Dieci anni di carcere ciascuno per Luca Lucci e Andrea Beretta, volti storici del tifo organizzato milanese, il primo leader della tifoseria del Milan, il secondo dell’Inter. La giudice per l’udienza preliminare Rossana Mongiardo ha emesso ieri le pesanti condanne nell’ambito del processo abbreviato - uno dei filoni dell’inchiesta «Doppia Curva» - che ha svelato intrecci tra ambienti ultrà e criminalità organizzata, al centro di indagini della Direzione distrettuale antimafia di Milano. Lucci, capo della Curva Sud del Milan, è stato riconosciuto colpevole come mandante del tentato omicidio dell’ultrà Enzo Anghinelli, oltre che per associazione a delinquere. Si tratta di una nuova, gravissima accusa per una figura già nota alla giustizia: Lucci ha infatti una fedina penale segnata da condanne passate, tra cui quella per aver aggredito l’interista Virgilio Motta nel 2009, episodio che gli era già costato un anno e mezzo di carcere. E allo stesso tempo è ancora coinvolto in altre inchieste dove è accusato di spaccio internazionale di stupefacenti. In parallelo è arrivata la condanna a 10 anni anche per Andrea Beretta, ex capo della Curva Nord interista, oggi collaboratore di giustizia. Beretta è stato giudicato colpevole per l’omicidio di Antonio Bellocco, altro esponente del direttivo ultrà nerazzurro e rampollo di una famiglia legata alla ’ndrangheta, oltre che per associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso. Nel processo, che si è tenuto nell’aula bunker di San Vittore a porte chiuse, la società Milan si è costituita parte civile, una scelta significativa, nonostante il difensore della Curva Jacopo Cappetta abbia più volte fatto notare come la società utilizzi spesso immagini della Curva Sud per vendere merchandising. Di fatto la decisione dei vertici della società segna una netta presa di distanza da parte del club nei confronti dei gruppi del tifo organizzato finiti sotto inchiesta. Il giudice ha riconosciuto una provvisionale di 50.000 euro per i due club, quindi 25 a testa, mentre per la Lega calcio 20.000 euro. È una scelta che ha alimentato tensioni con la Curva (anche perché ora dovranno pagare), già esplose a fine stagione quando i tifosi rossoneri avevano chiesto pubblicamente al club di ritirare la richiesta di risarcimento danni in sede civile. Per di più, da qualche giorno, sui social, come trapelato da fonti vicine alla società, il Milan starebbe valutando di non concedere le prelazioni sugli abbonamenti per la stagione 2025/26 nei settori della Curva Sud, secondo anello blu, tradizionalmente riservati agli ultrà. Nel giorno della sentenza, circa 200 ultras rossoneri hanno organizzato un presidio all’esterno dell’aula bunker, esponendo lo striscione: «Ultras, amicizia, lealtà, fratellanza, aggregazione: noi siamo la Curva Sud, non siamo un’associazione», in chiara contestazione delle accuse dei pm Paolo Storari, Sara Ombra e Leonardo Lesti. Non sono mancati toni duri contro stampa e autorità: «Fatevi i fatti vostri, sono nove mesi che vi fate i nostri. Invece di fare le riprese andate a cercare la verità», ha detto uno dei capi ultrà da dietro le transenne.
Enrico Lucci risponde in una pausa di lavoro. Quest'anno ne ha più di prima. Dopo Realiti Sciò, striscia tutta sua su Rai 2 in cui ha raccontato il declino del berlusconismo, nella nuova stagione di Nemo - Nessuno escluso, sempre Rai 2, il più ganzo del bigoncio - uno di sinistra che crede nell'ordine democratico, 54 anni, di Velletri, gavetta nelle tv romane prima di bussare in Viale Mazzini e di approdare alle Iene di Davide Parenti - canta e porta la croce. Incursore, intervistatore, conduttore. Al suo fianco non c'è più Valentina Petrini: «Mi sono attenuto alle scelte editoriali della Rai».
