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2024-01-12
Torzi fermato a Dubai: è l’uomo degli affari spericolati a San Pietro
Nel riquadro Gianluigi Torzi (Ansa). Sullo sfondo Dubai (iStock)
Lo hanno fermato per le strade di Dubai, dove era arrivato nel febbraio dello scorso anno, in fuga da Londra dove le autorità giudiziarie italiane avevano già chiesto una prima estradizione a gennaio 2023. Ma per Gianluigi Torzi, questa volta, non c’è stato proprio nulla da fare. L’11 maggio del 2021 era stato già arrestato a Londra, su richiesta della Procura di Roma, ma era stato rimesso in libertà dopo appena 9 giorni, il 20 maggio, dopo il pagamento di una cauzione da 1,1 milioni di sterline. Dopo l’arresto dell’immobiliarista Danilo Coppola a dicembre, quindi, si consolida la collaborazione diplomatica e giudiziaria tra Roma e Abu Dhabi: l’obiettivo è che entrambi vengano consegnati alle autorità giudiziarie italiane nei prossimi mesi. A conferma che gli Emirati Arabi Uniti (dal 2022 nel gruppo di azione finanziaria internazionale e sotto esame da parte del gruppo di valutatori dell’Icrg ndr), vogliono rafforzare il loro piano piano di collaborazione internazionale e di azione per contrastare i fenomeni di criminalità finanziaria, prevenzione del riciclaggio e di finanziamento al terrorismo.
Il finanziere di Termoli, balzato agli onori delle cronache per gli scandali in Vaticano, tra cui la vendita del palazzo di Sloane Avenue a Londra (dove è stato condannato a 6 anni di carcere), si trova ora in stato di fermo nella capitale emiratina in attesa dell’estradizione in Italia. Gli è stato sequestrato anche il cellulare e non ha potuto parlare con i suoi avvocati.
«Non ho ancora visto il mandato di cattura, possiamo solo ipotizzare che sia stato fermato per l’inchiesta Aedes ma è solo un’ipotesi» precisa a La Verità l’avvocato Mario Zanchetti che segue l’uomo d’affari molisano. Al momento, quindi, non si ha ancora la certezza che il fermo possa essere legato a vicende giudiziarie che lo vedono già protagonista in Italia, (Torzi è anche indagato a Milano per una truffa da 15 milioni di euro ai danni della società di mutuo soccorso Cesare Pozzo), oppure a nuove inchieste. Ma a quanto risulta a La Verità, le autorità degli emirati lo avrebbero fermato proprio per le indagini che riguardano Aedes, la storica società immobiliare milanese quotata in Borsa (fu fondata nel 1905), vicenda in cui Torzi è accusato dalla Procura di Milano di manipolazione del mercato, corruzione tra privati, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza e false comunicazioni sociali.
Nel 2022, infatti, il nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf aveva scoperto che tra il 2017 e il 2019 lo stesso Torzi, insieme con altre persone, avrebbe effettuato «operazioni simulate e artificiose» per provocare «una sensibile alterazione del prezzo delle azioni di Aedes, storico gestore immobiliare milanese come del suo azionista principale, Augusto Spa. L’obiettivo era ottenere un finanziamento tramite canali «non tradizionali», dal momento che l’azionista Augusto si era già visto rifiutare prestiti da Deutche Bank Londo e Dcr Capital. Il reato si sarebbe consumato appunto durante la sottoscrizione di due prestiti obbligazionari da 25 milioni di euro. A sottoscrivere quel prestito era stata appunto una società di Torzi, la Beaumont Investment che poi aveva cambiato nome in Odikon. Quest’ultima è una cosiddetta shell company, una società di comodo senza dipendenti, struttura e appena una sterlina di capitale.
