«Sull’immigrazione abbiamo ragione noi». Intervista con Zoltán Kovács, portavoce del governo di Viktor Orbán

Il premier ungherese Viktor Orbán è diventato una sorta di spauracchio in Europa a causa delle sue politiche intransigenti sul fronte dell'immigrazione, e si è attirato gli strali di tutte le associazioni pro accoglienza del continente. Una delle ultime proposte del leader magiaro prevede di convogliare tutti gli immigrati illegali su un'isola dalla quale potranno poi fare richiesta d'asilo in Europa. Il 2 ottobre, Budapest ha indetto un referendum sul principio del ricollocamento dei migranti. La Verità ha intervistato il portavoce di Orbán, il Segretario di Stato ungherese per la comunicazione Zoltán Kovács, per avere il punto di vista del governo sulla vicenda.

Perché avete deciso di indire questo referendum?

«L'Ungheria è l'unico Paese in tutta Europa in cui al popolo è stato concesso di esprimere la sua opinione sulla migrazione e l'immigrazione. L'unico posto in Europa in cui le persone vengono ascoltate è l'Europa centrale. Ognuno è necessario e per noi è necessaria l'opinione di ciascuno perché qui si tratta del futuro dell'Ungheria. L'istituzione del referendum è nata nell'antica Grecia ed è tutt'ora la principale forma di pratica della sovranità popolare oltre alla democrazia rappresentativa. In Ungheria viene utilizzata su questioni di grande importanza come l'ingresso nella Nato nel 1997 o l'ingresso nell'Ue nel 2003. Il referendum sulle quote ha conseguenza politiche e legali. È impossibile e inimmaginabile che il Parlamento ungherese ignori il risultato del referendum. Ed è inimmaginabile che l'espressione della volontà del popolo ungherese possa essere ignorata a Bruxelles».

Quali sono secondo voi gli errori dell'Unione Europea sulla gestione degli immigrati?

«L'approccio dell'Ungheria alla situazione degli immigrati è completamente diverso rispetto a quello della Commissione europea, e non crediamo che l'immigrazione possa servire a risolvere difficoltà economiche e demografiche».

Più in generale, secondo voi che cosa andrebbe modificato nell'Unione europea?

«L'Unione europea può essere forte solo se gli Stati membri sono forti. Le élite politiche non possono pensare di essere le uniche a sapere come dev'essere il futuro dell'Europa, ma devono essere abbastanza coraggiose da chiedere alla gente la sua opinione sulle questioni cruciali».

È giusto che i Paesi europei agiscano da soli per fermare l'immigrazione?

«Ogni volta che emergeva un problema, i burocrati sono saliti alla ribalta, e un gruppetto di politici di alto livello li hanno sostenuti a gran voce, dicendo che, per la crisi attuale, l'unica soluzione possibile è una cooperazione europea ancora maggiore. Ancora più Europa, ancora più Europa! Adesso la crisi degli immigrati è il punto centrale, perché all'inizio l'Ue ha concordato di sviluppare una risposta comune. L'anno scorso abbiamo aspettato tre mesi di avere questa risposta, e alla fine abbiamo scoperto che di risposte non ce n'erano. E così è toccato all'Ungheria - visto che la situazione era intollerabile e i cittadini ungheresi avevano bisogno di protezione - prendere in mano il problema, e costruire la recinzione per proteggere il confine, e di conseguenza garantire la sicurezza degli ungheresi».

Insomma, bisogna fare da soli...

«L'immigrazione è una questione su cui è ovvio che non è più l'Europa a fornire aiuto, ma spetta ai singoli Stati nazionali soddisfare gli obblighi di protezione dei confini stabiliti dal trattato di Schengen. I Greci devono proteggere il confine greco, gli Ungheresi il confine ungherese e così via. Se non riescono a farlo, possono chiedere aiuto, ma la responsabilità rimane loro».

Voi siete stati molto criticati per la decisione di erigere una barriera. Tuttavia, molti hanno seguito il vostro esempio. Persino Donald Trump ha fatto una proposta simile per gli Stati Uniti.

«L'Ungheria rappresenta la posizione corretta da tenere sull'immigrazione illegale, e sempre più persone in Europa hanno cominciato a riconoscerlo. Lo scopo della barriera sul confine a Sud non è quello di tenere fuori i richiedenti asilo, ma di consentire a costoro di entrare nel Paese legalmente. Il governo stanzia un ammontare di fondi piuttosto significativo per rendere operativi corpi che abbiano l'obiettivo di prevenire atti terroristici, fa parte della cooperazione internazionale. Se la prevenzione fallisce, la Forza di Difesa Ungherese e la Polizia sono preparate per proteggere il Paese. Questi corpi proteggono con decisione la recinzione e la sua area di otto chilometri lungo il confine».

Come valutate il comportamento dell'Italia rispetto all'emergenza immigrazione?