Sta di fatto che è un nuovo Nemo, con l'intervista politica rivisitata.
«Sono venuti Luigi Di Maio e Antonio Tajani, ma non è detto che debba essere sempre politica».
Però si vede che ti diverti, soprattutto se il soggetto si presta.
«Provo sempre a divertirmi, perciò tutti i soggetti si prestano».
Fai i servizi e conduci.
«Nel tempo spero di ridurre i servizi. Con 'sto mal di schiena…».
E il giornalismo di strada?
«È il mio. Se vai dove ci sono le persone sei più libero. In studio devi fare gli onori di casa, non puoi invitare uno e prenderlo a schiaffi. Sono due prospettive diverse».
E tu preferisci?
«Teoricamente, la strada. Solo che ho 54 anni…».
Un ragazzo.
«Anche in studio si può trovare una forma educata pur facendo tutte le domande».
Lilli Gruber o Corrado Formigli a Di Maio e Tajani ne avrebbero fatte altre.
«Ognuno è figlio della propria vita. La Gruber è una cosa, Formigli un'altra, Diego Bianchi un'altra ancora».
Tu sei più popolare?
«Non mi autointesterò mai la volontà del popolo. È tutto popolo, anche la Gruber e gli altri. Io provo a sintonizzarmi sul linguaggio corrente».
Appunto.
«Cerco di connettermi, arraffo quello che mi sembra di sentire. Altrimenti, per essere veramente l'uomo della base, dovrei vivere sette anni in Veneto, sette in Calabria…».
Ti sei messo il programma sulle spalle: inviato, intervistatore, conduttore.
«Macché spalle… I pilastri sono altri. Alessandro Sortino, capo progetto. E gli inviati veri, giganti come Daniele Piervincenzi, Laura Bonasera, Selenia Orsella, Marco Maisano e tutti gli altri».
Hai cominciato una nuova carriera da anchorman, da giornalista che porta la realtà in tv e la interpreta?
«È la ragione sociale di Nemo: mostrare quello che si muove nel Paese e raccontarlo in tutti i suoi aspetti».
Puoi cominciare a dire «la mia televisione», come i conduttori importanti.
«Io penso sempre la stessa cosa. Che tutti impariamo da tutti e ognuno sviluppa un proprio modo di vedere le cose. Non c'è nessun Leonardo da Vinci in giro, me compreso».
Siete diversi dalle Iene perché meno giustizialisti?
«Raccontiamo le cose con un linguaggio più disteso. Il nostro montaggio è attento ai particolari, come la fotografia. Ma Le Iene fanno bene il loro mestiere».
Hanno il gusto di stanare il furbetto e la doppia morale.
«Noi proviamo a essere più letteratura. Senza tirarcela».
Ti trovi bene in Rai o qualche volta hai la tentazione di tornare a Mediaset?
«Tutto dipende dalle persone. In Mediaset ho lavorato con grandi professionisti come Davide Parenti o Giorgio Gori. Sono venuto in Rai perché c'era Ilaria Dallatana. Anche con Andrea Fabiano mi sono trovato bene. Io ho iniziato in Rai con Claudio Ferretti, un fratello maggiore».
Siete diversi anche da Propaganda Live, perché meno autoreferenziali de sinistra?
«Un po' sì. Diego Bianchi si è inventato un programma che non esisteva. All'inizio era molto elitario, adesso è più universale. Pensavo che avrebbe faticato fuori dalla Rai, invece su La7 ha ritrovato il suo pubblico. Se non c'è Nemo, Propaganda me lo vedo».
Anche tu de sinistra…
«Ci sono mille modi di esserlo. A me tutti i stereotipi de sinistra me fanno orore».
Per esempio?
«Er cannarolo depresso, l'intellettuale fasullo che chiamate radical chic… Potrebbero stare tutti in Siberia a tagliare le betulle».
Sinistra sovietica?