«Non è noto come Gianluigi Torzi abbia recuperato il denaro […]» si legge nell’ordinanza di custodia cautelare. Secondo le indagini, dietro queste operazioni, si sarebbe nascosta invece la «dismissione di un significativo pacchetto azionario di controllo della quotata» Aedes. Anche perché, le fiamme gialle avevano scoperto che il fondo Augusto si era spogliato delle azioni trasferendole invece sul conto Nomura International alla Bnp Paribas di Milano. A dirigere le triangolazioni sarebbe stato appunto Torzi che insieme alle altre persone coinvolte, avrebbe anche diffuso false notizie sulla reale operazione di finanziamento di Augusto e della sua controllata quotata Aedes.
«Apparentemente presentata come l’emissione e sottoscrizione di un duplice prestito» si legge nell’ordinanza di custodia cautelare datata 27 febbraio 2023 «in realtà» era stata «realizzata attraverso la dismissione di un significativo pacchetto azionario di controllo della quotata tramite i veicoli societari di Torzi».
La storia era emersa dopo che la Consob, nel dicembre del 2019, aveva segnalato alcune criticità sulle azioni Aedes per 35 milioni di euro depositate presso la Odikon Services di Torzi. Il pm di Milano Stefano Civardi aveva fatto partire immediatamente le indagini, con i sequestri di documenti in Augusto, con l’aiuto della Financial intelligence unit della Banca d’Italia. Nell’inchiesta sono coinvolti anche Giuseppe Roveda, amministratore delegato di Aedes, il consigliere di Augusto Giacomo Garbuglia, Giancarlo Andrella e Fabrizio Rizzo di Odikon Services. Oggi è prevista l’udienza preliminare davanti al gup Patrizia Nobile.
Da Abu Dhabi arriva il disco verde all’estradizione di Danilo Coppola
Non c’è solo l’arresto del broker Gianluigi Torzi a Dubai, dagli Emirati Arabi arrivano altre novità per le autorità giudiziarie italiane. Proprio nei giorni scorsi, infatti, a quanto risulta a La Verità, la giustizia emiratina avrebbe dato il via libera all’estradizione di Danilo Coppola, l’imprenditore romano che era stato fermato ai primi di dicembre e poi rilasciato dopo una settimana. Le autorità di Abu Dhabi, in pratica, avrebbero quindi già autorizzato l’avvio dell’iter per la consegna dell’immobiliarista. C’è stata una certa accelerata nelle operazioni, a conferma dei buoni rapporti tra Italia e Emirati Arabi. Non solo. Va ricordato che proprio nelle ultime settimane il ministero della Giustizia italiana aveva anche chiesto un’integrazione della richiesta di estradizione ai magistrati milanesi che avrebbero già inviato nei giorni scorsi.
In ogni caso, nell’ultimo mese, Coppola ha continuato a professare la sua innocenza. Ha concesso interviste ai giornali e postato immagini e documenti sui social network. Anche ieri pomeriggio, su Instagram, ha postato un video dove ha attaccato i magistrati di Roma Paolo Ielo e Giuseppe Cascini. Coppola, va ricordato, era stato fermato in un centro commerciale di Dubai il 6 dicembre scorso, dopo che le telecamere di sicurezza lo avevano inquadrato, riconosciuto e segnalato alla polizia emiratina: l’intelligenza artificiale non gli aveva lasciato scampo. Dopo una settimana, però, era stato rilasciato.
«Tutti sapevano che era là» aveva spiegato l’avvocato Gaetano De Perna, andavano a trovarlo i figli e gli amici, non è scappato e non scapperà». Ora bisognerà aspettare l’udienza per decidere se estradarlo o meno. Dopo la sentenza di Cassazione, dal 2023 Coppola era destinatario di un ordine di esecuzione della pena emesso dalla Procura di Milano del 2 agosto 2022, per l’espiazione della condanna residua di 6 anni, 5 mesi e 12 giorni di reclusione per bancarotta fraudolenta. Così, l’ufficio esecuzione della Procura di Milano, coordinato dall’aggiunto Eugenio Fusco e col pm Adriana Blasco, nel settembre 2022 aveva emesso un mandato d’arresto internazionale nei suoi confronti. Già protagonista della stagione dei «furbetti del quartierino», era stato condannato in via definitiva il primo luglio 2022, per il crac del Gruppo Immobiliare 2004, di Mib Prima e di Porta Vittoria, a seguito dell’inchiesta dei pm milanesi Mauro Clerici e Giordano Baggio (ora alla Procura europea) e del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf. Va ricordato che sempre nel settembre del 2022 era stata assolta nello stesso procedimento la moglie, Silvia Necci. E al contempo, nel 2023 la Procura di Milano si era vista respingere una richiesta di estradizione dalla Svizzera che aveva giudicato «i fatti ascritti [...]» a suo carico «come non punibili ai sensi del diritto svizzero». Non ci sono solo sentenze passate in giudicato.
