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2023-07-11
Torna Greta per l’ultimo sopruso dei socialisti
Ansa
Stamattina alle 9 inizierà il dibattito sulla legge Natura, ovvero l’insieme di norme che renderebbero inutilizzabile come minimo il 30% delle aree verdi ed eliminerebbero qualunque intervento umano su almeno 25.000 chilometri di percorsi fluviali. Il voto è previsto per domani ma la vera sfida si giocherà oggi. Sia all’interno del Parlamento europeo riunito in plenaria, sia fuori, nella piazza. Perché per sostenere la cosiddetta Restoration law arriverà a Strasburgo Greta Thunberg. Ad annunciarlo, ieri mattina, è stata la stessa attivista su Twitter: «Alle 8 protesteremo davanti all’Europarlamento per una forte legge sul ripristino della natura. Il 12 luglio gli eurodeputati votano questa legge. Li esortiamo a non respingerla ma a votare per la legge più forte possibile. Per mitigare la crisi climatica e arrestare la perdita di biodiversità, dobbiamo ripristinare la natura», ha scritto.
Per Frans Timmermans arrivano i rinforzi, insomma. Ma Greta non sarà la sola a scendere in piazza. L’eurodeputato Christophe Hansen, in qualità di «questore» responsabile per il servizio di autisti dell’Europarlamento, ha infatti inviato una mail ai colleghi per informarli che «a causa di una manifestazione di agricoltori» stamattina l’accesso al Parlamento davanti al Weiss building «sarà gravemente interrotto» e dalle 7 fino a tarda sera le vie adiacenti «saranno bloccate e non accessibili alle auto».
Da una parte ci sarà, dunque, lo scontro in piazza tra il team Greta e gli agricoltori (temono che il piano li costringa a rinunciare alla produzione su alcune delle loro terre per far posto a foreste, prati e fossati). E dall’altra quello in Aula, durante la plenaria. Il progetto di legge, sponsorizzato dai socialisti e contrastato dal Ppe, finora è stato respinto tre volte da altrettante commissioni parlamentari (inclusa quella per l’Ambiente) e regola vorrebbe che in Parlamento ora finisca la versione originale che era quella più «strong», con indicazione di votare contro. La commissione Ambiente si è però mossa per far approdare sul tavolo della plenaria di martedì il documento più mitigato approvato dal Consiglio Ue, nonostante il no dell’Italia. Lo scorso 30 giugno Stéphane Séjourné, leader del gruppo liberale Renew Europe del Parlamento europeo, ha dichiarato a Politico che avrebbe cercato di salvare la legge proponendo «una nuova versione, più equilibrata, che garantisca l’unità del mio gruppo e allo stesso tempo possa trovare una maggioranza». Renew Europe ha quindi presentato emendamenti che ripropongono il testo approvato dal Consiglio a giugno.
Sempre su Twitter ieri l’account del Ppe ha scaldato la propria tifoseria con una serie di post. «Crediamo che il cambiamento climatico sia la più grande sfida della nostra generazione e dobbiamo farlo bene. Ciò significa anche criticare la legislazione quando non è all’altezza dei nostri standard. È il caso della legge Nature restoration: dovrebbe essere respinta». E ancora: «Il dibattito, che è stato falsamente inquadrato come un’opposizione tra sostenitori e nemici della natura, riguarda in realtà l’impatto delle politiche sul cambiamento climatico sulla vita degli europei», scrivono dal gruppo dei Popolari.
Intanto, il commissario all’Ambiente, Virginijus Sinkevicius, al termine del Consiglio informale ambiente ieri ha dichiarato che «non ci sarà una nuova proposta» sulla legge per il ripristino della natura. «Se la proposta attuale verrà respinta, con il mandato negoziale del Consiglio già approvato, quindi con gli Stati che dicono ci serve questa legge, siamo pronti a lavorare e attuarla, la Commissione non ha abbastanza tempo per formulare una nuova proposta. Dobbiamo guardare a tutte le proposte della commissione come legate tra loro, non possono essere separate», ha detto Sinkevicius. Lo stesso Sinkevicius era stato citato dalla relatrice ombra del Ppe, la deputata tedesca Christine Schneider, che in un’intervista alla Verità lo scorso 14 giugno aveva raccontato le pressioni ricevute dall’esecutivo Ue. «Ero nell’ufficio del vicepresidente Timmermans e anche nell’ufficio del Commissario per l’Ambiente, Sinkevicius, a Strasburgo», ci aveva detto Schneider. «Volevano sapere di cosa avevamo bisogno per promuovere la legge e colloqui simili ci sono stati anche con altri europarlamentari, non solo del mio gruppo. Non ero sola. C’erano anche lo staff e altri europarlamentari con me in ufficio e volevano sapere cosa fare affinché io e il mio gruppo politico votassimo a favore di questa proposta. Gli ho esposto le mie preoccupazioni, che abbiamo rivolto al Ppe alla Commissione per nove mesi e che sono molto importanti per me e per il mio gruppo. E dopo che si sono resi conto che non avremmo abbandonato la nostra posizione, hanno iniziato subito a dire: “Ok, se non voterete a favore della legge Natura, il Ppe non otterrà più iniziative legislative che sono importanti per voi in questo periodo”». Insomma, Timmermans aveva invitato la Schneider ad assumere un atteggiamento più collaborativo, pena il rischio di non vedere più dossier nemmeno con il binocolo.
