ministro degli esteri

È soltanto l'inizio: si va verso la scissione
Ansa

Giggino se ne va: da ieri non è più il capo politico del movimento 5 stelle. Resta ministro degli Esteri, ma senza avere la responsabilità di dettare la linea al movimento. Da numero uno Luigi Di Maio si auto retrocede a numero zero, ministro fra i ministri, senza più il potere di decidere e di espellere chi non si è messo in riga. Per i grillini è un cambiamento di non poco conto, anche se a dire il vero non si tratta di una sorpresa, ma di una decisione annunciata. Il passo indietro infatti è arrivato un attimo prima che qualcuno facesse un passo avanti per levargli da sotto il sedere la poltrona.

Di Maio imbastisce un tour all’estero per far credere di essere in partita
Getty Images
  • Incontro con gli omologhi Ue e frasi di rito: «Serve un cessate il fuoco». Dopodiché il ministro va in Turchia e annuncia visite in Algeria ed Egitto. L'iperattivismo serve a nascondere il fatto che Roma è tagliata fuori.
  • In Iraq restano i militari italiani. Mentre la Germania sposta il suo contingente in Giordania, il nostro rimarrà in loco limitandosi a cambiare base poiché quella Usa a Baghdad non è abbastanza sicura.

Lo speciale comprende due articoli.

Moavero va all'Ue e Savona rimane a Roma. Il numero uno della Farnesina si tiene le deleghe
ANSA

Il ministro per gli Affari europei è rimasto nella capitale, dove ha incontrato il governatore della Sardegna. Il capo degli Esteri, invece, è a Lussemburgo per discutere il bilancio dell'Unione (1.000 miliardi). Disinnescato l'euroscettico, il giurista, di concerto con il Quirinale, non ha ancora affidato ai suoi vice e sottosegretari (tra cui un leghista e due pentastellati) alcun dossier.

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