L’ingiusto processo contro Silvana De Mari
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Sono affetti da una «patologia», dicevano i primi attivisti omosessuali come Mario Mieli. E oggi la maggioranza dei gay li definisce «tossici». Così non stupiscono i bandi pubblici in Canada destinati solo agli Lgbt.Il 30% delle lesbiche ha subito una…
Io sostengo che gli atti omoerotici siano sbagliati, ma riconosco che sono un fatto privato, per cui nessuno deve essere perseguitato. Invece i gruppi Lgbt (che rappresentano una minoranza di quel mondo) aprono le braccia all’islam, che gli omosessuali li…
In pandemia siamo stati multati per mascherine e vaccini: trasmettere il virus era considerato una colpa sotto il profilo normativo Perché allora non si arginano condotte che diffondono Hiv o sifilide? Sono malattie curabili e dovrebbero sparire, invece crescono
Pure in appello sono colpevole di diffamazione contro il Circolo intitolato a Mario Mieli. Contesto il verdetto da diversi punti di vista.
Parole come accoglienza e inclusività celano in realtà l'ingresso in una forma di dittatura micidiale. Se si vuole aiutare davvero gli omosessuali, serve una petizione per salvarli dalla persecuzione nei Paesi musulmani.
Arriva al cinema il film sul teorico Lgbt. Prodotto dalla Rai, ha ottenuto 255.000 euro dal ministero e dalla Regione Emilia Romagna ma finora ha incassato appena 6.528 euro. Intanto un libro approfondisce l'aspetto esoterico delle sue opere e della…
Ci sono circoli, come quello intitolato a Mario Mieli, che hanno collaborato con enti pubblici e sono andati nelle scuole a diffondere le loro idee. Peccato che l'attivista abbia esplicitamente esaltato i rapporti con i minorenni: è giusto farlo pesando…
Sono stata rinviata a giudizio. Dovrò rispondere di diffamazione contro il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, intitolato all'attivista gay che inneggiava a sesso con minori e coprofagia. Ecco quello che scriveva.
Varie organizzazioni arcobaleno scrivono un accorato appello contro il governo che «mette in pericolo diritti e democrazia». Grazie al vittimismo, però, ottengono un bel po' di soldi pubblici. L'ultimo caso in Umbria: 40.000 euro per propaganda gender.
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