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Questa mattina non sarà Gianluca Rocchi a sedersi davanti al pubblico ministero Maurizio Ascione. L’ex designatore degli arbitri di Serie A e B, indagato per concorso in frode sportiva, ha rinunciato all’interrogatorio. Né lui né il suo avvocato, Antonio D’Avirro, si presenteranno a Milano.
Al suo posto, in una caserma della Guardia di finanza, sarà ascoltato invece Andrea Gervasoni, ex arbitro e supervisore Var, difeso dall’avvocato Michele Ducci. E Gervasoni avrebbe intenzione di rispondere alle domande.
Gervasoni è indagato per il caso Salernitana-Modena, partita dell’8 marzo 2025. Il nodo, secondo l’ipotesi accusatoria, riguarda la gestione Var: l’arbitro Antonio Giua concede inizialmente un rigore al Modena, poi viene richiamato alla on field review e il penalty viene revocato. Gli inquirenti vogliono capire se quel richiamo sia maturato autonomamente nella sala Var o se Gervasoni, da supervisore, abbia sollecitato dall’esterno il Var Luigi Nasca a intervenire.
Ma Gervasoni potrebbe essere sentito anche su Inter-Roma del 27 aprile 2025, la partita del rigore non assegnato all’Inter per il contatto Ndicka-Bisseck. Quell’episodio era nell’esposto dell’ex assistente Domenico Rocca. Anche lì il tema è il Var: l’arbitro Michael Fabbri lascia correre, la sala Var non lo richiama, l’Inter perde 0-1 e quel rigore, se concesso e trasformato, avrebbe potuto cambiare la corsa scudetto, portando i nerazzurri a pari punti con il Napoli. Gervasoni quel giorno era supervisore Var: per questo il pm potrebbe chiedergli cosa vide, cosa sentì e se ci furono valutazioni o segnali dall’esterno sulla mancata review.
Il cuore dell’inchiesta resta però il sistema delle designazioni. Secondo le testimonianze raccolte dal pm Maurizio Ascione e dalla Guardia di finanza, alcuni arbitri avrebbero confermato scelte pilotate o comunque indirizzate, a partire dalla presunta «combine» del 2 aprile 2025 a San Siro, contestata a Rocchi «in concorso» con più persone, i cui nomi però non sono ancora stati chiariti. A conferma ci potrebbe essere anche una intercettazione ambientale. Al centro ci sono due designazioni: Andrea Colombo, considerato dall’accusa arbitro «gradito» all’Inter e poi mandato su Bologna-Inter; e Daniele Doveri, ritenuto «poco gradito» ai nerazzurri, collocato sulla semifinale di ritorno di Coppa Italia Inter-Milan per evitare, secondo la Procura, che potesse poi dirigere l’eventuale finale o le ultime gare di campionato dell’Inter (cosa che però poi avvenne lo stesso).
La parola «gradito» è il punto più scivoloso. Non basta a dimostrare un accordo illecito, ma apre una domanda: come nasceva, nel mondo arbitrale, la percezione di un arbitro gradito o sgradito a un club? In questi anni sul piano istituzionale i contatti non sono mancati: al Centro Var di Lissone, in incontri ufficiali tra club e arbitri, compaiono Giuseppe Marotta e Giorgio Schenone (Inter), gli stessi Rocchi e Gervasoni o Alberto Marangon del Milan e Andrea Butti della Lega Serie A.
Giancarlo Viglione, uomo chiave della Federcalcio nei dossier regolamentari e nei rapporti con l’Aia, era stato ripreso a San Siro durante i festeggiamenti dello scudetto Inter 2024: immagini che avevano creato qualche imbarazzo. Resta il buco nero: capire se la presunta combine sia rimasta dentro il mondo arbitrale o abbia avuto contatti esterni. Per ora club di Serie A e dirigenti restano estranei, mentre dai verbali emerge un sistema interno di appartenenze, valutazioni ed esclusioni.
