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2026-03-19
Il governo taglia le accise. Oggi giù benzina e gasolio
Giorgia Meloni (Ansa)
Un intervento che, per 20 giorni, darà un sostanzioso aiuto alle famiglie e agli imprenditori, alle prese con un aumento dei prezzi che alla fine del mese si sarebbe tradotto, senza l’intervento del governo, in un vero e proprio salasso. Previsti inoltre un credito d’imposta al 28% sull’acquisto di gasolio per gli autotrasportatori e il potenziamento dei controlli antispeculazione da parte di Antitrust, Garante dei prezzi e Guardia di Finanza, che potranno segnalare i casi gravi alla magistratura.
Il provvedimento è tutt’altro che un «pannicello caldo»: il taglio delle accise è una misura che già da questa mattina si tradurrà in un corposo risparmio per automobilisti e autotrasportatori che faranno rifornimento alla pompa di benzina, vedendo finalmente sparire il famigerato numero 2 dalle tabelle dei distributori: il diesel scenderà sotto i 2 euro al litro. Una misura che vale per tutti, mentre una delle ipotesi circolate nei giorni scorsi, quella di un bonus per le sole famiglie con un Isee basso, avrebbe escluso dal beneficio milioni e milioni di italiani. Ieri mattina, a Palazzo Chigi, si è svolta una riunione alla quale hanno partecipato il premier Giorgia Meloni, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, con al centro il dossier carburanti, al quale il governo ha lavorato incessantemente in questi giorni, per cercare il modo migliore per fronteggiare l’aumento dei prezzi dopo la crisi in Medio Oriente per la guerra in Iran. Nel primo pomeriggio poi, è stato il vicepremier Matteo Salvini a riunire in Prefettura, a Milano, le compagnie petrolifere. Curiosità: il tavolo avrebbe dovuto in teoria convocarlo, per competenza, il ministro delle Imprese Adolfo Urso, ma è sceso in campo direttamente il vicepremier. Del resto, pochi giorni fa, Urso aveva dichiarato di considerare inefficace il taglio delle accise, criticando i benefici del provvedimento preso nel marzo 2022 dal governo allora guidato da Mario Draghi. Troppo importante fare presto e bene: il malcontento per l’aumento dei prezzi dovuto alla guerra si stava saldando con la campagna elettorale del No al referendum, giunta agli sgoccioli. «Occhio ai rincari», ha scritto domenica scorsa il nostro direttore Maurizio Belpietro, «il portafogli spinge il No. Prima del voto è necessario calmare le acque. Il governo non può porre fine a bombardamenti che non ha scatenato, ma può almeno limitare gli effetti dei rincari di benzina e gasolio. Alle urne non si fa il pieno di carburante, ma disinnescare questa preoccupazione può aiutare a fare il pieno di Sì». Una riflessione che evidentemente ha fatto breccia anche a Palazzo Chigi, convincendo il governo che fosse necessario un provvedimento forte per togliere ai sostenitori del No un’arma impropria, assolutamente strumentale ma potenzialmente efficace.
«Siamo intervenuti in consiglio dei ministri», dice il premier Giorgia Meloni al Tg1, al termine del cdm, «con un decreto che riguarda il prezzo del carburante, la priorità in questo momento. Siamo intervenuti con tre misure: tagliamo di 25 centesimi al litro, introduciamo il credito d’imposta per gli autotrasportatori, perché non vogliamo che l’aumento del prezzo si trasferisca sui prezzi di consumo, e diamo vita al meccanismo antispeculazione che, di fatto, lega il prezzo del carburante all’andamento reale del prezzo del petrolio, introducendo delle sanzioni per chi dovesse discostarsi. Quindi combattiamo la speculazione», aggiunge la Meloni, «e intanto abbassiamo immediatamente il prezzo».
«Con il taglio delle accise deciso dal governo», esulta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, «considerando i prezzi medi resi noti oggi dal Mimit, il gasolio in modalità self service in autostrada, nell’ipotesi di prezzi industriali costanti, scenderà a 1,864 euro, con un risparmio per un pieno di 50 litri pari a 15,25 euro; la benzina diminuirà a 1,645 euro con una minor spesa a rifornimento sempre pari a 15,25 euro, mentre nella rete stradale nazionale il gasolio calerà a 1,798 euro e la benzina a 1,562 euro. Il fatto che l'intervento duri solo 20 giorni, non è un problema. Anche il decreto di Draghi durava inizialmente solo 30 giorni e poi veniva prorogato di mese in mese, sia per poter trovare nel frattempo le coperture, sia perché, se la guerra finisce i prezzi scendono, anche se più lentamente, quindi l'abbassamento può essere modulato».
Il cdm di ieri ha inoltre deciso un credito d’imposta del 20% per l’acquisto dei carburanti per il settore ittico, per un valore di 10 milioni di euro. «Il governo», commenta il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, «dà un sostegno concreto al settore ittico italiano, con il credito di imposta del 20% per l’acquisto dei carburanti. A partire da domani le nostre marinerie, i nostri pescatori, potranno attutire i rincari del costo del carburante necessario a far lavorare le imbarcazioni. È una misura che ha un impatto sia sulle nostre imprese ittiche che sui cittadini che potranno continuare a scegliere cibo di qualità senza ulteriori aumenti derivanti dall’aumento dei costi di produzione sopportati dai pescatori».
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Cdm straordinario in serata leva di mezzo i palliativi: subito -25 centesimi alla pompa per i prossimi 20 giorni. Salvini incontra i petrolieri e guida il pressing, Meloni sblocca anche il credito d’imposta per i trasportatori.Giorgia batte un colpo, e lo fa prima del referendum, come avevamo suggerito, sommessamente, noi della Verità. Di fronte alla crescita vertiginosa dei prezzi dei carburanti, conseguenza della guerra in Medio oriente, il consiglio dei ministri ieri sera ha deciso un intervento drastico: taglio delle accise su diesel e benzina per 25 centesimi al litro.Un intervento che, per 20 giorni, darà un sostanzioso aiuto alle famiglie e agli imprenditori, alle prese con un aumento dei prezzi che alla fine del mese si sarebbe tradotto, senza l’intervento del governo, in un vero e proprio salasso. Previsti inoltre un credito d’imposta al 28% sull’acquisto di gasolio per gli autotrasportatori e il potenziamento dei controlli antispeculazione da parte di Antitrust, Garante dei prezzi e Guardia di Finanza, che potranno segnalare i casi gravi alla magistratura.Il provvedimento è tutt’altro che un «pannicello caldo»: il taglio delle accise è una misura che già da questa mattina si tradurrà in un corposo risparmio per automobilisti e autotrasportatori che faranno rifornimento alla pompa di benzina, vedendo finalmente sparire il famigerato numero 2 dalle tabelle dei distributori: il diesel scenderà sotto i 2 euro al litro. Una misura che vale per tutti, mentre una delle ipotesi circolate nei giorni scorsi, quella di un bonus per le sole famiglie con un Isee basso, avrebbe escluso dal beneficio milioni e milioni di italiani. Ieri mattina, a Palazzo Chigi, si è svolta una riunione alla quale hanno partecipato il premier Giorgia Meloni, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, con al centro il dossier carburanti, al quale il governo ha lavorato incessantemente in questi giorni, per cercare il modo migliore per fronteggiare l’aumento dei prezzi dopo la crisi in Medio Oriente per la guerra in Iran. Nel primo pomeriggio poi, è stato il vicepremier Matteo Salvini a riunire in Prefettura, a Milano, le compagnie petrolifere. Curiosità: il tavolo avrebbe dovuto in teoria convocarlo, per competenza, il ministro delle Imprese Adolfo Urso, ma è sceso in campo direttamente il vicepremier. Del resto, pochi giorni fa, Urso aveva dichiarato di considerare inefficace il taglio delle accise, criticando i benefici del provvedimento preso nel marzo 2022 dal governo allora guidato da Mario Draghi. Troppo importante fare presto e bene: il malcontento per l’aumento dei prezzi dovuto alla guerra si stava saldando con la campagna elettorale del No al referendum, giunta agli sgoccioli. «Occhio ai rincari», ha scritto domenica scorsa il nostro direttore Maurizio Belpietro, «il portafogli spinge il No. Prima del voto è necessario calmare le acque. Il governo non può porre fine a bombardamenti che non ha scatenato, ma può almeno limitare gli effetti dei rincari di benzina e gasolio. Alle urne non si fa il pieno di carburante, ma disinnescare questa preoccupazione può aiutare a fare il pieno di Sì». Una riflessione che evidentemente ha fatto breccia anche a Palazzo Chigi, convincendo il governo che fosse necessario un provvedimento forte per togliere ai sostenitori del No un’arma impropria, assolutamente strumentale ma potenzialmente efficace. «Siamo intervenuti in consiglio dei ministri», dice il premier Giorgia Meloni al Tg1, al termine del cdm, «con un decreto che riguarda il prezzo del carburante, la priorità in questo momento. Siamo intervenuti con tre misure: tagliamo di 25 centesimi al litro, introduciamo il credito d’imposta per gli autotrasportatori, perché non vogliamo che l’aumento del prezzo si trasferisca sui prezzi di consumo, e diamo vita al meccanismo antispeculazione che, di fatto, lega il prezzo del carburante all’andamento reale del prezzo del petrolio, introducendo delle sanzioni per chi dovesse discostarsi. Quindi combattiamo la speculazione», aggiunge la Meloni, «e intanto abbassiamo immediatamente il prezzo». «Con il taglio delle accise deciso dal governo», esulta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, «considerando i prezzi medi resi noti oggi dal Mimit, il gasolio in modalità self service in autostrada, nell’ipotesi di prezzi industriali costanti, scenderà a 1,864 euro, con un risparmio per un pieno di 50 litri pari a 15,25 euro; la benzina diminuirà a 1,645 euro con una minor spesa a rifornimento sempre pari a 15,25 euro, mentre nella rete stradale nazionale il gasolio calerà a 1,798 euro e la benzina a 1,562 euro. Il fatto che l'intervento duri solo 20 giorni, non è un problema. Anche il decreto di Draghi durava inizialmente solo 30 giorni e poi veniva prorogato di mese in mese, sia per poter trovare nel frattempo le coperture, sia perché, se la guerra finisce i prezzi scendono, anche se più lentamente, quindi l'abbassamento può essere modulato». Il cdm di ieri ha inoltre deciso un credito d’imposta del 20% per l’acquisto dei carburanti per il settore ittico, per un valore di 10 milioni di euro. «Il governo», commenta il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, «dà un sostegno concreto al settore ittico italiano, con il credito di imposta del 20% per l’acquisto dei carburanti. A partire da domani le nostre marinerie, i nostri pescatori, potranno attutire i rincari del costo del carburante necessario a far lavorare le imbarcazioni. È una misura che ha un impatto sia sulle nostre imprese ittiche che sui cittadini che potranno continuare a scegliere cibo di qualità senza ulteriori aumenti derivanti dall’aumento dei costi di produzione sopportati dai pescatori».
Dal Brasile arriva pollo contaminato da salmonella che invade il mercato europeo senza alcun controllo. Nella partita del Mercosur per l’Italia c’è anche un’aggravante, se così si può dire: aveva fatto fronte comune con gli altri Paesi per bloccarlo, ma alla fine ha detto sì al trattato di libero scambio con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay con annessa Bolivia. Il ministro per la Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, anche su consiglio di Giorgia Meloni, si era fatto convincere perché la Commissione Ue ha promosso l’applicazione della clausola di reciprocità: i prodotti agricoli importati dal Mercosur devono avere le stesse garanzie di salubrità e qualità di quelli europei.
