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2018-10-31
Sui libri dei nostri ragazzi la guerra santa la fanno solo i cristiani
Ieri su queste pagine Maurizio Belpietro ha raccontato nei dettagli il contenuto di un libro di storia che finisce nelle mani di molti ragazzini di prima media. Il volume in questione si chiama Incontra la Storia e, nei capitoli dedicati al mondo arabo, sembra una brochure propagandistica della religione islamica.
Purtroppo, il testo in questione non è affatto un caso isolato, anzi. Vale la pena di citare un altro tomo, questa volta utilizzato in seconda media. Si intitola Storiemondi, lo pubblica Mondadori e lo firma sempre Vittoria Calvani, la stessa che ha prodotto Incontra la Storia. Ovviamente, l'orientamento ideologico è il medesimo, e sfocia nel grottesco. Anche in Storiemondi si parla di islam, per la precisione dell'impero ottomano. Il primo capitolo del libro inizia con il crollo dell'impero romano d'Oriente e la presa di Costantinopoli da parte dei turchi, nel 1453.
Questo evento, spiega la Calvani, suscitò reazioni forti in tutto il mondo. Per il mondo cristiano fu un vero «trauma»: «Schiere di predicatori tuonarono dai pulpiti di tutta Europa invocando la guerra santa e lo stesso Papa tentò di bandire una nuova crociata dei maggiori Stati europei». Curioso: il primo riferimento alla guerra santa in un capitolo dedicato all'impero islamico riguarda i cristiani. Sono loro a invocare persecuzioni e violenze religiose. I turchi, al contrario, sono dei gentiluomini. In particolare Maometto II, il quale «era colto, innamorato dell'antichità greca e latina [...]. Parlava e scriveva correntemente il persiano e adorava la poesia».
Bernard Lewis, il più grande storico del Medioriente di sempre, spiegava che l'impero ottomano «rimase sempre un'entità politica pervasa, come alle origini, dal senso della missione nella guerra santa» (in I musulmani alla scoperta dell'Europa, Rizzoli). Ma nel libro delle medie a volere la guerra santa sono solo i cristiani.
Maometto II, prosegue la Calvani, era sì uno con il vizio dei massacri, ma era anche molto tollerante e sensibile alle cose belle. Tanto che «trasformò la basilica cristiana di Santa Sofia [...] in una meravigliosa moschea con annesse biblioteche e scuola coranica». Che brav'uomo. Certo, quando entrò a Costantinopoli con l'esercito diede ordine di saccheggiare anche le case della gente comune (come riportano fonti turche dell'epoca), ma era così tollerante...
Uno storico ottomano del XVI secolo (citato ancora una volta da Lewis) spiegava che «i templi degli infedeli furono mutati in moschee per i pii e il fulgore dell'Islam discacciò le legioni della tenebra da quel luogo per sì lungo tempo dimora degli abietti infedeli», ma in fondo i turchi erano amorevoli e gentili.
Il racconto della Calvani prosegue sempre sulla stessa linea. L'autrice spiega che gli ottomani edificarono uno «Stato internazionalista basato sulla tolleranza». Infatti, per dire, Maometto II chiamò il suo impero «ottomano» proprio perché chi non era turco non si sentisse discriminato. «Questa serie di soluzioni geniali diede ai territori conquistati una stabilità civile e politica che durò due secoli prima di entrare a sua volta in crisi», chiosa l'autrice. «Soluzioni geniali», certo. Come quella di islamizzare tutto l'islamizzabile, per esempio.
In sostanza, all'alunno di seconda media viene offerto un quadro chiaro: i turchi erano dei governanti illuminati e tolleranti.
Se hanno compiuto massacri o commerciavano in schiavi, beh, poco importa: erano così buoni... In compenso, i cristiani erano fautori della guerra santa (la jihad manco viene nominata) ed erano pure razzisti. Poche pagine dopo, infatti, l'autrice del libro spiega diffusamente come furono perseguitati gli arabi in Spagna, al pari degli ebrei. Di quelle persecuzioni è giusto parlare, su quelle islamiche meglio tacere.