Il nodo è anche economico: voti, graduatorie e designazioni decidono carriere e compensi. Gli arbitri non sono normali dipendenti Figc e ai massimi livelli possono arrivare a 160-170.000 euro lordi l’anno. Nel 2025 l’Aia ha bruciato circa 53 milioni; già nel 2023 oltre 44 milioni risultavano rendicontati sul comparto arbitrale, con risorse Figc alimentate anche da fondi pubblici di Sport e Salute. L’inchiesta potrebbe allargarsi anche ad altre Procure: Monza, per la competenza territoriale sulla sala Var di Lissone, e Roma, dove sono arrivati gli esposti dell’ex arbitro Daniele Minelli su presunti voti e verbali falsificati.
E se Donald Trump fosse intenzionato a giocare di sponda con Vladimir Putin per chiudere la crisi iraniana? Ieri, i due presidenti hanno avuto una telefonata di un’ora e mezza. Secondo Ria Novosti, hanno discusso di quanto sta accadendo nella Repubblica islamica e nel Golfo Persico.
Nell’occasione, il capo del Cremlino avrebbe messo sul tavolo delle proposte per risolvere la questione del nucleare di Teheran. I due hanno inoltre affrontato il capitolo ucraino.
Trump ha sottolineato l’importanza di un cessate il fuoco in Ucraina, mentre lo zar, dal canto suo, ha aperto alla possibilità di una tregua entro il Giorno della vittoria (vale a dire il 9 maggio). Putin ha anche affermato che Kiev dovrebbe accettare le proposte già delineate. Non dimentichiamo che il regime khomeinista è uno dei principali alleati della Russia in Medio Oriente. Ritagliandosi il ruolo di mediatore, Putin punta a rafforzare l’influenza regionale di Mosca, che era diminuita a seguito della caduta di Bashar al Assad in Siria. Trump, dal canto suo, potrebbe avere interesse a una sponda con lo zar, proprio per chiudere il conflitto e scongiurare così il pantano.
Del resto, sempre ieri, il presidente americano ha mostrato segni di impazienza sulla crisi iraniana. Ha, in particolare, esplicitato di non aver gradito l’ultima proposta di pace, avanzata da Teheran. «L’Iran non riesce a organizzarsi. Non sanno come sottoscrivere un accordo non nucleare. Farebbero meglio a darsi una regolata», ha affermato su Truth, postando anche un fotomontaggio che lo ritraeva con in braccio un fucile d’assalto, mentre il territorio iraniano, sullo sfondo, veniva bombardato. Non solo: a corredo dell’immagine, compariva anche la scritta «Datevi una regolata. Non sono più il signor Persona gentile». Sempre ieri, parlando con Axios, il presidente americano ha confermato che lo sbarramento navale resterà in vigore, almeno fin quando non verrà raggiunta con Teheran un’intesa sull’energia atomica. La stessa testata ha tuttavia anche riportato che, in caso di stallo prolungato, l’inquilino della Casa Bianca potrebbe ricorrere a un’azione di tipo militare. Tutto questo, sebbene secondo il Washington Post, la portaerei Gerald Ford starebbe per lasciare il Medio Oriente.
Trump resta comunque insoddisfatto della proposta di pace iraniana. Il regime khomeinista aveva chiesto di risolvere innanzitutto due nodi: quello della riapertura di Hormuz e quello della revoca del blocco navale statunitense. Solo in un secondo momento, avevano proposto gli ayatollah, si sarebbe discusso della spinosa questione nucleare. Una questione che, tuttavia, Washington punta ad affrontare sin da subito. È anche davanti all’intransigenza di Trump che, secondo la Cnn, gli iraniani potrebbero presentare a breve una nuova proposta di pace «rivista». Ieri la Casa Bianca ha comunque confermato che i contatti con Teheran sono ancora in corso, mentre il ministero degli Esteri iraniano ha invocato una soluzione di tipo diplomatico, anziché la ripresa del conflitto, marcando così implicitamente una distanza dalle Guardie della rivoluzione.