«Ma no. Detesto pure certe macchiette nostalgiche che identificano il passato con il paradiso. Essere di sinistra significa esprimere la critica continua allo stato presente delle cose. Non incasellarsi su figurette da quattro soldi su cui gli altri speculano».
Nella prima puntata hai detto che il socialismo ha lottato per le classi deboli, contro l'imperialismo, per gli operai… e ora è finito «alla Leopolda», pronunciata in falsetto.
«La sinistra ha scolpito la storia del Novecento, i laburisti hanno inventato il welfare… Tutto questo movimento ciclopico si è ridotto alla Leopolda. Mentre il resto del Pd litiga nel miglior modo possibile».
Tu cosa ci hai capito?
«Son passati otto mesi da quella scoppola elettorale e fino all'altro giorno non c'era traccia del congresso. Invece, dopo un mese avrebbe dovuto esserci un nuovo segretario e un nuovo programma. Devono reinventarsi e organizzare una proposta interessante per gli italiani. Cosa che non si sa quando accadrà, perché serve uno che comanda e decide cosa fare».
Uno come Marco Minniti?
«Come si fa a dire, c'è anche Nicola Zingaretti. Vediamo chi si presenterà e con quali contenuti».
Sicurezza e ordine sono valori di sinistra?
«Certo».
Che cos'ha Nemo in più degli altri programmi?
«Dovrebbero dirlo Sortino e gli autori. Comunque, la novità sono quelli che vengono in studio e in tre minuti dicono quello che devono dire. Poi c'è il tentativo di fare servizio pubblico, raccontando il mondo che c'è adesso nel modo più neutro possibile perché la neutralità assoluta non esiste. Cioè, con lo stile nostro, riflessivo e rispettoso di vari punti di vista».
Il mondo che c'è adesso sono le app del sesso delle ragazzine: degrado morale o evoluzione di costume?
«Qualsiasi cosa dipende da come la fai. L'importante è escludere violenza fisica e morale. Ognuno si può scegliere la vita che vuole, basta che non rompa i coglioni agli altri».
Il bene e il male però esistono e ogni azione ha conseguenze in te e negli altri, o no?
«Certo. Se stai sempre sulle app del sesso ti rovini. Anche l'uso compulsivo del cellulare è deleterio. Il vino è buono, ma se cominci a berlo di prima mattina finisci sotto i ponti».
Che Italia è quella di Nemo?
«È l'Italia contemporanea, dove tutto è mobile, suscettibile di cambiamenti secondo la tendenza sostenuta dai social. Tutto può diventare il contrario di ciò che era il giorno prima».
Società liquida?
«Gassosa. Che si sposta a seconda di come tira il vento».
Vista da qui quanto è distante la politica?
«Si è ricalibrata sulle nuove usanze. Matteo Salvini fa un tweet o un video ogni mezz'ora, Di Maio anche. Mentre gli altri non sanno come prendere il toro per le corna».
Anche Renzi governava con i tweet.
«Con risultati inferiori. Salvini è il più bravo di tutti. Peccato che poi alla fine tutto cozza con la realtà. Tipo: in due settimane bloccheremo la Tap, poi vai al governo, ti accorgi che devi farla e quelli che ti avevano votato t'inseguono coi forconi».
La politica quanto è distante dalle situazioni tipo Gela?
«Gela sta laggiù. Se quei livelli d'inquinamento si trovavano a Milano vedi come correvano i politici. Dovrebbero avere in mano la situazione e trascinare tutto il Paese verso una vita migliore. Invece inseguono il consenso e stanno sempre a guarda' i sondaggi».
L'informazione quanto è lontana dalla gente reale?
«Tutti parlano della gente, presumono di rappresentarla. Ma lo fanno per mettersi al centro della fotografia».
Con l'occhio ai sondaggi.
«Per me un vero politico non si dovrebbe far vedere né sentire. E dopo due anni ci dovrebbe mostrare quello che ha fatto».
