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2024-01-12
Torzi fermato a Dubai: è l’uomo degli affari spericolati a San Pietro
Nel riquadro Gianluigi Torzi (Ansa). Sullo sfondo Dubai (iStock)
Lo hanno fermato per le strade di Dubai, dove era arrivato nel febbraio dello scorso anno, in fuga da Londra dove le autorità giudiziarie italiane avevano già chiesto una prima estradizione a gennaio 2023. Ma per Gianluigi Torzi, questa volta, non c’è stato proprio nulla da fare. L’11 maggio del 2021 era stato già arrestato a Londra, su richiesta della Procura di Roma, ma era stato rimesso in libertà dopo appena 9 giorni, il 20 maggio, dopo il pagamento di una cauzione da 1,1 milioni di sterline. Dopo l’arresto dell’immobiliarista Danilo Coppola a dicembre, quindi, si consolida la collaborazione diplomatica e giudiziaria tra Roma e Abu Dhabi: l’obiettivo è che entrambi vengano consegnati alle autorità giudiziarie italiane nei prossimi mesi. A conferma che gli Emirati Arabi Uniti (dal 2022 nel gruppo di azione finanziaria internazionale e sotto esame da parte del gruppo di valutatori dell’Icrg ndr), vogliono rafforzare il loro piano piano di collaborazione internazionale e di azione per contrastare i fenomeni di criminalità finanziaria, prevenzione del riciclaggio e di finanziamento al terrorismo.
Il finanziere di Termoli, balzato agli onori delle cronache per gli scandali in Vaticano, tra cui la vendita del palazzo di Sloane Avenue a Londra (dove è stato condannato a 6 anni di carcere), si trova ora in stato di fermo nella capitale emiratina in attesa dell’estradizione in Italia. Gli è stato sequestrato anche il cellulare e non ha potuto parlare con i suoi avvocati.
«Non ho ancora visto il mandato di cattura, possiamo solo ipotizzare che sia stato fermato per l’inchiesta Aedes ma è solo un’ipotesi» precisa a La Verità l’avvocato Mario Zanchetti che segue l’uomo d’affari molisano. Al momento, quindi, non si ha ancora la certezza che il fermo possa essere legato a vicende giudiziarie che lo vedono già protagonista in Italia, (Torzi è anche indagato a Milano per una truffa da 15 milioni di euro ai danni della società di mutuo soccorso Cesare Pozzo), oppure a nuove inchieste. Ma a quanto risulta a La Verità, le autorità degli emirati lo avrebbero fermato proprio per le indagini che riguardano Aedes, la storica società immobiliare milanese quotata in Borsa (fu fondata nel 1905), vicenda in cui Torzi è accusato dalla Procura di Milano di manipolazione del mercato, corruzione tra privati, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza e false comunicazioni sociali.
Nel 2022, infatti, il nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf aveva scoperto che tra il 2017 e il 2019 lo stesso Torzi, insieme con altre persone, avrebbe effettuato «operazioni simulate e artificiose» per provocare «una sensibile alterazione del prezzo delle azioni di Aedes, storico gestore immobiliare milanese come del suo azionista principale, Augusto Spa. L’obiettivo era ottenere un finanziamento tramite canali «non tradizionali», dal momento che l’azionista Augusto si era già visto rifiutare prestiti da Deutche Bank Londo e Dcr Capital. Il reato si sarebbe consumato appunto durante la sottoscrizione di due prestiti obbligazionari da 25 milioni di euro. A sottoscrivere quel prestito era stata appunto una società di Torzi, la Beaumont Investment che poi aveva cambiato nome in Odikon. Quest’ultima è una cosiddetta shell company, una società di comodo senza dipendenti, struttura e appena una sterlina di capitale.
«Non è noto come Gianluigi Torzi abbia recuperato il denaro […]» si legge nell’ordinanza di custodia cautelare. Secondo le indagini, dietro queste operazioni, si sarebbe nascosta invece la «dismissione di un significativo pacchetto azionario di controllo della quotata» Aedes. Anche perché, le fiamme gialle avevano scoperto che il fondo Augusto si era spogliato delle azioni trasferendole invece sul conto Nomura International alla Bnp Paribas di Milano. A dirigere le triangolazioni sarebbe stato appunto Torzi che insieme alle altre persone coinvolte, avrebbe anche diffuso false notizie sulla reale operazione di finanziamento di Augusto e della sua controllata quotata Aedes.