Nel frattempo, come ha rivelato nei giorni scorsi il quotidiano Mf, nell’ultima relazione annuale di previsione strategica è stato messo nero su bianco che per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione che l’Unione europea si è data con il Green deal e con Repower Eu servono investimenti aggiuntivi per 620 miliardi l’anno. A questi, si sommeranno altri 92 miliardi per raggiungere gli obiettivi del Net-Zero industry act.
Timmermans archivia la democrazia in Europa in nome degli ecodeliri
La partita del Green deal rischia di scappare di mano ai socialisti europei. Ne hanno fatto una bandiera e non si sono accorti che a forza di alzare la posta con progetti irrealistici, nel migliore dei casi, e dannosi, nel peggiore, questa bandiera è diventata un boomerang. È diventata la chiave di volta per scardinare la maggioranza Ursula e il pluridecennale rapporto tra Pse e Ppe, i popolari europei. Così, Frans Timmermans, vice presidente della Commissione e alfiere della potenziale sconfitta, alza la posta e accusa le altre parti politiche di lesa maestà.
«Il voto di mercoledì (domani, ndr) al Parlamento europeo sul provvedimento per il ripristino degli habitat naturali rischia di far saltare uno dei progetti fondamentali della commissione europea: il Green deal sulla transizione ecologica. Il Partito popolare europeo si sta spaccando su questo punto», ha detto Timmermans in una intervista pubblicata ieri da La Repubblica, con tanto di dito puntato verso Roma: «Da quando la destra italiana è al governo, il Ppe ha smesso di trattare. Ma così assestano un colpo a Ursula von der Leyen. Sarebbe una sconfitta per la sua Commissione». Per poi aggiungere: «Se il Ppe pensa di governare in futuro con l’estrema destra pur di stare al governo, si ricordino che i partiti radicali vogliono fermare il progetto europeo. Con la destra radicale non si risolvono i problemi». «Ma lei cosa si aspetta dopodomani?», chiede il giornalista de La Repubblica. «Riprendere l’abitudine di negoziare, anche se non siamo d’accordo al 100 per cento. Non capisco perché il Ppe ha deciso di andarsene, di non parlare nemmeno con noi. Eppure abbiamo fatto una trattativa con il Consiglio. Anche il ministro italiano mi ha detto che sono stati compiuti dei passi avanti, ma poi bloccano tutto».
Le lamentele di Timmermans non corrispondono però alla realtà. A partire da Gilberto Pichetto Fratin, che ha pure ammesso un passo in avanti nella mediazione del testo sulla legge Natura, ma poi - come risulta agli atti - ha votato contro. Perché sarà pur vero che il testo emendato dal Consiglio è meno estremista rispetto al dossier originale sponsorizzato dai socialisti, ma resta pur sempre un intervento che mira a impoverire l’economia del continente. Esattamente il tema che spinge Manfred Weber e almeno metà Ppe a voler rivedere le alleanze. Infine c’è la questione del dialogo e della negoziazione, come la chiama Timmermans. Vero che il buon rapporto si è interrotto. Ma il vertice socialista omette un dettaglio non da poco. Il vice presidente della Commissione non solo è entrato a gamba tesa, ma si è anche permesso di minacciare una deputata tedesca del Ppe, dimostrando di aver sprezzo dei rapporti personali e soprattutto di non aver chiaro il concetto di democrazia.
L’idea socialista è quella di accusare chi non la pensa come loro di negazionismo climatico, populismo dannoso e altre amenità. Timmermans però dimentica che il Parlamento dovrebbe essere sovrano. E ciò che sta accadendo tra Bruxelles e Strasburgo si chiama atto legiferante. Spetta all’Europarlamento fare le leggi. Non subirle. Tanto meno subire i diktat di chi magari ammanta di ideali un semplice atteggiamento mirato alla mera salvaguardia del potere. Così anche le veline prendono il contorno che meritano.
Ieri, guarda caso la Corte dei conti Ue ha diffuso un comunicato sulla protezione del suolo. «La salute del terreno in Europa ha ampi margini di miglioramento, si legge in una nota. Il custode delle finanze dell’Ue è critico sugli sforzi finora compiuti dai 27 per assicurare la gestione sostenibile del suolo e ritiene che la Commissione europea e i Paesi Ue non abbiano fatto sufficiente ricorso agli strumenti finanziari e legislativi a loro disposizione». Stando agli auditor della Corte, «mancano spesso di ambizione e gli Stati membri non fanno convergere i finanziamenti sulle aree con i problemi del suolo più urgenti». La relazione fa ovviamente seguito a un’analisi secondo la quale il 60-70 % dei terreni in Europa non sarebbe sano, in parte a causa dell’inadeguatezza delle pratiche di gestione del suolo e del letame. Un giochetto ormai svelato che dimostra le continue concomitanze. Stamattina parte la discussione in Aula. Timmermans non può permettersi la sconfitta. E così servono continui allarmi. Poco importa se non sono sostenuti da dati veramente scientifici. La realtà l’ha sintetizzata bene ieri Carlo Fidanza di Fdi: «Anche in questa sessione voteremo una serie di provvedimenti che risentono tutti dello stesso vizio di origine. Ci stanno chiedendo di fare una costosissima rivoluzione industriale “verde” per contribuire di uno zero virgola alla riduzione delle emissioni globali, mentre i Paesi più inquinanti si arricchiranno vendendoci quello che serve alla nostra transizione, realizzato grazie a nuove centrali a carbone e magari al lavoro minorile».
In altre parole non basta scongelare Greta per violare le prerogative del Parlamento e per ingannare chi va nelle urne per dare il suo voto.
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Dopo le pressioni indebite, la legge Natura oggi all’Europarlamento con una versione frutto dell’ennesimo magheggio. Fuori, scontro attivisti-agricoltori. Frans Timmermans si gioca il tutto per tutto, ma il Ppe sembra tenere.La Commissione tenta di scavalcare l’Aula per far passare le sue riforme. E ci mette nel mirino: «Da quando la destra italiana è al governo, trattative ferme al palo».Lo speciale contiene due articoli.Stamattina alle 9 inizierà il dibattito sulla legge Natura, ovvero l’insieme di norme che renderebbero inutilizzabile come minimo il 30% delle aree verdi ed eliminerebbero qualunque intervento umano su almeno 25.000 chilometri di percorsi fluviali. Il voto è previsto per domani ma la vera sfida si giocherà oggi. Sia all’interno del Parlamento europeo riunito in plenaria, sia fuori, nella piazza. Perché per sostenere la cosiddetta Restoration law arriverà a Strasburgo Greta Thunberg. Ad annunciarlo, ieri mattina, è stata la stessa attivista su Twitter: «Alle 8 protesteremo davanti all’Europarlamento per una forte legge sul ripristino della natura. Il 12 luglio gli eurodeputati votano questa legge. Li esortiamo a non respingerla ma a votare per la legge più forte possibile. Per mitigare la crisi climatica e arrestare la perdita di biodiversità, dobbiamo ripristinare la natura», ha scritto. Per Frans Timmermans arrivano i rinforzi, insomma. Ma Greta non sarà la sola a scendere in piazza. L’eurodeputato Christophe Hansen, in qualità di «questore» responsabile per il servizio di autisti dell’Europarlamento, ha infatti inviato una mail ai colleghi per informarli che «a causa di una manifestazione di agricoltori» stamattina l’accesso al Parlamento davanti al Weiss building «sarà gravemente interrotto» e dalle 7 fino a tarda sera le vie adiacenti «saranno bloccate e non accessibili alle auto». Da una parte ci sarà, dunque, lo scontro in piazza tra il team Greta e gli agricoltori (temono che il piano li costringa a rinunciare alla produzione su alcune delle loro terre per far posto a foreste, prati e fossati). E dall’altra quello in Aula, durante la plenaria. Il progetto di legge, sponsorizzato dai socialisti e contrastato dal Ppe, finora è stato respinto tre volte da altrettante commissioni parlamentari (inclusa quella per l’Ambiente) e regola vorrebbe che in Parlamento ora finisca la versione originale che era quella più «strong», con indicazione di votare contro. La commissione Ambiente si è però mossa per far approdare sul tavolo della plenaria di martedì il documento più mitigato approvato dal Consiglio Ue, nonostante il no dell’Italia. Lo scorso 30 giugno Stéphane Séjourné, leader del gruppo liberale Renew Europe del Parlamento europeo, ha dichiarato a Politico che avrebbe cercato di salvare la legge proponendo «una nuova versione, più equilibrata, che garantisca l’unità del mio gruppo e allo stesso tempo possa trovare una maggioranza». Renew Europe ha quindi presentato emendamenti che ripropongono il testo approvato dal Consiglio a giugno.Sempre su Twitter ieri l’account del Ppe ha scaldato la propria tifoseria con una serie di post. «Crediamo che il cambiamento climatico sia la più grande sfida della nostra generazione e dobbiamo farlo bene. Ciò significa anche criticare la legislazione quando non è all’altezza dei nostri standard. È il caso della legge Nature restoration: dovrebbe essere respinta». E ancora: «Il dibattito, che è stato falsamente inquadrato come un’opposizione tra sostenitori e nemici della natura, riguarda in realtà l’impatto delle politiche sul cambiamento climatico sulla vita degli europei», scrivono dal gruppo dei Popolari.Intanto, il commissario all’Ambiente, Virginijus Sinkevicius, al termine del Consiglio informale ambiente ieri ha dichiarato che «non ci sarà una nuova proposta» sulla legge per il ripristino della natura. «Se la proposta attuale verrà respinta, con il mandato negoziale del Consiglio già approvato, quindi con gli Stati che dicono ci serve questa legge, siamo pronti a lavorare e attuarla, la Commissione non ha abbastanza tempo per formulare una nuova proposta. Dobbiamo guardare a tutte le proposte della commissione come legate tra loro, non possono essere separate», ha detto Sinkevicius. Lo stesso Sinkevicius era stato citato dalla relatrice ombra del Ppe, la deputata tedesca Christine Schneider, che in un’intervista alla Verità lo scorso 14 giugno aveva raccontato le pressioni ricevute dall’esecutivo Ue. «Ero nell’ufficio del vicepresidente Timmermans e anche nell’ufficio del Commissario per l’Ambiente, Sinkevicius, a Strasburgo», ci aveva detto Schneider. «Volevano sapere di cosa avevamo bisogno per promuovere la legge e colloqui simili ci sono stati anche con altri europarlamentari, non solo del mio gruppo. Non ero sola. C’erano anche lo staff e altri europarlamentari con me in ufficio e volevano sapere cosa fare affinché io e il mio gruppo politico votassimo a favore di questa proposta. Gli ho esposto le mie preoccupazioni, che abbiamo rivolto al Ppe alla Commissione per nove mesi e che sono molto importanti per me e per il mio gruppo. E dopo che si sono resi conto che non avremmo abbandonato la nostra posizione, hanno iniziato subito a dire: “Ok, se non voterete a favore della legge Natura, il Ppe non otterrà più iniziative legislative che sono importanti per voi in questo periodo”». Insomma, Timmermans aveva invitato la Schneider ad assumere un atteggiamento più collaborativo, pena il rischio di non vedere più dossier nemmeno con il binocolo. Nel frattempo, come ha rivelato nei giorni scorsi il quotidiano Mf, nell’ultima relazione annuale di previsione strategica è stato messo nero su bianco che per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione che l’Unione europea si è data con il Green deal e con Repower Eu servono investimenti aggiuntivi per 620 miliardi l’anno. A questi, si sommeranno altri 92 miliardi per raggiungere gli obiettivi del Net-Zero industry act.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/torna-greta-ultimo-sopruso-socialisti-2662261039.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="timmermans-archivia-la-democrazia-in-europa-in-nome-degli-ecodeliri" data-post-id="2662261039" data-published-at="1689073268" data-use-pagination="False"> Timmermans archivia la democrazia in Europa in nome degli ecodeliri La partita del Green deal rischia di scappare di mano ai socialisti europei. Ne hanno fatto una bandiera e non si sono accorti che a forza di alzare la posta con progetti irrealistici, nel migliore dei casi, e dannosi, nel peggiore, questa bandiera è diventata un boomerang. È diventata la chiave di volta per scardinare la maggioranza Ursula e il pluridecennale rapporto tra Pse e Ppe, i popolari europei. Così, Frans Timmermans, vice presidente della Commissione e alfiere della potenziale sconfitta, alza la posta e accusa le altre parti politiche di lesa maestà. «Il voto di mercoledì (domani, ndr) al Parlamento europeo sul provvedimento per il ripristino degli habitat naturali rischia di far saltare uno dei progetti fondamentali della commissione europea: il Green deal sulla transizione ecologica. Il Partito popolare europeo si sta spaccando su questo punto», ha detto Timmermans in una intervista pubblicata ieri da La Repubblica, con tanto di dito puntato verso Roma: «Da quando la destra italiana è al governo, il Ppe ha smesso di trattare. Ma così assestano un colpo a Ursula von der Leyen. Sarebbe una sconfitta