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2019-07-29
Trump pensa di mettere gli Antifa nella lista dei terroristi
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Ansa
Il presidente americano parrebbe, insomma, pronto a ricorrere a un approccio law and order, rinverdendo il proprio messaggio securitario e - soprattutto - fornendo una chiara risposta alle frange elettorali vicine al mondo conservatore: una realtà, quest'ultima, che ha spesso riscontrato non pochi problemi con i militanti Antifa. Basti pensare che, lo scorso giugno, il fotoreporter conservatore, Andy Ngo, sia stato malmenato proprio da alcuni esponenti del movimento nel corso di una manifestazione a Portland (in Oregon). In risposta a questo fatto, qualche giorno fa, una parte del Partito repubblicano ha deciso di agire. Il senatore del Texas, Ted Cruz, e il senatore della Louisiana, Bill Cassidy, hanno infatti presentato una risoluzione per condannare gli atti violenti degli Antifa, chiedendo la designazione del gruppo come organizzazione terroristica interna. «L'Antifa è un gruppo di radicali odiatori e intolleranti che perseguono il loro programma radicale attraverso la violenza aggressiva», ha dichiarato Cruz in una nota. «Di volta in volta, le loro azioni hanno dimostrato che il loro unico scopo è quello di infliggere danni a coloro che si oppongono alle loro opinioni». D'altronde, lo stesso senatore texano, lo scorso settembre, fu costretto ad abbandonare insieme a sua moglie un ristorante a Washington, a causa di una manifestazione del gruppo. Erano i giorni concitati dell'audizione al Senato del giudice conservatore, Brett Kavanaugh, contestato da alcune frange progressiste per presunti abusi sessuali risalenti a decenni prima. E, in questo contesto tumultuoso, i militanti si lasciarono andare anche a una chiara minaccia: «Questo è un messaggio per Ted Cruz, Bret [sic] Kavanaugh, Donald Trump e il resto della feccia razzista, sessista, transfobica e omofobica di destra: non siete al sicuro. Vi troveremo. Vi metteremo sotto gli occhi di tutti. Vi toglieremo la pace che voi avete tolto a così tanti altri».
È in questo brodo di coltura che stanno maturando le intenzioni del presidente di designare il gruppo come organizzazione terroristica. Qualora il provvedimento venisse adottato, consentirebbe alle forze dell'ordine di effettuare indagini approfondite sulle associazioni e le affiliazioni note degli indagati. Nella fattispecie, il Patriot Act definisce organizzazione terroristica interna un gruppo volto ad agire in modo pericoloso per la vita umana, mirando a intimidire e usare mezzi coercitivi sulla popolazione civile o sul governo. Trump vorrebbe quindi conferire maggior potere alla polizia, per contrastare l'attività dei facinorosi. Un contrasto che non risulta sempre facile attuare. Il gruppo si presenta infatti come formalmente destrutturato e senza leader ufficiali, organizzando le proprie manifestazioni - in cui si mettono generalmente in scena atti di protesta o guerriglia urbana - attraverso l'impiego del web (dai social network alle mailing list). Attualmente si conterebbero circa duecento affiliazioni sparse negli Stati Uniti e - sembrerebbe - che il numero dei militanti sia considerevolmente aumentato dopo la vittoria elettorale di Trump, nel novembre del 2016. Va da sé che tale natura sfuggente renda difficile capire chi finanzi questa complessa realtà. Anche se, forse, qualche collegamento si può stabilire. Tra le associazioni che si stanno opponendo alla misura invocata da Trump, compare la American Civil Liberties Union: un'organizzazione che intrattiene storici legami con la Open Society di George Soros, da cui - nel 2014 - ha per esempio ricevuto cinquanta milioni di dollari per una campagna contro l'incarcerazione di massa.
