Con Il vicedirettore della Verità Claudio Antonelli e il giurista Andrea Venanzoni parliamo del Digital Service Act e delle sue possibili (e inquietanti) conseguenze.
Dopo aver eliminato per due volte la puntata su vaccini e commissione d’inchiesta, la piattaforma liquida il nostro ricorso: «Disinformazione in ambito medico». Motivazioni vaghe che non giustificano la censura.
Con un’arroganza stratosferica, il team di Youtube ha liquidato il ricorso presentato da Tv Verità contro la rimozione del video «Aspettando la commissione Covid», eseguita dalla piattaforma la scorsa settimana.
«A seguito di un’attenta verifica dei tuoi contenuti, abbiamo confermato che violano le norme sulla disinformazione in ambito medico. Sappiamo che questo potrebbe deluderti, ma è nostra responsabilità fare in modo che Youtube sia un luogo sicuro per tutti», risponde il «team» che non si firma.
Non ci mette faccia né nome, però esegue le censure. Le ribadisce, adducendo la scusa di preoccuparsi della sicurezza degli utenti. Ma come può risultare minaccioso un video giornalistico che ha l’obiettivo di informare anche sollevando quesiti? Nella puntata di sabato 5 agosto del nuovo spazio di informazione settimanale, condotto dal vicedirettore Francesco Borgonovo, era ospite l’endocrinologo Vanni Frajese, non un pericoloso terrorista.
Non si dava la parola a un catastrofista climatico, che quello sì fa parecchio male alla sicurezza dei cittadini, ma a uno scienziato tra i più seri e preparati. Il video, di una mezz’ora, programmato alle 10 del mattino, era stato rimosso perché «violava le normative della community». Una censura applicata senza dare ulteriori spiegazioni, bisognava rassegnarsi e buttare via il lavoro fatto, privando migliaia di utenti di un contenuto di sicuro interesse.
Tv Verità, invece, aveva ricaricato la puntata, cambiando il titolo in «Aspettando la commissione d’inchiesta» e omettendo nell’abstract il nome del professor Frajese. Dopo 5 minuti, altro blocco e rimozione. YouTube, questa volta segnalava che al terzo avvertimento il canale sarebbe stato chiuso e forniva le «Norme sulla disinformazione in ambito medico relativamente al Covid-19», che la piattaforma applica.
Davanti a un simile sopruso, perché sarà un’azienda privata che detta le sue regole, ma è anche la piattaforma su cui passano la comunicazione, la politica, la socialità, che si arroga il diritto di condizionare il dibattito pubblico spegnendo voci e testimonianze a propria discrezione, Tv Verità aveva presentato ricorso.
Lo spazio a disposizione dell’utente per argomentare le proprie ragioni è limitato a una manciata di battute, perché il colosso dello streaming video evidentemente si annoia a leggere motivazioni dettagliate, e questo era il testo inviato. «Abbiamo effettuato un’attenta verifica del contenuto del video che abbiamo pubblicato e non abbiamo rilevato contenuti che violino le regole della community di Youtube in ambito medico, di diagnosi o trattamento della malattia che siano in contraddizione con le informazioni mediche sul Covid-19 fornite dalle autorità sanitarie locali o dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Sul canale da noi aperto il giornalista non ha violato né il codice penale, né amministrativo né civile e deontologico. Desideriamo quindi sapere quali siano le violazioni che avremmo commesso e che vi hanno portato a eliminarlo. Contestualmente vi chiediamo di ripristinare il video e di rimuovere l’avvertimento a carico del nostro canale».
Invece, quella puntata rimane rimossa, «i contenuti in questione non verranno reintegrati su YouTube», è la sola risposta fornita. Non ti sta bene? E chissenefrega, è il concetto neanche tanto sotteso. La piattaforma sostiene di elencare norme precise, che vanno osservate per pubblicare un video, ma in realtà sono regole vaghe. Un’accozzaglia di indicazioni in materia Covid, ad esempio, che nemmeno in piena epidemia avevano senso e fondamento.
Nel video di Tv Verità censurato, il professore Frajese spiegava che «la commissione parlamentare d’inchiesta potrebbe dire verità di cui non si può parlare», nemmeno su Youtube aggiungiamo noi. La piattaforma penalizza e censura il «linguaggio inappropriato» e i «temi sensibili o controversi», decide quali contenuti siano condivisibili ma senza assumersi la responsabilità delle proprie azioni e delle scelte politiche come ogni editore, invece, è tenuto a fare.
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Censurata la puntata di ieri, ospite l’endocrinologo Vanni Frajese, per «violazione delle norme» della piattaforma. Che minaccia di chiudere il canale. Ma con quale diritto può impedire il dibattito e la libertà di espressione?
Lo stato d’emergenza pandemica non c’è più, ma sopravvive la censura quando si parla di Covid e di commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia. La scure si abbatte, a prescindere da titoli e contenuti, impedendo la libera circolazione di pensieri, dibattiti, argomentazioni.
È capitato ieri, anche con la puntata in programma di TivùVerità, il nuovo spazio di informazione settimanale condotto dal vicedirettore Francesco Borgonovo. Il tema affrontato, assieme all’endocrinologo Vanni Frajese, era «Aspettando la commissione Covid», una mezz’ora di disamina di quello che sono stati gli ultimi tre anni e le aspettative sui risultati della commissione parlamentare.
Programmato alle 10 della mattina, 5 minuti prima della pubblicazione Youtube ha rimosso il video in quanto «violava le normative della community». Eppure non c’erano offese, ovviamente, né contenuti violenti od oltraggiosi. La Verità ha ricaricato la puntata, cambiando il titolo in «Aspettando la commissione d’inchiesta» e omettendo nell’abstract il nome del professor Frajese.
Il video è stato pubblicato, ma 5 minuti dopo è scattata l’identica censura e conseguente rimozione. Oltre alla segnalazione che, alla terza esclusione, il canale sarebbe stato chiuso, venivano fornite le «Norme sulla disinformazione in ambito medico relativamente al Covid-19», che la piattaforma applica.
Leggendole, sembra di tornare in piena pandemia, quando solo uno sparuto comitato di «tecnici» e un allora ministro della Salute senza cognizioni mediche o scientifiche, si arrogavano il diritto di prendere decisioni sulla pelle degli italiani. Youtube non si limita a permettere la condivisione e visualizzazione in Rete di contenuti multimediali, ma esegue i diktat della comunicazione ancora dominante in tema di cure domiciliari, per esempio, solo per screditarle.
Sono bannati, avverte, i «contenuti che consigliano l’uso di ivermectina o idrossiclorochina per la cura del Covid-19», poco importa se non è un consiglio, come faceva il professor Frajese durante la puntata bensì la considerazione che «si è detto fin dall’inizio che non c’erano cure, quindi ci si doveva chiudere in casa e attendere il vaccino senza fare altro». Anche perché «se ci fossero state cure non si poteva dare l’autorizzazione emergenziale a questi vaccini».
Una delle tante questioni, della mancata assistenza territoriale, su cui dovrà fare chiarezza la commissione parlamentare criticata pure dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Iniziative di inchieste con cui si intende sovrapporre l’attività del Parlamento ai giudizi della magistratura si collocano al di fuori del recinto della Costituzione e non possono essere praticate», dichiarò il presidente. Mentre il centrodestra vuole una verifica politica dell’operato dei precedenti governi, senza pretese di sostituirsi alla Corte.
Il decalogo degli argomenti «fuorilegge» per Youtube è una stravagante mescolanza di contenuti comprensibilmente non condivisibili, come «istruzioni per la contraffazione di certificati vaccinali o offerte di vendita per siffatti documenti», o video «secondo i quali l’astensione dal cibo asiatico eviti il contagio da coronavirus», e di argomenti censurati solo perché «in contraddizione con le linee guida fornite dall’Oms e dalle autorità sanitarie locali». Salvo poi ammettere che «data la frequenza con cui queste linee guida cambiano, potrebbe verificarsi un ritardo tra le direttive Oms o delle autorità locali e l’aggiornamento delle norme».
Perciò, se in un video si affermasse che il vaccino anti Covid non va somministrato alle donne in gravidanza, come aveva finalmente dichiarato lo scorso novembre l’Agenzia europea del farmaco (Ema) nella sezione Gestione del rischio, verrebbe censurato in quanto non in linea con le raccomandazioni delle associazioni di ginecologi o dell’Iss.
Invece in merito all’estensione dell’autorizzazione all’immissione in commercio di Comirnaty, tra i problemi di sicurezza evidenziati dall’Ema, c’è l’utilizzo del siero a mRna nelle donne in attesa e che allattano, perché «mancano informazioni».
Con quale scientificità censura Youtube? E perché si sente in diritto di farlo? Una settimana fa, La Verità vi ha raccontato dei Facebook Files presentati alla commissione Giustizia della Camera dei rappresentanti e di come «Facebook e Instagram hanno censurato i post e modificato le loro politiche di moderazione dei contenuti a causa di pressioni incostituzionali della Casa Bianca di Joe Biden», secondo quanto ha dichiarato il deputato repubblicano Jim Jordan, che ha cominciato a rendere pubblici i file su Twitter. «Durante la pandemia il governo degli Stati Uniti sembra aver assunto un ruolo simile a un “ministero della Verità” orwelliano», ha scritto il giudice distrettuale Terry Doughty, elencando gli argomenti censurati dal governo di Biden attraverso le piattaforme social Facebook, Twitter, Youtube, Instagram e LinkedIn. Una pressione continua, perché non si parlasse di obblighi di indossare le mascherine non supportati da evidenze scientifiche, di lockdown inutili e dannosi, delle tante restrizioni imposte anche negli Stati Uniti.
Nel video di TivùVerità censurato ieri, il professore Frajese spiegava che «la commissione parlamentare potrebbe dire verità di cui non si può parlare» e che è «un atto dovuto della politica: al popolo è stata chiesta qualunque cosa, durante la pandemia, anche di attuare discriminazioni violente». Nell’era dell’emergenza «da quella pandemica alla climatica, o con altre minacce virali», riflettevano conduttore e ospite, è quanto mai necessario non dimenticare quello che è successo. La commissione d’inchiesta aiuterà a far chiarezza, ma fa paura anche a Youtube.
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