D’altronde, stando a Bloomberg News, il blocco navale americano starebbe creando crescenti problemi di stoccaggio di greggio all’Iran: il che potrebbe danneggiare seriamente il settore petrolifero della Repubblica islamica. Tutto questo, mentre la valuta iraniana ha raggiunto ieri il suo minimo storico. «Il nemico è entrato in una nuova fase e vuole attivare pressioni economiche e divisioni interne attraverso il blocco navale e la propaganda mediatica per indebolirci o addirittura farci collassare dall’interno», ha affermato il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. Al contempo, secondo Axios, una fonte di Teheran ha fatto sapere che il blocco americano «sarà presto contrastato con azioni concrete e senza precedenti».
Davanti alla pressione economica statunitense, l’ala dialogante del regime khomeinista, che fa capo al presidente Masoud Pezeshkian, ha quindi fretta di raggiungere un’intesa. Il che continua a metterla in rotta di collisione con i pasdaran, che vorrebbero proseguire a tenere in pugno Hormuz per danneggiare politicamente Trump alle Midterm di novembre. Il punto è infatti che anche il presidente americano ha fretta di chiudere un conflitto che, secondo quanto rivelato dal Pentagono, è costato finora 25 miliardi di dollari. Un conflitto che, in particolare, ha fatto innalzare il prezzo della benzina negli Stati Uniti: una situazione che rende vulnerabile il Partito repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato. Del resto, il costo del petrolio continua a salire: ieri il Wti era a 105 dollari, mentre il Brent si attestava a 117,5 dollari.
Nel frattempo, bisognerà vedere come si evolverà la situazione al Pentagono, dopo che è emerso che JD Vance ne avrebbe messo in dubbio i briefing sulla guerra in corso. Ieri, in un’audizione alla Camera dei rappresentanti, Pete Hegseth ha difeso a spada tratta la gestione del conflitto, definendolo uno «sbalorditivo successo militare», senza poi rinunciare ad accusare di disfattismo i critici dem e repubblicani.
Due mesi. Tanto è trascorso dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e il mercato petrolifero mondiale non ha ancora trovato un equilibrio. Il petrolio Brent ha raggiunto 115 dollari al barile nei mercati europei ieri, mentre il Wti americano viaggia a quota 103 dollari, con rialzi rispettivamente del 3,1% e del 3,5% nelle ultime ventiquattro ore.
I mercati considerano che non si sia più di fronte a un blocco temporaneo, ma a un periodo prolungato di interruzione delle forniture, con cui occorre fare i conti in maniera strutturale. In questo contesto, il clamoroso annuncio dell’uscita dall’Opec degli Emirati Arabi Uniti non ha frenato la salita dei prezzi.
Il blocco navale americano dei porti iraniani, avviato a metà aprile, ha come obiettivo dichiarato quello di privare Teheran delle entrate petrolifere, stimate in almeno 175 milioni di dollari al giorno. Con il blocco in vigore, la produzione iraniana confluisce nello stoccaggio, ma l’Iran dispone ancora di 20 giorni di capacità disponibile. Donald Trump ha sostenuto che la chiusura forzata dei pozzi provocherebbe danni irreversibili all’industria petrolifera iraniana, riducendo la capacità produttiva del paese al 50%.
Intanto ieri il Commissario europeo all’energia Dan Jorgensen ha detto che in due mesi di crisi il conto dell’Unione europea per le importazioni di combustibili fossili è aumentato di 27 miliardi di euro, cioè 450 milioni al giorno, aggiungendo che è «l’ora di elettrificare l’Europa».
