Le scelte ecologiche improvvisate e i lockdown hanno ridotto le scorte. Ora la guerra potrebbe generare una crisi globale.
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Il testo non è pronto e per l’impatto sul prezzo ai distributori bisognerà aspettare. Eni vola per alla scoperta di un nuovo giacimento in Algeria. Nell’inchiesta sui rincari formulata l’ipotesi di «manovre speculative».
Il governo pensa di finanziare il taglio tassando i profitti extra delle aziende energetiche. Però ha lasciato loro 13 giorni di tempo per investire tale denaro azzerando gli utili e, di conseguenza, il prelievo di Stato. Tutto legale. Ma così i 4 miliardi necessari spariscono. Allarme di Assosistema sulla sanità: «Il caro energia pregiudicherà 110.000 posti letto».
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L’azienda italiana, leader nel noleggio auto e furgoni, ha deciso di compiere un altro passo verso i propri clienti intervenendo sulle spese sostenute al termine del noleggio per coloro che dovessero restituire la vettura senza il pieno carburante, come previsto dalle condizioni generali. «Una decisione per supportare la mobilità dei nostri clienti, in una fase storica in cui l’aumento dei costi di benzina e gasolio li ha messi in difficoltà» spiega l'ad Raffaella Tavazza.
- Inflazione al galoppo e stipendi a rischio. Si sono già visti i primi scaffali vuoti. E si va verso i razionamenti di energia minacciati da Mario Draghi. Sembra di essere tornati agli anni Settanta.
- «L’Europa miope parla solo di debiti ma dovrebbe aiutarci a investire». Il docente di economia politica Gustavo Piga: «Gli Stati Uniti applicano politiche espansive per favorire l’occupazione. Qui invece si puniscono le aziende aumentando il disagio sociale che 50 anni fa riuscimmo a evitare».
- «Adesso il nodo è capire che cosa succederà alle paghe dei lavoratori». L’economista Leonardo Becchetti: «Se non aumentano vengono colpite le famiglie, se aumentano parte una spirale pericolosa».
- «È inutile il ritorno all’austerity». Il professore della Cattolica Luigi Campiglio: «Le domeniche a piedi e i tagli all’illuminazione varate dal governo Rumor nel 1973 non servirono a nulla. Decisivi furono Bundesbank e Fmi».