphabet, che hanno aperto, ciascuna separatamente, una nuova divisione per il calcolo sul cloud.
AWS ha riferito che al programma parteciperanno anche i ricercatori dell'Università Carnegie Mellon e quelli dell'Università californiana di Barkley.
La società prevede di mettere a disposizione del programma 40.000 chip di prima generazione Trainium.
Il progetto arriva nel momento in cui AWS, la principale società di calcolo sul cloud in termini di vendite, ha ingaggiato una dura sfida con Microsoft, che ha deciso di confrontarsi nello stesso mercato mentre i suoi sviluppatori di software cercano di sfruttare nuovi modelli di chip per l'IA.
Per programmare i chip di Nvidia molti sviluppatori di IA, anziché scrivere linee di codice direttamente sul semiconduttore, impiegano quello che chiamano Cuda, il software di punta di Nvidia. Si tratta di un ambiente di sviluppo software attraverso il quale si possono ottenere applicazioni in grado di svolgere calcolo parallelo sui processori per creare immagini (GPU) e sulle schede video Nvida.
AWS prevede invece di pubblicare la documentazione sulla parte più importante del suo chip, la cosiddetta architettura del set di istruzioni, e lasciare che i clienti programmino direttamente sul chip.
Quest'approccio intenderebbe attirare una nuova clientela interessata ad apportare modifiche, che potrebbe sommarsi agli ingenti guadagni che si ottengono offrendo sul mercato una potenza di calcolo di decine di migliaia di chip alla volta.
Il cliente tipo di AWS è quello che magari è agli inizi della sua attività, e che intende aumentare enormemente le prestazioni di calcolo, riducendo i costi.
L'andamento crescente del valore delle azioni di Alphabet, la società di riferimento di Google Cloud, in particolare nel terzo trimestre, sono di buon auspicio per i principali operatori di mercato, Microsoft e Amazon, evidenziando come il business della potenza di calcolo assistita dall'IA sia in continua crescita.
Il titolo di Alphabet è infatti cresciuto del 5.5% dopo che Google Cloud ha fatto registrare un aumento dei ricavi del 35%, contro un 29% atteso.
Mentre prosegue la visita ufficiale in Cina del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con un invito formale ad agevolare gli scambi non solo culturali tra i due Paesi, gli Stati Uniti hanno vietato al gigante taiwanese della tecnologia TSMC (Taiwan Semiconductor Manufactoring Co) di consegnare in Cina i suoi chip più avanzati.
Il Dipartimento del Commercio statunitense avrebbe inviato una lettera alla TSMC obbligando la società ad osservare i divieti di esportazione attualmente vigenti per alcuni dei modelli più avanzati di chip, come quelli da 7 nanometri o dal design più moderno, impiegati negli acceleratori dell'Intelligenza Artificiale e nelle GPU (Graphics Processing Unit). Questo accade solo due settimane dopo che TSMC aveva comunicato al Dipartimento del Commercio che uno dei suoi chip era finito all'interno di un processore per l'IA di Huawai.
A scoprire la violazione sarebbe stata la società specializzata Tech Insight, che avrebbe riferito oltre alla TSMC alle autorità competenti. Huawai sarebbe finita su una lista di società nei confronti delle quali gli Stati Uniti avrebbero adottato misure per limitare l'importazione di materiale altamente tecnologico. Per poter consegnare forniture elettroniche ad una di queste infatti, ogni fornitore dovrebbe ottenere un'autorizzazione specifica. Chiaramente qualsiasi domanda per poter consegnare tali forniture a Huawai verrebbe respinta.
A seguito della scoperta di Tech Insight, TSMC avrebbe sospeso tutte le consegne al suo cliente Sophgo, con sedi in Cina. La società taiwanese avrebbe infatti individuato in uno dei chip consegnati a questo suo cliente il modello di semiconduttore finito alla Huawai. TSMC non è stata in grado di ricostruire come sia stato possibile che uno dei suoi chip sia stato trovato all'interno dell'Ascend 910B, prodotto da Huawai nel 2022, e ritenuto uno dei suoi modelli più avanzati di chip. Questa nuova stretta alle esportazioni imposta a TSMC avrà conseguenza anche su altre società di elettronica, ma permetterà agli Stati Uniti di capire quali fossero i fornitori di Huawai. Sophgo non sarebbe infatti l'unico dei clienti nei confronti dei quali TSMC avrebbe sospeso le forniture. La lettera inviata dal Dipartimento del Commercio costituisce una delle modalità, la più rapida, attraverso cui l'amministrazione statunitense impone a talune società restrizioni particolari per poter importare taluni beni. La misura è stata adottata dopo che i legislatori, sia Democratici che Repubblicani, avevano espresso preoccupazione sull'inadeguatezza dei controlli sulle esportazioni verso la Cina, e sull' applicazione delle restrizioni da parte del Dipartimento del Commercio. Una simile misura era stata adottata anche nel 2022 nei confronti delle società di elettronica Nvidia e AMD, al fine di limitare la loro capacità di esportare in Cina chip per l'IA. Stessa cosa per le società produttrici di apparecchiature per chip Lam Research, Applied Materials e KLA, in questo caso per limitare l'esportazione di strumentazioni per realizzare chip avanzati. Le restrizioni contenute nelle precedenti lettere del Dipartimento del Commercio USA sono state poi trasformate in norme, oggi applicate nei confronti di tutte le aziende.