L'informazione televisiva è pregiudizialmente contraria al governo attuale?
«Pregiudizialmente lo si poteva dire dopo un mese. Adesso che ne sono passati cinque si possono dare dei giudizi. E poi vedo spesso Mario Giordano e Marco Travaglio che un po' bacchetta e un po' no. Le posizioni sono variegate».
Meno tra i conduttori.
«Se conosci la loro opinione ti regoli. Si sapeva che Michele Santoro era di sinistra, però lo vedevano anche quelli di destra. I conduttori non possono essere neutri».
Ma nemmeno tutti d'opposizione. Non sarà perché i legastellati contestano l'establishment?
«Quanto influisce sull'opinione pubblica l'orientamento dei conduttori? Quando parlavano Enzo Biagi o Indro Montanelli si stava a sentire. Oggi è tutto cambiato. I giovani stanno sui social e i nuovi media sono talmente diversificati… Se vedi Giovanni Floris sai che la sua non è la verità… Scusa, ho citato la vostra testata».
Molto controcorrente. Anche Nemo escluderebbe qualcuno, tipo Roberto Spada o gli aguzzini di Desirée Mariottini?
«Agli aguzzini di Desirée che vuoi chiedergli: cosa pensano dell'amore? La militante di Forza nuova con la maglietta di Auschwitzland, per esempio, non la vorrei. Certe persone vanno ignorate per non legittimarle».
Fabrizio Corona?
«Anche quella è televisione. Puoi pure chiamarlo, per capire perché uno così rappresenta un modello per tante persone».
Ultimo libro letto?
«Ho sempre amato la poesia. Da poco ho scoperto Wisława Szymborska: scrive poesie che si capiscono al volo. La gioia di scrivere è un libro bellissimo».
Ultimo film visto?
«Non vado al cinema da due anni. Uscivo quasi sempre deluso. Stare seduto al bar a guardare la gente è il film più bello».
Serie tv?
«A 'sto punto tutti dicono Netflix (con la vocina): io non so manco cos'è. Si va a mode: due anni fa la città più bella era Barcellona, ora è Berlino. La sera accendo la tv e mi fermo dove mi va. Guardo i ciccioni che devono dimagrire, i camionisti…».
Se avessi un figlio adolescente che cosa gli diresti?
«Che la vita non ha alcun senso tranne quello che riesci a dargli tu. E spero sia un senso di felicità. Già sono tante le rogne quando uno viene al mondo… Passalo pure male, 'sto periodo».
Diciamolo ancora una volta (inutilmente): è pessima l'abitudine - concessa ai conduttori, ai responsabili dei programmi, persino ad alcuni telegiornali - di partecipare al vezzo italiano del massiccio esodo per le vacanze. Ad agosto l'Italia si ferma e ad agosto, anche molto prima, si ferma la repubblica fondata sulla televisione. Basterebbe poco per differenziare le ferie, limitare quelle dei conduttori, spesso super pagati.
Ma non è così. Ne approfittiamo per puntualizzare ciò che è accaduto nella stagione passata, in attesa di quella nuova. Cominciamo dai conduttori Rai, a seguire le conduttrici e i personaggi di Mediaset, La 7, Sky... Si salvi chi può (mi riferisco ai telespettatori).
Amadeus
(Ravenna, 4 settembre 1962) I soliti ignoti, un successo: conduzione garbata. Buoni ascolti anche per l'esperimento estivo Ora o mai più. Qualche anno fa sembrava al tramonto. Aveva un ghigno diabolico, autodistruttivo. Il pubblico lo stava abbandonando. Invece è rinato, con la freschezza di una volta. Misteri, miracoli televisivi. E può aspirare a qualsiasi traguardo: come molti altri però, anche al Festival di Sanremo.
RESUSCITATO
Alberto Angela
(Parigi, 8 aprile 1962) Finalmente un figlio di papà (Piero) all'altezza del ruolo. È il volto giovane della cultura in Rai. Programmi divulgativi, ascolti eccellenti. Ha conquistato il sabato sera di Rai 1. Apprezzatissimo in azienda anche per la disponibilità.