Coppola è ancora imputato davanti alla seconda sezione penale (la sentenza dovrebbe arrivare a giorni), con altre tre persone nel processo che vede al centro altre accuse scaturite dall’inchiesta principale sui crac Gruppo Immobiliare 2004, Mib Prima e Porta Vittoria. Tra i casi di questo procedimento c’è la bancarotta per il fallimento nel 2015 della srl Editori, di cui Coppola sarebbe stato «amministratore di fatto». In un altro processo, assieme ad un’altra persona (l’ex amministratore delegato del Banco Francesco Saviotti che ha già patteggiato), è accusato di tentata estorsione ai danni di Prelios, società di gestione del risparmio proprietaria del complesso immobiliare Porta Vittoria, nel capoluogo lombardo. Su questa vicenda Coppola ha sempre sostenuto la sua innocenza. E anzi ha continuato a ribadire che i pm non avrebbero mai dato seguito alla denuncia che aveva presentato nel 2016, nella stessa Procura di Milano, dove accusava il Banco Popolare di averlo fatto fallire, modificando gli accordi per il rientro del debito. Forse nei prossimi mesi potrà dirlo ai magistrati di persona.
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Il finanziere, già condannato per la speculazione vaticana a Sloane Avenue, è accusato di aver manipolato le azioni della società immobiliare Aedes.Da Abu Dhabi arriva il disco verde all’estradizione di Danilo Coppola. L’imprenditore deve scontare una condanna a sei anni per bancarotta fraudolenta.Lo speciale contiene due articoli.Lo hanno fermato per le strade di Dubai, dove era arrivato nel febbraio dello scorso anno, in fuga da Londra dove le autorità giudiziarie italiane avevano già chiesto una prima estradizione a gennaio 2023. Ma per Gianluigi Torzi, questa volta, non c’è stato proprio nulla da fare. L’11 maggio del 2021 era stato già arrestato a Londra, su richiesta della Procura di Roma, ma era stato rimesso in libertà dopo appena 9 giorni, il 20 maggio, dopo il pagamento di una cauzione da 1,1 milioni di sterline. Dopo l’arresto dell’immobiliarista Danilo Coppola a dicembre, quindi, si consolida la collaborazione diplomatica e giudiziaria tra Roma e Abu Dhabi: l’obiettivo è che entrambi vengano consegnati alle autorità giudiziarie italiane nei prossimi mesi. A conferma che gli Emirati Arabi Uniti (dal 2022 nel gruppo di azione finanziaria internazionale e sotto esame da parte del gruppo di valutatori dell’Icrg ndr), vogliono rafforzare il loro piano piano di collaborazione internazionale e di azione per contrastare i fenomeni di criminalità finanziaria, prevenzione del riciclaggio e di finanziamento al terrorismo.Il finanziere di Termoli, balzato agli onori delle cronache per gli scandali in Vaticano, tra cui la vendita del palazzo di Sloane Avenue a Londra (dove è stato condannato a 6 anni di carcere), si trova ora in stato di fermo nella capitale emiratina in attesa dell’estradizione in Italia. Gli è stato sequestrato anche il cellulare e non ha potuto parlare con i suoi avvocati. «Non ho ancora visto il mandato di cattura, possiamo solo ipotizzare che sia stato fermato per l’inchiesta Aedes ma è solo un’ipotesi» precisa a La Verità l’avvocato Mario Zanchetti che segue l’uomo d’affari molisano. Al momento, quindi, non si ha ancora la certezza che il fermo possa essere legato a vicende giudiziarie che lo vedono già protagonista in Italia, (Torzi è anche indagato a Milano per una truffa da 15 milioni di euro ai danni della società di mutuo soccorso Cesare Pozzo), oppure a nuove inchieste. Ma a quanto risulta a La Verità, le autorità degli emirati lo avrebbero fermato proprio per le indagini che riguardano