«Apparentemente presentata come l’emissione e sottoscrizione di un duplice prestito» si legge nell’ordinanza di custodia cautelare datata 27 febbraio 2023 «in realtà» era stata «realizzata attraverso la dismissione di un significativo pacchetto azionario di controllo della quotata tramite i veicoli societari di Torzi».
La storia era emersa dopo che la Consob, nel dicembre del 2019, aveva segnalato alcune criticità sulle azioni Aedes per 35 milioni di euro depositate presso la Odikon Services di Torzi. Il pm di Milano Stefano Civardi aveva fatto partire immediatamente le indagini, con i sequestri di documenti in Augusto, con l’aiuto della Financial intelligence unit della Banca d’Italia. Nell’inchiesta sono coinvolti anche Giuseppe Roveda, amministratore delegato di Aedes, il consigliere di Augusto Giacomo Garbuglia, Giancarlo Andrella e Fabrizio Rizzo di Odikon Services. Oggi è prevista l’udienza preliminare davanti al gup Patrizia Nobile.
Da Abu Dhabi arriva il disco verde all’estradizione di Danilo Coppola
Non c’è solo l’arresto del broker Gianluigi Torzi a Dubai, dagli Emirati Arabi arrivano altre novità per le autorità giudiziarie italiane. Proprio nei giorni scorsi, infatti, a quanto risulta a La Verità, la giustizia emiratina avrebbe dato il via libera all’estradizione di Danilo Coppola, l’imprenditore romano che era stato fermato ai primi di dicembre e poi rilasciato dopo una settimana. Le autorità di Abu Dhabi, in pratica, avrebbero quindi già autorizzato l’avvio dell’iter per la consegna dell’immobiliarista. C’è stata una certa accelerata nelle operazioni, a conferma dei buoni rapporti tra Italia e Emirati Arabi. Non solo. Va ricordato che proprio nelle ultime settimane il ministero della Giustizia italiana aveva anche chiesto un’integrazione della richiesta di estradizione ai magistrati milanesi che avrebbero già inviato nei giorni scorsi.
In ogni caso, nell’ultimo mese, Coppola ha continuato a professare la sua innocenza. Ha concesso interviste ai giornali e postato immagini e documenti sui social network. Anche ieri pomeriggio, su Instagram, ha postato un video dove ha attaccato i magistrati di Roma Paolo Ielo e Giuseppe Cascini. Coppola, va ricordato, era stato fermato in un centro commerciale di Dubai il 6 dicembre scorso, dopo che le telecamere di sicurezza lo avevano inquadrato, riconosciuto e segnalato alla polizia emiratina: l’intelligenza artificiale non gli aveva lasciato scampo. Dopo una settimana, però, era stato rilasciato.
«Tutti sapevano che era là» aveva spiegato l’avvocato Gaetano De Perna, andavano a trovarlo i figli e gli amici, non è scappato e non scapperà». Ora bisognerà aspettare l’udienza per decidere se estradarlo o meno. Dopo la sentenza di Cassazione, dal 2023 Coppola era destinatario di un ordine di esecuzione della pena emesso dalla Procura di Milano del 2 agosto 2022, per l’espiazione della condanna residua di 6 anni, 5 mesi e 12 giorni di reclusione per bancarotta fraudolenta. Così, l’ufficio esecuzione della Procura di Milano, coordinato dall’aggiunto Eugenio Fusco e col pm Adriana Blasco, nel settembre 2022 aveva emesso un mandato d’arresto internazionale nei suoi confronti. Già protagonista della stagione dei «furbetti del quartierino», era stato condannato in via definitiva il primo luglio 2022, per il crac del Gruppo Immobiliare 2004, di Mib Prima e di Porta Vittoria, a seguito dell’inchiesta dei pm milanesi Mauro Clerici e Giordano Baggio (ora alla Procura europea) e del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf. Va ricordato che sempre nel settembre del 2022 era stata assolta nello stesso procedimento la moglie, Silvia Necci. E al contempo, nel 2023 la Procura di Milano si era vista respingere una richiesta di estradizione dalla Svizzera che aveva giudicato «i fatti ascritti [...]» a suo carico «come non punibili ai sensi del diritto svizzero». Non ci sono solo sentenze passate in giudicato.
Coppola è ancora imputato davanti alla seconda sezione penale (la sentenza dovrebbe arrivare a giorni), con altre tre persone nel processo che vede al centro altre accuse scaturite dall’inchiesta principale sui crac Gruppo Immobiliare 2004, Mib Prima e Porta Vittoria. Tra i casi di questo procedimento c’è la bancarotta per il fallimento nel 2015 della srl Editori, di cui Coppola sarebbe stato «amministratore di fatto». In un altro processo, assieme ad un’altra persona (l’ex amministratore delegato del Banco Francesco Saviotti che ha già patteggiato), è accusato di tentata estorsione ai danni di Prelios, società di gestione del risparmio proprietaria del complesso immobiliare Porta Vittoria, nel capoluogo lombardo. Su questa vicenda Coppola ha sempre sostenuto la sua innocenza. E anzi ha continuato a ribadire che i pm non avrebbero mai dato seguito alla denuncia che aveva presentato nel 2016, nella stessa Procura di Milano, dove accusava il Banco Popolare di averlo fatto fallire, modificando gli accordi per il rientro del debito. Forse nei prossimi mesi potrà dirlo ai magistrati di persona.
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Il finanziere, già condannato per la speculazione vaticana a Sloane Avenue, è accusato di aver manipolato le azioni della società immobiliare Aedes.Da Abu Dhabi arriva il disco verde all’estradizione di Danilo Coppola. L’imprenditore deve scontare una condanna a sei anni per bancarotta fraudolenta.Lo speciale contiene due articoli.Lo hanno fermato per le strade di Dubai, dove era arrivato nel febbraio dello scorso anno, in fuga da Londra dove le autorità giudiziarie italiane avevano già chiesto una prima estradizione a gennaio 2023. Ma per Gianluigi Torzi, questa volta, non c’è stato proprio nulla da fare. L’11 maggio del 2021 era stato già arrestato a Londra, su richiesta della Procura di Roma, ma era stato rimesso in libertà dopo appena 9 giorni, il 20 maggio, dopo il pagamento di una cauzione da 1,1 milioni di sterline. Dopo l’arresto dell’immobiliarista Danilo Coppola a dicembre, quindi, si consolida la collaborazione diplomatica e giudiziaria tra Roma e Abu Dhabi: l’obiettivo è che entrambi vengano consegnati alle autorità giudiziarie italiane nei prossimi mesi. A conferma che gli Emirati Arabi Uniti (dal 2022 nel gruppo di azione finanziaria internazionale e sotto esame da parte del gruppo di valutatori dell’Icrg ndr), vogliono rafforzare il loro piano piano di collaborazione internazionale e di azione per contrastare i fenomeni di criminalità finanziaria, prevenzione del riciclaggio e di finanziamento al terrorismo.Il finanziere di Termoli, balzato agli onori delle cronache per gli scandali in Vaticano, tra cui la vendita del palazzo di Sloane Avenue a Londra (dove è stato condannato a 6 anni di carcere), si trova ora in stato di fermo nella capitale emiratina in attesa dell’estradizione in Italia. Gli è stato sequestrato anche il cellulare e non ha potuto parlare con i suoi avvocati. «Non ho ancora visto il mandato di cattura, possiamo solo ipotizzare che sia stato fermato per l’inchiesta Aedes ma è solo un’ipotesi» precisa a La Verità l’avvocato Mario Zanchetti che segue l’uomo d’affari molisano. Al momento, quindi, non si ha ancora la certezza che il fermo possa essere legato a vicende giudiziarie che lo vedono già protagonista in Italia, (Torzi è anche indagato a Milano per una truffa da 15 milioni di euro ai danni della società di mutuo soccorso Cesare Pozzo), oppure a nuove inchieste. Ma a quanto risulta a La Verità, le autorità degli emirati lo avrebbero fermato proprio per le indagini che riguardano Aedes, la storica società immobiliare milanese quotata in Borsa (fu fondata nel 1905), vicenda in cui Torzi è accusato dalla Procura di Milano di manipolazione del mercato, corruzione tra privati, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza e false comunicazioni sociali.Nel 2022, infatti, il nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf aveva scoperto che tra il 2017 e il 2019 lo stesso Torzi, insieme