Promessa immediatamente smentita da quanto è accaduto in Grecia: è sbarcato un carico di carne di pollo contaminato il 2 maggio, il giorno seguente all’entrata in vigore ufficiale del Mercosur. Ursula von der Leyen ha fatto il diavolo a quattro per far ratificare l’accordo il prima possibile, ha sfidato il Parlamento europeo che ha chiesto alla Corte di giustizia di verificare se l’accordo violi o meno i Trattati europei e lo ha fatto applicare in via provvisoria infischiandosene del pronunciamento dei giudici. Il che espone l’Ue, nel caso in cui la Corte di Lussemburgo sancisse l’illegittimità dell’accordo, a un contenzioso lungo e oneroso assai. Pur di vendere le vecchie Mercedes, le Bmw e le Audi ai brasiliani che ci rimpinzano di ogni schifezza agricola, la baronessa non è andata tanto per il sottile. Ma, come si dice, il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. E la prima, gravissima conseguenza del Mercosur si è materializzata in Grecia, Paese che, dopo la batosta della crisi monetaria del 2009, di fatto è a trazione tedesca e il leader di Nea Democratia e premier, Kyriakos Mitsotakis, ha già pagato un prezzo alto in popolarità. Ha seguito la stessa traiettoria dell’Italia anche se i contadini greci sono tutt’ora sul piede di guerra, soprattutto i coltivatori di riso Ndel nord, gli allevatori del Peloponneso e gli olivicoltori e vignaioli di Creta dove ci sono state le proteste più violente.
E hanno ragione perché l’80% del primo carico di pollo congelato, pari a 3 tonnellate in totale, giunto in Grecia dal Brasile, era contaminato da salmonella. Lo ha rivelato la Federazione panellenica degli ingegneri geotecnici. Quanto accaduto solleva seri interrogativi sull’efficacia dei meccanismi di controllo dell’Ue sulla sicurezza degli alimenti importati. Secondo i risultati dei laboratori veterinari di Agia Paraskevi, nella periferia di Atene, 8 su 10 dei primi lotti analizzati sono risultati contaminati da salmonella e il presidente della Federazione panellenica degli ingegnergeotecnici pubblici, Nikos Kakavas, lo ha confermato esprimendo forti preoccupazioni circa l’adeguatezza dei controlli sui prodotti importati.
Nikos Kakavas ha denunciato peraltro le gravi ripercussioni sull’agricoltura greca a causa delle importazioni selvagge via Mercosur, in un Paese che, avendo solo il 40% dei tecnici che servirebbero, non è in grado di controllare la merce che arriva. Come direbbero i francesi: è solo l’inizio. In Italia la mobilitazione anti Mercosur, per chiedere controlli e lotta alle contraffazioni, non si è mai arrestata. Migliaia di agricoltori della Coldiretti si ritroveranno alla Fiera di Cagliari domani per protestare e con loro ci sarà anche il ministro Francesco Lollobrigida che sul Mercosur avrà forse da ridire.
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Papa Leone (Imagoeconomica)
A rivelarlo pubblicamente è stato un caro amico di Robert Prevost, padre Tom McCarthy, nel corso di un incontro con alcuni fedeli a Naperville nell’Illinois il cui contenuto è stato poi diffuso dal New York Times.
I fatti, secondo il racconto di McCarthy, sono avvenuti a due mesi dall’elezione al soglio pontificio di Prevost; quando, cioè, il suo nome - pur già noto in precedenza negli States - era divenuto di fama planetaria. In breve, è accaduto che papa Leone XIV abbia contattato telefonicamente la sua banca di Chicago per aggiornare, per ovvie ragioni, il suo numero di telefono e il suo indirizzo. In tale tentativo, si è trovato d interloquire con una addetta che gli ha posto tutta una serie di domande di verifica.
