Il ministro degli Esteri di Vienna voleva concedere il passaporto agli italiani appartenenti a gruppi tedeschi e ladini. Ma l'incontro di oggi, organizzato scavalcando l'Italia, si è rivelato un flop. Ora il governo di Sebastian Kurz dice di voler attendere il nuovo esecutivo di Roma.
Da Vienna tanto fumo e poco arrosto. La previsione del parlamentare austriaco Werner Neubauer, responsabile del Partito della libertà, secondo cui «i sudtirolesi potranno richiedere la cittadinanza austriaca già nel 2018», non si confermerà così facilmente. Dall'incontro convocato oggi al ministero degli Esteri dalla responsabile Karin Kneissl (assente, invece, il ministro degli Interni, Herbert Kickl) per uno scambio d'opinioni con i capigruppo del parlamentino altoatesino sul doppio passaporto per gli appartenenti ai gruppi linguistici tedesco e ladino in Alto Adige è emerso un nulla di fatto. Quasi una marcia indietro considerata la determinazione del capo della diplomazia del governo guidato da Sebastian Kurtz: la Kneissl, infatti, era andata avanti con la sua iniziativa ignorando l'Italia, malgrado le richieste di un rinvio, l'esortazione al governo austriaco da parte del ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, di non prendere decisioni unilaterali e la conseguente assenza dell'ambasciatore italiano, Sergio Barbanti.
All'incontro hanno partecipato per l'Alto Adige il vicepresidente del consiglio provinciale Thomas Widmann, l'assessore e segretario Svp Philipp Achammer, Ulli Mair per il Partito libertario, Andreas Pöder per la Bürger Union für Südtirol, Sven Knoll per Süd Tiroler freiheit, Hans Heiss per i Verdi e Alessandro Urzì di Alto Adige nel Cuore.
È stato chiarito fin da subito proprio da Urzì, anche consigliere regionale di Fratelli d'Italia, che «l'incontro non era valido per una trattativa politica internazionale» e che quindi non poteva andare oltre uno scambio di opinioni. La ministra Kneissl, pur mandando avanti il gruppo di lavoro per chiarire i quesiti ancora aperti, ha ribadito che «non c'è fretta per realizzare la proposta della doppia cittadinanza e che verrà affrontata senza rigidità e che comunque la priorità al momento è capire chi sarà l'interlocutore italiano e quindi sarà necessario aspettare la formazione del nuovo governo».
Del resto, anche per la Kneissl non è facile dare corpo a una promessa della campagna elettorale poiché all'interno del governo nero-blu vanno considerati i rapporti di forza tra il Partito popolare e l'ultradestra targata Fpö: uno attendista, l'altra molto decisa a concedere la doppia cittadinanza.
Dal fronte italiano mentre i Verdi, partito più interetnico, tedeschi e italiani, ha confermato di essere contrario al doppio passaporto invitando alla cautela, Urzì per Alto Adige nel cuore ha ribadito: «Ho deciso di partecipare a questo incontro, unico consigliere italiano della provincia di Bolzano, per ricordare gli obblighi da parte dell'Austria al rispetto degli accordi che hanno portato all'autonomia e che questa iniziativa unilaterale mette gravemente in discussione. Si tratta di una forzatura che alimenta anche una frattura profonda nella società che si vorrebbe divisa fra cittadini di diversa serie, a seconda del gruppo linguistico di appartenenza. Nessuno spazio a posizioni revansciste».
Di tutt'altro avviso la Süd Tiroler freiheit con il consigliere provinciale Sven Knoll: «Nel positivo incontro è stato chiarito che solo i Verdi e i neofascisti sono contrari. C'è una maggioranza per il doppio passaporto. Si è trattato di un segnale importantissimo verso il governo austriaco e i partiti parlamentari. La doppia cittadinanza è una realtà in Europa».
«Sì alla doppia cittadinanza, ma solo con un chiaro orientamento europeo», ha detto il segretario politico della Svp, Philipp Achammer, senza spiegare bene il significato. Forse il rischio di spaccare la popolazione altoatesina cavalcando il doppio passaporto non è proprio l'argomento più adatto per affrontare a Bolzano la campagna elettorale per il rinnovo della giunta provinciale il prossimo autunno. Certo, sottolinea Urzì, «vanno chiarite le dichiarazioni del presidente della provincia Arno Kompatscher, che ha fatto capire come del tema non si parlerà prima delle elezioni. Ma non ha detto che non se ne parlerà dopo».
Oggi il governo austriaco, che ha già dichiarato di puntare al Tirolo unito, incontra i consiglieri di Bolzano per discutere la possibilità di dare la doppia cittadinanza agli appartenenti a gruppi tedeschi e ladini. Il tutto alle spalle del governo italiano.
L'iter per la doppelstaatsbürgerschaft o doppia cittadinanza per gli altoatesini va avanti. Si tiene oggi a Vienna l'incontro tra il governo austriaco e i 35 consiglieri della provincia di Bolzano per «uno scambio di opinioni sulla possibilità della estensione della cittadinanza austriaca in aggiunta a quella italiana per gli appartenenti ai gruppi linguistici tedesco e ladino in Alto Adige». In effetti non un pourparler ma i risultati del lavoro della commissione interministeriale che ha studiato gli aspetti legislativi per aprire agli altoatesini offrendo il passaporto austriaco. Una concessione che riaprirebbe il tema dell'identità dell'Alto Adige con gli strascichi del nazionalismo e dell'irredentismo post Grande guerra quando la regione venne assegnata all'Italia.
Infatti per il vice cancelliere Heinz-Christian Strache, esponente del partito di destra Fpo, «l'Austria deve difendere gli interessi di tutti i vecchi austriaci. Noi puntiamo all'unità del Tirolo».
Difende l'identità italiana, invece, Alessandro Urzì, consigliere di Fratelli d'Italia-Alto Adige nel cuore, che per la riunione di oggi ha chiesto la presenza di un traduttore simultaneo dal tedesco, poiché cinque consiglieri su 35 sono di lingua italiana, ma il ministero austriaco ha risposto di no.
E neanche fossero i rappresentanti di un land austriaco sono stati invitati i consiglieri di Bolzano e non i rappresentanti del governo italiano che, attraverso il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, era stato chiaro: «Ho dato istruzioni al nostro ambasciatore in Austria di non prendere parte alla riunione. Come già ribadito alla collega austriaca Karin Kneissl, nell'incontro di gennaio, qualunque eventuale discussione sul tema non potrà che avvenire tra Roma e Vienna e non anche, su un livello paritetico, con Bolzano, che è una Provincia autonoma della Repubblica Italiana. È nota la posizione italiana circa l'insussistenza delle ragioni addotte da Vienna a difesa della proposta della doppia cittadinanza, che stride con gli elevati livelli di tutela e sviluppo delle minoranze in Alto Adige, dove peraltro la convivenza pacifica tra diversi gruppi linguistici e lo straordinario sviluppo socio-economico sono frutto dell'assetto disegnato dall'Accordo De Gasperi-Gruber e garantito dallo Statuto di Autonomia, la proposta del doppio passaporto appare incomprensibile: essa rischierebbe di incidere pesantemente su tale positivo contesto e di compromettere una storia di successo internazionalmente riconosciuta».
Chissà se a Vienna basterà l'opinione di un ex ministro degli Esteri...





