ideologia

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Il cinema italiano spilla quattrini e piange
Edizione 2026 del premio David di Donatello a Cinecittà (Getty Images)
Attori e registi di nessun talento, nonostante i ripetuti fiaschi al botteghino, continuano a ritenersi superiori. Per questo ci danno lezioni di morale e geopolitica. E si indignano perché vorrebbero che lo Stato versasse nelle loro tasche ancora più denaro pubblico.

Poche cose sono grandiose come il farsi mantenere e lo spillare quattrini in cambio di niente. Crea nel mantenuto una folle idea di un suo qualche valore: se mi mantengono, dovrò valere qualche cosa! Quindi, visto che valgo, ora racconto anche le mie idee, così contraccambio il favore. In nome del popolo italiano, dichiaro che ne abbiamo abbastanza di sovvenzionare cosiddetti registi e attori incapaci di fare film, con incassi spesso insufficienti a coprire le spese di produzione, e che vorremmo almeno essere esonerati dall’ascoltare i loro penosi sermoni.

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Kanye West bandito dall’Inghilterra
Kanye West (Ansa)
Il Regno Unito revoca il permesso d’ingresso al rapper, che avrebbe dovuto esibirsi quest’estate a Londra. Secondo le autorità è un «antisemita» e non deve cantare.

Il Regno Unito ha revocato il permesso d’ingresso al rapper americano Kanye West, invitato in estate a esibirsi al Wireless Festival di Londra. A decidere il bando è stato il ministro dell’Interno, Shabana Mahmood, perché «la presenza dell’artista non è ritenuta positiva per il bene pubblico». In poche parole: niente visto al «turista americano» West per le sue parole antisemite.

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«I cittadini dovranno decidere se questa riforma a loro piace oppure no. Non è una riforma per il centrodestra o per il centrosinistra, è una riforma per gli Italiani». «Vogliamo garantire a tutti un processo più giusto affinché non ci siano più disavventure». Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri a margine del Pre-summit del Ppe.

La Schlein fa cilecca sulla riforma. E fraintende pure l’appello di Nordio
Elly Schlein (Ansa)
Il segretario del Pd parla di scopi «estranei» ignorando la storia della Costituzione.

Pochi giorni fa, a Torino, durante una manifestazione di «mobilitazione del Pd per il No», Elly Schlein ha esposto le proprie ragioni contro la riforma della giustizia: «Il primo motivo valido è che la riforma costituzionale non rende più veloci i processi, non assume il personale che manca nei tribunali, non stabilizza 12.000 precari, non affronta i temi del sovraffollamento carcerario».

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Da Monti a Iacchetti: il circo che vota No e non sa dire perché
Enzo Iacchetti e Mario Monti (Ansa)

Massimo D’Alema mi aveva già convinto che fosse giusto votare Sì al referendum. Se lui è contrario, mi ero detto dopo aver letto le sue motivazioni a favore del No, c’è un motivo in più per approvare la riforma della giustizia messa a punto dal ministro Nordio. In questi giorni ho però trovato altre tesi a sostegno del Sì nelle parole di chi ha deciso di votare No. Per esempio, dopo aver letto l’intervista di Mario Monti al Corriere della Sera ho capito quanto siano pretestuose le ragioni di chi si oppone alla separazione delle carriere.

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