Ebbene, il Santo Padre ha risposto correttamente a tutti i quesiti postigli; eppure ciò non è bastato per ottenere lo scopo che si era prefissato con la telefonata, che a un certo punto ha visto la zelante addetta alla sicurezza scandire queste parole al suo interlocutore: «Deve venire di persona in filiale». A quel punto, sempre secondo il racconto di McCarthy, l’utente - dopo aver manifestato una cauta perplessità («Beh, non credo di poterlo fare») - avrebbe tentato la sua ultima carta per uscire dall’angolo: «Cambierebbe qualcosa se le dicessi che sono papa Leone?». Una domanda a fronte della quale l’addetta - la quale forse non aveva sufficiente familiarità con la voce del pontefice, benché suo connazionale - ha riattaccato. Fine della conversazione e delle speranze, da parte di papa Prevost, di sbrigare con quella telefonata una faccenda semplice, come milioni di persone potranno confermare, solo sulla carta. Com’è finita? Che il pontefice ha poi contattato un altro sacerdote di Chicago, il quale l’ha messo in contatto con il presidente della banca, che a sua volta avrebbe fatto resistenza rimarcando, dura lex sed lex, che le regole impongono la presenza fisica del correntista. Leone XIV a questo punto avrebbe fatto capire che avrebbe cambiato banca, eventualità che avrebbe fatto cedere anche il presidente.
Fine di questa storia, che torna utile sotto almeno due punti di vista. Il primo, senza dubbio, è quello dell’umiltà d’un capo di Stato - perché questo è il Papa - il quale, pur potendo delegare numerosissimi sottoposti, sceglie di sbrigarsi da solo faccende per giunta snervanti. Già si sapeva, in realtà, come Prevost fosse un uomo di grande umiltà, ma episodi come questo sono comunque significativi e rivelatori di chi sia e di come ragioni il successore di Pietro. In secondo luogo, come già si diceva in apertura, il racconto di padre McCarthy funge da monito: mai osare mettere alla prova l’impermeabilità d’un servizio di assistenza clienti. Neppure se si è il Papa.
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Ecco #DimmiLaVerità del 7 maggio 2026. La deputata della Lega Tiziana Nisini ci parla della carenza di senologi in Italia, una emergenza nazionale
Papa Leone XIV (Ansa)
L’ennesimo codazzo del disordine sinodale è la pubblicazione del rapporto finale del nono Gruppo di studio sulle «questioni dottrinali, pastorali ed etiche emergenti». In sostanza, il rapporto con i fedeli Lgbt. L’ennesima mina che a Robert Francis Prevost toccherà disinnescare, dopo il caso delle benedizioni gay in Germania.
La relazione, infatti, cerca di occultare, dietro l’uso della neolingua catto-woke, un vero e proprio assalto al magistero. Lo si intuisce già dallo slittamento semantico che propone: gli autori dicono di ritenere «più appropriato qualificare le questioni in oggetto come questioni “emergenti” piuttosto che come questioni “controverse”». Essi annunciano, così, un «cambio di paradigma», che consentirebbe di trattare certe situazioni non più alla stregua di un «problema» da risolvere, evidenziando invece «la qualità globale dell’impegno che concerne l’insieme della comunità ecclesiale e l’integralità della persona», oltre che rimandando a «una possibile risorsa da discernere nella “conversazione nello Spirito” e nella “conversione relazionale”». Cristallino, eh? Se Gesù si fosse espresso in questi termini, non si sarebbe capito nemmeno da solo.