La Calvani, del resto, è nota per il suo apprezzamento verso l'islam. Già nel 2007, il suo libro Scambi tra civiltà fu oggetto di una interrogazione parlamentare di Forza Italia proprio per via della - diciamo - eccessiva gentilezza nei confronti del mondo musulmano. Nel 2009, Andrea Bartelloni dell'Osservatorio sull'editoria e i libri di testo, criticò duramente un altro libro della Calvani (Il colore della Storia).
«Tre sono i capitoli dedicati all'islam», scrisse Bartelloni. «Uno alla civiltà unna, uno a quella mongola e nessuno a quella cristiana; la dettatura a Maometto del Corano da parte dell'arcangelo Gabriele è presentata come fatto storico (pag. 86); la figura di Carlo Magno occupa solo due pagine e mezzo (pag. 113, 114, 123), più della metà dedicate alla trattazione delle sue intemperanze alimentari e sessuali, mentre non viene fatto il minimo accenno al suo ruolo fondamentale nella diffusione della cultura europea; le crociate (esclusivamente la prima e la quarta) sono liquidate in due pagine (pag. 215, 216), di cui mezza riporta un estratto degli attacchi agli ebrei compiuti dai contadini al seguito di un certo Pietro l'eremita a dimostrazione dell'antisemitismo della Chiesa».
Da allora, a quanto pare, non è cambiato nulla. La signora Calvani ha pubblicato una trentina di libri il cui tono è il medesimo. In un altro volume, pure questo edito da Mondadori e destinato alla scuola media, intitolato Storyboard, si spiega che Carlo Magno «voleva eliminare tutti i popoli non cristiani» (era una specie di fautore del genocidio, dunque). Riguardo ai musulmani, invece, si legge: «È oramai noto che, quando conquistavano una città, non la saccheggiavano, non la distruggevano, non facevano strage dei suoi abitanti, la loro moderazione convinse molte città ad arrendersi senza combattere».
Già, proprio bravi gli arabi prima e gli ottomani poi. Questi musulmani erano così moderati che a Famagosta, nel 1571, conquistarono la città, catturarono il generale veneziano Marcantonio Bragadin, gli mozzarono naso e orecchie, lo torturarono per giorni e, quando rifiutò di convertirsi all'Islam, lo scuoiarono vivo. Non fossero stati tolleranti, chissà che gli avrebbero fatto.
Alle scuole medie insegnano a curare chi non crede nell’ideologia gender
Se pensate che l'ideologia nei tesi di scuola inquini soltanto la presentazione dei fatti storici, vi sbagliate di grosso. Le pagine più controverse e sorprendenti sono quelle che riguardano i temi etici e, più in generale, l'educazione civica. Matteo Salvini, tempo fa, ha proposto di «riportare l'educazione civica nelle scuole», e sulla carta è una bella idea. Se però dovesse essere affidata ai libri attualmente in circolazione, beh, non è detto che ne esca qualcosa di buono, anzi. Basti guardare ciò che si trova in un altro degli innumerevoli volumi curati da Vittoria Calvani, una autrice che definire militante non sembra affatto fuori luogo.
In allegato al terzo volume di Storiemondi c'è un manuale di educazione civica per i ragazzini di terza media. Contiene vari passaggi discutibili, per esempio una foto di militanti di «estrema destra» nella cui didascalia si spiega che questa orda nera per ora si limita a usare «bastoni e catene» ma presto potrebbe impugnare le armi. Così, tanto per instillare fin da subito nei piccoli il terrore di tutto ciò che non è di sinistra. Ma sono dettagli.
La parte più discutibile del testo è quella che parla di famiglia e sessualità. L'impostazione, ovviamente, è pro aborto e pro Lgbt.
La Calvani spiega che nel 1978 fu «approvata la legge con cui si riconosceva alla donna il diritto di interrompere la gravidanza indesiderata o pericolosa per la madre gratuitamente e nelle strutture pubbliche». Tale decisione fu poi confermata a «schiacciante maggioranza» con il referendum del 1981.
