Per alcuni versi, è perfino naturale che, su un tema specifico, e a maggior ragione in un momento in cui al governo c'è una maggioranza ibrida e trasversale, possano verificarsi convergenze inedite. Eppure, fa comunque una certa impressione la sovrapponibilità, per non dire l'intercambiabilità, di alcune dichiarazioni di esponenti politici un tempo abituati a polemizzare fra loro.
Sarà forse il primo (e probabilmente anche l'unico) miracolo del green pass, gran feticcio capace di unire i diversi: qualcuno (accade per i ministri) per un costante eccesso di zelo nella difesa della linea dell'esecutivo, e qualcun altro (è il caso del Pd) per una più banale e scontata ostilità nei confronti di Matteo Salvini.
Sta di fatto che - eccezion fatta per la Lega e ovviamente per Fratelli d'Italia, che sta all'opposizione - la corrispondenza di amorosi sensi pro green pass è divenuta un coro assordante. Ecco Enrico Letta, autore di uno spericolato collegamento tra certificato verde e Recovery plan: «Abbiamo questi 200 miliardi dell'Ue da spendere, non possiamo permetterci per giochi politici di fermare il Paese. Chiedo al governo di andare avanti nell'estensione del certificato nel pubblico e nel privato». E la domanda nasce spontanea: i Paesi che non adottano il green pass all'italiana hanno forse fermato la loro economia? Non pare proprio, eppure il segretario Pd non sembra avere dubbi.
Molto assertivo anche il ministro Renato Brunetta, secondo il quale in futuro la certificazione «deve valere sia per il lavoro pubblico sia per quello privato» e anche per chi utilizza i servizi, pubblici privati che siano. Brunetta si è spinto testualmente a parlare di misura «geniale» con questa motivazione: perché la certificazione aumenta il costo psichico e monetario «per gli opportunisti contrari al vaccino, costringendoli a fare il tampone». Così «diminuisce la circolazione del virus e quindi la nascita di nuove varianti». Il ministro ha articolato in questi termini la sua teoria: «Vi spiego il modellino comportamentale. Più crescono i vaccini, più crescono i dubbi sui vaccini. Se la stragrande maggioranza si vaccina, il rischio diminuisce e quindi non mi vaccino. Si rende irriducibile uno zoccolo di opportunisti. Bisogna aumentare agli opportunisti il costo della non vaccinazione». Gran finale con l'evocazione del «costo psichico e monetario»: «I tamponi sono un costo psichico e monetario. Aumentando il costo si riduce lo zoccolo dei non vaccinati e si riduce la circolazione del virus. Il green pass ha l'obiettivo di schiacciare gli opportunisti ai minimi livelli di non influenza sulla velocità di circolazione del virus. Ci stiamo arrivando, mancano dieci punti. Se passa il lavoro pubblico, il lavoro privato, più i fruitori dei servizi, ci arriviamo. Non abbiamo tempo, arriva l'autunno e l'inverno, dobbiamo arrivare ai livelli di saturazione entro metà ottobre».
Al di là delle scelte linguistiche («schiacciare», «costo psichico e monetario», «opportunisti»), sorge il dubbio che si stia assistendo a una singolare inversione tra mezzi e fini: con il vaccino che, anziché essere considerato un mezzo (anzi, il primo dei mezzi) per contrastare la pandemia, sembra diventato un fine in sé. E con una carenza di attenzione, da parte del governo nazionale e di quelli regionali e locali, verso tutti gli altri mezzi, tutte le altre armi a disposizione: trasporti urbani, aule scolastiche, turni e scaglionamenti a scuola, tamponi salivari rapidi, impianti di ricircolo dell'aria, cure domiciliari.
Brunetta, assai elogiato sui social nei giorni scorsi per la sua sacrosanta campagna per il ridimensionamento dello smart working, è stato invece significativamente criticato ieri per l'uso dell'aggettivo «geniale».