con altre persone, avrebbe effettuato «operazioni simulate e artificiose» per provocare «una sensibile alterazione del prezzo delle azioni di Aedes, storico gestore immobiliare milanese come del suo azionista principale, Augusto Spa. L’obiettivo era ottenere un finanziamento tramite canali «non tradizionali», dal momento che l’azionista Augusto si era già visto rifiutare prestiti da Deutche Bank Londo e Dcr Capital. Il reato si sarebbe consumato appunto durante la sottoscrizione di due prestiti obbligazionari da 25 milioni di euro. A sottoscrivere quel prestito era stata appunto una società di Torzi, la Beaumont Investment che poi aveva cambiato nome in Odikon. Quest’ultima è una cosiddetta shell company, una società di comodo senza dipendenti, struttura e appena una sterlina di capitale. «Non è noto come Gianluigi Torzi abbia recuperato il denaro […]» si legge nell’ordinanza di custodia cautelare. Secondo le indagini, dietro queste operazioni, si sarebbe nascosta invece la «dismissione di un significativo pacchetto azionario di controllo della quotata» Aedes. Anche perché, le fiamme gialle avevano scoperto che il fondo Augusto si era spogliato delle azioni trasferendole invece sul conto Nomura International alla Bnp Paribas di Milano. A dirigere le triangolazioni sarebbe stato appunto Torzi che insieme alle altre persone coinvolte, avrebbe anche diffuso false notizie sulla reale operazione di finanziamento di Augusto e della sua controllata quotata Aedes. «Apparentemente presentata come l’emissione e sottoscrizione di un duplice prestito» si legge nell’ordinanza di custodia cautelare datata 27 febbraio 2023 «in realtà» era stata «realizzata attraverso la dismissione di un significativo pacchetto azionario di controllo della quotata tramite i veicoli societari di Torzi». La storia era emersa dopo che la Consob, nel dicembre del 2019, aveva segnalato alcune criticità sulle azioni Aedes per 35 milioni di euro depositate presso la Odikon Services di Torzi. Il pm di Milano Stefano Civardi aveva fatto partire immediatamente le indagini, con i sequestri di documenti in Augusto, con l’aiuto della Financial intelligence unit della Banca d’Italia. Nell’inchiesta sono coinvolti anche Giuseppe Roveda, amministratore delegato di Aedes, il consigliere di Augusto Giacomo Garbuglia, Giancarlo Andrella e Fabrizio Rizzo di Odikon Services. Oggi è prevista l’udienza preliminare davanti al gup Patrizia Nobile.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/torzi-fermato-a-dubai-2666935248.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="da-abu-dhabi-arriva-il-disco-verde-allestradizione-di-danilo-coppola" data-post-id="2666935248" data-published-at="1705007460" data-use-pagination="False"> Da Abu Dhabi arriva il disco verde all’estradizione di Danilo Coppola Non c’è solo l’arresto del broker Gianluigi Torzi a Dubai, dagli Emirati Arabi arrivano altre novità per le autorità giudiziarie italiane. Proprio nei giorni scorsi, infatti, a quanto risulta a La Verità, la giustizia emiratina avrebbe dato il via libera all’estradizione di Danilo Coppola, l’imprenditore romano che era stato fermato ai primi di dicembre e poi rilasciato dopo una settimana. Le autorità di Abu Dhabi, in pratica, avrebbero quindi già autorizzato l’avvio dell’iter per la consegna dell’immobiliarista. C’è stata una certa accelerata nelle operazioni, a conferma dei buoni rapporti tra Italia e Emirati Arabi. Non solo. Va ricordato che proprio nelle ultime settimane il ministero della Giustizia italiana aveva anche chiesto un’integrazione della richiesta di estradizione ai magistrati milanesi che avrebbero già inviato nei giorni scorsi. In ogni caso, nell’ultimo mese, Coppola ha continuato a professare la sua innocenza. Ha concesso interviste ai giornali e postato immagini e documenti sui social network. Anche ieri pomeriggio, su Instagram, ha postato un video dove ha attaccato i magistrati di Roma Paolo Ielo e Giuseppe Cascini. Coppola, va ricordato, era stato fermato in un centro commerciale di Dubai il 