L'amministrazione guidata da Joe Biden ha adottato con un certo ritardo misure per limitare l'esportazione di chip in Cina. Solo recentemente infatti il Dipartimento del Commercio ha elaborato una lista di 120 società cinesi soggette a restrizioni, tra cui vi sarebbero società produttrici di chip, società che producono utensili e società collegate.
In cambio Berlino ha offerto la possibilità di aumentare il numero di visti di ingresso per quei lavoratori indiani titolari di un'elevata formazione professionale, in settori chiave del mercato del lavoro tedesco.
Ufficialmente l'accordo rientrerebbe all'interno del quadro costituito dal crescente numero di domande per un permesso di lavoro proveniente da cittadini indiani.
Secondo i dati forniti dall'ufficio immigrazione tedesco, da giugno sarebbero oltre 2.500 le richieste provenienti dall'India per un'opportunity card, il nuovo permesso temporaneo fino a un anno per cittadini non europei, per poter cercare lavoro in Germania.
In realtà il governo di Berlino intenderebbe sostituire quello che fino a ora sarebbe stato il partner strategico principale, la Cina, a causa dei recenti attriti derivanti dai dazi introdotti dalla Commissione europea alle vetture elettriche cinesi.
Il mercato cinese dell'auto è stato sottoposto a un'indagine di otto mesi da parte dei vertici dell'Unione europea. L'indagine, conclusasi recentemente, ha stabilito che gli aiuti da parte del governo di Pechino ci sarebbero stati, e che per riequilibrare il mercato europeo rispetto a quello cinese è necessario imporre dei dazi, di importo differenziato a seconda del livello di aiuti ricevuti.
A essere colpiti da queste misure sarebbero Byd, con un 17% rispetto al 7,8% applicato a Tesla, Geely con 18,8%, fino all'aliquota più elevata del 35,5% applicata a Saic, società partecipata dal governo di Pechino.
Per le auto straniere prodotte in Cina, come Bmw e Volkswagen, il dazio unitario si attesta al 20,7%.
Nelle more dell'indagine conoscitiva, Pechino aveva già adottato misure ritorsive nei confronti dell'Ue, dando il via a un'analoga indagine nei confronti della carne di maiale e del brandy, importati dal Vecchio Continente.
Inoltre sempre il ministro del Commercio aveva annunciato di volere incontrare i produttori tedeschi di veicoli commerciali, ventilando la possibilità di voler introdurre delle restrizioni.
L'anno scorso le esportazioni di veicoli commerciali dalla Germania verso la Cina avrebbero fatturato 1,2 miliardi di dollari.
Oltre al ricorso al Wto, i produttori cinesi colpiti dai dazi hanno nove mesi di tempo per fare appello alla Corte di Giustizia Europea.
Secondo i dati forniti dalla Commissione Ue, la quota di mercato dei veicoli elettrici cinesi in Europa è passata da un 3,9% nel 2020, al 25% del settembre 2023.
D'altra parte il primo produttore di auto tedesco Volkswagen, ha comunicato per il terzo quadrimestre 2024 un calo dei profitti netti pari al 64%, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per il quotidiano di affari tedesco Handelsblatt, il gruppo VW avrebbe intenzione di fare cassa sui salari dei dipendenti, tagliandoli in media di un 10%, cosa che permetterebbe al gruppo di risparmiare 800 milioni di euro, obbiettivo intermedio verso quello finale di arrivare a un risparmio complessivo di 4 miliardi di euro.
Il gruppo avrebbe già pianificato di chiudere tre impianti produttivi e di tagliare decine di migliaia di posti di lavoro. A partire dallo stabilimento Audi di Bruxelles, con la perdita di tremila posti di lavoro. L'Associazione degli Industriali Tedeschi dell'Automotive, Hildegard Muller, ha dichiarato che il passaggio dai motori termici a quelli elettrici comporterà un taglio di 140.000 posti di lavoro in un periodo di dieci anni.
In questo contesto la scelta di Pechino quale partner strategico a partire proprio dall'auto elettrica, ma anche in quello fondamentale delle batterie per auto, spinge Berlino a rivedere radicalmente le sue scelte. Bmw, attraverso il suo centro studi Battery Cell Competence Center di Monaco, aveva deciso di rivolgersi al produttore cinese Eve e a quello ungherese Catl, dopo avere chiuso i rapporti con la svedese Northvolt. La prima generazione di batterie per veicoli elettrici era composta per un 30% di cobalto, per un altro 30 di manganese e per un ulteriore 30 di nickel. Oggi il nickel rappresenta il 90% del materiale impiegato, e l'obbiettivo è di abbassare la percentuale al 60%, cercando di mantener il cobalto a livelli minimi. Lo schema era quello delle batterie Nmc (Nickel, manganese, cobalto), più performanti e leggere ma più costose e vincolanti dal punto di vista delle materie prime, oltre che dei produttori. La scelta della Cina, da questo punto di vista, garantiva alla Germania una certa sicurezza, tenuto conto del fatto che Pechino controlla tutti i mercati delle materie prime essenziali grazie proprio agli investimenti statali. Ora sia Bmw che Berlino dovranno tornare sui loro passi e rivedere alcune scelte. A partire dalle batterie Lff (Litio, ferro, fosfato), meno costose ma che garantiscono una maggiore durata in termini di impiego. E soprattutto costruite con materiali più facilmente reperibili.