«Questa legge fu considerata dai laici come un grande progresso civile perché l'aborto, in uso sin dall'antichità, era stato fino ad allora clandestino, praticato da “mammane", che mettevano in grave pericolo la vita delle donne, o da veri medici, che però chiedevano parcelle esorbitanti». Insomma, l'aborto è una vera conquista di civiltà che non va messa in dubbio. Sul fatto che esista l'obiezione, sul fatto che molti medici vi ricorrano o sul fatto che esistano altre possibilità per le donne incinte non c'è nemmeno mezza riga. Eppure la tutela della vita è prevista dalla legge, no?
In compenso, c'è una robusta riflessione sulla famiglia, che l'autrice presenta come una istituzione di fatto superata. «L'articolo 29», scrive la Calvani commentando la Costituzione, «contiene anche un concetto che i grossi mutamenti sociali avvenuti negli ultimi decenni inducono a ritenere superato. La famiglia, infatti, non è definita soltanto come “società naturale", ma come “società naturale fondata sul matrimonio". L'esistenza oggi di numerosissime “coppie di fatto" ha suscitato a partire dai primi anni di questo secolo un acceso dibattito tra chi sostiene che tutte le leggi del diritto di famiglia vanno estese anche alle coppie non sposate e chi invece afferma il contrario».
Capito? C'è dibattito, ma la legge effettivamente è vetusta, il matrimonio è un residuo del passato e bisogna prendere atto dei «mutamenti sociali». Le coppie di fatto, dopo tutto, sono numerosissime, no? E infatti, appena un paio di pagine dopo, ecco che arriva la immancabile tirata sulle discriminazioni e sulla omofobia, che occupa ben due pagine (più spazio di quello dedicato alla famiglia, per dire).
Si parte dal sessismo che è descritto come una discriminazione basata non sul sesso (come dice la parola) ma sul «genere sessuale», così cominciamo a mettere le basi. Poi si passa all'omofobia, ovvero «un insieme di sentimenti, pensieri e comportamenti avversi all'omosessualità, dovuto a una paura o a un'avversione irrazionale, basata sul pregiudizio, nei confronti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali». Nessuna distinzione, nessun approfondimento: la questione omofobia va accettata in blocco, anche se poi nella realtà si rivela un metodo per zittire chiunque osi pensare con la sua testa.
Ovvio, delle discriminazioni va bene parlare e di sicuro è importante insegnare ai ragazzi a rispettare le diversità. Ma un conto è invitare al rispetto, un altro conto è piegarsi totalmente alle posizioni delle associazioni arcobaleno. Cosa che il libro fa in toto. Per spiegare che cosa sia l'omofobia, infatti, presenta una intervista del Fatto quotidiano a Vittorio Lingiardi, medico, accademico ma soprattutto uno dei più determinati attivisti Lgbt in Italia. Egli spiega che l'omofobia è una malattia e che l'omofobo è di conseguenza un malato da curare. «L'omosessualità lo spaventa», spiega Lingiardi, «perché rappresenta un disordine rispetto a categorie che ritiene immutabili, come il maschile e il femminile». Eccola qui, l'ideologia: maschile e femminile, secondo il libro di testo, sono modificabili. E chi non lo capisce è omofobo. Non a caso, Lingiardi spiega che la politica dovrebbe «dare diritti», perché «negarli significa discriminare».
Chiaro, no? Ai ragazzini di terza media si racconta che il genere sessuale è modificabile, e che i «diritti» non vanno mai negati alle minoranze Lgbt, se no si è omofobi, cioè malati. Se questa è l'educazione civica, meglio farne a meno.