6 dicembre scorso, dopo che le telecamere di sicurezza lo avevano inquadrato, riconosciuto e segnalato alla polizia emiratina: l’intelligenza artificiale non gli aveva lasciato scampo. Dopo una settimana, però, era stato rilasciato. «Tutti sapevano che era là» aveva spiegato l’avvocato Gaetano De Perna, andavano a trovarlo i figli e gli amici, non è scappato e non scapperà». Ora bisognerà aspettare l’udienza per decidere se estradarlo o meno. Dopo la sentenza di Cassazione, dal 2023 Coppola era destinatario di un ordine di esecuzione della pena emesso dalla Procura di Milano del 2 agosto 2022, per l’espiazione della condanna residua di 6 anni, 5 mesi e 12 giorni di reclusione per bancarotta fraudolenta. Così, l’ufficio esecuzione della Procura di Milano, coordinato dall’aggiunto Eugenio Fusco e col pm Adriana Blasco, nel settembre 2022 aveva emesso un mandato d’arresto internazionale nei suoi confronti. Già protagonista della stagione dei «furbetti del quartierino», era stato condannato in via definitiva il primo luglio 2022, per il crac del Gruppo Immobiliare 2004, di Mib Prima e di Porta Vittoria, a seguito dell’inchiesta dei pm milanesi Mauro Clerici e Giordano Baggio (ora alla Procura europea) e del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf. Va ricordato che sempre nel settembre del 2022 era stata assolta nello stesso procedimento la moglie, Silvia Necci. E al contempo, nel 2023 la Procura di Milano si era vista respingere una richiesta di estradizione dalla Svizzera che aveva giudicato «i fatti ascritti [...]» a suo carico «come non punibili ai sensi del diritto svizzero». Non ci sono solo sentenze passate in giudicato. Coppola è ancora imputato davanti alla seconda sezione penale (la sentenza dovrebbe arrivare a giorni), con altre tre persone nel processo che vede al centro altre accuse scaturite dall’inchiesta principale sui crac Gruppo Immobiliare 2004, Mib Prima e Porta Vittoria. Tra i casi di questo procedimento c’è la bancarotta per il fallimento nel 2015 della srl Editori, di cui Coppola sarebbe stato «amministratore di fatto». In un altro processo, assieme ad un’altra persona (l’ex amministratore delegato del Banco Francesco Saviotti che ha già patteggiato), è accusato di tentata estorsione ai danni di Prelios, società di gestione del risparmio proprietaria del complesso immobiliare Porta Vittoria, nel capoluogo lombardo. Su questa vicenda Coppola ha sempre sostenuto la sua innocenza. E anzi ha continuato a ribadire che i pm non avrebbero mai dato seguito alla denuncia che aveva presentato nel 2016, nella stessa Procura di Milano, dove accusava il Banco Popolare di averlo fatto fallire, modificando gli accordi per il rientro del debito. Forse nei prossimi mesi potrà dirlo ai magistrati di persona.
Il baritono Luca Salsi ci guida alla scoperta del genio di Giuseppe Verdi attraverso tre opere che lo vedono protagonista al Teatro alla Scala di Milano. Da Nabucodonosor, primo grande successo del Cigno di Busseto, al penultimo capolavoro, Otello. Un titolo attesissimo per l’inaugurazione della prossima stagione, il 7 dicembre 2026.
Un duello tra Lautaro Martinez e Scott McTominay durante Inter-Napoli della scorsa stagione (Getty Images)
A nemmeno due settimane di distanza dalla fine del campionato, la Serie A versione 2026/2027 ha già preso forma con la tradizionale compilazione del calendario. Per il secondo anno consecutivo il Teatro Regio di Parma, nell'ambito del Festival della Serie A, ha ospitato la cerimonia che ha svelato le 38 giornate della prossima stagione.
Il campionato scatterà nel weekend del 22-23 agosto e si concluderà il 29-30 maggio 2027. Confermato il calendario asimmetrico tra andata e ritorno, mentre la principale novità riguarda le soste per le nazionali: tra fine settembre e inizio ottobre ci sarà una pausa unica di due settimane consecutive, alle quali si aggiungeranno gli stop di novembre e marzo. Previsti inoltre due turni infrasettimanali, il 28 ottobre e il 6 gennaio, oltre alla sosta natalizia del 26 e 27 dicembre.
