La mappa del voto per le amministrative - che si è svolto domenica scorsa insieme alle europee - vede la scomparsa sostanziale del Movimento 5 stelle (al ballottaggio solo a Campobasso) e un ritorno al «vecchio» bipolarismo, con centrodestra e centrosinistra che si dividono i sindaci eletti al primo turno e i candidati che si sfideranno al ballottaggio il 9 giugno prossimo. Su 27 capoluoghi di provincia chiamati a eleggere il sindaco e il consiglio comunale, 11 hanno visto la vittoria al primo turno di uno dei candidati e altri 16 andranno al secondo turno.
Vediamo i sindaci eletti: il centrodestra ne piazza 5, il centrosinistra 6. La coalizione composta da Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia e altri alleati che variano a seconda del Comune, vince al primo turno a Perugia, dove Andrea Domizi è eletto sindaco con il 59,8% delle preferenze; a Urbino vince Maurizio Gambini (55,1%). Cambiano guida politica, invece, passando dal centrosinistra al centrodestra, Pavia dove Mario Fracassi vince con il 53% e Pescara, dove il nuovo sindaco è Carlo Masci (51,3%). A Vibo Valentia il centrodestra porta alla vittoria Maria Libardo (59,54%). Il Pd, alla guida del centrosinistra, riesce a confermare cinque sindaci uscenti: Dario Nardella a Firenze, eletto al primo turno con il 57,05% dei voti; Giorgio Gori a Bergamo con il 55,3%; Matteo Ricci a Pesaro con il 57,3%; Giancarlo Muzzarelli a Modena con il 53,4% e Antonio Decaro, riconfermato sindaco di Bari (col 66,2%). Il centrosinistra vince al primo turno anche a Lecce, dove il nuovo sindaco è Carlo Salvemini, eletto con il 50,87% delle preferenze.
Al secondo turno vanno invece gli elettori di Ascoli Piceno, Avellino, Biella, Campobasso, Cesena, Cremona, Ferrara, Foggia, Forlì, Livorno, Potenza, Prato, Reggio Emilia, Rovigo, Verbania e Vercelli. A Campobasso il sindaco uscente è Antonio Battista (Pd); a Potenza Dario De Luca (Fdi); ad Avellino c'è un commissario prefettizio, dopo le dimissioni del sindaco pentastellato Vincenzo Ciampi; a Ferrara Tiziano Tagliani (Pd); a Forlì Davide Drei (Pd); a Modena Gian Carlo Muzzarelli (Pd); a Reggio Emilia Luca Vecchi (Pd); a Cremona Gianluca Galimberti (Pd); ad Ascoli Piceno Guido Castelli (Forza Italia); a Biella Marco Cavicchioli (Pd); a Verbania Silvia Marchionini (Pd); a Vercelli Maura Forte (Pd); a Foggia Franco Landella (Forza Italia); a Livorno Filippo Nogarin (M5s); a Prato Matteo Biffoni (Pd); a Rovigo Massimo Bergamin, (Lega), sfiduciato lo scorso febbraio.
A Potenza la sfida sarà tra Mario Guarente, di centrodestra, (44,73% al primo turno) e Valerio Tramutoli, sostenuto da due liste civiche (27,41%); a Campobasso troviamo l'unico candidato del M5s che riesce ad approdare al secondo turno: Roberto Gravina (29,41%) se la vedrà con la candidata del centrodestra Maria Domenica D'Alessandro (39,71%).
Ad Ascoli Piceno vanno al ballottaggio Marco Fioravanti del centrodestra (37,38%) e Piero Celani, sostenuto da liste civiche (21,43%); ad Avellino sfida interna al centrosinistra, che piazza due candidati al ballottaggio: Luca Cipriano (32,5%) e Gianluca Festa (28,6%). A Biella la sfida sarà tra il candidato del centrodestra Claudio Corradino (39,95%) e Donato Gentile, sostenuto da alcune liste civiche. Pd al ballottaggio anche a Verbania, dove il sindaco uscente, Silvia Marchionini (37,5%), sfida il candidato del centrodestra Giandomenico Albertella (45,81%).
Ballottaggio anche per il sindaco uscente di Vercelli Maura Forte, di centrosinistra (24,66%), contro Andrea Corsaro del centrodestra (41,89%). A Cremona sfida fra Gianluca Galimberti, di centrosinistra (46,37%), e Salvatore Malvezzi, di centrodestra (41,65%); a Ferrara ballottaggio tra Alan Fabbri (centrodestra, 48,44%) e Aldo Modonesi di centrosinistra (31,75%); a Foggia tra Franco Landella di centrodestra (46,11%) e Pippo Cavaliere per il centrosinistra (33,71%).