FIGLIO MERITEVOLE
Piero Angela
(Torino, 22 dicembre 1928) Nel 1955 corrispondente del Telegiornale da Parigi, indimenticabile conduttore della prima edizione del Tg delle 13.30 e nel 1976 (in tandem con Andrea Barbato) del Tg2. Nel 1981 inventa Quark - divulgazione purissima, ancora in onda - e diventa il guru della cultura e della scienza spiegate al popolo. Novantenne ormai, ma
IMPAREGGIABILE
Corrado Augias
(Roma, 26 gennaio 1935) Conduce il quotidiano Quante storie, su Rai 3. Scalpore e polemiche per il suo compenso: con i diritti d'immagine quasi 300.000 euro, più del direttore generale! Si può? Imperturbabile, non si fa coinvolgere.
SNOB
Massimo Bernardini
(Milano, 16 luglio 1955) Giornalista appuntito, ha scritto per Avvenire e Famiglia cristiana. Da più di un lustro conduce Tv talk e due volte mi ha invitato moraleggiando sul trash e preparandomi un agguato (mal riuscito, ma non spetta a me dirlo). Nasconde tesi preconfezionate con malevoli pregiudizi.
IRRITANTE
Carlo Conti
(Firenze, 13 marzo 1961) È da tempo il leader di Rai 1, tranquillizza pubblico e dirigenti. E fa sempre ascolti importanti. Ha lasciato il Festival di Sanremo dopo tre anni vincenti per Tale e quale show e Lo Zecchino d'oro e ha recuperato con successo La Corrida, capolavoro di Corrado. All'alba del Duemila lavorai con lui in due edizioni di Domenica in: sognava di emulare Pippo Baudo e qualcuno lo prendeva in giro. Ex impiegato di banca, super metodico. E anche per questo ce l'ha fatta. Augurabile maggior trasparenza su compensi e collaboratori.
ANTIDIVO, INSTANCABILE
Gabriele Corsi
(Roma, 29 luglio 1971) Gavetta a Le Iene con il Trio Medusa. È la novità di casa Rai. Prima protagonista di Cartabianca e poi su Rai 2 in Boss in incognito, si impone nel preserale estivo Reazione a catena. Look discutibile: baffi superflui, abito miserabile. Gli piace un po' troppo ballare e cantare, si agita e tenta di fare spettacolo ispirandosi vagamente a Paolo Bonolis. Nella prossima stagione farà Quelli che il sabato con un occhio agli anticipi di Serie A e alle partite di B.
PROVACI ANCORA
Riccardo Cucchi
(Roma, 31 agosto 1952) Da giornalista ed ex radiocronista sportivo ha debuttato nella conduzione della vegliarda, ma ormai storica, Domenica sportiva.
MALCERTO
Costantino Della Gherardesca
(Roma, 29 gennaio 1977) Fa successo con Pechino express, prima concorrente e poi conduttore. E ora su Rai 2 programmi in prime time, in continuazione. Flop della nuova edizione di The Voice, nella prossima stagione lo vedremo impegnato in un gioco a quiz quotidiano.
SOVRAESPOSTO
Franco Di Mare
(Napoli, 28 luglio 1955). Giornalista esperto, curriculum rilevante come inviato di guerra. Ha condotto il Tg2, poi il Tg1 e anche La Vita in diretta e Unomattina. Ineccepibile professionalità, ma il suo vero mestiere era quello precedente.
FUORI POSTO
Fabio Fazio
(Savona, 30 novembre 1964) Promosso da Rai 3, tra forti polemiche, su Rai 1 con il suo Che tempo che fa (e lo spin off del lunedì). Ascolti in altalena, comunque deludenti. Ha un contratto blindato, con compensi che provocano scandalo. Estraneo alle esigenze della rete ammiraglia, e però si difende con un fortino di buone relazioni e utili riferimenti. Stile scaltro, spesso insopportabile perché acquiescente (diciamo così) nelle interviste.