Aedes, la storica società immobiliare milanese quotata in Borsa (fu fondata nel 1905), vicenda in cui Torzi è accusato dalla Procura di Milano di manipolazione del mercato, corruzione tra privati, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza e false comunicazioni sociali.Nel 2022, infatti, il nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf aveva scoperto che tra il 2017 e il 2019 lo stesso Torzi, insieme con altre persone, avrebbe effettuato «operazioni simulate e artificiose» per provocare «una sensibile alterazione del prezzo delle azioni di Aedes, storico gestore immobiliare milanese come del suo azionista principale, Augusto Spa. L’obiettivo era ottenere un finanziamento tramite canali «non tradizionali», dal momento che l’azionista Augusto si era già visto rifiutare prestiti da Deutche Bank Londo e Dcr Capital. Il reato si sarebbe consumato appunto durante la sottoscrizione di due prestiti obbligazionari da 25 milioni di euro. A sottoscrivere quel prestito era stata appunto una società di Torzi, la Beaumont Investment che poi aveva cambiato nome in Odikon. Quest’ultima è una cosiddetta shell company, una società di comodo senza dipendenti, struttura e appena una sterlina di capitale. «Non è noto come Gianluigi Torzi abbia recuperato il denaro […]» si legge nell’ordinanza di custodia cautelare. Secondo le indagini, dietro queste operazioni, si sarebbe nascosta invece la «dismissione di un significativo pacchetto azionario di controllo della quotata» Aedes. Anche perché, le fiamme gialle avevano scoperto che il fondo Augusto si era spogliato delle azioni trasferendole invece sul conto Nomura International alla Bnp Paribas di Milano. A dirigere le triangolazioni sarebbe stato appunto Torzi che insieme alle altre persone coinvolte, avrebbe anche diffuso false notizie sulla reale operazione di finanziamento di Augusto e della sua controllata quotata Aedes. «Apparentemente presentata come l’emissione e sottoscrizione di un duplice prestito» si legge nell’ordinanza di custodia cautelare datata 27 febbraio 2023 «in realtà» era stata «realizzata attraverso la dismissione di un significativo pacchetto azionario di controllo della quotata tramite i veicoli societari di Torzi». La storia era emersa dopo che la Consob, nel dicembre del 2019, aveva segnalato alcune criticità sulle azioni Aedes per 35 milioni di euro depositate presso la Odikon Services di Torzi. Il pm di Milano Stefano Civardi aveva fatto partire immediatamente le indagini, con i sequestri di documenti in Augusto, con l’aiuto della Financial intelligence unit della Banca d’Italia. Nell’inchiesta sono coinvolti anche Giuseppe Roveda, amministratore delegato di Aedes, il consigliere di Augusto Giacomo Garbuglia, Giancarlo Andrella e Fabrizio Rizzo di Odikon Services. Oggi è prevista l’udienza preliminare davanti al gup Patrizia Nobile.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/torzi-fermato-a-dubai-2666935248.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="da-abu-dhabi-arriva-il-disco-verde-allestradizione-di-danilo-coppola" data-post-id="2666935248" data-published-at="1705007460" data-use-pagination="False"> Da Abu Dhabi arriva il disco verde all’estradizione di Danilo Coppola Non c’è solo l’arresto del broker Gianluigi Torzi a Dubai, dagli Emirati Arabi arrivano altre novità per le autorità giudiziarie italiane. Proprio nei giorni scorsi, infatti, a quanto risulta a La Verità, la giustizia emiratina avrebbe dato il via libera all’estradizione di Danilo Coppola, l’imprenditore romano che era stato fermato ai primi di dicembre e poi rilasciato dopo una