In tutto ciò, in Italia, i rincari dei carburanti prodotti dalla crisi si misurano in percentuali asimmetriche. Tra il 23 febbraio e il 27 aprile, secondo i dati ministeriali, la media settimanale dei prezzi nazionali del gasolio è salita da 722 a 1.215 euro per mille litri, al netto di tasse e accise. Un rialzo del 68% della materia prima. La benzina è salita di meno, da 683 a 946 euro per mille litri (+39%). Se si considerano anche tasse e accise, invece, l’aumento è del 21% per il gasolio (da 1.701 a 2.059 €/’000 litri) e del 5% per la benzina (da 1.654 a 1.732 €/’000 litri), considerando lo sconto fiscale in atto. Il carburante per aerei ha subito un rincaro molto più marcato, con un aumento di quasi l’84% dall’inizio della guerra il 28 febbraio scorso. Con i prezzi del petrolio in ulteriore aumento registrati ieri è possibile che la benzina nei prossimi giorni possa arrivare alle soglie dei 2 euro al litro e il gasolio a 2,4 - 2,5 €/l, anche con gli sconti fiscali.
Proprio sul fronte delle accise sui carburanti stradali, il premier Giorgia Meloni, intervenendo in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto Lavoro, ieri ha confermato che il governo sta valutando una nuova proroga del taglio in scadenza il 1° maggio, probabilmente di durata più breve rispetto alle precedenti e calibrata diversamente sui due carburanti. «L’aumento del gasolio è stato molto più significativo rispetto a quello della benzina», ha detto Meloni. «Potrebbe essere un taglio che impatta di più sul prezzo del gasolio rispetto a quello della benzina, per cercare di ottenere un effetto più equilibrato». La proroga potrebbe essere di circa 15 giorni, da varare in un prossimo Consiglio dei ministri.
Le importazioni europee di jet fuel dal Medio Oriente sono state interrotte dal conflitto, sollevando preoccupazioni per una possibile carenza di approvvigionamento in vista della stagione turistica estiva. Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha dichiarato ieri alla Camera dei deputati che le riserve di carburante per aerei disponibili in Italia sono sufficienti a garantire le operazioni almeno fino alla fine di maggio, aggiungendo che il governo sta monitorando la catena di approvvigionamento sia a livello nazionale che europeo «per garantire che il sistema continui a funzionare senza interruzioni, almeno per tutta l’estate». Salvini ha precisato che l’Italia dispone di riserve superiori alla media europea e che il paese non si trova in una situazione di emergenza, pur sollecitando un intervento rapido da parte di Bruxelles.
Sono le sale di Palazzo Reale di Milano ad ospitare (sino al 17 maggio 2026) una grande monografica dedicata a Robert Mapplethorpe, tra i fotografi più originali e controversi del Novecento. Fra scatti noti e immagini inedite, esposte oltre 200 opere, dai primi collage ai famosissimi nudi.
Una vita breve ma intensa quella di Robert Mapplethorpe (1946 -1989), il fotografo newyorkese «bello e dannato » che più di ogni altro è riuscito a scandalizzare con le sue immagini di nudi e che ancora oggi si porta cucita addosso l’etichetta di «provocatore», di artista trasgressivo che è andato oltre ogni tabù, oltrepassando il limite fra «arte » e «pornografia ». Un’esistenza fatta di amori importanti (in primis quello con Patty Smith) e di incontri di una notte, di donne e di uomini, bianchi e di colore. E poi la droga, speed-ball, marijuana, LSD e infine l’AIDS, che lo portò via a soli 43 anni.