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La conquista musulmana diventa espansione pacifica e l'impero ottomano un paradiso di tolleranza. Gli unici prevaricatori, alla fine, sono gli europei.Nei testi per gli alunni di terza si trovano elogi acritici dell'aborto e vari altri luoghi comuni del mondo Lgbt. I generi, si dice, sono modificabili a piacimento e chi obietta è un malato. La famiglia, poi, è solo un relitto.Lo speciale contiene due articoli.Ieri su queste pagine Maurizio Belpietro ha raccontato nei dettagli il contenuto di un libro di storia che finisce nelle mani di molti ragazzini di prima media. Il volume in questione si chiama Incontra la Storia e, nei capitoli dedicati al mondo arabo, sembra una brochure propagandistica della religione islamica. Purtroppo, il testo in questione non è affatto un caso isolato, anzi. Vale la pena di citare un altro tomo, questa volta utilizzato in seconda media. Si intitola Storiemondi, lo pubblica Mondadori e lo firma sempre Vittoria Calvani, la stessa che ha prodotto Incontra la Storia. Ovviamente, l'orientamento ideologico è il medesimo, e sfocia nel grottesco. Anche in Storiemondi si parla di islam, per la precisione dell'impero ottomano. Il primo capitolo del libro inizia con il crollo dell'impero romano d'Oriente e la presa di Costantinopoli da parte dei turchi, nel 1453. Questo evento, spiega la Calvani, suscitò reazioni forti in tutto il mondo. Per il mondo cristiano fu un vero «trauma»: «Schiere di predicatori tuonarono dai pulpiti di tutta Europa invocando la guerra santa e lo stesso Papa tentò di bandire una nuova crociata dei maggiori Stati europei». Curioso: il primo riferimento alla guerra santa in un capitolo dedicato all'impero islamico riguarda i cristiani. Sono loro a invocare persecuzioni e violenze religiose. I turchi, al contrario, sono dei gentiluomini. In particolare Maometto II, il quale «era colto, innamorato dell'antichità greca e latina [...]. Parlava e scriveva correntemente il persiano e adorava la poesia». Bernard Lewis, il più grande storico del Medioriente di sempre, spiegava che l'impero ottomano «rimase sempre un'entità politica pervasa, come alle origini, dal senso della missione nella guerra santa» (in I musulmani alla scoperta dell'Europa, Rizzoli). Ma nel libro delle medie a volere la guerra santa sono solo i cristiani. Maometto II, prosegue la Calvani, era sì uno con il vizio dei massacri, ma era anche molto tollerante e sensibile alle cose belle. Tanto che «trasformò la basilica cristiana di Santa Sofia [...] in una meravigliosa moschea con annesse biblioteche e scuola coranica». Che brav'uomo. Certo, quando entrò a Costantinopoli con l'esercito diede ordine di saccheggiare anche le case della gente comune (come riportano fonti turche dell'epoca), ma era così tollerante...Uno storico ottomano del XVI secolo (citato ancora una volta da Lewis) spiegava che «i templi degli infedeli furono mutati in moschee per i pii e il fulgore dell'Islam discacciò le legioni della tenebra da quel luogo per sì lungo tempo dimora degli abietti infedeli», ma in fondo i turchi erano amorevoli e gentili.Il racconto della Calvani prosegue sempre sulla stessa linea. L'autrice spiega che gli ottomani edificarono uno «Stato internazionalista basato sulla tolleranza». Infatti, per dire, Maometto II chiamò il suo impero «ottomano» proprio perché chi non era turco non si sentisse discriminato. «Questa serie di soluzioni geniali diede ai territori conquistati una stabilità civile e politica che durò due secoli prima di entrare a sua volta in crisi», chiosa l'autrice. «Soluzioni geniali», certo. Come quella di islamizzare tutto l'islamizzabile, per esempio. In sostanza, all'alunno di seconda media viene offerto un quadro chiaro: i turchi erano dei governanti illuminati e tolleranti. Se hanno compiuto massacri o commerciavano in schiavi, beh, poco importa: erano così buoni... In compenso, i cristiani erano fautori della guerra santa (la jihad manco viene nominata) ed erano pure razzisti. Poche pagine dopo, infatti, l'autrice del libro spiega diffusamente come furono perseguitati gli arabi in Spagna, al pari degli ebrei. Di quelle persecuzioni è giusto parlare, su quelle islamiche meglio tacere.La Calvani, del resto, è nota per il suo apprezzamento verso l'islam. Già nel 2007, il suo libro Scambi tra civiltà fu oggetto di una interrogazione parlamentare di Forza Italia proprio per via della - diciamo - eccessiva gentilezza nei confronti del mondo musulmano. Nel 2009, Andrea Bartelloni dell'Osservatorio sull'editoria e i libri di testo, criticò duramente un altro libro della Calvani (Il colore della Storia). «Tre sono i capitoli dedicati all'islam», scrisse Bartelloni. «Uno alla civiltà unna, uno a quella mongola e nessuno a quella cristiana; la dettatura a Maometto del Corano da parte dell'arcangelo Gabriele è presentata come fatto storico (pag. 86); la figura di Carlo Magno occupa solo due pagine e mezzo (pag. 113, 114, 123), più della metà dedicate alla trattazione delle sue intemperanze alimentari e sessuali, mentre non viene fatto il minimo accenno al suo ruolo fondamentale nella diffusione della cultura europea; le crociate (esclusivamente la prima e la quarta) sono liquidate in due pagine (pag. 215, 216), di cui mezza riporta un estratto degli attacchi agli ebrei compiuti dai contadini al seguito di un certo Pietro l'eremita a dimostrazione dell'antisemitismo della Chiesa».Da allora, a quanto pare, non è cambiato nulla. La signora Calvani ha pubblicato una trentina di libri il cui tono è il medesimo. In un altro volume, pure questo edito da Mondadori e destinato alla scuola media, intitolato Storyboard, si spiega che Carlo Magno «voleva eliminare tutti i popoli non cristiani» (era una specie di fautore del genocidio, dunque). Riguardo ai musulmani, invece, si legge: «È oramai noto che, quando conquistavano una città, non la saccheggiavano, non la distruggevano, non facevano strage dei suoi abitanti, la loro moderazione convinse molte città ad arrendersi senza combattere». Già, proprio bravi gli arabi prima e gli ottomani poi. Questi musulmani erano così moderati che a Famagosta, nel 1571, conquistarono la città, catturarono il generale veneziano Marcantonio Bragadin, gli mozzarono naso e orecchie, lo torturarono per giorni e, quando rifiutò di convertirsi all'Islam, lo scuoiarono vivo. Non fossero stati tolleranti, chissà che gli avrebbero fatto.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sui-libri-dei-nostri-ragazzi-la-guerra-santa-la-fanno-solo-i-cristiani-2616597222.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="alle-scuole-medie-insegnano-a-curare-chi-non-crede-nellideologia-gender" data-post-id="2616597222" data-published-at="1781082073" data-use-pagination="False"> Alle scuole medie insegnano a curare chi non crede nell’ideologia gender Se pensate che l'ideologia nei tesi di scuola inquini soltanto la presentazione dei fatti storici, vi sbagliate di grosso. Le pagine più controverse e sorprendenti sono quelle che riguardano i temi etici e, più in generale, l'educazione civica. Matteo Salvini, tempo fa, ha proposto di «riportare l'educazione civica nelle scuole», e sulla carta è una bella idea. Se però dovesse essere affidata ai libri attualmente in circolazione, beh, non è detto che ne esca qualcosa di buono, anzi. Basti guardare ciò che si trova in un altro degli innumerevoli volumi curati da Vittoria Calvani, una autrice che definire militante non sembra affatto fuori luogo. In allegato al terzo volume di Storiemondi c'è un manuale di educazione civica per i ragazzini di terza media. Contiene vari passaggi discutibili, per esempio una foto di militanti di «estrema destra» nella cui didascalia si spiega che questa orda nera per ora si limita a usare «bastoni e catene» ma presto potrebbe impugnare le armi. Così, tanto per instillare fin da subito nei piccoli il terrore di tutto ciò che non è di sinistra. Ma sono dettagli. La parte più discutibile del testo è quella che parla di famiglia e sessualità. L'impostazione, ovviamente, è pro aborto e pro Lgbt. La Calvani spiega che nel 1978 fu «approvata la legge con cui si riconosceva alla donna