amministrative 2018

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Il centrosinistra perde alle amministrative a Pisa, Siena e Imola. Per battere Matteo Salvini organizza tavolate con gli immigrati a Milano. E il centrodestra ne approfitta.

Amministrative, per il Pd si preannuncia una nuova batosta
ANSA
  • Il 10 giugno andranno a votare 6,7 milioni di elettori in 797 Comuni (20 i capoluoghi di provincia). Numerose le roccaforti rosse a rischio ribaltone, con Lega e M5s che puntano a fare il pieno.
  • Tutti i partiti di centrodestra uniti per strappare Brescia alla sinistra con la prima sindaco donna.

Lo speciale contiene due articoli

Il centrodestra alla riconquista della Leonessa

È una poltrona che si contenderanno in otto. Perché altrettante sono le candidature depositate per diventare, per un quinquennio, il nuovo inquilino di Palazzo Loggia.

Ma se il 10 giugno i cittadini di Brescia dovranno scegliere tra otto aspiranti sindaci, nella disfida per insediarsi alla guida del governo della Leonessa d'Italia, tre sono i big in campo, Ovvero il primo cittadino uscente, Emilio Del Bono, a capo di una maggioranza di centrosinistra, Paola Vilardi, la candidata del centrodestra - che a Brescia marcia compatto nella tornata amministrativa a differenza di quanto sta avvenendo a livello nazionale - e Guido Ghidini, artigiano presidente del Consiglio di quartiere di Urago Mella, schierato dal Movimento 5 stelle. A comporre il parterre di candidature, oltre ai tre big, cinque outsiders: Laura Castagna per Bs Italiana - Forza nuova - Azione sociale, Davide De Cesare per Casa Pound, Leonardo Peli per Pro Brixia - Il Bigio, Alberto Marino per Potere al popolo e Lamberto Lombardi per il Pci.

I numeri della disfida elettorale bresciana parlano di diciotto liste a sostegno degli otto candidati e di 534 aspiranti ad un posto nel prossimo Consiglio comunale: nel 2013, quando l'allora sindaco uscente di centrodestra, Adriano Paroli, ora tornato in Parlamento da senatore non riuscì ad agguantare la riconferma e al ballottaggio dovette cedere l'ufficio della Loggia a Del Bono, si presentarono dieci candidati a sindaco, 25 liste e 680 aspiranti consiglieri.

Nella partita a scacchi per governare la città nel prossimo mandato, lo scenario bresciano, sul fronte centrodestra, va in controtendenza rispetto a quel che sta avvenendo all'ombra dei palazzi romani. A Brescia la Vilardi, già assessore all'Urbanistica nella giunta Paroli e già presidente del Consiglio provinciale, può contare sull'appoggio compatto delle truppe di centrodestra. E sull'alleanza formata da Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia, Udc, Il popolo della famiglia e X Brescia Civica. Una differenza di scenario con il proscenio romano, resa plastica pure dall'approdo a Brescia, per ribadire il supporto alla Vilardi, di nomi di peso di Forza Italia, dal capogruppo degli azzurri alla Camera, la bresciana Mariastella Gelmini, al governatore della Liguria, Giovanni Toti, e della leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni.

In casa centrosinistra, Del Bono è in lizza per il bis da sindaco con il supporto, oltre che del suo partito, il Pd, di Sinistra a Brescia (che riunisce Leu, Verdi, Al lavoro con Brescia e Area civica prodiana), Bs per passione, lista che fa capo all'attuale vicesindaco, Laura Castelletti, Civica Del Bono sindaco, Brescia 2030, Del Bono 2.0.

Vilardi, che se eletta sarebbe la prima donna a insediarsi sulla poltrona più importante della Loggia, ribadisce le priorità del suo carnet elettorale, ovvero «restituire a Brescia il ruolo di centralità che ha perso e diventare realmente una città metropolitana. Cinque anni di amministrazione Del Bono ci hanno condotto a una Brescia addormentata, ripiegata su sé stessa. Più sicurezza, la famiglia al centro, sostegno ai giovani e agli anziani, una Brescia più attrattiva per il commercio sono parole d'ordine centrali del mio programma».

Del Bono - che ha già chiarito, riferendosi al ticket in Loggia con il vicesindaco Castelletti, «tandem che vince non si cambia» - rimarca che «i risultati di questi cinque anni di buona amministrazione sono sotto gli occhi di tutti. Abbiamo rimesso a posto i conti, avviato le bonifiche, investito sulla cultura, sulla sicurezza e sul trasporto pubblico, riqualificato strade e piazze. Oggi la città è più bella e forte». Per Loggia 2018, l'opzione ballottaggio resta tra quelle sul terreno. E in quel caso, tra primo e secondo turno si aprirebbe, per i due aspiranti primi cittadini a quel punto in lizza, la partita degli eventuali apparentamenti. Nel 2013, per Del Bono tra i fattori decisivi per la vittoria, fu l'appoggio, al ballottaggio, di Laura Castelletti, che al primo turno era invece tra i candidati sindaco in corsa.

Paola Gregorio

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