Ecco #DimmiLaVerità del 13 febbraio 2025. Ospite il presidente della Commissione Attività Produttive Alberto Gusmeroli della Lega. L'argomento del giorno è: "Tutti i dettagli della nuova rottamazione delle cartelle esattoriali proposta dal Carroccio".
L'appuntamento con Transatlantico: ospiti di Daniele Capezzone, Massimo Bitonci della Lega e Michele Gubitosa del Movimento 5 stelle. Confronto su manovra e delega fiscale.
Enrico Letta (Getty Images)
Il partito di Enrico Letta contro la dilazione dei versamenti con notifiche dal 1° gennaio 2022: «Se c’è la proroga si riapre l’accordo sul fisco e sugli 8 miliardi». Manca l’emendamento governativo ma si andrà avanti blindandosi con la fiducia. Fondi ai Comuni vicini al dissesto.
Il Pd potrebbe essere vicino allo strappo con il premier Mario Draghi sulla manovra. In caso di proroga sulle cartelle, spiegano dal partito guidato da Enrico Letta, si riapre l’accordo sul Fisco. «C’è un accordo complessivo sugli 8 miliardi per il taglio delle tasse, e prevede che le cartelle non si tocchino. È stata anche respinta la proposta del premier Draghi, che al Pd andava bene, sulla trattenuta Irpef sopra i 75.000 euro. Se quell’accordo verrà riaperto, verrà riaperto su tutto. E il Pd vedrà cosa fare con subemendamenti all’emendamento del governo che dovrebbe arrivare domani (oggi per chi legge, ndr)». A parlare è Alan Ferrari, vicecapogruppo del Pd in Senato, durante una pausa delle riunioni di maggioranza sulla manovra, facendo riferimento alla possibilità caldeggiata da Forza Italia di una dilazione dei pagamenti per le cartelle notificate a partire dal primo gennaio 2022.
Ad ogni modo, una eventuale proroga delle cartelle non è l’unica novità che riguarda la legge di bilancio. Sono infatti in arrivo fondi per i Comuni in difficoltà, in particolare per Napoli, Palermo, Torino e Reggio Calabria. A queste amministrazioni è indirizzata una norma a cui sta lavorando l’esecutivo con misure per le città metropolitane molto vicine al dissesto. L’emendamento, in pratica, prevede che lo Stato dia alle città metropolitane in difficoltà un contributo straordinario pluriennale, chiedendo in cambio impegni su fiscalità, riscossione, patrimonio e personale.
Inoltre, Il governo ha depositato un emendamento alla legge per stabilizzare i magistrati onorari. L’obiettivo della misura è «dare una risposta alle sollecitazioni provenienti dalla Commissione europea».
Mai come quest’anno, insomma, la legge di bilancio appare incerta. Le discussioni continuano senza sosta e il tempo stringe.
Secondo i piani, la manovra arriverà in Aula al Senato martedì 21 dicembre con emendamenti blindati e con l’obiettivo di chiudere tutto tra Natale e Capodanno. Dopo l’esame del rendiconto di bilancio interno, si terrà quindi la discussione generale sul Bilancio. Mercoledì sarà quindi il turno delle repliche del governo, quindi i voti sulle tabelle e a seguire tutte le successive fasi. Il calendario è stato stabilito ieri dalla conferenza dei capigruppo di palazzo Madama, ha riferito la presidente Simona Malpezzi.
C’è quindi ancora una settimana, ma continua a mancare l’emendamento governativo che mette d’accordo tutti. Al momento è lo stesso premier Mario Draghi ad essere al lavoro per evitare passaggi a vuoto e ulteriori slittamenti.
L’esecutivo è quindi pronto a tutto sulla fiducia ed evitare l’esercizio provvisorio. Del’ resto, mancano all’appello alcune scelte importanti legate alle norme che serviranno ad alleggerire (e non ad annullare) l’aumento dei costi dell’energia che gli italiani si ritroveranno in bolletta.
Al momento, infatti, è noto solo cosa si farà con il gas, dove è previsto un taglio lineare grazie al taglio dell’Iva al 5% per famiglie e imprese. Non c’è, invece, nulla di ufficiale su come affrontare i rincari sull’energia elettrica.
C’è poi anche Letizia Moratti, assessore al Welfare e vicepresidente Regione Lombardia, che ha fatto sapere di aver chiesto con urgenza un intervento di riordino della medicina generale. «Dovremmo firmare con il Governo un accordo di programma entro il primo trimestre 2022, impegno importante che ci aiuta a ridisegnare la sanità territoriale». Non è chiaro, però, se la richiesta dell’ex primo cittadino di Milano rientrerà tra gli emendamenti della manovra.
C’è poi il problema dello sciopero previsto per il 16 dicembre e invocato da Cgil e Uil. Prima di quella data il governo non ha previsto alcun incontro con le sigle di lavoratori. D’altronde, l’esecutivo è decisamente più interessato a rispettare le scadenze dettate dalla legge di bilancio. Ciononostante, per il 20 dicembre è previsto un incontro con le parti sociali per discutere della riforma delle pensioni.
«Permettetemi di svelenire un po' il clima che si è respirato in questi giorni: proclamare uno sciopero generale non è proclamare la terza guerra mondiale, ma utilizzare un diritto riconosciuto dalla Costituzione», ha ricordato ieri il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, intervenendo da remoto a un incontro della Uil Trasporti a Trieste. «Ricordo», ha ribadito, «che chi viene in piazza rinuncia alla sua giornata di lavoro: bisogna avere rispetto per i lavoratori e le lavoratrici prima che per le sigle sindacali. Lavoreremo in queste ore, nell’ultimo giorno che ci rimane, per far sì che la partecipazione allo sciopero e alle manifestazioni sia quanto più vasta possibile».
Questo sciopero, insomma, non è tra le priorità del governo Draghi. L’obiettivo è ora quello di trovare la quadra a tutti i costi e «forzare la mano» sulla fiducia per arrivare a una soluzione a partire da dopo Natale. La speranza, forse, è che siano in pochi quelli che vogliono far saltare il banco a pochi giorni dall’anno nuovo.
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L'appuntamento con Transatlantico: ospiti di Daniele Capezzone, Walter Rizzetto di Fratelli d'Italia e Roger De Menech del Partito democratico. Confronto su manovra e delega fiscale.
Daniele Franco (Ansa)
Prorogato il pagamento delle rate e del saldo e stralcio previsti ieri. Irap al 31 dicembre.
Arriva una mini proroga di soli 9 giorni per la rottamazione-ter e il saldo e stralcio. Ieri la commissione Finanze del Senato ha approvato l’emendamento del governo al decreto fiscale che proroga il pagamento delle cartelle esattoriali al 9 dicembre, con un periodo di tolleranza che arriva fino al 14. L’esecutivo ha spiegato che per il momento non era possibile fare di più per ragioni di copertura, nonostante il pressing dei diversi partiti della maggioranza.
E infatti, subito dopo l’approvazione della proroga è arrivata la stoccata di Forza Italia che chiede di più: «È una buona notizia, ma il termine fissato al 9 dicembre per la nuova scadenza della rottamazione-ter e del saldo e stralcio è decisamente troppo vicino. Parliamo di uno slittamento di soli pochi giorni, il che significa che tra meno di due settimane il problema si riproporrà per chi, anche a causa dello stop delle attività nei mesi più duri della pandemia, non è nelle condizioni di pagare quanto dovuto. Bisogna fare assolutamente di più, vanno previsti tempi più lunghi per aiutare realmente questi contribuenti in difficoltà con un rinvio selettivo al 2022». Così, in una nota, la vicepresidente del gruppo Forza Italia al Senato, Licia Ronzulli.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Fratelli d’Italia, secondo cui «la commissione Finanze del Senato ha approvato l’emendamento del governo al decreto Fiscale che proroga al 9 dicembre il pagamento di tutte le rate sospese causa Covid della rottamazione-ter e del saldo e stralcio, a fronte della nostra proposta di rinvio al 2022 con nuova rateizzazione. Una sola parola: vergogna!». Lo dichiara Lino Ricchiuti, responsabile del Dipartimento imprese e mondi produttivi di Fratelli d’Italia. Rincara la dose anche la Lega che reputa «incommentabile» la proroga: «Bisogna riaprire la rottamazione-ter, prevedere un riscadenziamento in 5 anni e fare anche la rottamazione-quater. Qualsiasi altra cosa è un palliativo. Nove giorni non è nemmeno un palliativo, è incommentabile», dice Alberto Gusmeroli, responsabile fiscale della Lega.
Un passo in avanti è invece stato fatto per quanto riguarda l’Irap. L’ emendamento approvato al dl Fisco presentato da Forza Italia nelle commissioni Finanze e lavoro al Senato prevede infatti come in caso di errata applicazione delle disposizioni previste dalla disciplina europea sul «quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid», l’Irap non versata sarà dovuta senza sanzioni né interessi entro il primo gennaio 2022. Il termine precedente era stato fissato al 30 novembre. Altro punto è poi tutta la questione del patent box, che aveva causato non pochi attriti tra i vari partiti. Il governo ha però fatto sapere di non voler introdurre variazioni all’interno del dl fiscale, impegnandosi a riformulare la norma all’interno della legge di Bilancio.
Per quanto riguarda il calendario del decreto legge fiscale, secondo il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, il documento dovrebbe essere approvato nelle commissioni Finanze e Lavoro del Senato «al massimo in serata (ieri, ndr) o qualche ora più tardi».
Per D’Incà si dovrebbe andare in Aula oggi per chiudere entro la settimana, confermando inoltre che «si sta lavorando al maxi emendamento» su cui l’esecutivo Draghi porrà la fiducia. Sulle tempistiche la certezza inizia però a vacillare, dato il serrato confronto politico: «Le commissioni Finanze e lavoro del Senato hanno bisogno di più tempo per completare l’esame degli emendamenti al decreto fiscale», annuncia il presidente della commissione Finanze, Luciano D’Alfonso, intervenendo all’assemblea di Palazzo Madama. «Le due commissioni hanno iniziato l’attività di votazione fino al quarto articolo. Abbiamo altri 13 articoli da votare con il collegato emendamenti. Contiamo di terminare, se arriva a frutto l’attività di confronto politico, a sera avanzata considerando anche la possibilità delle prime ore della notte».
Il nodo principale da sciogliere resta infatti l’opposizione di Fratelli d’Italia che già nella notte di lunedì ha messo in atto un forte ostruzionismo bloccando i lavori della commissione che sono ripresi nella giornata di ieri. Andrea De Bertoldi, senatore di Fdi, ha spiegato come non ci sono le «condizioni per un accordo. O arriva un segnale» dal governo su alcuni temi centrali che l’opposizione propone o «andremo avanti» come lunedì notte. Sul tema però D’Incà rassicura che l’esecutivo «sta lavorando».
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