settimana. Le autorità di Abu Dhabi, in pratica, avrebbero quindi già autorizzato l’avvio dell’iter per la consegna dell’immobiliarista. C’è stata una certa accelerata nelle operazioni, a conferma dei buoni rapporti tra Italia e Emirati Arabi. Non solo. Va ricordato che proprio nelle ultime settimane il ministero della Giustizia italiana aveva anche chiesto un’integrazione della richiesta di estradizione ai magistrati milanesi che avrebbero già inviato nei giorni scorsi. In ogni caso, nell’ultimo mese, Coppola ha continuato a professare la sua innocenza. Ha concesso interviste ai giornali e postato immagini e documenti sui social network. Anche ieri pomeriggio, su Instagram, ha postato un video dove ha attaccato i magistrati di Roma Paolo Ielo e Giuseppe Cascini. Coppola, va ricordato, era stato fermato in un centro commerciale di Dubai il 6 dicembre scorso, dopo che le telecamere di sicurezza lo avevano inquadrato, riconosciuto e segnalato alla polizia emiratina: l’intelligenza artificiale non gli aveva lasciato scampo. Dopo una settimana, però, era stato rilasciato. «Tutti sapevano che era là» aveva spiegato l’avvocato Gaetano De Perna, andavano a trovarlo i figli e gli amici, non è scappato e non scapperà». Ora bisognerà aspettare l’udienza per decidere se estradarlo o meno. Dopo la sentenza di Cassazione, dal 2023 Coppola era destinatario di un ordine di esecuzione della pena emesso dalla Procura di Milano del 2 agosto 2022, per l’espiazione della condanna residua di 6 anni, 5 mesi e 12 giorni di reclusione per bancarotta fraudolenta. Così, l’ufficio esecuzione della Procura di Milano, coordinato dall’aggiunto Eugenio Fusco e col pm Adriana Blasco, nel settembre 2022 aveva emesso un mandato d’arresto internazionale nei suoi confronti. Già protagonista della stagione dei «furbetti del quartierino», era stato condannato in via definitiva il primo luglio 2022, per il crac del Gruppo Immobiliare 2004, di Mib Prima e di Porta Vittoria, a seguito dell’inchiesta dei pm milanesi Mauro Clerici e Giordano Baggio (ora alla Procura europea) e del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf. Va ricordato che sempre nel settembre del 2022 era stata assolta nello stesso procedimento la moglie, Silvia Necci. E al contempo, nel 2023 la Procura di Milano si era vista respingere una richiesta di estradizione dalla Svizzera che aveva giudicato «i fatti ascritti [...]» a suo carico «come non punibili ai sensi del diritto svizzero». Non ci sono solo sentenze passate in giudicato. Coppola è ancora imputato davanti alla seconda sezione penale (la sentenza dovrebbe arrivare a giorni), con altre tre persone nel processo che vede al centro altre accuse scaturite dall’inchiesta principale sui crac Gruppo Immobiliare 2004, Mib Prima e Porta Vittoria. Tra i casi di questo procedimento c’è la bancarotta per il fallimento nel 2015 della srl Editori, di cui Coppola sarebbe stato «amministratore di fatto». In un altro processo, assieme ad un’altra persona (l’ex amministratore delegato del Banco Francesco Saviotti che ha già patteggiato), è accusato di tentata estorsione ai danni di Prelios, società di gestione del risparmio proprietaria del complesso immobiliare Porta Vittoria, nel capoluogo lombardo. Su questa vicenda Coppola ha sempre sostenuto la sua innocenza. E anzi ha continuato a ribadire che i pm non avrebbero mai dato seguito alla denuncia che aveva presentato nel 2016, nella stessa Procura di Milano, dove accusava il Banco Popolare di averlo fatto fallire, modificando gli accordi per il rientro del debito. Forse nei prossimi mesi potrà dirlo ai magistrati di persona.