Come che sia, a sinistra molti criticano il provvedimento minacciato da Trump, affermando che la sua intenzione altro non celerebbe se non la volontà di conferire maggiore discrezionalità alle forze dell'ordine con lo scopo di sopprimere il dissenso. Altri, poi, accusano il presidente americano di prendersela con il movimento antifascista, ignorando al contrario il fenomeno del suprematismo bianco. Più delicata appare invece la posizione del Partito democratico, al cui interno non pochi settori continuano a mantenere un atteggiamento di accondiscendenza verso il mondo Antifa. Certo: quando, nell'agosto del 2017, più di cento manifestanti Antifa attaccarono alcuni sostenitori di Trump a Berkeley, Nancy Pelosi (all'epoca leader della minoranza alla Camera) pronunciò parole di condanna per l'accaduto. Condanna che si rivelò comunque tutt'altro che tempestiva. Ciononostante le galassie della sinistra dem non sembrano aver preso granché le distanze da quel mondo. Basti pensare che, a gennaio del 2018, l'allora vicepresidente del Partito democratico, Keith Ellison, twittò una sua foto sorridente con in mano il libro «Il manuale dell'antifascista»: una scelta che suscitò non poche polemiche. D'altronde, la retorica violenta degli Antifa ai tempi del caso Kavanugh è stata in buona parte raccolta e fatta propria da alcuni importanti esponenti dell'Asinello. A partire dalla senatrice californiana, Kamala Harris, che - oltre a essere un ex procuratore - è anche candidata alla nomination democratica del 2020. Segno di come un certo progressismo intollerante si stia lentamente facendo strada anche ai vertici delle istituzioni. Però, per molti, il problema restano i tweet di Trump.
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La Casa Bianca sta ponderando la linea dura contro l'estremismo di sinistra. Sabato scorso, The Donald ha annunciato su Twitter di stare considerando la possibilità di definire il movimento militante antifascista come organizzazione terroristica. «Si sta prendendo in considerazione» - ha affermato - «di dichiarare gli Antifa, i codardi e fanatici della sinistra radicale che vanno in giro a colpire le persone (solo non combattenti) in testa con mazze da baseball, una grande Organizzazione del Terrore (insieme a MS-13 e altri). Renderebbe più facile alla polizia svolgere il proprio lavoro!».Il presidente americano parrebbe, insomma, pronto a ricorrere a un approccio law and order, rinverdendo il proprio messaggio securitario e - soprattutto - fornendo una chiara risposta alle frange elettorali vicine al mondo conservatore: una realtà, quest'ultima, che ha spesso riscontrato non pochi problemi con i militanti Antifa. Basti pensare che, lo scorso giugno, il fotoreporter conservatore, Andy Ngo, sia stato malmenato proprio da alcuni esponenti del movimento nel corso di una manifestazione a Portland (in Oregon). In risposta a questo fatto, qualche giorno fa, una parte del Partito repubblicano ha deciso di agire. Il senatore del Texas, Ted Cruz, e il senatore della Louisiana, Bill Cassidy, hanno infatti presentato una risoluzione per condannare gli atti violenti degli Antifa, chiedendo la designazione del gruppo come organizzazione terroristica interna. «L'Antifa è un gruppo di radicali odiatori e intolleranti che perseguono il loro programma radicale attraverso la violenza aggressiva», ha dichiarato Cruz in una nota. «Di volta in volta, le loro azioni hanno dimostrato che il loro unico scopo è quello di infliggere danni a coloro che si oppongono alle loro opinioni». D'altronde, lo stesso senatore texano, lo scorso settembre, fu costretto ad abbandonare insieme a sua moglie un ristorante a Washington, a causa di una manifestazione del gruppo. Erano i giorni concitati dell'audizione al Senato del giudice conservatore, Brett Kavanaugh, contestato da alcune frange progressiste per presunti abusi sessuali risalenti a decenni prima. E, in questo contesto tumultuoso, i militanti si lasciarono andare anche a una chiara minaccia: «Questo è un messaggio per Ted Cruz, Bret [sic] Kavanaugh, Donald Trump e il resto della feccia razzista, sessista, transfobica e omofobica di destra: non siete al sicuro. Vi troveremo. Vi metteremo sotto gli occhi di tutti. Vi toglieremo la pace che voi avete tolto a così tanti altri».