A Forlì sfida decisiva il 9 giugno fra Gian Luca Zattini di centrodestra (45,8%) e Giorgio Calderoni di centrosinistra (37,21%). A Livorno duello al ballottaggio tra il candidato del centrosinistra, Luca Salvetti (34,2%) e Andrea Romiti del centrodestra (26,64%). A Reggio Emilia - con il 49,13% - ha sfiorato la vittoria al primo turno Luca Vecchi del centrosinistra, che dovrà vedersela al ballottaggio con Roberto Salati (centrodestra, 28,22%). A Prato Matteo Biffoni, di centrosinistra (47,16%), se la vedrà con Daniele Spada del centrodestra (35,12%). A Rovigo vanno al ballottaggio Monica Gambardella di centrodestra (38,17%) ed Edoardo Gaffeo del centrosinistra (25,42%).
Lega guadagna in un anno 3 milioni e mezzo di voti, i grillini ne perdono più di 6 milioni. E Fi li dimezza
Le dimensioni del trionfo leghista e del rovescio grillino si apprezzano meglio considerando - insieme alle percentuali - i voti assoluti riportati ieri, e confrontati con le prove elettorali delle politiche del 2018 e delle europee del 2014.
A spoglio quasi ultimato, la Lega (ieri 34,27%) ha ottenuto più di 9 milioni e 100.000 voti, contro i 5 milioni e 600.000 di un anno fa (17,4%) e il milione e 600.000 di cinque anni fa (6,2%). Insomma, rispetto all'anno scorso, ben 3 milioni e mezzo di voti in più.
Discorso inverso per i grillini. Ieri (17,07%) hanno ottenuto 4 milioni e mezzo di voti, oltre 6 milioni di voti in meno del 4 marzo 2018, quando ne raccolsero 10 milioni e 700.000 (32,7%). Cinque anni fa, alle precedenti europee, ottennero 5 milioni e 800.000 voti (21,1%).
Pressoché inalterata - in termini assoluti - la performance del Partito democratico, nonostante lo scatto percentuale in avanti registrato la notte scorsa. Ieri il Pd ha ottenuto circa 6 milioni e 100.000 voti (22,73%). Un anno fa, più o meno con gli stessi voti assoluti, la percentuale fu del 18,7%. Cinque anni fa, in occasione del trionfo renziano del 40,8%, i voti assoluti raccolti furono circa 11 milioni.
Molto negativa la prova di Forza Italia, che dimezza i voti di un anno fa. Ieri, Fi ha raccolto circa 2 milioni e 300.000 voti (8,78%), contro i 4 milioni e 500.000 del 4 marzo 2018 (14%). Cinque anni fa, alle europee, i voti furono 4 milioni e 600.000 (16,8%).
Quanto a Fratelli d'Italia, ieri ha ottenuto circa 1 milione e 700.000 voti (6,45%), circa 300.000 voti in più del milione e 400.000 (4,3%) di un anno fa. Il bottino di cinque anni fa fu invece di un milione di voti (3,7%).
Restano fuori dai giochi, esclusi dall'assegnazione dei seggi, tutti gli altri, a partire da Più Europa (800.000 voti, pari al 3,1%), Verdi (600.000 voti pari al 2,3%), e La Sinistra (460.000 voti circa pari all'1,75%).
In attesa dei dati definitivi, YouTrend ha diffuso una prima stima sulla possibile distribuzione dei seggi: 29 alla Lega, 14 a M5s, 19 al Pd, 7 a Fi, 6 a Fdi, 1 alla Svp.
Altre curiosità rilevanti: sommando le percentuali di Lega e M5s, si arriva a 51,3%, l'1,3% rispetto alla somma delle percentuali ottenute dalle due forze politiche il 4 marzo scorso, ovviamente con pesi capovolti.
In termini di distribuzione geografica, impressiona la crescita della Lega al Sud (ormai siamo chiaramente in presenza di una forza nazionale), si confermano le difficoltà del Pd al Sud (invece il partito di Zingaretti tiene nelle regioni rosse e nelle grandi città), mentre i grillini registrano risultati migliori a Sud e soffrono moltissimo al Nord.
Sempre YouTrend azzarda una prima analisi sui flussi. Dove sono andati i voti in uscita dai Cinquestelle? Secondo YouTrend, molto verso la Lega, e in misura inferiore verso il Pd.





