True
2018-11-14
Sul tavolo del successore di Armani la grana delle consulenze russe Anas
ANSA
Dal momento che l'Anas, l'ente pubblico che dovrebbe curare la manutenzione delle strade, è notoriamente una delle eccellenze italiane, a giugno del 2012 l'abbiamo «internazionalizzata», come si dice nel gergo dei grandi manager. Con Mario Monti a Palazzo Chigi e Corrado Passera alle Infrastrutture, l'allora amministratore unico Pietro Ciucci tiene a battesimo Anas international enterprise spa per portare anche all'estero «i servizi integrati di ingegneria nel settore delle infrastrutture di trasporto, tra le punte di diamante del nostro gruppo», come si legge in una brochure ufficiale. Nella quale si precisa anche che «il capitale della società è interamente detenuto da Anas». Sei anni dopo, il reticolo delle partecipazioni estere, tra soci misteriosi e contratti fantasma, è finito sul tavolo di Danilo Toninelli, il ministro controllante, e dopo le dimissioni, la scorsa settimana, di Gianni Vittorio Armani, sarà compito del suo successore capirci qualcosa e fare chiarezza. Anche perché l'Anas, già al centro di varie inchieste per tangenti, di tutto ha bisogno meno che di un comparto estero con problemi di trasparenza.
In questi sei anni di vita Anas international ha ottenuto commesse in Algeria, Libia, Qatar, Colombia, Uruguay, Argentina, Iran e Russia. Tolti i due Paesi sudamericani, tutti mercati non facili e abbastanza peculiari.
Un primo faro del ministero, in particolare, si è acceso sulla Russia. A marzo di quest'anno, poco dopo le elezioni del 4 marzo, la Simest (Cdp) rileva il 49% di Anas international enterprise Russia per 2,5 milioni di euro. L'investimento è destinato alla gestione dei lavori di costruzione e manutenzione di 228 chilometri di autostrada sulla direttrice Mosca-Novorossiysk, sul Mar Nero. Anas Russia era nata un anno prima, nell'estate del 2017, e attraverso la neonata società sarebbero passati due bonifici da 20,6 milioni di rubli (1,2 milioni di euro) sulla filiale russa di Unicredit, destinati alla società di consulenza Legalvest partners per un contratto di «consulenza finanziaria» che porta la data del 28 agosto 2017. Questi fondi sarebbero poi stati girati ulteriormente alla società locale Dti come compenso per aver agevolato l'acquisto del 51% di Road investment company, una società russa del gruppo Avtodor che si occupa di autostrade. Del resto il 22 marzo 2017, nel corso della sua visita al Cremlino da Vladimir Putin, Paolo Gentiloni aveva firmato una serie di accordi commerciali tra cui quello di Anas international proprio con Avtodor. Insomma, la strada era già stata spianata al massimo livello. Perché mai Anas ha ritenuto opportuno ricorrere ai servigi di una società sconosciuta come Legalvest partners per una consulenza finanziaria aggiuntiva? Oltre a tutto sono stati poi pagati per servizi analoghi altri due fornitori che avevano un contratto ben chiaro come Mag Solution e lo studio legale Pavia Ansaldo, liquidati da Anas Russia con due bonifici passati attraverso Intesa Sanpaolo Mosca. Onorari tra l'altro assai inferiori a quelli per Legalvest.
Lo schema utilizzato per la Russia è molto simile a quello denunciato lo scorso 13 ottobre dalla Verità, in un articolo sugli affari di Anas in Qatar, il paese del Golfo preferito dal neolobbista Matteo Renzi. Nell'Emirato, la Tecnositaf Gulf integration systems era stata costituita da Anas insieme alla sconosciuta società locale Gulf business development group e affidata a un faccendiere libanese di nome Raymond Mikhael, oggetto poi di varie interrogazioni parlamentari. L'allora presidente Armani scrisse però a questo giornale assicurando che «le imprese citate nell'articolo sono imprese consolidate nel settore e lavorano per Anas da anni e sono state aggiudicatarie di diversi appalti pubblici».
A supervisionare le operazioni estere di Anas c'è comunque un pugno di fedelissimi di Armani, capitanati da Laurent Franciosi, ingegnere dei trasporti cresciuto in Italferr, che siede nel cda della russa Road investment company insieme ai colleghi Bernardo Magri e Stefano Granati, ex braccio destro di Pietro Ciucci.