È in questo brodo di coltura che stanno maturando le intenzioni del presidente di designare il gruppo come organizzazione terroristica. Qualora il provvedimento venisse adottato, consentirebbe alle forze dell'ordine di effettuare indagini approfondite sulle associazioni e le affiliazioni note degli indagati. Nella fattispecie, il Patriot Act definisce organizzazione terroristica interna un gruppo volto ad agire in modo pericoloso per la vita umana, mirando a intimidire e usare mezzi coercitivi sulla popolazione civile o sul governo. Trump vorrebbe quindi conferire maggior potere alla polizia, per contrastare l'attività dei facinorosi. Un contrasto che non risulta sempre facile attuare. Il gruppo si presenta infatti come formalmente destrutturato e senza leader ufficiali, organizzando le proprie manifestazioni - in cui si mettono generalmente in scena atti di protesta o guerriglia urbana - attraverso l'impiego del web (dai social network alle mailing list). Attualmente si conterebbero circa duecento affiliazioni sparse negli Stati Uniti e - sembrerebbe - che il numero dei militanti sia considerevolmente aumentato dopo la vittoria elettorale di Trump, nel novembre del 2016. Va da sé che tale natura sfuggente renda difficile capire chi finanzi questa complessa realtà. Anche se, forse, qualche collegamento si può stabilire. Tra le associazioni che si stanno opponendo alla misura invocata da Trump, compare la American Civil Liberties Union: un'organizzazione che intrattiene storici legami con la Open Society di George Soros, da cui - nel 2014 - ha per esempio ricevuto cinquanta milioni di dollari per una campagna contro l'incarcerazione di massa.Come che sia, a sinistra molti criticano il provvedimento minacciato da Trump, affermando che la sua intenzione altro non celerebbe se non la volontà di conferire maggiore discrezionalità alle forze dell'ordine con lo scopo di sopprimere il dissenso. Altri, poi, accusano il presidente americano di prendersela con il movimento antifascista, ignorando al contrario il fenomeno del suprematismo bianco. Più delicata appare invece la posizione del Partito democratico, al cui interno non pochi settori continuano a mantenere un atteggiamento di accondiscendenza verso il mondo Antifa. Certo: quando, nell'agosto del 2017, più di cento manifestanti Antifa attaccarono alcuni sostenitori di Trump a Berkeley, Nancy Pelosi (all'epoca leader della minoranza alla Camera) pronunciò parole di condanna per l'accaduto. Condanna che si rivelò comunque tutt'altro che tempestiva. Ciononostante le galassie della sinistra dem non sembrano aver preso granché le distanze da quel mondo. Basti pensare che, a gennaio del 2018, l'allora vicepresidente del Partito democratico, Keith Ellison, twittò una sua foto sorridente con in mano il libro «Il manuale dell'antifascista»: una scelta che suscitò non poche polemiche. D'altronde, la retorica violenta degli Antifa ai tempi del caso Kavanugh è stata in buona parte raccolta e fatta propria da alcuni importanti esponenti dell'Asinello. A partire dalla senatrice californiana, Kamala Harris, che - oltre a essere un ex procuratore - è anche candidata alla nomination democratica del 2020. Segno di come un certo progressismo intollerante si stia lentamente facendo strada anche ai vertici delle istituzioni. Però, per molti, il problema restano i tweet di Trump.
Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
Un dato che va naturalmente preso con le molle, ma che riflette non solo il trend in crescita che anche altri istituti segnalano per Vannacci, ma anche il solido dato di realtà costituito dalle tante adesioni a Fn in ogni parte d’Italia.
Per il resto, Fratelli d’Italia resta primo partito con il 27,8% (+0,1); crescono il Pd (22,2%,+0,5), Forza Italia (8,2%,+0,4) e Alleanza Verdi Sinistra (6,8%,+0,4). Vistoso il calo del M5s (12,1%,-1,4). Azione è al 3,1%(-0,1) e Italia Viva al 2,1 (-0,1). Il Partito Liberaldemocratico è stabile all’1,2%, , Ora! all’1,1%, +Europa all’1% e Noi Moderati allo 0,9%. Di corto muso, direbbe Massimiliano Allegri, ma il sorpasso c’è, e viene celebrato sulla pagina Fb di Futuro nazionale: «Dovevano essere una parentesi», recita il post, «dovevano essere folklore. Dovevamo essere il partito personale destinato a sparire. E invece Futuro nazionale cresce ancora e, secondo il sondaggio Youtrend per Sky Tg24, raggiunge il 5,9% e supera la Lega. Un risultato che non nasce nei salotti televisivi, ma nelle piazze, nei territori, tra la gente che non si rassegna alla solita politica, ai giochi di palazzo e ai compromessi al ribasso. Che c’è un popolo che vuole identità, coraggio, sovranità, sicurezza, libertà di parola e difesa degli interessi nazionali. Ci avevano detto che era impossibile. Noi abbiamo iniziato a camminare. E adesso acceleriamo». «Le cose stanno andando secondo i piani», commenta Vannacci a La Presse, «molto bene. Ma i veri sondaggi rimangono quelli fatti tra la gente e in mezzo alla strada. Noi non ci occupiamo delle dinamiche degli altri partiti e di quanto dicano i loro esponenti ma lavoriamo solo affinché Futuro nazionale cresca e per il bene dell’Italia e degli italiani». E nel frattempo rispunta un video del 2025 in cui il generale si dichiara pronto per Palazzo Chigi: «Se l’elettorato lo vorrà, io certamente non mi tiro indietro».
