{{ subpage.title }}

In un video tutte le contraddizioni del caso Ramy

True
In un video tutte le contraddizioni del caso Ramy

La trasmissione Dritto e Rovescio, nella puntata andata in onda ieri in prima serata su Retequattro, ha pubblicato nuovi documenti sul caso Ramy che evidenziano delle discrepanze tra quanto dichiarato nel corso dell’interrogatorio da Fares Bouzidi - il ventiduenne che guidava lo scooter inseguito dai carabinieri la notte in cui è morto Ramy - e l’esito della perizia cinematica della Procura, che attribuirebbe proprio a lui la responsabilità dell’incidente e della conseguente morte di Ramy.

Nel servizio mandato in onda nel programma condotto da Paolo Del Debbio, vengono messe a confronto le dichiarazioni di Fres con gli esiti della perizia.

Fares, ripercorrendo quanto è accaduto la notte del 24 novembre scorso a Milano, dà delle versioni contrastanti, rispetto all’esito della perizia, in merito sia all’uso di sostanze stupefacenti e di alcol sia alla velocità a cui andava quella notte. Inoltre, alcune incongruenze sembrano riguardare anche la dinamica dell’inseguimento e l’uso del casco. Nel corso della puntata è andato in onda anche un servizio con l’audio originale dell’interrogatorio di Fares Bouzidi.

Caso Ramy, l'audio inedito dell'interrogatorio di Fares - Dritto e rovescio Video | Mediaset Infinity

Caso Ramy, l'audio inedito dell'interrogatorio di Fares - Dritto e rovescio Video | Mediaset Infinitymediasetinfinity.mediaset.it


"Ecco perchè scappavo dai Carabinieri".

Torna il Lombardo-Veneto: patto sulle imprese
Guido Guidesi e Massimo Bitonci
Gli assessori regionali Bitonci e Guidesi siglano un’intesa per mettere in rete politiche industriali, strumenti finanziari e filiere produttive. L’alleanza guarda pure alla Ue con l’obiettivo di aprire un dialogo con i Land tedeschi e le aree spagnole più produttive.

Centosessantasette anni dopo risorge il Lombardo-Veneto. Lombardia e Veneto tornano a fare squadra sul terreno dell’economia e dell’industria, dando vita a una collaborazione strutturata con l’obiettivo di rafforzare il sostegno ai rispettivi sistemi produttivi e consolidare il ruolo dei territori del Nord come principale motore economico del Paese e uno dei poli industriali più rilevanti d’Europa. L’intesa punta a mettere in rete politiche industriali, strumenti finanziari e filiere produttive in una fase segnata da profonde trasformazioni economiche e da una competizione internazionale sempre più intensa.

Continua a leggereRiduci

«L’Europa dice chiaramente che il governo italiano ha tutto il diritto di far funzionare i centri in Albania, perché il meccanismo che abbiamo messo a punto è in linea con il diritto internazionale ed europeo, anche se temo che per alcuni non basterà neanche questo e non cesseranno le ordinanze di revoca dei trasferimenti in Albania». Così il premier Giorgia Meloni in Senato. Si tratta, secondo il presidente del Consiglio, di «Decisioni che non trovano giustificazione nella normativa italiana, in quella europea e neppure nel buonsenso».

Meloni ha criticato la revoca dei trasferimenti nei Cpr in Albania, citando casi di migranti irregolari condannati per reati come spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso, violenza sessuale di gruppo e «— è molto desolante doverlo raccontare — violenza sessuale su minore». Secondo il premier, per i giudici queste persone non possono essere trattenute né rimpatriate perché hanno presentato richiesta di protezione internazionale.

Il Pd contesta Meloni sull’Iran? Allora sia coerente e migri all’opposizione in Ue
Elly Schlein (Ansa)
L’intera Europa mostra la sua irrilevanza e Bruxelles usa toni più bellicisti del governo. Eppure i dem non mollano Ursula.

Sembra passato un tempo indefinito dal rumoroso dibattito in Parlamento sul conflitto iraniano, nel quale l’opposizione ha attaccato il premier, accusato di scappare dal confronto, inveito contro il governo per non essere stato informato dell’attacco e non avere una posizione in merito, e irriso il ministro della Difesa per essersi trovato a Dubai nel momento sbagliato.

Continua a leggereRiduci
Ho lasciato l’Anm perché non potevo cambiare nulla. Ora spero lo facciate voi
Nel riquadro, il magistrato Gabriele Di Maio (Imagoeconomica)
Ho compreso l’urgenza della riforma già quando un avvocato mi chiese di parlare dopo di me come fossi un pm. Ma ero già divenuto giudice... Anche Falcone pagò dazio.
Continua a leggereRiduci
Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy