Che mondo sarebbe senza Dario Franceschini? L’ex ministro della Cultura, ormai senza trono dopo la vittoria di Giorgia Meloni alle ultime elezioni politiche, è tornato sul carro del vincitore grazie a Elly Schlein, nuovo segretario del Partito democratico. Ma le beghe del Nazareno sono piccole cose rispetto alle grandi manovre che Franceschini porta ormai avanti da mesi per occupare cariche pubbliche con i suoi uomini più fidati. A inizio ottobre dello scorso anno, nel pieno della formazione del nuovo esecutivo Meloni, Franceschini era riuscito con una zampata a piazzare il fedelissimo Salvo Nastasi alla presidenza della Siae, alle prese in questi giorni con il caso Meta. L’ex ministro si fa sentire sulle nomine. Dopo aver piazzato in Consap il cfo Francesco Nucara, punta alle prossime nomine nel cda di Acea (in asse con il sindaco Roberto Gualtieri) e anche in Rai. Ma è Siae uno dei capitoli più delicati. In questi mesi si è tornati a discutere della possibilità di vendere il patrimonio immobiliare. La vicenda è annosa. È sempre stato un tema caldo sia per la società sia per lo stesso Franceschini. Nel 2017 scoppiò persino una polemica tra il ministro e il cantante Fedez, con il secondo che lo accusò di conflitto di interessi perché la compagna Michela De Biase lavorava per Sorgente Group, società che gestiva il patrimonio immobiliare di Siae. Tra Sorgente (poi commissariata da Banca d’Italia nel 2019) e Siae è tutto finito a carte bollate, con una causa dove la società del diritto d’autore ha dovuto sborsare 20 milioni di euro alla controparte. Nel frattempo, a gestire gli immobili è subentrata Banca Finint che ha in mano i fondi immobiliari «Norma», «Aida» e «Nabucco», di cui Siae è l’unico quotista. Si calcola che i tre fondi abbiano in portafoglio asset per 243 milioni di euro e oltre 75.000 metri quadri di superficie commerciale. In sostanza, si tratterebbe di un’operazione importante che forse potrebbe aiutare anche i conti della stessa Siae che ha chiuso il 2021 con un rosso da 26 milioni di euro. Del resto, già da qualche anno la società si è attrezzata cedendo quote dei singoli fondi per immettere liquidità in cassa e ottenere rendimenti che potessero aiutare i bilanci. Ora il ritorno di Franceschini ha fatto di nuovo scattare l’allarme sul patrimonio immobiliare. Lo scorso 31 dicembre Gaetano Blandini, ex direttore generale, ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico. Per eleggere un nuovo direttore generale, la Siae ha organizzato un concorso a cui hanno partecipato personalità, tra cui registi Rai e Netflix. L’incarico è andato a Matteo Fedeli, interno di Siae, inizialmente non preso in considerazione per l’incarico per mancanza di esperienza. A quanto apprende La Verità, infatti, secondo la società di cacciatori di teste non ci sarebbe stato alcun interno qualificato in grado di sostituire Blandini. È cambiata così anche la nuova guardia della Siae con la figura del presidente Giulio Repetti Mogol, che è stato ribattezzato presidente onorario e sostituito appunto da Nastasi, eletto perché garante della continuità politica all’interno della società. Eppure, il binomio Blandini-Mogol aveva rappresentato un binomio vincente. Nel dietro le quinte a tirare le fila ci sarebbe ancora Filippo Sugar, figlio di Caterina Caselli, nonché ex presidente. Sarebbe lui la vera ombra sul consiglio di amministrazione che potrebbe passare alla storia per la cessione dei «gioielli di famiglia». La compravendita di immobili è un tema che ha già vissuto lo scorso anno la «Vendita di Cremisi» che era una delle compravendite circolari, non quella vera, capace di ridurre la copertura del deficit di 30 milioni.
La finanziaria 2021 conterrà le tanto odiate tasse sulla plastica e sulle bevande gasate. L'unica novità (dovuta alle pressioni di Italia viva) sta nei tempi di introduzione. Entrambe slittano da gennaio a luglio con il risultato di dimezzare almeno i danni.
Il settore italiano dei produttori di imballaggi è tra i più avanzati in Europa, eppure sarà gravato di circa 80 centesimi di prelievo per ogni chilogrammo prodotto. Con il risultato che a pagare saranno o i consumatori (assurdo in un momento in cui la pandemia richiede sempre più packaging usa e getta) oppure i dipendenti. La scelta di penalizzare le aziende, che rischiano di soffrire ancor di più la concorrenza proveniente da Cina e altri Paesi asiatici, non finisce qui. L'articolo 192 si concentra infatti sulle sigarette elettroniche e il tabacco riscaldato. Le sigarette tradizionali si salveranno quindi da prelievi aggiuntivi, mentre gli altri due comparti che sono quelli emergenti si ritroveranno con maggiori zavorre. Novità assoluta è quella che riguarda i device che non bruciano ma si limitano a riscaldare i prodotti (come Iqos o Glo).
Qui il Mef avrebbe deciso di alzare il prelievo addirittura di un 13%. Una percentuale folle se si considera che la media dei rincari delle ultime finanziarie penalizzava il comparto con rialzi compresi tra lo 0,3 e lo 0,4%. In pratica ogni pacchetto costerà un euro in più. Senza contare il paradosso. Da anni gli studi scientifici acquisiti anche dal ministero della Sanità hanno dimostrato il minore danno causato ai polmoni dei consumatori e quindi all'intero Ssn. Una scelta che se venisse confermata dimostrerebbe l'assenza di criterio ma la necessità di rastrellare gettito, quasi alla cieca.
Non sembra nemmeno esserci la consolazione che le nuove tasse andranno a buon fine. Come ha già denunciato ieri Confindustria nella bozza della legge di Bilancio manca ogni riferimento agli incentivi per la ricerca e lo sviluppo e pure sul fronte famiglia ci sarà da prepararsi alle briciole. Il tanto annunciato assegno unico, vanto della renziana Elena Bonetti, si dovrebbe limitare a un budget di 3 miliardi. Per renderlo effettivo ne servirebbero almeno 12, in aggiunto ai tradizionali 16 destinati ai vecchi bonus natalità e asili.
Le aziende, soprattutto quelle più piccole, avranno anche un'altra brutta sorpresa: il credito d'imposta per l'adeguamento degli ambienti di lavoro sarà utilizzabile dal 1° gennaio al 30 giugno 2021 e non più fino al 31 dicembre 2021. Solo sei mesi, quindi. Va ricordato che il decreto Liquidità aveva riconosciuto un credito d'imposta in misura pari al 60% delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati. Con provvedimento dell'Agenzia delle entrate dell'11 settembre, poi, il credito effettivo era sceso ad appena il 9%. E ora ecco il nuovo taglio, dimezzando l'arco temporale.
Le risorse in manovra, invece, ci sono per aumentare di 4 miliardi il fondo per il reddito di cittadinanza dal 2021 al 2029. Così come non mancano i fondi per far contento il ministero della Cultura guidato da Dario Franceschini: è stata confermata anche per il 2021 la card cultura per i diciottenni (una carta elettronica che può essere usata per acquistare biglietti per teatri, cinema, per comprare libri e giornali, per la musica e anche per entrare ai musei). La bozza della manovra prevede uno stanziamento di 150 milioni contro i 190 milioni per il 2020. Non solo. Aumenta dal 30 al 40% il credito di imposta per le imprese di produzione, distribuzione, per gli investimenti cinematografici e nel settore degli audiovisivi. Il fondo per il cinema sale da 400 a 640 milioni. Viene inoltre concesso un anno in più di tempo, fino al 31 dicembre 2021, per le fondazioni lirico sinfoniche che vogliono aderire alla procedura di risanamento. E, per promuovere e favorire la formazione di giovani musicisti, alla Fondazione orchestra giovanile Luigi Cherubini è stato assegnato un contributo di 1 milione di euro annuo a decorrere dal 2021.
Nella bozza della legge di bilancio c'è, infine, una curiosa anomalia: il Conte uno aveva messo la tassa sui money transfer, il Conte due ora la toglie. Perché rinunciare a un gettito di 100 milioni e pure a un controllo mirato sui movimenti di capitali spesso illeciti?
Mettiamoci l'anima in pace. Le tasse aumenteranno e prima di dieci anni la situazione non migliorerà. A dirlo è il ministro del Tesoro Roberto Gualtieri davanti alle commissioni Bilancio e Politiche Ue del Senato. Secondo il responsabile di Via XX settembre, per quanto riguarda il rapporto tra debito e prodotto interno lordo, la previsione è di «tornare a livelli pre Covid alla fine del decennio». Pallottoliere alla mano, questo significa che l'esecutivo ha in programma di scendere in dieci anni dal 158 al 130% circa. Come? Chiedendo soldi ai contribuenti.
La sugar e la plastic tax ne sono un esempio. «In un momento in cui le imprese del settore, in particolare le piccole e medie aziende italiane, fanno fatica a rimettersi in piedi, introdurre nuove imposte come la sugar tax, che si aggiunge alla plastic tax, significa mettere a rischio l'occupazione degli 80.000 lavoratori diretti e indiretti della filiera, con aumenti dei prezzi che si ripercuoteranno con maggior forza su bar e ristoranti prima e poi sui consumatori», afferma il neopresidente di Assobibe (l'associazione di Confindustria che rappresenta le imprese che producono e vendono bevande analcoliche in Italia) Giangiacomo Pierini.
«La sugar tax, voluta dal governo prima dell'emergenza Covid-19, colpisce il 100% dei nostri prodotti, anche le bevande senza zucchero, e non è sostenibile in uno scenario economico e commerciale completamente mutato. Per questo», dice Pierini, «chiediamo al governo di ripensare alla tassa e aprire un tavolo di confronto per definire misure a supporto del comparto, in questa fase di lento ritorno a una nuova normalità».
Come spiega Pierini alla Verità, il problema è che la sugar tax, pur chiamandosi tassa sullo zucchero, colpisce tutte le bibite dolci, obbligando il mondo delle bevande gassate a dover alzare i prezzi. «Questo norma era stata pensata in un momento ben diverso da quello attuale. Il settore delle bevande gassate i questi mesi ha dovuto dire addio a tutto il fatturato dei consumi fuori casa. Introdurre questa regola ora vuole dire spingere le società a lasciare a casa diversi lavoratori».
Di certo, in questo momento, gli italiani non hanno bisogno di ulteriori ostacoli all'occupazione. Ad agosto la timida crescita degli occupati sta procedendo, ma il saldo anno su anno è ancora ampiamente negativo.
Come ha reso noto ieri l'Istat, su base mensile si è assistito a un aumento su base mensile di 83.000 unità (+0,4%), ma ancora sotto di 350.000 posti di lavoro rispetto a febbraio 2020. Siamo ancora ben lontani, dunque, da poter tirare un sospiro di sollievo. Nel trimestre giugno-agosto 2020, il livello di occupazione è stato inferiore dello 0,2% rispetto a quello del trimestre precedente (marzo-maggio 2020), per un totale di -56.000 unità. In salita, inoltre, nel trimestre le persone in cerca di occupazione (+20,6% pari a +417.000) e in calo gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-2,7% pari a -386.000 unità).
Vista la situazione tanto complessa, per il ministro Gualtieri non deve essere stato facile pensare alla Nota di aggiornamento del Def attesa in Consiglio dei ministri lunedì prossimo. Il ministro, davanti alle commissioni Bilancio e Politiche Ue del Senato, ha reso noto che all'interno del Nadef «cercherà di dettagliare una prima ipotesi di scansione dei fondi europei negli anni».
Al ministro toccherà «definire il giusto equilibrio tra prestiti e sovvenzioni tenendo conto che i grants (sovvenzioni) non hanno impatto su deficit e debito, mentre i loans (prestiti) sì: per essi si crea una pari necessità di finanziamento, perché contribuiranno all'aumento del debito pur avendo un impatto positivo sulla finanza pubblica dal punto di vista degli interessi.
«I grants sono i soldi che non danno deficit, aggiuntivi, si sommano a quel percorso programmatico indicato» nella Nadef del deficit al 7% rispetto al 5,7%», ha spiegato ieri Gualtieri. Si tratta «dell'1,3% di deficit e sopra questo ci metteremo la quota di grants aggiuntivi che saremo in grado di spendere l'anno prossimo, parliamo complessivamente di 15 miliardi aggiuntivi, per questo ho parlato di 40 miliardi» di espansione fiscale, ha detto il ministro riferendosi al Recovey plan.
A Palazzo Madama Gualtieri ha anche ricordato di essere al lavoro su una riforma fiscale che «si caratterizzerà principalmente per il taglio del cuneo fiscale sul lavoro e la revisione complessiva della tassazione verso una maggiore equità».
Staremo a vedere. Del resto, come ha detto il ministro del Tesoro, abbiamo circa un decennio per capire se la sua riforma funzionerà.