per la sua Commissione». Per poi aggiungere: «Se il Ppe pensa di governare in futuro con l’estrema destra pur di stare al governo, si ricordino che i partiti radicali vogliono fermare il progetto europeo. Con la destra radicale non si risolvono i problemi». «Ma lei cosa si aspetta dopodomani?», chiede il giornalista de La Repubblica. «Riprendere l’abitudine di negoziare, anche se non siamo d’accordo al 100 per cento. Non capisco perché il Ppe ha deciso di andarsene, di non parlare nemmeno con noi. Eppure abbiamo fatto una trattativa con il Consiglio. Anche il ministro italiano mi ha detto che sono stati compiuti dei passi avanti, ma poi bloccano tutto». Le lamentele di Timmermans non corrispondono però alla realtà. A partire da Gilberto Pichetto Fratin, che ha pure ammesso un passo in avanti nella mediazione del testo sulla legge Natura, ma poi - come risulta agli atti - ha votato contro. Perché sarà pur vero che il testo emendato dal Consiglio è meno estremista rispetto al dossier originale sponsorizzato dai socialisti, ma resta pur sempre un intervento che mira a impoverire l’economia del continente. Esattamente il tema che spinge Manfred Weber e almeno metà Ppe a voler rivedere le alleanze. Infine c’è la questione del dialogo e della negoziazione, come la chiama Timmermans. Vero che il buon rapporto si è interrotto. Ma il vertice socialista omette un dettaglio non da poco. Il vice presidente della Commissione non solo è entrato a gamba tesa, ma si è anche permesso di minacciare una deputata tedesca del Ppe, dimostrando di aver sprezzo dei rapporti personali e soprattutto di non aver chiaro il concetto di democrazia. L’idea socialista è quella di accusare chi non la pensa come loro di negazionismo climatico, populismo dannoso e altre amenità. Timmermans però dimentica che il Parlamento dovrebbe essere sovrano. E ciò che sta accadendo tra Bruxelles e Strasburgo si chiama atto legiferante. Spetta all’Europarlamento fare le leggi. Non subirle. Tanto meno subire i diktat di chi magari ammanta di ideali un semplice atteggiamento mirato alla mera salvaguardia del potere. Così anche le veline prendono il contorno che meritano. Ieri, guarda caso la Corte dei conti Ue ha diffuso un comunicato sulla protezione del suolo. «La salute del terreno in Europa ha ampi margini di miglioramento, si legge in una nota. Il custode delle finanze dell’Ue è critico sugli sforzi finora compiuti dai 27 per assicurare la gestione sostenibile del suolo e ritiene che la Commissione europea e i Paesi Ue non abbiano fatto sufficiente ricorso agli strumenti finanziari e legislativi a loro disposizione». Stando agli auditor della Corte, «mancano spesso di ambizione e gli Stati membri non fanno convergere i finanziamenti sulle aree con i problemi del suolo più urgenti». La relazione fa ovviamente seguito a un’analisi secondo la quale il 60-70 % dei terreni in Europa non sarebbe sano, in parte a causa dell’inadeguatezza delle pratiche di gestione del suolo e del letame. Un giochetto ormai svelato che dimostra le continue concomitanze. Stamattina parte la discussione in Aula. Timmermans non può permettersi la sconfitta. E così servono continui allarmi. Poco importa se non sono sostenuti da dati veramente scientifici. La realtà l’ha sintetizzata bene ieri Carlo Fidanza di Fdi: «Anche in questa sessione voteremo una serie di provvedimenti che risentono tutti dello stesso vizio di origine. Ci stanno chiedendo di fare una costosissima rivoluzione industriale “verde” per contribuire di uno zero virgola alla riduzione delle emissioni globali, mentre i Paesi più inquinanti si arricchiranno vendendoci quello che serve alla nostra transizione, realizzato grazie a nuove centrali a carbone e magari al lavoro minorile». In altre parole non basta scongelare Greta per violare le prerogative del Parlamento e per ingannare chi va nelle urne per dare il suo voto.
l segretario generale della UIL, Pierpaolo Bombardieri, ha espresso soddisfazione per il nuovo decreto sul cosiddetto «salario giusto», a margine della conferenza stampa di presentazione del Concerto del 1° maggio.
«Siamo molto soddisfatti perché per la prima volta c’è un intervento legislativo che identifica il salario giusto con i contratti di Cgil, Cisl e Uil», ha dichiarato. Bombardieri ha ricordato il tema dei cosiddetti «contratti pirata», firmati da sigle non rappresentative che — secondo il sindacato — avrebbero contribuito ad abbassare i salari. Il nuovo impianto normativo, ha spiegato, punta invece a valorizzare i contratti comparativamente più rappresentativi e a condizionare gli sgravi fiscali al loro utilizzo.
Anthony Fauci (Ansa foto)
Morens, in libertà vigilata, avrebbe utilizzato un account gmail per nascondere comunicazioni ufficiali relative a progetti finanziati dal governo federale sui coronavirus nei pipistrelli. Se riconosciuto colpevole di tutti i capi d’accusa resi pubblici lunedì presso il tribunale federale del Maryland, dove è comparso venendo poi rilasciato dietro cauzione, l’alto funzionario che aveva lavorato con Fauci rischia fino a 51 anni di carcere. Il potentissimo infettivologo, ex direttore di lunga data del Niaid, aveva preso le distanze da Morens durante un’audizione al Congresso nel 2024, affermando che non avevano lavorato a stretto contatto.
Certo è che, se l’ex consigliere senior aveva utilizzato il suo account privato per eludere almeno otto richieste di accesso agli atti presentate ai sensi del Freedom of Information Act (Foia) «riguardanti la cosiddetta ricerca “gain-of-function”, che può rendere gli agenti patogeni più letali o più trasmissibili a scopo di studio», come evidenzia Politico, difficile credere che Fauci fosse estraneo all’operazione.
Da giugno 2014 a maggio 2019, infatti, sotto la guida dell’infettivologo il Niaid aveva sovvenzionato per oltre 3 milioni di dollari la EcoHealth Alliance, una Ong presieduta dallo zoologo britannico Peter Daszak che aveva dirottato fondi dei contribuenti americani (più di 1,4 milioni di dollari secondo un rapporto del Government accountability office del giugno 2023) a Shi Zhengli, la «bat-woman», principale responsabile della ricerca sui coronavirus al Wuhan Institute of Virology.
Il presidente della Commissione per la supervisione e la riforma del governo della Camera dei rappresentanti, James Comer, ha dichiarato: «La sottocommissione speciale sulla pandemia di coronavirus ha scoperto prove che rivelano come il dottor Morens, uno dei principali consiglieri del dottor Fauci, abbia intenzionalmente agito per occultare e falsificare documenti sulle origini della pandemia di Covid-19». Per poi aggiungere: «Mi congratulo con il dipartimento di Giustizia di Trump per aver agito, per ritenere questo funzionario pubblico responsabile di aver nascosto informazioni al popolo americano».
Nel rapporto finale della commissione del dicembre 2024, a conclusione dell’indagine biennale sulla pandemia di Covid-19, si leggeva tra l’altro che «la pubblicazione L’origine prossimale del Sars-CoV-2, utilizzata ripetutamente dai funzionari della sanità pubblica e dai media per screditare la teoria della fuga dal laboratorio, è stata sollecitata dal dottor Fauci per promuovere la narrativa preferita secondo cui il Covid-19 ha avuto origine in natura». Dall’indagine invece emergeva che «un incidente di laboratorio legato alla ricerca di effetto gain-of-function è molto probabilmente all’origine del Covid-19. Gli attuali meccanismi governativi per la supervisione di questa pericolosa ricerca di effetto gain-of-function sono incompleti, estremamente complessi e privi di applicabilità a livello globale».
Nell’atto di accusa contro Morens si fa riferimento a due co-cospiratori, non incriminati e nemmeno citati ma dai documenti è stato facile identificarli. Si tratta di Peter Daszake e di Gerald Keusch, medico ed ex vicedirettore del laboratorio di malattie infettive della Boston University, beneficiario di una sovvenzione del National institutes of health (Nih). Tra aprile 2020 e giugno 2023, i due co-cospiratori avrebbero hanno cercato di ottenere con lui il ripristino di milioni di dollari di finanziamenti federali per EcoHealth e di migliorarne l’immagine pubblica.
Il dottor Richard Ebright, biologo molecolare presso la Rutgers University, ha dichiarato che «le prove contro i tre sono schiaccianti», addirittura si parla di «tangenti» come riferisce il New York Post. «A meno che uno o più di loro non collaborino e forniscano prove contro Fauci e altri in cambio dell’immunità, tutti e tre dovrebbero essere, e probabilmente saranno, condannati», ha aggiunto, ricordando che nel 2002 Keusch approvò il primo finanziamento EcoHealth all’Istituto di virologia di Wuhan.
In una mail del 26 aprile 2020 inviata dal suo account privato, Morens scriveva a Daszak e Keusch: «Ci sono cose che non posso dire, tranne che Tony (Fauci, molto presumibilmente, ndr) ne è a conoscenza e ho appreso che all’interno del Nih sono in corso degli sforzi per portare avanti la questione riducendo al minimo i danni per te, Peter, e i tuoi colleghi, nonché per il Nih e il Niaid».
Brad Wenstrup, ex presidente della sottocommissione Covid della Camera dei rappresentanti, ha dichiarato al Washington Post che «potrebbero seguire ulteriori incriminazioni», considerato che «le ripercussioni di queste azioni hanno causato danni significativi al sistema sanitario pubblico».
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La copertina del catalogo Lima del 1964
Quanti bambini (e non solo) avranno sognato la scatola con il ferroviere baffuto la notte di Natale? Quel desiderio non era neppure lontanamente nei cuori dei ragazzi italiani nel «magro» 1946, con le ferite della guerra ancora tutte aperte. Ma proprio dalle rovine nacque la storia di uno dei marchi di giocattoli italiani di maggior successo a livello mondiale, la Lima di Vicenza. Fu un parente del conte Marzotto, l’industriale della lana, a dare il via alla «Lavorazione Italiana Metalli Affini» che si occupò proprio di riparare i danni causati dal conflitto appena terminato. La prima attività di Lima fu infatti la riparazione del materiale rotabile delle Ferrovie dello Stato danneggiato dai pesanti bombardamenti che la città berica subì tra il 1944 e il 1945, creando su misura le parti in alluminio mancanti. L’attività sui veri treni durò tuttavia poco, perché le Fs avocarono presto a sé tutte le attività di manutenzione e riparazione e proprio a Vicenza furono stabilite le officine per le grandi riparazioni (Ogr). Rimasta senza commesse, la Lima corse ai ripari con un atto di rapida riconversione nel settore dei giocattoli tradizionali come automobiline e motoscafi rigorosamente in metallo stampato, ma anche pentole e cucine economiche in scala, già nel 1948. Dalle officine di via Massaria uscirono modellini di barche con motore a batterie e automobiline con meccanismo a frizione o filoguidate, oltre ad armi giocattolo. I trenini arrivarono solo successivamente, dopo il cambio al vertice tra la prima proprietà e Ottorino Bisazza a partire dal 1954. Il nuovo management puntò ad allargare il catalogo includendo i primi trenini sicuramente a partire dal 1957 con la riproduzione di una semplice locomotiva a vapore, la 0-3-0 con i primi motori elettrici a cascata di ingranaggi. Semplice era anche il livello delle finiture, che anticipò la filosofia dell’azienda vicentina: rendere i trenini accessibili a tutti, un gioco prima di allora riservato ad una clientela abbiente. Dal 1962 iniziarono a comparire le prime riproduzioni di locomotive e carrozze moderne come la E424 delle Fs, la tedesca DB 60 e la francese BB 9200 delle Sncf. Gli anni Sessanta furono il decennio dell’introduzione dei materiali plastici, che permise a Lima di abbassare ulteriormente i prezzi, dando il via al successo mondiale. Nel 1962 viene affiancata alla tradizionale scala HO anche la piccola scala N (1:160) oltre all’allargamento del catalogo agli accessori per plastici. Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta vengono prodotti a Vicenza anche modelli in scala O (1:43) funzionanti a batterie (Jumbo Train). Per un periodo Lima realizzò anche mattoncini simili a quelli della Lego, con i quali era possibile costruire locomotori e vagoni funzionanti sui binari costruiti dalla ditta di Vicenza. I dipendenti degli anni d’oro sono centinaia, la produzione vede l’apertura di un nuovo stabilimento a Isola Vicentina e Lima è presente a tutte le fiere internazionali del settore. Negli anni d’oro l’azienda ha un catalogo vastissimo di treni moderni e d’epoca, tra cui il mitico Pendolino Etr 300 e i TGV francesi. Nel 1980 gli articoli nel catalogo Lima sono ben 1.147, tra rotabili e accessori. Praticamente in tutte le case d’Italia c’è una confezione con il ferroviere baffuto «Beppe». La formula della semplicità progettuale e costruttiva aveva pagato, rendendo Lima il trenino per eccellenza anche se non paragonabile alla qualità costruttiva e ai dettagli delle blasonate Rivarossi e Màrklin, più rivolte ad una nicchia di appassionati adulti.
L’epoca d’oro finì poco più tardi, e per l’azienda di trenini fu il binario morto. Dopo la metà degli anni ’80 le prime consolle e i personal computer misero i videogiochi al primo posto nei desideri di bambini e ragazzi e alla fine del decennio l’azienda vicentina finì in amministrazione controllata prima di essere rilevata nel 1992 dalla rivale Rivarossi, che nel 2004 cederà l’attività al colosso inglese dei giocattoli Hornby, che tuttora detiene il glorioso marchio del più importante produttore di trenini elettrici del mondo.
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La sostenibilità entra ancora una volta al centro della Finale di Coppa Italia. In vista dell’atto conclusivo dell’edizione 2025/2026, in programma mercoledì 13 maggio allo stadio Olimpico di Roma tra Lazio e Inter, prende forma la terza edizione del progetto «Road to Zero».
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Lega Serie A, Sport e Salute, Roma Capitale e Roma Servizi per la Mobilità, con il supporto della Uefa, e si inserisce nel solco delle edizioni precedenti con l’obiettivo di rendere l’evento sempre più attento all’impatto ambientale e sociale. L’idea è quella di integrare in modo strutturale i principi della sostenibilità nell’organizzazione di una grande manifestazione sportiva, lavorando su più livelli e seguendo un approccio progressivamente più sistemico.
Per la finale dell’Olimpico, le azioni previste si muovono lungo le direttrici ambientali, sociali e di governance, in linea con il framework ESG della Uefa adattato al contesto italiano. Un percorso che punta non solo a garantire continuità alle iniziative già avviate, ma anche a rendere sempre più misurabili gli effetti delle scelte adottate e a diffondere pratiche sostenibili nel mondo del calcio.
Sul piano operativo, la Lega Serie A si è avvalsa anche quest’anno della collaborazione del dipartimento sostenibilità ambientale e sociale della Uefa e del supporto strategico di Cristiana Pace, advisor ESG nello sport e fondatrice di Enovation Consulting.
Tra le misure più rilevanti c’è il tema della mobilità. I tifosi in possesso del biglietto potranno richiedere l’utilizzo gratuito dei mezzi pubblici – metro, bus e ferrovie urbane – nel giorno della partita. Sarà inoltre disponibile un documento dedicato con tutte le informazioni utili per organizzare gli spostamenti, tra parcheggi per mezzi condivisi, aree per biciclette e hub intermodali.
Si rinnova anche la collaborazione con Frecciarossa, title sponsor della competizione, che mette a disposizione un codice promozionale per favorire gli spostamenti in treno verso Roma a condizioni agevolate.
Un’altra novità riguarda la raccolta dei dati sugli spostamenti dei tifosi. Dopo l’acquisto del biglietto, sarà possibile compilare un questionario volontario per indicare le modalità di viaggio utilizzate per raggiungere la capitale e lo stadio. Le informazioni serviranno ad analizzare una delle principali voci dell’impatto ambientale legato agli eventi sportivi, con l’obiettivo di migliorare le strategie future e affinare i sistemi di misurazione.
Sul fronte tecnologico, la finale segna anche un passaggio importante per la biglietteria: per la prima volta in Italia, l’accesso allo stadio avverrà esclusivamente tramite biglietti digitali su smartphone con tecnologia NFC. Una scelta che punta a ridurre l’uso di carta e, allo stesso tempo, a rendere più rapida e sicura l’esperienza di ingresso.
Infine, anche la gestione del cibo rientra tra le iniziative previste. Il fornitore di catering attiverà infatti un programma di donazione delle eccedenze alimentari, in linea con i principi dell’economia circolare.
Un insieme di interventi che conferma la volontà degli organizzatori di trasformare la finale di Coppa Italia in un laboratorio di sostenibilità applicata allo sport, con l’obiettivo di ridurre progressivamente l’impatto complessivo dell’evento.
All’Olimpico si entrerà solo con lo smartphone

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Alla finale di Coppa Italia cambia anche il modo di entrare allo stadio. Per la prima volta in Italia, l’accesso all’Olimpico avverrà esclusivamente tramite tecnologia NFC, con lo smartphone che sostituirà definitivamente biglietti cartacei e codici QR.
La novità debutta in occasione della sfida tra Lazio e Inter del 13 maggio e rappresenta un passaggio significativo nel processo di digitalizzazione degli eventi sportivi. Il sistema, sviluppato grazie alla collaborazione tra Lega Serie A e Vivaticket, consentirà ai tifosi di utilizzare il proprio dispositivo mobile come titolo d’ingresso, in modalità completamente contactless.
L’obiettivo è rendere più fluido e rapido l’accesso all’impianto, migliorando al tempo stesso la sicurezza e l’esperienza complessiva del pubblico. Il nuovo modello è compatibile con i principali sistemi operativi, inclusi iOS e Android, e punta a semplificare la gestione dei biglietti eliminando la necessità di supporti fisici.
Per la Lega Serie A si tratta di un ulteriore passo nel percorso di innovazione tecnologica già avviato negli ultimi anni, con l’intento di rendere gli stadi sempre più accessibili e al passo con le nuove esigenze del pubblico. Una trasformazione che si inserisce anche nel più ampio quadro delle iniziative legate alla sostenibilità, riducendo l’utilizzo di carta e materiali.
Anche per Vivaticket, partner ufficiale del ticketing, l’introduzione della tecnologia NFC segna un’evoluzione nella gestione degli ingressi ai grandi eventi, con un sistema pensato per rendere più efficiente l’organizzazione e più immediata la fruizione da parte degli spettatori.
La finale dell’Olimpico diventa così il primo evento in Italia a utilizzare in modo esclusivo biglietti in formato NFC, aprendo la strada a un possibile utilizzo sempre più diffuso di questa tecnologia nel calcio e nei grandi appuntamenti sportivi.
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