GINOCCHIA ARROSSATE
Gigi & Ross
all'anagrafe Luigi Esposito (Napoli, 19 luglio 1978) e Rosario Morra (Napoli, 13 gennaio 1976). Primi passi nella Tintoria, il successo arriva con Made in Sud che li porta a condurre anche Sbandati e Scanzonatissima. Nella prossima stagione, prime serate e Quelli che il sabato.
EMERGENTI?
Alessandro Greco
(Taranto, 7 marzo 1972) è riuscito a ottenere ascolti (nella fascia più debole di Rai 1) con Zero e lode. Incomprensibilmente non è stato riconfermato! Gli viene rimproverato un pubblico troppo giovane. Aveva trionfato in Furore e Colorado, a seguire una lunga e inspiegabile decadenza. Forse il suo destino è di essere
INCOMPRESO
Riccardo Iacona
(Roma, 27 aprile 1957) Giornalista inchiestista. A lungo collaboratore di Michele Santoro: Samarcanda, Il rosso e il nero e Moby Dick. Nel 2009 la prima serie di Presadiretta, approfondimento che porta alla luce molti scandali italiani. Quest'anno gli ascolti si sono assestati al 5%.
TENACE
Milo Infante
(Milano, 5 luglio 1968) È stato protagonista dei pomeriggi di Rai 2 fino al 2012, per la prossima stagione si prepara al rientro con il programma Generazione giovani: racconterà i ragazzi di oggi e le loro difficoltà e sfide.
LOTTATORE
Flavio Insinna
(Roma, 3 luglio 1965) Un anno di pausa per l'ex presentatore di Affari tuoi, qualche ospitata, soprattutto nel talk di Bianca Berlinguer. Per lui è previsto il rientro su Rai 1, alla guida di L'Eredità. I dubbi sono pesanti, dopo i «fuori onda» mandati da Striscia la notizia, con inattese espressioni, volgari e insultanti, del conduttore. Un drammatico infortunio. Come reagirà il pubblico?
FUORICLASSE INCAUTO
Marco Liorni
(Roma, 6 agosto 1965) Conclude l'esperienza di La Vita in diretta, con bassi ascolti in questa edizione. Nel suo futuro ci doveva essere L'Eredità, che però è stata affidata a Insinna. Come contentino - ha l'aria del bravo ragazzo, educato - gli mollano un format ideato da lui per il sabato pomeriggio. Ma ci sono corteggiamenti da parte di Mediaset e La7.
OUTSIDER
Marco Lollobrigida
(Roma, 3 aprile 1971). Giornalista sportivo di Raisport, nel 2018 ha condotto Il sabato della Ds, approfondimento calcistico con commenti e analisi degli anticipi del sabato del campionato di Serie A.
SECONDA LINEA
Luca e Paolo
all'anagrafe Luca Bizzarri (Genova, 13 luglio 1971) e Paolo Kessisoglu (Genova, 25 luglio 1969) sono approdati in Rai quest'anno: Quelli che il calcio, Camera caffè e Quelli che dopo il Tg. Riconfermati per l'anno prossimo. Il loro umorismo è un po' usurato ma ancora popolare, la qualità è indiscutibile: anche se i tempi gloriosi sono recenti, ma sembrano remoti. Come il pesto e la focaccia genovese,
GODIBILI
Enrico Lucci
(Velletri, 17 febbraio 1964) da due anni ha lasciato Le Iene per Rai 2. Alla conduzione di Nemo - Nessuno escluso è il solito ragazzaccio che graffia, sia in studio che nei servizi. Pungente, ironico. Nella nuova stagione ci sarà un quotidiano Accesso Lucci subito dopo il Tg2.