A fare da contorno la New York fra gli anni ’60 e ’80, l’Hotel Chelsea e il Greenwich Village, Andy Warhol e la pop art. E’ questo il mondo effervescente, creativo, assetato di libertà e di nuovi linguaggi (ma anche profondamente segnato dalla guerra in Vietnam) che ha visto nascere, crescere ed affermarsi la genialità artistica di Mapplethorpe , studi di grafica pubblicitaria e il desiderio di diventare pittore, aspirazione che cambia quando l’amica regista Sandy Daley gli regala una polaroid: con questa fra le mani, Mapplethorpe inizia a studiarsi negli «autoritratti », a rappresentarsi in pose omoerotiche e a rendere arte - grazie anche all’incontro con Tom of Finland, disegnatore finlandese le cui illustrazioni hanno notevolmente influenzato la cultura gay del ventesimo secolo - ciò che ancora era considerato tabù. Ossessionato dai canoni estetici della classicità , i nudi di Mapplethorpe sono di una plasticità straordinaria, talmente perfetti da sembrare statue, muscoli guizzanti sotto la pelle lucida, intimità rivelate senza filtri, quasi ostentate da un uso sapiente del bianco e nero, luci e ombre che non nascondono, ma mostrano…
Che la fotografia di Mapplethorpe sia «ad alto tasso erotico » è innegabile, ma, paradossalmente, la sua arte, anche quando sfocia nel feticismo e nel sadomaso, è quanto di più lontano possa esserci dal porno: mai volgare, alle base di tutti i suoi lavori c’è un’estetica precisa, una ricerca del bello che anela all’assoluto. La sua è un’estetica nuova, libera da ogni pregiudizio, che guarda con gli stessi occhi uomini e donne, sesso e bello artistico. Mapplethorpe non giudica, rappresenta la bellezza. E la bellezza non ha genere. E’ universale. Una bellezza che coglie anche nei fiori ( tra i suoi soggetti preferiti), rappresentati anche a colori e con la stessa cura riservata alle persone. I fiori di Mapplethorpe sono still life perfetti di calle, orchide e tulipani studiati nei minimi dettagli, che celebrano l’intensità della vita e la sua caducità. Ma questi stessi fiori, che in fondo sono gli organi riproduttivi delle piante, sono anche evidenti simboli sessuali, perché come ha scritto qualche decennio fa Adriano Altamira, esponente di spicco della scena artistica italiana degli anni ’70 «…Mapplethorpe ha usato la natura morta come un genere allusivo, e ha fatto del nudo - indifferentemente maschile o femminile - una forma di studio botanico». Nei fiori come nei nudi, alla base della sua ispirazione artistica ci sono sensualità e ricerca di perfezione fisica, come racconta ognuna delle oltre duecento opere esposte nella bella mostra milanese, curata da Denis Curti, promossa da Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte in collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe di New York.
La Mostra a Palazzo Reale
Suddiviso in varie sezioni tematiche, il percorso espositivo si apre con una serie di collage giovanili, opere rare e poco note al grande pubblico realizzate con ritagli di riviste pornografiche, disegni, indumenti, oggetti vari e feticci religiosi, lavori molto interessanti e per lo più di piccole dimensioni che introducono agli straordinari, giganteschi ritratti della «sacerdotessa » Patty Smith e della campionessa mondiale di bodybuilding Lisa Lyon, bellezza androgina che va oltre le convenzioni di genere e che Mapplethorpe immortala secondo i canoni estetici della bellezza classica, muscoli tesi e corpo statuario, disegnato dall’uso di un bianco/nero perfetto.
Immagini potenti, che coniugano rigore formale e tensione emotiva, lo stesso «mix esplosivo» che si ritrova nei numerosi autoritratti , testimoni di un’intera esistenza e specchi di un’anima poliedrica, in cui convivono maschile e femminile, purezza e trasgressione, gioia e dolore: particolarmente intensi gli ultimi, quelli di un Mapplethorpe ormai segnato dalla malattia, il bel volto emaciato e smagrito, corroso da un male che non perdona, «punizione divina » - direbbe qualcuno - per una fatta di eccessi e sregolatezza. Di straordinaria bellezza anche i ritratti di amici e celebrity, da Andy Warhol a Peter Gabriel, passando per Yoko Ono e Isabella Rossellini, realizzati con una cura maniacale per l’equilibrio e la luce, così perfetti da trasfigurare il soggetto in leggenda.
Dopo una parte dedicata alla «sensuale carnalità » dei fiori e una ricca carrellata di nudi maschili, - figure intere e particolari - a chiudere il percorso una raccolta di scatti che evidenziano il legame fra la fotografia e la statuaria classica, forme perfette che prendono vita sotto la spinta del desiderio, come sosteneva lo stesso Mapplethorpe («solo nel desiderio la forma diventa pienamente viva») e come recita il titolo della mostra, «Robert Mapplethorpe.Le forme del desiderio ».