Hanno anche destato attenzione in rete le parole che Brunetta ha liricamente rivolto a Draghi: «un campione», «il migliore di tutti», «l'Italia è diventata fica, cool». E ancora, in un crescendo inarrestabile: «Mi raccontano che nei G20 quando parlavano i G di seconda fila, i G di prima fila spegnevano. Non succedeva da tanto tempo che 19 accendessero quando parlava Draghi. Da quando non succedeva? Sono dovuto andare molto indietro. Da Ottaviano Augusto. Noi siamo stati sempre una forza regionale che a volte ha avuto leader straordinari, ma sempre regionali, lo erano Cavour e De Gasperi nel bene, altri nel male pensiamo a Mussolini. Con Draghi superiamo la dimensione regionale, arriviamo in una scala globale perché la sua dimensione è globale». Sistemati Cavour e De Gasperi nelle retrovie della classifica, Brunetta ha proseguito: il punto è «la credibilità. Lui ha una credibilità che supera ampiamente la sua origine nazionale. Come ce l'aveva Gianni Agnelli, che non era un semplice imprenditore italiano».
Tornando al green pass, al coro si è unita anche Confindustria che ha ribadito il suo ok all'obbligo sul posto di lavoro.
Vaccino, Biden minaccia i lavoratori
Linea dura contro i no vax americani. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, in un discorso alla nazione, ha annunciato giovedì nuove e più stringenti misure per forzare la vaccinazione contro il Covid-19. I repubblicani hanno già annunciato battaglia in tribunale definendo «incostituzionale» l'imposizione.
«Siamo stati pazienti. Ora basta», ha minacciato Biden. «Abbiamo gli strumenti per combattere il Covid-19 ma una minoranza di americani, sostenuta da una minoranza di funzionari di governo, continua a creare problemi». Il piano, articolato in vari punti, con due ordini restrittivi, impone di fatto il vaccino a tutti i lavoratori federali e anche ai contractor, cioè a tutti coloro che lavorano con agenzie governative. Obbligo di vaccinazione previsto anche per i 17 milioni di lavoratori delle strutture sanitarie convenzionate con le principali mutue private Medicare o Medicaid. Viene meno, per tutti questi dipendenti la possibilità di fare, in alternativa, il tampone.
Nuovi obblighi sono previsti anche per le aziende private con oltre 100 lavoratori, ma per questi resta l'alternativa del test ogni sette giorni. Le nuove misure complessivamente interesseranno 80 milioni di lavoratori, secondo la Casa Bianca, 100 milioni per BBC e altre fonti, ma in ogni caso oltre i due terzi della forza lavoro americana. Nel discorso che, imponendo la vaccinazione segna un punto di svolta nella politica liberale statunitense, Biden ha lanciato un appello anche alle scuole e a tutti gli imprenditori privati affinché incoraggino o obblighino i dipendenti a immunizzarsi.
Per chi non si adegua sono previste sanzioni fino a 14.000 dollari e, per i passeggeri dei mezzi di trasporto pubblico e degli aerei che si rifiutano di indossare la mascherina, ci sono multe con importi raddoppiati. Per bloccare la diffusione della variante Delta il presidente Biden prevede un'accelerazione nella messa a punto dei kit di test rapidi per il Covid-19 da fare a domicilio, ma anche l'invio di sanitari nelle aree con picchi epidemici oltre all'aumento delle spedizioni negli ospedali dei trattamenti gratuiti con anticorpi monoclonali, che hanno dimostrato di ridurre il rischio di ricovero per Covid-19. Secondo i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), il 64% degli adulti americani è completamente vaccinato. Oltre il 75% ha ricevuto la prima dose, ma 80 milioni di persone non sono immunizzate. Attualmente in America, ogni settimana, ci sono in media 90.000 ricoverati e un migliaio di decessi. I positivi sono nell'ordine dei 150.000 al giorno. In realtà l'aumento dei contagi avviene soprattutto negli Stati del Sud, storicamente repubblicani e con percentuali più basse di vaccinazioni.
Paradossalmente, l'imposizione del vaccino potrebbe rivelarsi un boomerang per l'amministrazione democratica perché, come si legge su Bloomberg, rafforza la resistenza all'immunizzazione proprio negli Stati più restii al vaccino, figurarsi a quello obbligatorio e che mette a rischio il posto di lavoro. Non stupisce che i governatori repubblicani di Texas, Missouri, ma anche Wyoming, Georgia e South Dakota abbiano già annunciato ricorsi in tribunale «per fermare questa presa di potere, proteggere gli americani e le loro libertà».
Il Comitato nazionale repubblicano (Rnc) ha dichiarato che citerà in giudizio l'amministrazione. «Come molti americani», ha detto la presidente, Ronna McDaniel, «sono pro siero e anti obbligo».