Il successore di Armani si troverà sul tavolo anche il dossier Sud America, dove Anas sarebbe concorrente del gruppo Gavio, ma in realtà lo è fino a un certo punto perché i due gruppi sono soci in Sitaf-Autostrada del Frejus e vanno da sempre d'amore e d'accordo. Tanto che Anas avrebbe rinunciato sua sponte ad alcuni accordi con i governi per non mettere in difficoltà gli amici di Tortona. L'ufficiale di collegamento sarebbe proprio Bernardo Magri, nominato da Armani amministratore delegato di Anas international. Il suo curriculum non è stato pubblicato sul sito internet della società pubblica e c'è da capirlo, perché ricopre cariche di vertice anche in ben quattro società dei Gavio.
La Dama nera delle strade patteggia
Dimenticare la Dama nera al più presto, evitando scomodi processi dai quali un sistema Anas, ben più vasto di quello emerso con l'inchiesta interrotta dagli arresti di tre anni fa, avrebbe potuto mostrasi in tutta la sua pervasività. E allora ecco che Anas ha «rimesso i peccati» ad Antonella Accroglianò, rampolla di una famiglia calabrese assai potente a Roma, giusto pochi giorni prima dell'udienza decisiva, accontentandosi di 170.000 euro di risarcimento e agevolando il patteggiamento arrivato ieri con una condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione, con confisca da 470.000 euro. E vissero tutti felici e silenziosi.
Ieri il gup di Roma, Ezio Domizia, ha assolto l'ex sottosegretario calabrese alle Infrastrutture del governo Prodi, il centrista Giuseppe Meduri, uno dei beniamini dei giornalisti da Transatlantico perché è gentile e disponibile con tutti e soprattutto, come si dice a Roma, non si tiene un cece in bocca. Difficile davvero immaginarlo coinvolto in alcunché di criminoso. Ci sono stati invece oltre 20 rinvii a giudizio, tra cui Roberto Accroglianò, fratello della Dama nera, e l'ex deputato forzista Marco Martinelli. Prima udienza fissata per il prossimo 6 marzo. Hanno preferito il patteggiamento anche altri ex dirigenti di Anas, come Oreste De Grossi, che ha concordato una pena di 3 anni e 4 mesi, e Giovanni Parlato, mentre Antonino Ferrante è stato condannato a 3 anni e 3 mesi.
Le accuse agli imputati sono, a seconda delle varie posizioni, l'associazione per delinquere, la corruzione, la turbativa d'asta, il voto di scambio, la truffa e l'abuso d'ufficio. La Dama nera ha chiesto di patteggiare e per ottenere il via libera è stato sicuramente importante che abbia definito le sue pendenze con la principale parte lesa, ovvero la stessa Anas, che si era costituita parte civile per dimostrare tutta la sua voglia di pulizia. Messa così sembra una storia natalizia in leggero anticipo, ma in Anas sono molti i dirigenti per bene a ritenere che la Dama nera sia stata bravissima a gestire la propria collaborazione con la giustizia e che sia quindi perfettamente logico che alla fine l'azienda abbia fatto marcia indietro accontentandosi di una cifra assai contenuta.
Come risulta da un documento in mano alla Verità, il 17 settembre scorso l'allora presidente Gianni Vittiorio Armani si presenta in cda con un'informativa predisposta dall'avvocato Claudia Ricchetti, capo del servizio legale di Anas, che dà conto di una proposta arrivata dai legali della Dama nera. Il 20 marzo di quest'anno, il gup aveva accolto la richiesta di costituzione di parte civile dell'Anas nell'ambito del procedimento penale che si era guadagnato l'apertura di svariati telegiornali, causando un danno d'immagine assai rilevante all'azienda di Stato, che ne usciva come un carrozzone dove l'unica cosa che funzionava con perfezione geometrica era l'assegnazione dei lavori stradali alle varie ditte, previo compenso (addirittura videoregistrato dalla Finanza). I consiglieri di Anas vengono debitamente informati che la signora Accroglianò ha chiesto di patteggiare, un segno di pace che non cade nel vuoto. Il documento portato in cda riepiloga quindi l'offerta arrivata dai legali della Dama nera, con l'elenco di ogni singola somma percepita indebitamente dalla dirigente in base agli 11 capi d'imputazione. A leggerla, più che il libro mastro della mazzetta stradale, sembra il conto del salumaio. La somma finale arriva a 192.032 euro, comprensiva di 19.032 euro di rimborso delle spese legali sostenute da Anas per costituirsi in giudizio. Pochi, maledetti e per sempre. Anche se, vista la confisca di ieri, tra Anas e Tribunale forse bisognerà vedere chi arriva prima.
Continua a leggereRiduci
Il comparto International dell'impresa in sei anni ha ottenuto commesse in mercati difficili e particolari. Sollevano dubbi due bonifici da oltre 20 milioni di rubli a una sconosciuta società poi girati a un altro gruppo.La Dama nera delle strade patteggia. L'Anas grazia l'ex dirigente: si accontenta di 170.000 euro di risarcimento. Lei si accorda per una condanna a 4 anni e 4 mesi (e 470.000 euro). Assolto l'ex sottosegretario Giuseppe Meduri. Lo speciale contiene due articoli.Dal momento che l'Anas, l'ente pubblico che dovrebbe curare la manutenzione delle strade, è notoriamente una delle eccellenze italiane, a giugno del 2012 l'abbiamo «internazionalizzata», come si dice nel gergo dei grandi manager. Con Mario Monti a Palazzo Chigi e Corrado Passera alle Infrastrutture, l'allora amministratore unico Pietro Ciucci tiene a battesimo Anas international enterprise spa per portare anche all'estero «i servizi integrati di ingegneria nel settore delle infrastrutture di trasporto, tra le punte di diamante del nostro gruppo», come si legge in una brochure ufficiale. Nella quale si precisa anche che «il capitale della società è interamente detenuto da Anas». Sei anni dopo, il reticolo delle partecipazioni estere, tra soci misteriosi e contratti fantasma, è finito sul tavolo di Danilo Toninelli, il ministro controllante, e dopo le dimissioni, la scorsa settimana, di Gianni Vittorio Armani, sarà compito del suo successore capirci qualcosa e fare chiarezza. Anche perché l'Anas, già al centro di varie inchieste per tangenti, di tutto ha bisogno meno che di un comparto estero con problemi di trasparenza. In questi sei anni di vita Anas international ha ottenuto commesse in Algeria, Libia, Qatar, Colombia, Uruguay, Argentina, Iran e Russia. Tolti i due Paesi sudamericani, tutti mercati non facili e abbastanza peculiari. Un primo faro del ministero, in particolare, si è acceso sulla Russia. A marzo di quest'anno, poco dopo le elezioni del 4 marzo, la Simest (Cdp) rileva il 49% di Anas international enterprise Russia per 2,5 milioni di euro. L'investimento è destinato alla gestione dei lavori di costruzione e manutenzione di 228 chilometri di autostrada sulla direttrice Mosca-Novorossiysk, sul Mar Nero. Anas Russia era nata un anno prima, nell'estate del 2017, e attraverso la neonata società sarebbero passati due bonifici da 20,6 milioni di rubli (1,2 milioni di euro) sulla filiale russa di Unicredit, destinati alla società di consulenza Legalvest partners per un contratto di «consulenza finanziaria» che porta la data del 28 agosto 2017. Questi fondi sarebbero poi stati girati ulteriormente alla società locale Dti come compenso per aver agevolato l'acquisto del 51% di Road investment company, una società russa del gruppo Avtodor che si occupa di autostrade. Del resto il 22 marzo 2017, nel corso della sua visita al Cremlino da Vladimir Putin, Paolo Gentiloni aveva firmato una serie di accordi commerciali tra cui quello di Anas international proprio con Avtodor. Insomma, la strada era già stata spianata al massimo livello. Perché mai Anas ha ritenuto opportuno ricorrere ai servigi di una società sconosciuta come Legalvest partners per una consulenza finanziaria aggiuntiva? Oltre a tutto sono stati poi pagati per servizi analoghi altri due fornitori che avevano un contratto ben chiaro come Mag Solution e lo studio legale Pavia Ansaldo, liquidati da Anas Russia con due bonifici passati attraverso Intesa Sanpaolo Mosca. Onorari tra l'altro assai inferiori a quelli per Legalvest. Lo schema utilizzato per la Russia è molto simile a quello denunciato lo scorso 13 ottobre dalla Verità, in un articolo sugli affari di Anas in Qatar, il paese del Golfo preferito dal neolobbista Matteo Renzi. Nell'Emirato, la Tecnositaf Gulf integration systems era stata costituita da Anas insieme alla sconosciuta società locale Gulf business development group e affidata a un faccendiere libanese di nome Raymond Mikhael, oggetto poi di varie interrogazioni parlamentari. L'allora presidente Armani scrisse però a questo giornale assicurando che «le imprese citate nell'articolo sono imprese consolidate nel settore e lavorano per Anas da anni e sono state aggiudicatarie di diversi appalti pubblici». A supervisionare le operazioni estere di Anas c'è comunque un pugno di fedelissimi di Armani, capitanati da Laurent Franciosi, ingegnere dei trasporti cresciuto in Italferr, che siede nel cda della russa Road investment company insieme ai colleghi Bernardo Magri e Stefano Granati, ex braccio destro di Pietro Ciucci. Il successore di Armani si troverà sul tavolo anche il dossier Sud America, dove Anas sarebbe concorrente del gruppo Gavio, ma in realtà lo è fino a un certo punto perché i due gruppi sono soci in Sitaf-Autostrada del Frejus e vanno da sempre d'amore e d'accordo. Tanto che Anas avrebbe rinunciato sua sponte ad alcuni accordi con i governi per non mettere in difficoltà gli amici di Tortona. L'ufficiale di collegamento sarebbe proprio Bernardo Magri, nominato da Armani amministratore delegato di Anas international. Il suo curriculum non è stato pubblicato sul sito internet della società pubblica e c'è da capirlo, perché ricopre cariche di vertice anche in ben quattro società dei Gavio. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sul-tavolo-del-successore-di-armani-la-grana-delle-consulenze-russe-anas-2619579420.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-dama-nera-delle-strade-patteggia" data-post-id="2619579420" data-published-at="1782535364" data-use-pagination="False"> La Dama nera delle strade patteggia Dimenticare la Dama nera al più presto, evitando scomodi processi dai quali un sistema Anas, ben più vasto di quello emerso con l'inchiesta interrotta dagli arresti di tre anni fa, avrebbe potuto mostrasi in tutta la sua pervasività. E allora ecco che Anas ha «rimesso i peccati» ad Antonella Accroglianò, rampolla di una famiglia calabrese assai potente a Roma, giusto pochi giorni prima dell'udienza decisiva, accontentandosi di 170.000 euro di risarcimento e agevolando il patteggiamento arrivato ieri con una condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione, con confisca da 470.000 euro. E vissero tutti felici e silenziosi. Ieri il gup di Roma, Ezio Domizia, ha assolto l'ex sottosegretario calabrese alle Infrastrutture del governo Prodi, il centrista Giuseppe Meduri, uno dei beniamini dei giornalisti da Transatlantico perché è gentile e disponibile con tutti e soprattutto, come si dice a Roma, non si tiene un cece in bocca. Difficile davvero immaginarlo coinvolto in alcunché di criminoso. Ci sono stati invece oltre 20 rinvii a giudizio, tra cui Roberto Accroglianò, fratello della Dama nera, e l'ex deputato forzista Marco Martinelli. Prima udienza fissata per il prossimo 6 marzo. Hanno preferito il patteggiamento anche altri ex dirigenti di Anas, come Oreste De Grossi, che ha concordato una pena di 3 anni e 4 mesi, e Giovanni Parlato, mentre Antonino Ferrante è stato condannato a 3 anni e 3 mesi. Le accuse agli imputati sono, a seconda delle varie posizioni, l'associazione per delinquere, la corruzione, la turbativa d'asta, il voto di scambio, la truffa e l'abuso d'ufficio. La Dama nera ha chiesto di patteggiare e per ottenere il via libera è stato sicuramente importante che abbia definito le sue pendenze con la principale parte lesa, ovvero la stessa Anas, che si era costituita parte civile per dimostrare tutta la sua voglia di pulizia. Messa così sembra una storia natalizia in leggero anticipo, ma in Anas sono molti i dirigenti per bene a ritenere che la Dama nera sia stata bravissima a gestire la propria collaborazione con la giustizia e che sia quindi perfettamente logico che alla fine l'azienda abbia fatto marcia indietro accontentandosi di una cifra assai contenuta. Come risulta da un documento in mano alla Verità, il 17 settembre scorso l'allora presidente Gianni Vittiorio Armani si presenta in cda con un'informativa predisposta dall'avvocato Claudia Ricchetti, capo del servizio legale di Anas, che dà conto di una proposta arrivata dai legali della Dama nera. Il 20 marzo di quest'anno, il gup aveva accolto la richiesta di costituzione di parte civile dell'Anas nell'ambito del procedimento penale che si era guadagnato l'apertura di svariati telegiornali, causando un danno d'immagine assai rilevante all'azienda di Stato, che ne usciva come un carrozzone dove l'unica cosa che funzionava con perfezione geometrica era l'assegnazione dei lavori stradali alle varie ditte, previo compenso (addirittura videoregistrato dalla Finanza). I consiglieri di Anas vengono debitamente informati che la signora Accroglianò ha chiesto di patteggiare, un segno di pace che non cade nel vuoto. Il documento portato in cda riepiloga quindi l'offerta arrivata dai legali della Dama nera, con l'elenco di ogni singola somma percepita indebitamente dalla dirigente in base agli 11 capi d'imputazione. A leggerla, più che il libro mastro della mazzetta stradale, sembra il conto del salumaio. La somma finale arriva a 192.032 euro, comprensiva di 19.032 euro di rimborso delle spese legali sostenute da Anas per costituirsi in giudizio. Pochi, maledetti e per sempre. Anche se, vista la confisca di ieri, tra Anas e Tribunale forse bisognerà vedere chi arriva prima.