Lucida come sempre l’analisi dell’economista Antonio Maria Rinaldi, ex eurodeputato della Lega che ha aderito a Futuro nazionale: «Attenzione», dice Rinaldi alla Verità, «perché i sondaggi sono voti virtuali, i voti reali sono un’altra cosa. Il fatto che ci sia attenzione su Futuro nazionale sicuramente premia i nostri sforzi. Penso che il nostro bacino sia anche l’astensione e da questi dati si evince anche un’erosione del M5s. Ci sono dei delusi anche lì dalle promesse andate al vento. Il centrodestra dovrebbe essere contento se noi riusciamo a recuperare voti che loro non riescono a intercettare».
Non si scompone il capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo: «Siamo un po’ stanchi», commenta Romeo, «tutti i giorni di guardare i sondaggi di Vannacci. Noi siamo qui per lavorare, siamo al governo, e la nostra preoccupazione è quella di dare risposte ai cittadini. Stiamo facendo bene nel campo della sicurezza e i rimpatri dal 2023 ad oggi sono più di 20.000. Le norme che abbiamo voluto nei decreti sicurezza sul contrasto ai maranza stanno dando i loro frutti», aggiunge Romeo, «il nuovo regolamento europeo sui migranti dà ragione al fatto che bisogna essere più rapidi e più veloci sulle espulsioni, come ha voluto la Lega nell’ultimo decreto sicurezza. Sostanzialmente siamo stati legittimati anche rispetto alla costruzione di centri in paesi fuori dall’Unione europea. Quindi si sta andando nella direzione che i cittadini vogliono».
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Il ceo Simoneschi: «Concorrenza serrata tra i 10 team in arrivo da tutto il mondo».
Taranto si rivela una delle tappe simbolo del Marina Militare Nastro Rosa Tour 2026, grazie alla partecipazione del pubblico, alla qualità dell'organizzazione e al forte legame con il mare. Lo hanno sottolineato il ceo del Marina Militare «Nastro Rosa Tour» e presidente di SSI Sport & Events, Riccardo Simoneschi, e l'ammiraglio di Divisione Andrea Petroni, comandante del Comando Interregionale Marittimo Sud, intervenendo al talk «Taranto, città dello sport - I Giochi del Mediterraneo volano per la crescita della città dei due mari», che ha chiuso la tappa ionica del Giro dell'Italia a Vela 2026. «Abbiamo avuto delle condizioni meteo bellissime, una giornata di mare stupenda. La città è super ospitale e siamo stati benissimo. La collocazione del villaggio è davvero iconica, quindi questo è candidato a essere uno dei più bei villaggi del tour di quest'anno», ha detto Simoneschi. Le immagini dell’evento.
Giorgia Meloni e Donald Trump (Getty Images)
Le parole del presidente americano fanno esplodere lo scontro con Roma. Meloni replica definendo «totalmente inventate» le accuse di Trump. Fazzolari parla di «deliri», Tajani annulla la visita negli Stati Uniti prevista per il 21 e 22 giugno.
Hanno l'effetto di detonazione di una bomba atomica le dichiarazioni in cui il presidente americano Donald Trump definisce Giorgia Meloni «più accondiscendente con gli altri leader che con gli alleati». Parole in cui spiega che nell'incontro avuto al G7 Meloni lo avrebbe «implorato di fare una foto insieme» un scena in cui la premier gli avrebbe fatto «pena». Parole consegnate al programma di La 7 L'Aria che tira.
La risposta del presidente del Consiglio arriva subito: «Dunque, certe cose meritano una risposta immediata. Le dichiarazioni di Donald Trump sono dichiarazioni totalmente inventate. Sono francamente allibita. Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati, non è del resto la prima volta che accade. Posso solo dire che mi dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell'Occidente, con i nemici degli Stati Uniti con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente. Però una cosa se la deve ricordare: io e L'Italia non imploriamo mai».
Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, parla di «deliri di Trump su Meloni» che rappresentano «solo l'ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei». Il presidente Usa, prosegue, «sta rovinando gli storici rapporti tra Usa ed Europa», «non si capisce se per volontà o per inettitudine». E, così facendo, sta «danneggiando non solo l'Europa ma soprattutto gli Usa».
«Le gravi e offensive parole del Presidente Trump nei confronti del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni offendono tutta l'Italia. Per questo motivo ho deciso di annullare la mia visita negli Stati Uniti prevista per i prossimi 21 e 22 giugno». Il commento del vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
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