
Le elezioni di metà mandato che si terranno il 3 novembre rappresentano un potenziale spartiacque per la seconda presidenza di Donald Trump. Ecco perché.
Come noto, a novembre non si voterà per la Casa Bianca ma per rinnovare la totalità della Camera e un terzo del Senato. Il presidente americano ha, in questo contesto, estrema necessità di mantenere la maggioranza repubblicana in entrami i rami del Congresso. In caso contrario, rischierebbe di vedere impantanata la sua agenda parlamentare e, se i dem dovessero riconquistare la Camera, dovrebbe probabilmente affrontare un nuovo impeachment.
A oggi, non è che per i repubblicani la situazione appaia granché idilliaca. Storicamente, le elezioni di metà mandato puniscono il partito che controlla la Casa Bianca. In secondo luogo, nelle intenzioni di voto generiche per il Congresso, Real Clear Politics dà attualmente avanti i democratici del 4,7%. A questo si aggiunga che, da quando è iniziata la guerra contro l’Iran, il prezzo della benzina, negli Stati Uniti, è salito del 30%: il che rappresenta un rilevante problema per il Partito repubblicano, visto che queste elezioni saranno in gran parte decise dalla questione della lotta al carovita. In quarto luogo, sempre secondo Real Clear Politics, al 22 marzo scorso, il tasso di disapprovazione per l’operato di Trump era al 13,9%. Infine, ma non meno importante, il conflitto in Medio Oriente ha determinato una spaccatura in seno alla comunità dei giornalisti e dei commentatori gravitanti attorno al movimento Maga.
Insomma, la situazione per il presidente americano sembra drammatica. Ora, senza dubbio Trump sta attraversando significative difficoltà. Ed è vero che, in questa situazione, a novembre rischia grosso. Tuttavia non bisogna neanche dare troppe cose per scontate. Al 22 marzo 2022, Joe Biden aveva un tasso di disapprovazione del 12,3% e, a giugno di quello stesso anno, l’inflazione negli Stati Uniti raggiunse il picco in 40 anni: eppure, nonostante i sondaggi avessero preconizzato un trionfo repubblicano, alle Midterm del 2022 i dem mantennero il controllo del Senato, mentre il Gop riconquistò a fatica la Camera.
In secondo luogo, è vero che i sondaggi certificano l’impopolarità del conflitto mediorientale tra gli americani. Dall’altra parte, la base repubblicana, sul tema, è però meno spaccata di quanto si pensi. Stando a un recente sondaggio di Politico, l’81% degli elettori Maga e il 61% dei repubblicani non appartenenti al movimento Maga sostengono i bombardamenti israelo-statunitensi contro l’Iran. Infine, è vero che assai spesso le Midterm penalizzano il partito che si trova alla Casa Bianca. Tuttavia sia nel 2018 che nel 2022 le elezioni di metà mandato si sono concluse con un pareggio (cioè con un Congresso spaccato in due). Non bisogna del resto dimenticare che questo tipo di tornata elettorale non si configura semplicisticamente come un referendum sul presidente di turno: ad avere un peso sono anche (se non soprattutto) delle dinamiche di natura locale.