Galeazzo Bignami
Ed è necessario valutare le intenzioni del generale e del suo Futuro nazionale. Il capogruppo alla Camera, Galeazzo Bignami da abile mediatore qual è, sonda il terreno. I segnali di apertura a Vannacci da parte di Bignami si intravedono già da mesi. Il capogruppo, prudentemente, non ha mai sbattuto del tutto la porta in faccia al generale ma piuttosto ha temporeggiato, rinviando i giudizi a quando i tempi si fossero fatti più maturi. Quei tempi sono arrivati. Perché se a febbraio il valore elettorale di Futuro nazionale era di difficile interpretazione, oggi appare più nitido.
In Fratelli d’Italia l’adagio sta cambiando: da «Vannacci fuori» a «Vannacci vediamo». L’obiettivo è quello di «salvinizzare» Vannacci, ma la Lega non ne è felicissima. D’altra parte, Forza Italia, ancora di più con il nuovo corso imposto da Marina Berlusconi, non ha nessuna intenzione di mettersi a braccetto con lui.
Ieri a Montecitorio è andata in scena la discussione generale sul testo della nuova legge elettorale e non sono mancate scintille. Numerosi i nodi da sciogliere, tra cui quello delle preferenze, che sta creando divisioni in entrambi gli schieramenti. Fratelli d’Italia dovrà decidere se formalizzare o meno l’emendamento in materia. Le votazioni dovrebbero partire dal 7 luglio. Lega e Forza Italia sono scettici nel portare avanti una battaglia che potrebbe creare fibrillazioni interne. Soprattutto se il centrosinistra decidesse di non partecipare lasciando la patata bollente in mano al centrodestra: se non dovessero passare le preferenze si rischia una figuraccia, se passassero il centrodestra si spaccherebbe.
Bignami dice che il suo partito sta «cercando insieme agli alleati di presentare un emendamento unitario insieme alle forze di centrodestra anche magari immaginando delle proposte nuove per consentire agli italiani di poter indicare le preferenze. Crediamo che ci siano le condizioni per arrivare senza porre la fiducia». E aggiunge: «È evidente che se noi votiamo a settembre, come è intendimento del governo credo arrivare a fine legislatura, c’è il tempo per riflettere e confrontarsi sul programma. Ci sono alcune cose su cui ci si può trovare una prospettiva comune, altre meno».
Vannacci sguazza in questo stagno di incertezza generale, presentando emendamenti e chiedendo alla premier di invitare gli alleati a evitare il voto segreto. «È lui che non lo vuole, perché teme che qualcuno dei suoi non lo voti», dicono le malelingue della Lega.
Nessuna limatura sulla norma ribattezzata «anti-Vannacci» che esenta dalla raccolta delle firme solo i gruppi parlamentari costituiti prima dell’inizio del 2026. «Fratelli d’Italia nasce come un movimento che non ha mai goduto dello spazio di cui oggi godono forze appena nate. Abbiamo faticato a lungo per avere il nostro spazio e non abbiamo mai voluto norme che precludessero la possibilità di qualcuno di partecipare alle consultazioni», specifica Bignami.
La norma penalizza anche +Europa di Riccardo Magi che si dice pronto a dare battaglia. Talmente pronto che ieri è stato espulso dalla Camera, dopo tre richiami all’ordine: aveva esposto un cartello fac-simile di come, a suo dire, sarebbe la nuova scheda elettorale con l’approvazione della riforma del voto. Il cartello riportava la scritta «il tuo voto non conta» urlando al «colpo di Stato elettorale». Il deputato Pd Gianni Cuperlo parla di «prepotenza della maggioranza», «vogliono cambiare le regole del gioco perché temono la vittoria del campo progressista».
Continua a leggereRiduci
Ansa
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha comunicato che almeno tre italovenezuelani sarebbero rimasti uccisi nel sisma, cinque sarebbero feriti e altri 35 sicuramente dispersi, ma, come ha aggiunto, la comunità degli italiani iscritti all’Aire, cioè censiti come italiani in Venezuela, è composta da circa 150.000 persone e per questo motivo il nostro ministero sta monitorando con grande attenzione quello che accade. L’area colpita vede la presenza di oltre 65.000 italiani che rappresentano la spina dorsale economica del Venezuela e che sono membri attivi sia a livello politico che sociale nella società sudamericana.
I due eventi sismici, distanti meno di un minuto, hanno devastato il Nord-ovest venezuelano colpendo sia sulla costa che nell’interno. Il fenomeno sarebbe avvenuto fra i 10 e i 20 chilometri di profondità, ma nonostante questo gli edifici colpiti non hanno retto, soprattutto la seconda scossa dopo che la prima aveva messo a dura prova costruzioni vecchie e con poca manutenzione. Il bilancio è arrivato a 920 vittime, al momento in cui stiamo scrivendo, oltre 4.000 feriti e almeno 50.000 dispersi, ma sui media locali e su Internet appaiono continuamente foto di persone scomparse che si aggiungono alle migliaia già segnalate.
Da Caracas arrivano storie sempre più drammatiche e i cittadini della capitale e dello Stato di La Guaira raccontano di scavare con le mani fra le macerie alla ricerca dei propri cari. A Caracas stanno arrivando un centinaio di esperti in soccorso in caso di calamità naturali fra vigili del fuoco, protezione civile e l’unità di crisi, ma il governo italiano è intenzionato a sostenere con forza la popolazione venezuelana in questo momento di difficoltà. Le Nazioni unite hanno dichiarato che le persone colpite dal sisma sono 6,8 milioni, in crescita costante anche per le scosse di assestamento che non danno tregua. La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha annunciato la militarizzazione dello Stato di La Guaira, con l’obiettivo di facilitare le operazioni di soccorso nella zona più disastrata del Paese.
Le famiglie rimaste senza casa che dovranno essere accolte in campi profughi sono già più di 70.000, ma arrivano anche buone notizie come quella di un neonato estratto vivo dalle macerie e di una donna salvata dopo 36 ore dal crollo della propria abitazione a La Guaira. L’Unione europea ha già attivato il suo meccanismo di protezione civile, ma oltre all’Italia, altre nazioni si stanno muovendo anche autonomamente. La Spagna ha messo a disposizione 54 militari esperti in operazioni di soccorso, la Francia ha annunciato che attiverà un team di 85 soccorritori, mentre dalla Germania arriveranno sei aerei da trasporto con materiale tecnico. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha reso disponibile un secondo velivolo dell’Aeronautica militare che trasporterà personale specializzato e attrezzature dei Vigili del fuoco. Nell’annunciare l’iniziativa ha dichiarato: «Un impegno concreto che conferma la vocazione dell’Italia all’aiuto» verso «chi soffre».
Ma la situazione sanitaria del Paese appare drammatica per la carenza di materiale negli ospedali, soprattutto in alcune zone che risultano addirittura irraggiungibili. Il primo a lanciare l’allarme è stato il presidente della Federazione medica che due giorni prima del sisma aveva chiesto trasparenza riguardo alla distribuzione di 71 tonnellate di medicinali consegnate dagli Stati Uniti. Un appello all’Italia arriva anche da Maria Andreina De Grazia, figlia dell’ex deputato italiano Americo De Grazia a lungo incarcerato dal regime di Maduro, che chiede al nostro Paese di restare accanto al Venezuela e soprattutto di non dimenticare i prigionieri i politici italovenezuelani ancora nelle carceri del regime.
Continua a leggereRiduci
La nuova Audi A6 allroad
Audi rinnova la A6 allroad quattro, giunta alla quinta generazione, facendo così evolvere uno dei modelli più iconici della gamma di questo marchio. Più larga, tecnologica ed elettrificata, la nuova allroad conferma la propria doppia vocazione: grande viaggiatrice su strada e compagna affidabile lontano dall’asfalto. Per la prima volta nella storia del modello, accanto al tradizionale V6 TDI arriva infatti una variante plug-in hybrid da 367 CV.
«Audi A6 allroad è un’icona dei quattro anelli e da sempre è caratterizzata da una doppia anima: eccezionalmente confortevole nell’utilizzo quotidiano e al tempo stesso in grado di spingersi agevolmente dove finisce l’asfalto», ha dichiarato Rouven Mohr, Chief Technical Officer di Audi AG, sottolineando il ruolo della trazione integrale quattro e delle sospensioni pneumatiche adattive. Sul piano stilistico, la nuova A6 allroad si distingue per un corpo vettura più muscoloso. Per la prima volta è più larga di oltre 11 centimetri rispetto alla A6 Avant da cui deriva, con carreggiate maggiorate e una presenza su strada ancora più marcata. Il look all terrain è enfatizzato da passaruota dedicati, protezioni sottoscocca, mancorrenti specifici e un’altezza da terra superiore. La gamma prevede cerchi fino a 21 pollici e otto colori per la carrozzeria.
Tra gli elementi tecnici più caratterizzanti figurano le sospensioni pneumatiche adattive di serie, sviluppate appositamente per questo modello. L’escursione massima raggiunge i 55 millimetri e consente di modificare l’assetto in funzione della velocità e della modalità di guida selezionata. In autostrada la vettura si abbassa per migliorare efficienza e stabilità, mentre nelle modalità dedicate all’off-road aumenta sensibilmente la distanza dal suolo per affrontare terreni difficili.La nuova A6 allroad è basata sulla piattaforma Premium Platform Combustion (PPC) e beneficia di una scocca più rigida, sospensioni multilink a cinque bracci e sterzo progressivo evoluto. È inoltre disponibile lo sterzo integrale, che migliora agilità alle basse velocità e stabilità alle andature più elevate.
La principale novità riguarda la gamma motori. Debutta infatti la prima Audi A6 allroad e-hybrid quattro, che abbina il quattro cilindri 2.0 TFSI da 252 CV a un motore elettrico da 143 CV per una potenza complessiva di 367 CV e 500 Nm di coppia. Le prestazioni sono brillanti, con uno 0-100 km/h coperto in 5,5 secondi, mentre la batteria da 25,9 kWh garantisce fino a 95 chilometri di autonomia elettrica WLTP. La ricarica in corrente alternata fino a 11 kW permette di completare il pieno di energia in circa due ore e mezza. Accanto alla versione plug-in viene proposta la motorizzazione V6 3.0 TDI da 299 CV, dotata della tecnologia mild hybrid plus a 48 Volt. Il sistema integra un powertrain generator capace di fornire fino a 24 CV e 230 Nm supplementari, migliorando efficienza e risposta all’acceleratore. Il motore beneficia inoltre di una sofisticata sovralimentazione a due stadi che combina turbocompressore tradizionale e compressore elettrico, garantendo prestazioni elevate e una risposta immediata. La vettura accelera da 0 a 100 km/h in 5,4 secondi. Entrambe le motorizzazioni sono abbinate alla trazione integrale quattro ultra, che gestisce in modo predittivo la distribuzione della coppia tra avantreno e retrotreno, privilegiando l’efficienza senza rinunciare alla motricità.
Grande attenzione è stata dedicata anche alla digitalizzazione. L’abitacolo adotta la nuova architettura elettronica Audi con integrazione di ChatGPT nell’assistente vocale e sistema operativo Android Automotive OS. Il cosiddetto Audi Digital Stage comprende il quadro strumenti digitale da 11,9 pollici e il display OLED curvo da 14,5 pollici, cui può aggiungersi uno schermo dedicato al passeggero.Completano il quadro i proiettori Matrix LED digitali di nuova generazione, i gruppi ottici OLED 2.0 e numerosi sistemi di assistenza alla guida e di comunicazione con l’ambiente circostante. Lunga 5,02 metri e con una capacità di carico fino a 1.497 litri, la nuova Audi A6 allroad quattro arriverà nelle concessionarie italiane nel quarto trimestre del 2026, con prezzi a partire da 82.350 euro per la versione V6 TDI e da 88.650 euro per la variante plug-in hybrid.
Continua a leggereRiduci
I nuovi modelli di Maserati, Grecale, GranTurismo e GranCabrio, sfilano in Piazza Unità d'Italia a Trieste
Maserati rinnova la propria gamma con il debutto di Nuova Grecale, Nuova GranTurismo e Nuova GranCabrio, tre modelli che rappresentano un importante aggiornamento strategico per il marchio nell’anno del centenario del Tridente. Le novità puntano a rafforzare il posizionamento del brand nel segmento luxury attraverso una proposta che unisce design, eleganza, prestazioni, artigianalità e innovazione tecnologica, nel solco della tradizione Maserati.
«Con la nuova gamma del Tridente rafforziamo la peculiarità che da sempre ci definisce: il Gran Turismo italiano, in cui design, eleganza, prestazioni e maestria artigianale si fondono in un equilibrio di eleganza mai ostentata, ma sempre orientata alla performance», ha dichiarato Santo Ficili, Ceo di Alfa Romeo e Coo di Maserati. Ficili ha inoltre sottolineato la volontà del marchio di continuare a crescere nel segmento del lusso attraverso l’ampliamento dell’offerta e lo sviluppo delle tecnologie che meglio esprimono il carattere del brand, «dallo sviluppo di motorizzazioni iconiche come il V6 Nettuno all’evoluzione delle performance della gamma Folgore».
Il rinnovamento stilistico completa un percorso avviato dal Centro Stile Maserati con la MCXtrema, la vettura da pista che ha introdotto un nuovo linguaggio formale caratterizzato da frontali più orizzontali, netti e aggressivi. Un’impostazione successivamente sviluppata sulla GT2 Stradale e sulla MCPURA e oggi applicata alle nuove GranTurismo, GranCabrio e Grecale.
