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Giannini usa «La Verità» per coprire il vuoto di idee che c’è tra i progressisti
Massimo Giannini (Ansa)
Il giornalista sfrutta la querelle nata dalle critiche di Veneziani alla destra per ribadire la superiorità dei compagni. I quali, però, da anni campano di conformismo e bavagli.

Questo malconcio 2025 ci ha regalato una grande scoperta: in Italia esistono ancora tracce di libertà di pensiero. Esiste ancora qualcuno che apre bocca secondo coscienza e non per tornaconto piccino, ci sono intellettuali che scrivono e parlano seguendo i propri valori e proteggendo la propria dignità, e non per ottenere una poltroncina in questo o quell’ente mutualistico. Lo ha ricordato a tutti Marcello Veneziani, scrivendo per La Verità un articolo formidabile e affilato sull’establishment destrorso che ha incendiato alcune code di paglia. Quel pezzo avrebbe potuto suscitare una discussione più approfondita e coraggiosa, suggerire qualche riflessione magari faticosa ma comunque opportuna sull’impatto che questo governo sta avendo sul sistema culturale della nazione. Invece ha generato rispostine offese per lo più trascurabili, scatti d’ira da aspiranti gerarchi di provincia e molte invidie: non tutti, d’altra parte, possono permettersi certe licenze. Nel complesso isterismi facilmente spiegabili con il narcisismo diffuso, ma comunque piuttosto tristi.

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Investire sulle persone, senza paura. La banca rivoluzionaria di Giannini
Amadeo Peter Giannini
All’età di 6 anni, il fondatore della Bank of Italy vide uccidere suo padre per un dollaro. Una ferita che generò una visione inedita: rapporti umani e profitto non sono in antitesi. E chi ha i calli sulle mani merita un credito.
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Parigi punta l’ateneo e l’ex ministro l’aiuta
Stefania Giannini (Imagoeconomica)
Il fondo Galileo, che fa capo alla famiglia Bettencourt, è in trattativa per acquisire Uninettuno. A fianco dei francesi nell’operazione c'è Stefania Giannini, titolare del ministero dell’Istruzione nel governo Renzi. Ora sta tra i vertici dell’Unesco e i consulenti dell’Esa.
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morte lina Wertmüller pensiero unico
Lina Wertmüller (Getty Images)
La regista premio Oscar alla carriera è morta a 93 anni. Girò scene epiche come i ceffoni di Giancarlo Giannini a Mariangela Melato Il suo cinema insisteva su differenze di genere e sociali, una libertà impensabile per gli alfieri del pensiero unico (che ora la lodano).
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Ci ricorderemo di questi volti
Durante la pandemia, tutti hanno commesso errori. Ma usare il morbo per fare politica non è colpa: è dolo. Sconfitto il virus, teniamo a mente chi ha speculato.
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