ETERNA PROMESSA
Giancarlo Magalli
(Roma, 5 luglio 1947). È sempre lì nel mezzogiorno di Rai 2. Passate le liti fastidiose e spocchiose (con Adriana Volpe) ha la sua isola felice in I fatti vostri: tra storie, quiz e l'oroscopo di Paolo Fox, con l'esperienza fa compagnia alle massaie italiche.
VECCHIO ARNESE
Tommaso Mecarozzi
(Sinalunga, 2 novembre 1975) È un telecronista sportivo: nel 2000 vince il concorso per entrare nella Scuola di giornalismo della Rai e nel 2003 comincia a lavorare. Dal settembre 2017 conduce Dribbling. Dove sono i memorabili leoni dello sport Rai di una volta?
VOLENTEROSO
Paolo Mieli
(Milano, 25 febbraio 1949) Storico direttore del Corriere della Sera, adora la visibilità: in tv lo trovi ormai dovunque come ospite, ma non è invadente; in Rai mette le unghie da sempre in programmi incentrati su argomenti storici, come Correva l'anno o La grande storia. Nella prossima stagione avrà il day time su Rai 3, Passato e Presente.
AUTORITÀ INGOMBRANTE
Giovanni Mucciaccia
(Foggia, 26 dicembre 1969) Volto storico del programma per bambini Art Attack, famosa l'imitazione che ne fece Fiorello. Non è riuscito a crescere, come ci si aspettava. Tornerà in Rai con il programma mattutino 5 cose da sapere.
ELEMENTARE
Massimiliano Ossini
(Napoli, 22 dicembre 1978) Dopo tanta gavetta è passato dai giochini di Mezzogiorno in famiglia all'approfondimento di Unomattina Estate, dal passaggio delle mele con la bocca alle interviste politiche.
DUTTILE
Federico Quaranta
(Genova, 27 marzo 1969) In radio e tv, specialista di enogastronomia: dopo essere stato per qualche anno a La prova del cuoco, promosso alla conduzione di Linea verde.
UNA SCOMMESSA
Patrizio Roversi
(Mantova, 4 febbraio 1954) È appassionato di viaggi e grazie anche alla vena comica ne ha fatto un lavoro. Ha condotto per cinque edizioni Linea verde.
DIGNITOSO
Gianluca Semprini
(Roma, 31 agosto 1970) Ha lasciato SkyTg24 nel 2016, arriva a Rai 3 dove Daria Bignardi gli affidò Politics, il programma che doveva prendere il posto di Ballarò. L'esito fu disastroso, programma chiuso dopo poche puntate per i bassi ascolti. Quindi relegato a Rainews24 prima nell'edizione notturna e poi in quella serale. Per tutta l'estate al timone di La Vita in diretta - Estate. Un merito: non gode di favoritismi politici.
NON SFONDA
Salvo Sottile
(Palermo, 31 gennaio 1973) Doppio impegno per il giornalista, il quotidiano Mi manda Rai 3, con un discreto successo, e in seconda serata Prima dell'alba, con benevolenza di critica. Arrembante, energico ma tuttora
INCOMPIUTO
Tiberio Timperi
(Roma, 19 ottobre 1964) Dopo 22 anni lascia Unomattina in Famiglia e arriva a La Vita in diretta. Avrebbe tutte le carte in regola per decollare: gavetta, esperienze, professionalità. Ma gli manca ancora lo «zic» che distingue gli artisti dagli artigiani.
GREGARIO
Bruno Vespa
(L'Aquila, 27 maggio 1944) Il suo salotto è ancora la terza Camera dello Stato? Nella moltitudine di approfondimenti politici, Porta a Porta non sembra più il talk preferito dai politici. Forse ce ne sono troppi! Quindi Vespa mixa politica a spettacolo, a cronaca, gli ascolti lo premiano sempre meno spesso. Azzoppato? Macché, resta comunque in prima linea, non si parla di ritiro.
INESAUSTO
Ha collaborato Donato Moscati