Le nuove GranTurismo e GranCabrio si presentano con un design aggiornato, interni ulteriormente raffinati e contenuti tecnici evoluti. Al centro dell’offerta rimane il motore V6 Nettuno 3.0 biturbo, disponibile fino a 590 CV nella versione Trofeo, capace di spingere la GranTurismo oltre i 320 km/h. Il propulsore sfrutta la tecnologia di combustione a precamera derivata dal motorsport e condivisa con la MCPURA, confermando il trasferimento tecnologico tra competizioni e produzione stradale. Tutta la gamma dispone di serie della trazione integrale e delle sospensioni pneumatiche regolabili, soluzioni che consentono di coniugare comfort e dinamica di guida. Le due granturismo mantengono inoltre quattro veri posti, una caratteristica distintiva che permette di unire sportività e praticità nell’utilizzo quotidiano. Le nuove GranTurismo e GranCabrio sono disponibili in tre configurazioni. Le versioni da 490 CV privilegiano comfort ed eleganza, mentre le Trofeo da 590 CV esaltano il carattere sportivo grazie a scarico dedicato, assetto specifico e dettagli in fibra di carbonio. Al vertice si collocano le varianti Folgore, dotate di una tecnologia elettrica a 800 Volt con tre motori, oltre 1.200 CV installati e 760 CV disponibili alle ruote. La GranTurismo Folgore raggiunge i 325 km/h, mentre la GranCabrio Folgore, prima cabriolet completamente elettrica del segmento, arriva a 290 km/h. Importanti anche gli interventi sul piano aerodinamico e stilistico. Il frontale è stato completamente riprogettato con nuove prese d’aria, air curtain e splitter ottimizzati per incrementare l’efficienza aerodinamica e la deportanza. All’interno debuttano un nuovo volante ispirato al mondo delle corse, un Maserati Digital Clock ridisegnato, un’interfaccia grafica aggiornata e un sistema di monitoraggio che rileva distrazione e affaticamento del conducente. Ampio spazio viene dedicato alla personalizzazione attraverso il programma BOTTEGAFUORISERIE, che introduce nuove colorazioni esterne, finiture dedicate e inedite combinazioni per gli interni. Per la prima volta, anche la capote della GranCabrio può essere completamente personalizzata nell’ambito delle configurazioni Bespoke.
Accanto alle due granturismo, la nuova Grecale rafforza il proprio ruolo all’interno della gamma Maserati. Il D-SUV luxury della Casa modenese evolve con aggiornamenti estetici e tecnici che ne accentuano il carattere sportivo senza rinunciare a comfort e versatilità. Il nuovo frontale presenta una fascia più marcata e ribassata che accentua la percezione di larghezza, mentre paraurti e griglie ridisegnati migliorano l’efficienza aerodinamica. L’abitacolo viene aggiornato con un nuovo volante, un orologio digitale rivisitato e un selettore PRND con tecnologia aptica. Materiali autentici come pelle, legno e fibra di carbonio contribuiscono a elevare la qualità percepita, mentre il sistema MIA con display Ultra HD da 12,3 pollici, l’head-up display e l’impianto audio Sonus faber completano una dotazione tecnologica di alto livello.
Tra le principali novità tecniche figura il debutto del V6 Nettuno da 390 CV, disponibile nelle versioni Grecale V6 e Modena V6. Al vertice resta la Trofeo V6 da 530 CV, che accelera da 0 a 100 km/h in 3,8 secondi e raggiunge i 285 km/h. La Grecale Folgore conferma invece la proposta elettrica del modello, migliorando ulteriormente autonomia ed efficienza grazie a interventi aerodinamici e a nuovi algoritmi di gestione energetica. Le tre novità sono sviluppate e prodotte in Italia, tra Modena e Cassino, a testimonianza del forte legame tra Maserati e il territorio nazionale. Il lancio assume inoltre un valore simbolico nell’anno in cui il marchio celebra sia il centenario del Tridente sia il centenario della prima vittoria sportiva ottenuta da Alfieri Maserati alla Targa Florio del 1926, ribadendo il legame storico tra le vetture da competizione e quelle stradali.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla sostenibilità. Gli interni in pelle provengono da fornitori certificati secondo gli standard del Leather Working Group, di cui Maserati è membro attivo, confermando l’impegno verso una visione sempre più responsabile del lusso. Contestualmente al lancio debutta anche il nuovo Web Configurator Maserati, una piattaforma fotorealistica che consente ai clienti di visualizzare in tempo reale la propria vettura in ambientazioni tridimensionali immersive. Il nuovo strumento rappresenta un ulteriore passo nell’evoluzione del customer journey del marchio, integrando in un’unica esperienza showroom fisico e ambiente digitale con una qualità visiva di livello cinematografico.
Continua a leggereRiduci