Antonio Decaro e Roberto Fico (Ansa)
Roberto Fico ha nominato dieci assessori e si è tenuto molte deleghe, tra cui quelle al Bilancio e alla Sanità. E poi si è tenuto tutti i poteri sulla sicurezza, la legalità e l’immigrazione, che probabilmente non saranno ceduti neppure in un secondo tempo. Chi gli ha parlato in queste ore, ha visto l’ex presidente della Camera molto determinato a giocarsi in prima persona anche la carta del governatore «anticamorra». Il vicepresidente della giunta sarà il piddino Mario Casillo, che è anche assessore ai Tasporti e alla mobilità, mentre le deleghe strategiche a Territorio e patrimonio andranno all’ex sindaco di Portici, Vincenzo Cuomo. Che, però, dovrà attendere 15 giorni perché devono passarne 20 dalle dimissioni dalla carica di primo cittadino. Per aggirare la faccenda, non senza polemiche, Fico ha spiegato che Cuomo entrerà nel pieno delle sue funzioni il 21 gennaio, nonostante il decreto di nomina della giunta sia già stato firmato. Del resto, senza questo ex funzionario Asl democristiano non si può davvero partire perché è stato senatore ed è stato sindaco più volte, sempre con percentuali bulgare. Sulle altre deleghe e, soprattutto, sugli incarichi da assegnare, il fuoco brucia sotto le ceneri. In giunta hanno ottenuto un assessore ciascuno Clemente Mastella, i renziani, la lista A testa alta di Vincenzo De Luca e Avs. Stanno già meditando come rifarsi. Ma soprattutto, fatto incredibile, si parla già di rimpasto e ampliamento a 12 assessori nel 2027, quando ci saranno le politiche e alcuni assessori potrebbero tentare lo sbarco a Roma.
I conti con il passato non si chiuderanno facilmente neppure in Puglia, dove l’ex presidente Emiliano va verso un posto nella giunta di Antonio Decaro come assessore alle Crisi industriali. Il tutto in attesa di un posto a Montecitorio e con la possibilità di tenere sotto controllo l’infinito dossier Iva e le varie inchieste. Per farlo felice, Decaro scorporerà la delega dall’Ambiente. La composizione della giunta sarà ufficializzata la prossima settimana e le trattative nel centrosinistra sono complicate anche dal fatto che lo statuto della Puglia prevede che gli esterni al Consiglio non possano essere più di due (su 12). Emiliano non è stato ricandidato per il veto dell’ex sindaco di Bari Decaro e, se non fosse nominato assessore, gli toccherebbe tornare a vestire la toga da magistrato. Visto che è stato eletto per l’ultima volta nel 2020, non gli si applica la riforma Cartabia del 2022 che vieta le cosiddette «porte girevoli» tra magistratura e politica. In attesa, via libera al rientro dalla finestra.
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La vittoria di Giorgia Meloni che non ha rivendicato il femminismo ha mandato in crisi il paradigma dominante. Il saggio «Belle Ciao! Come Giorgia Meloni e la destra hanno mandato in tilt il femminismo» di Barbara Saltamartini critica i dogmi del femminismo progressista, contesta l’idea di un’unica voce legittimata a parlare per le donne e rilegge Giorgia Meloni come espressione di una tradizione femminile di destra rimossa dal racconto ufficiale. Il libro denuncia un’ideologia che ha mercificato la libertà e cancellato la differenza sessuale, rilanciando identità, maternità e comunità come valori politici. Un testo provocatorio che segna una rottura culturale.
Beppe Sala (Getty Images)
Ed è ovviamente molto difficile dare torto al primo cittadino milanese o non condividere il suo sdegno. Chi sta da clandestino sul territorio italiano deve essere riaccompagnato alla frontiera il più velocemente possibile, soprattutto se ha commesso dei reati. Non è, questa, una visione particolarmente destrorsa della realtà: è semplice utilizzo del buonsenso, condiviso dalla stragrande maggioranza degli italiani. Da qualche giorno sembra che perfino gli esponenti del Pd e della sinistra italica si siano collocati su questa posizione, tanto da pretendere più sicurezza, più controllo del territorio e più espulsioni.