«L'immigrazione sottopone l'Italia ha una pressione forte. Il vostro presidente del Consiglio è fortemente critico verso l'Ue per via della sua inattività. Abbiamo bisogno di rafforzare la Libia, un Paese che è diventato instabile, per poter chiudere la rotta africana dell'immigrazione».

Qual è la vostra opinione sulla Brexit?

«L'Unione europea sta attraversando un momento drammatico della sua storia per via dell'uscita della Gran Bretagna, ha perso il suo ruolo di guida globale. L'Ue si è trovata in una situazione drammatica ed è stata relegata al ruolo di mero attore regionale, e questo perché la Commissione europea ha dato la risposta peggiore possibile al problema dell'immigrazione. E questo, di conseguenza, ha minato l'appartenenza di uno degli Stati membri».

Pensate che altri Paesi dovrebbero seguire l'esempio inglese?

«Pensiamo che si debba affrontare i recenti errori commessi dall'Ue, le cui conseguenze più gravi sono la Brexit e la situazione ingestibile della sicurezza pubblica e del terrorismo. Questi sono i risultati del fallimento nel fermare l'immigrazione incontrollata».

Spesso siete stati accusati di essere estremisti e razzisti. Nei giorni scorsi, Human Rights Watch vi ha accusato di maltrattamenti sui rifugiati. Che cosa pensate di queste accuse?

«Rigettiamo con tutte le forze le affermazioni di Human Rights Watch, che ancora una volta sta cercando di screditare la polizia ungherese e il nostro ministero dell'Immigrazione. Non è la prima volta che le organizzazioni pro-immigrazione attaccano il nostro Paese. Prima hanno combattuto attivamente la costruzione della barriera di sicurezza al confine e le misure che il governo ha introdotto per contrastare l'immigrazione illegale. Il loro obiettivo era quello di spingere il governo a cambiare le sue politiche sull'immigrazione. La polizia ungherese e il personale militare stato proteggendo i confini europei di Schengen in maniera legale e nel rispetto degli accordi fra Europa e Ungheria. La polizia fa il suo lavoro nel rispetto della legge e con professionalità, rispettando il principio di proporzionalità e prestando particolare attenzione a trattare con umanità gli immigrati irregolari, rispettando la loro dignità».

Se vincerete il referendum, che reazione vi aspettate dall'Ue?

«Se tante persone voteranno al referendum e i voti per il “No" saranno in larga maggioranza, ci verrà data un'arma molto potente. L'Ungheria potrà mettere il veto sulle alle quote su tutti i fronti. Potremo affermare senza mezzi termini che non si può far entrare qualcuno in Ungheria con la forza senza consultare il Parlamento ungherese».

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L'uscita dalla Corte d'Appello di Parigi di alcuni ex terroristi degli anni di piombo è stata particolarmente movimentata perché non era gradita la presenza di giornalisti. Come anticipato dallaVerità, oggi si è tenuta la prima udienza per nove ex terroristi rossi, per i quali l'Italia ha richiesto l'estradizione. Della cronaca dell'udienza parlerà l'edizione di domani della Verità.

Quello che vi mostriamo in questo video è relativo a quello che è accaduto dopo. Uscendo dal corridoio che porta alle aule delle udienze - dove era appostata la stampa - l'ex Br Roberta Cappelli - condannata all'ergastolo - ha subito minacciato «Vi denuncio perché hanno usato il mio viso che non si può utilizzare». A pochi passi da lei si trovava anche l'altra ex Br sulla quale pende un ergastolo, Marina Petrella giudicata anche nel processo Moro-Ter. Quest'ultima non ha parlato. In compenso, nei corridoi che conducono all'uscita del palazzo di Giustizia, alcuni simpatizzanti delle ex terroriste, hanno inveito contro i giornalisti cercando, in alcuni casi di strappare loro i cellulari con i quali stavano filmando la scena. I più agitati hanno gridato frasi come «non avete il diritto», «siamo in Francia», «lo conoscete il diritto all'immagine in Italia». C'è chi ha detto (in romanesco) ai cronisti «trovateve un altro mestiere» e «parlate delle vittime dello Stato». Anche l'avvocato Irène Terrel, legale di alcuni ex terroristi che ha rappresentato per anni anche Cesare Battisti, ha gridato «niente immagini, c'è il diritto all'immagini» e ha cercato di bloccare il passaggio a uno dei giornalisti. Anche una volta raggiunta la strada, una delle sostenitrici degli ex terroristi ha cercato di strappare il cellulare al nostro corrispondente. Nel tragitto che portava all'uscita dal tribunale, abbiamo posto delle domande a Roberta Cappelli ma non ha voluto rispondere. In particolare le abbiamo chiesto perché non aveva accettato l'estradizione e se risponderà prima o poi alla giustizia italiana. Abbiamo anche chiesto se aveva dei rimorsi per le vittime e - quando ci hanno chiesto se conoscevamo il diritto all'immagine - abbiamo domandato alla ex Br se conosceva i diritti delle vittime degli atti di terrorismo. Come detto; non abbiamo ottenuto alcuna risposta.

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