Quel che si capisce benissimo è dove che vogliano andare a parare le 24 pagine (su 32 totali) che precedono la prima occorrenza della parola «omosessuali»: a legittimare, appunto, le relazioni gay. Se non il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Al volumetto sono state allegate alcune testimonianze anonime, in particolare una proveniente dal Portogallo e l’altra dagli Stati Uniti, di cattolici Lgbt accolti dalle locali comunità ecclesiali, dopo un periodo di travagli e discriminazioni.
Il fedele lusitano allude apertamente al «mio matrimonio» e a «mio marito». Matrimonio. Marito. La Chiesa ritiene che l’unione omosessuale sia equiparabile alle nozze tra uomo e donna? Strano, perché il Dicastero per la Dottrina della fede, pur retto dal bergogliano Víctor Manuel Fernández, ha appena diffuso il testo di una lettera che il cardinale, nel 2024, indirizzò a monsignor Stephen Ackermann, vescovo di Trier, in risposta alla posizione della Conferenza episcopale tedesca sulle «benedizioni per le coppie che si amano». Il capo dell’ex Sant’Uffizio spiegava che, nonostante Fiducia Supplicans avesse liberalizzato - in modo maldestro - la pratica di benedire le unioni irregolari, la Chiesa di Germania si stava spingendo troppo in là. Tucho ricordava che la Chiesa «non ha il potere di conferire la sua benedizione liturgica» a coppie omosessuali e divorziati risposati, che non voleva «legittimare nulla» né «sancire […] nulla» e che non bisognava, dunque, «creare confusione», introducendo un «rito liturgico» o «forme di benedizioni simili a sacramentali». Tirare fuori quella missiva è stata la risposta della Santa Sede, ora guidata dal pontefice americano, all’ennesima fuga in avanti dei teutonici: il cardinale Reinhard Marx ha chiesto ai sacerdoti della sua diocesi, Monaco e Frisinga, di mettere a «fondamento della pratica pastorale» le benedizioni già bocciate dal Dicastero della Fede.
Ma nel rapporto del Gruppo di studio n. 9 del Sinodo compare un’intervista dagli Usa, che è ancora più esplicita di quella realizzata in Portogallo. La corrispondente vaticana Diane Montagna ha identificato il testimone statunitense, il quale ringrazia Dio «per mio marito» e si presenta come l’autore del libro Lgbtq catholic ministry, past and present, che reca la prefazione del noto prete arcobaleno, il gesuita James Martin. L’innominato, allora, non può che essere Jason Steidl: è l’uomo la cui foto con il compagno, mentre entrambi venivano benedetti dallo stesso padre Martin, comparve il 21 dicembre 2023 sul New York Times, scatenando un vespaio di polemiche. L’immagine, in effetti, somigliava alla celebrazione di un matrimonio gay.
D’altronde, nel comitato di teologi che ha prodotto il documento compaiono figure quali Maurizio Chiodi, sostenitore della pastorale Lgbt e convinto che, in alcune circostanze, gli atti omosessuali siano «moralmente buoni». Tutto coerente con i toni della relazione sinodale, che per giustificare l’inosservanza della dottrina pattina tra espressioni alate e retoriche evanescenti: la «narrazione», la «cultura della trasparenza» e quella «del rendiconto e della valutazione», il dovere di accogliere le «istanze che le pratiche credenti esprimono e mettono in atto», nonché di piegare i principi alle esigenze dei «contesti».
Se la decisione di nominare vescovi senza il consenso di Roma romperà, per ovvi motivi, la comunione della Fraternità San Pio X con la Santa Sede, sarebbe bizzarro se il Vaticano non iniziasse a prendere provvedimenti seri anche per arginare queste martellanti campagne di demolizione del magistero «da sinistra». Per il Papa chiamato a riparare le crepe che si erano aperte durante il pontificato di Francesco, lo scisma arcobaleno è più allarmante degli attacchi di Trump. Il presidente Usa non è eterno e le sue sparate, semmai, stanno compattando i cattolici. La vera grana - il Vangelo insegna - un regno ce l’ha quando si divide in sé stesso.
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