L'avvio propone subito partite interessanti e affatto banali. I campioni d'Italia dell'Inter debutteranno a San Siro contro il Monza, mentre Napoli e Juventus inizieranno entrambe in trasferta, rispettivamente a Genova e Frosinone. Impegno esterno anche per il Milan, atteso dal Torino, mentre la Roma riceverà la Fiorentina all'Olimpico. Per assistere ai primi incroci di alta classifica non bisognerà però aspettare molto. Già alla terza giornata il calendario mette di fronte Juventus e Milan da una parte, Inter e Napoli dall'altra. Un doppio confronto che potrebbe offrire indicazioni interessanti fin dalle prime settimane della stagione. Il primo derby della Madonnina è invece fissato alla decima giornata, il 1° novembre, nello stesso turno in cui andrà in scena anche Juventus-Napoli. Al termine del girone d'andata, alla diciannovesima giornata, spazio al primo Derby d'Italia con Inter-Juventus a San Siro.
Anche il ritorno si annuncia particolarmente intenso. Alla ventiduesima giornata si giocheranno Napoli-Inter e Milan-Juventus, mentre due settimane più tardi, nel weekend di San Valentino, il calendario propone un altro doppio appuntamento di cartello con Inter-Milan e Napoli-Juventus. Restano inoltre i vincoli legati agli impegni europei. Nelle giornate collocate tra due turni delle coppe Uefa le squadre impegnate in Champions League non potranno affrontare quelle partecipanti a Europa League e Conference League, una scelta pensata per distribuire in modo più equilibrato gli impegni durante la stagione.
Dietro la compilazione delle 38 giornate c'è stato ancora una volta il lavoro dell'algoritmo utilizzato dalla Lega Serie A, chiamato a gestire contemporaneamente decine di vincoli tra derby, alternanza casa-trasferta, soste per le nazionali, coppe europee e disponibilità degli impianti. Un supporto tecnologico ormai diventato centrale nella costruzione del calendario. Ad aprire la cerimonia è stato il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, che ha rivendicato la crescita dell'interesse attorno al campionato sottolineando: «Abbiamo avuto una capienza media negli stadi di 30.000 spettatori a partita. La prova che il pubblico ama ancora e molto il nostro campionato».
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Giuseppe Cossu e Roberto Saviano (Ansa)
Caro Roberto Saviano,
ho letto le tue parole sul grido “Decima” pronunciato dagli incursori della Marina Militare e sento il bisogno di scriverti da uomo che ha servito l’Italia in uniforme, in patria e all’estero, compreso l’Afghanistan. Non per polemica, ma per offrire un punto di vista che troppo spesso viene ignorato.
Chi ha indossato il basco degli incursori sa bene che la storia va conosciuta nella sua interezza, senza semplificazioni e senza sovrapposizioni che finiscono per cancellare fatti, uomini e tradizioni. Quando sento pronunciare il nome “Decima”, il mio pensiero non corre alla Repubblica Sociale Italiana né alle pagine più controverse della guerra civile italiana. Corre invece agli uomini della Decima Flottiglia MAS che, prima dell’8 settembre 1943, scrissero alcune delle pagine più straordinarie della storia militare italiana.
Parlo di marinai che operarono in condizioni estreme, di pionieri delle operazioni speciali subacquee, di uomini che con mezzi rudimentali ma con coraggio eccezionale riuscirono a colpire obiettivi ritenuti impossibili. Parlo di una tradizione professionale e militare riconosciuta e studiata ancora oggi da numerose marine del mondo. È da quella tradizione tecnica, operativa e umana che discendono gli attuali incursori della Marina Militare.
Quando pensiamo a quella storia, pensiamo al sacrificio di Teseo Tesei e di tanti altri uomini che hanno rappresentato e continuano a rappresentare un esempio per ogni incursore. Pensiamo a chi ha dato la vita per compiere il proprio dovere, sapendo di andare incontro a una missione dalla quale forse non sarebbe tornato. Il loro esempio continua ancora oggi a essere fonte di motivazione nelle notti più dure dell’addestramento e delle operazioni.
Pensiamo anche alle radici più profonde dello spirito d’audacia della Marina italiana, a imprese come la Beffa di Buccari guidata da Gabriele D’Annunzio, episodi che hanno alimentato una tradizione fatta di coraggio, iniziativa e spirito di sacrificio. Sono queste le pagine che molti giovani militari studiano, insieme ai valori e ai principi tramandati dal reparto, trovando ispirazione per affrontare le sfide del servizio.