Ad esempio Mattia Palazzi, sindaco pd di Mantova, spiega al Corriere della Sera che urge rispedire indietro gli stranieri delinquenti. «È chiaro che gli accordi per i rimpatri verso alcuni Paesi non funzionano», dice. «Intanto, cittadini e forze dell’ordine hanno spesso a che fare con persone soggette a ordini di espulsione per precedenti penali, con il risultato che i medesimi reati vengono reiterati. La situazione sta peggiorando, la sicurezza non può essere motivo di propaganda. Serve un patto politico bipartisan per garantire i rimpatri e più agenti a controllo delle città. L’esperimento Albania è fallito, non risolve i nodi aperti. Serve realismo, non propaganda».
Anche queste parole sono molto condivisibili: serve realismo non propaganda. Serve realismo sul tema dei rimpatri e su quello della protezione dei cittadini. Argomento su cui si sta scatenando il Pd dell’Emilia Romagna. Luigi Tosiani, segretario regionale dem, usa toni forti: «Agitare il tema della sicurezza come una clava può, forse, portare qualche punto in più nei sondaggi, poi però si va al governo e i problemi restano tutti lì, peggiorano, senza soluzioni concrete».
L’esponente pd si riferisce al fatto che a Bologna un povero capotreno di 34 anni è stato massacrato a coltellate nei pressi della stazione. Per il feroce assassinio è sospettato un altro straniero, Marin Jelenic, un croato di 36 anni con una lunga serie di precedenti. Tra maggio e settembre, Jelenic è stato identificato dalle forze dell’ordine numerose volte sempre a Milano, nelle stazioni Centrale e Lambrate. Era stato fermato pure il 22 dicembre, e come sempre aveva in tasca un coltello. Proprio in virtù di quel controllo di polizia si era visto appioppare un decreto di allontanamento dall’Italia. Non si trattava di una espulsione, ma di un provvedimento che riguarda i cittadini comunitari: Jelenic avrebbe dovuto lasciare il nostro territorio entro 10 giorni, cioè ai primi di gennaio. Come tragicamente noto, si è ben guardato dal farlo.
A quanto pare, dunque, non riusciamo ad allontanare dall’Italia nemmeno gli europei. E dunque è giusto indignarsi e protestare, e persino chiamare in causa il governo di destra, il quale ha ridotto il numero di stranieri in ingresso ma fatica, come tutti, sugli allontanamenti.
Detto questo, suona un po’ ridicolo il sussiego con cui ora la sinistra italica brama espulsioni e regole ferree. Che rimpatriare gli stranieri sia difficile è noto da molto tempo, motivo per cui sarebbe consigliabile farne entrare il meno possibile. Tema su cui però i nostri progressisti sono stati di opinione decisamente contraria per anni e anni (e continuano ad esserlo, ci risulta). Non solo. La sinistra è sempre in prima fila a protestare quando qualcuno osa parlare di espulsioni. Tanto che si è messa, pervertendo il termine inglese, a chiamarle deportazioni, giusto per evocare ancora una volta il nazismo. Tanto per non fare nomi, il sindaco Sala che adesso strepita per le espulsioni mai fatte è lo stesso che qualche mese fa fece di tutto per impedire che nella sua città si tenesse un convegno (un convegno!) sulla remigrazione. Di rimandare indietro gli stranieri non voleva nemmeno sentir parlare.
Ancora ieri, su Repubblica, Annalisa Cuzzocrea spiegava quanto sia inutile insistere sull’approccio securitario. A suo dire il problema sta solo nel fatto che non si spendono abbastanza soldi per l’integrazione, come se la violenza di soggetti tipo Velazco potesse essere attribuita al disagio sociale e alla povertà invece che alla propensione al crimine individuale.
Si punzecchi allora il governo, per carità, ma con un minimo di decenza se possibile. Chi si oppone ai rimpatri e contemporaneamente insiste per spalancare le frontiere, dovrebbe evitare di blaterare di sicurezza e di lamentarsi se in giro ci sono criminali stranieri. La sinistra, in sostanza, farebbe meglio a tacere.
Anzi, dovrebbe congratularsi con sé stessa per aver ottenuto ciò che ha richiesto.
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