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Più che all’aspirante killer di cristiani «Avvenire» pensa alla cittadinanza
Gli attimi concitati dopo la tentata strage, con passanti italiani e stranieri che bloccano l’aspirante killer per le strade di Modena (Ansa)
Il giornale dei vescovi non si preoccupa dei fedeli messi nel mirino ma del fatto che un soccorritore egiziano non sia ancora italiano. Peccato che lui per primo non sembri così desideroso di diventarlo.

Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, non ha espresso particolare preoccupazione nell’apprendere che Salim El Koudri, l’attentatore di Modena, in alcuni momenti di particolare furore se la prendeva con i «bastardi cristiani» e intendeva «bruciare Gesù». Anzi, da subito il giornale cattolico si è impegnato a ripetere che «dobbiamo dire no alle scorciatoie della propaganda», cioè evitare di criticare il sistema dell’immigrazione di massa per colpa dello stragista di origini marocchine. In compenso, ieri il foglio dei vescovi ha pubblicato una paginata di intervista a uno degli «eroi di Modena», cioè i coraggiosi che hanno fermato El Koudri dopo che aveva terminato la sua corsa assassina e si era lanciato fuori dall’auto con un coltellaccio in mano.

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Altro che «matto», per l’attentatore siamo «bastardi cristiani di merda»
I soccorsi a Modena. Nel riquadro, Salim El Koudri (Ansa)
Salim era frustrato come tanti connazionali che non trovano lavori all’altezza dei loro studi ma non per questo si gettano con l’auto contro la folla. La verità è che questa atroce vicenda discende da un’immigrazione incontrollata che non vuole assimilarsi e ci odia.
Ma quanta fretta hanno politici e autorità di archiviare il caso di Modena alla voce disagio mentale? Ancora non si sapeva neppure chi avesse lanciato l’auto contro i pedoni e già il sindaco della città emiliana, Massimo Mezzetti, si affrettava a dire in tv che doveva trattarsi di un pazzo. E infatti la narrazione del giorno successivo ha dipinto un Salim El Koudri come un italiano emarginato e disagiato, senza legami con gruppi estremisti islamici.
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Caccia al cristiano in Mozambico. E l’Ue taglia gli aiuti alla sicurezza
Un orfanotrofio cattolico in Mozambico (Getty Images)
  • Ad aprile l’ultima incursione nel nord del Paese, che i jihadisti assediano da dieci anni. Una missione militare del Ruanda ha tolto agli islamici qualche roccaforte, ma dipende dai fondi di Bruxelles. Che ora sono a rischio.
  • Con le riserve non sfruttate, il Paese potrebbe diventare uno dei primi esportatori di Gnl. Però l’avanzata degli estremisti rallenta i progetti delle multinazionali.
  • Il missionario Fra Luca Santato: «Centinaia di famiglie sfollate. Ma nel sud, dove opero io, finora il terrorismo non è stato una minaccia».

Lo speciale contiene tre articoli.

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Nuovo vilipendio dei cristiani a Gerusalemme: durante una sfilata di nazionalisti, un ultraortodosso oltraggia la statua di Maria. Lo aveva già fatto, in Libano, un soldato; un altro aveva distrutto un crocifisso. Pochi giorni fa, una suora è stata spinta e presa a calci.

Lo Stato che si vanta, a ragione, di essere l’unica democrazia liberale del Medio Oriente, avrà seri motivi su cui interrogarsi: in Israele, gli episodi di profanazione ai danni dei simboli della fede cristiana si vanno moltiplicando al ritmo di pani e pesci evangelici. L’ultima scelleratezza l’ha documentata ieri sui social il coordinatore del Forum dei cristiani di Terra Santa, Wadie Abunassar, diffondendo un video che mostra giovani ebrei radicali sputare contro una statua della Vergine Maria collocata presso la Porta nuova a Gerusalemme.

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I cattolici non versino benzina sul fuoco
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa (Ansa)
La denuncia del cardinale Pizzaballa sulla Messa negata la domenica delle Palme ha dato la stura a una serie di commenti antisemiti. Mentre ci si dimentica dei cristiani che, in quelle stesse ore, venivano massacrati in Nigeria nel silenzio globale.
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