Ridurre tutto questo a una sola fase storica significa compiere un’operazione ingiusta nei confronti della verità. Significa ignorare che la Decima MAS esistette prima del 1943 e che proprio in quel periodo costruì la propria fama. Significa dimenticare uomini che servirono il loro Paese con disciplina e sacrificio in un contesto storico ben diverso da quello successivo all’armistizio.
C’è poi una domanda che mi pongo sinceramente: perché soltanto oggi questa tradizione viene presentata come un problema? Il grido “Decima” accompagna da sempre la storia e le tradizioni del reparto. Nel corso dei decenni si sono succeduti governi di ogni orientamento politico, presidenti della Repubblica, ministri della Difesa e vertici militari. Eppure nessuno ha mai ritenuto necessario trasformare questo elemento identitario in una battaglia ideologica.
Noi militari conosciamo il peso dei simboli. Proprio per questo sappiamo distinguerne le diverse fasi storiche. Nessuno pretende di cancellare le controversie che seguirono all’8 settembre. Ma allo stesso modo non si può accettare che un’intera tradizione venga identificata esclusivamente con una parte della sua storia, per quanto discussa essa sia.
Molti di coloro che oggi rivendicano l’eredità professionale degli incursori italiani hanno servito la Repubblica Italiana in missioni internazionali, spesso lontano dai riflettori. In Afghanistan, nei Balcani, in Iraq, nel Mediterraneo, nel Corno d’Africa e in numerosi altri teatri operativi, i militari italiani hanno operato per garantire sicurezza, stabilità e protezione delle popolazioni civili, spesso a rischio della propria vita.
Ho visto colleghi partire senza sapere se sarebbero tornati. Ho visto uomini lavorare per mesi lontano dalle famiglie, affrontando minacce concrete e quotidiane. Ho visto professionalità, umanità e spirito di servizio. E ho visto il rispetto che i militari italiani si sono guadagnati presso alleati e popolazioni locali grazie alla loro competenza e al loro equilibrio.
Quando un incursore richiama una tradizione militare, non necessariamente sta facendo una dichiarazione politica. Molto spesso sta rendendo omaggio a una storia professionale fatta di addestramento, sacrificio, fratellanza e servizio. È una differenza che chiunque affronti questi temi con onestà intellettuale dovrebbe sforzarsi di comprendere.
Se vi sono critiche da rivolgere a un governo, a una maggioranza politica o a una scelta istituzionale, esse appartengono legittimamente al dibattito democratico. Ma sarebbe auspicabile evitare che a farne le spese siano uomini che hanno dedicato la propria vita alla difesa della Patria e delle sue istituzioni. Militari che servono tutti gli italiani, senza distinzione di idee politiche, religione, origine o appartenenza sociale.
Le parole hanno un peso, soprattutto quando vengono pronunciate da personalità pubbliche. Per questo credo che sia importante distinguere tra la doverosa critica politica e il rispetto dovuto a chi serve lo Stato italiano. Le semplificazioni possono generare consenso immediato, ma raramente aiutano a comprendere la complessità della storia.
E forse, anziché soffermarsi esclusivamente sugli aspetti più controversi di quella vicenda, sarebbe utile raccontare anche le imprese che hanno reso celebre la Decima nel mondo: il coraggio di Teseo Tesei, le operazioni degli uomini d’assalto, l’innovazione tecnica, il sacrificio e la dedizione di chi ha aperto la strada alle moderne forze speciali. Sarebbe una storia capace di offrire ai nostri giovani esempi di determinazione, spirito di servizio e amore per il proprio Paese.
Non ti chiedo di condividere questa sensibilità. Ti chiedo soltanto di considerare che dietro quel nome, per molti militari, non vi è nostalgia ideologica, bensì il ricordo di una tradizione operativa che appartiene alla storia della Marina italiana e che ha contribuito a costruire l’eccellenza delle nostre forze speciali.
La storia, quando viene letta tutta intera, è sempre più complessa degli slogan. E il rispetto per chi ha servito e serve il proprio Paese dovrebbe essere un terreno comune, al di là delle differenze di opinione.
Con rispetto.
Giuseppe Cossu, Incursore in congedo della Marina Militare italiana.
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