il diritto di interrompere la gravidanza indesiderata o pericolosa per la madre gratuitamente e nelle strutture pubbliche». Tale decisione fu poi confermata a «schiacciante maggioranza» con il referendum del 1981. «Questa legge fu considerata dai laici come un grande progresso civile perché l'aborto, in uso sin dall'antichità, era stato fino ad allora clandestino, praticato da “mammane", che mettevano in grave pericolo la vita delle donne, o da veri medici, che però chiedevano parcelle esorbitanti». Insomma, l'aborto è una vera conquista di civiltà che non va messa in dubbio. Sul fatto che esista l'obiezione, sul fatto che molti medici vi ricorrano o sul fatto che esistano altre possibilità per le donne incinte non c'è nemmeno mezza riga. Eppure la tutela della vita è prevista dalla legge, no? In compenso, c'è una robusta riflessione sulla famiglia, che l'autrice presenta come una istituzione di fatto superata. «L'articolo 29», scrive la Calvani commentando la Costituzione, «contiene anche un concetto che i grossi mutamenti sociali avvenuti negli ultimi decenni inducono a ritenere superato. La famiglia, infatti, non è definita soltanto come “società naturale", ma come “società naturale fondata sul matrimonio". L'esistenza oggi di numerosissime “coppie di fatto" ha suscitato a partire dai primi anni di questo secolo un acceso dibattito tra chi sostiene che tutte le leggi del diritto di famiglia vanno estese anche alle coppie non sposate e chi invece afferma il contrario». Capito? C'è dibattito, ma la legge effettivamente è vetusta, il matrimonio è un residuo del passato e bisogna prendere atto dei «mutamenti sociali». Le coppie di fatto, dopo tutto, sono numerosissime, no? E infatti, appena un paio di pagine dopo, ecco che arriva la immancabile tirata sulle discriminazioni e sulla omofobia, che occupa ben due pagine (più spazio di quello dedicato alla famiglia, per dire). Si parte dal sessismo che è descritto come una discriminazione basata non sul sesso (come dice la parola) ma sul «genere sessuale», così cominciamo a mettere le basi. Poi si passa all'omofobia, ovvero «un insieme di sentimenti, pensieri e comportamenti avversi all'omosessualità, dovuto a una paura o a un'avversione irrazionale, basata sul pregiudizio, nei confronti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali». Nessuna distinzione, nessun approfondimento: la questione omofobia va accettata in blocco, anche se poi nella realtà si rivela un metodo per zittire chiunque osi pensare con la sua testa. Ovvio, delle discriminazioni va bene parlare e di sicuro è importante insegnare ai ragazzi a rispettare le diversità. Ma un conto è invitare al rispetto, un altro conto è piegarsi totalmente alle posizioni delle associazioni arcobaleno. Cosa che il libro fa in toto. Per spiegare che cosa sia l'omofobia, infatti, presenta una intervista del Fatto quotidiano a Vittorio Lingiardi, medico, accademico ma soprattutto uno dei più determinati attivisti Lgbt in Italia. Egli spiega che l'omofobia è una malattia e che l'omofobo è di conseguenza un malato da curare. «L'omosessualità lo spaventa», spiega Lingiardi, «perché rappresenta un disordine rispetto a categorie che ritiene immutabili, come il maschile e il femminile». Eccola qui, l'ideologia: maschile e femminile, secondo il libro di testo, sono modificabili. E chi non lo capisce è omofobo. Non a caso, Lingiardi spiega che la politica dovrebbe «dare diritti», perché «negarli significa discriminare». Chiaro, no? Ai ragazzini di terza media si racconta che il genere sessuale è modificabile, e che i «diritti» non vanno mai negati alle minoranze Lgbt, se no si è omofobi, cioè malati. Se questa è l'educazione civica, meglio farne a meno.
Benjamin Netanyahu e Donald Trump (Getty Images)
Il riferimento era al fatto che, lunedì mattina, lo Stato ebraico aveva condotto alcuni attacchi contro l’Iran, nonostante Trump, alcune ore prima, avesse cercato di dissuadere Netanyahu dall’agire in tal senso. Lunedì pomeriggio, i due leader si erano sentiti telefonicamente e, dopo il colloquio, Israele aveva annunciato che, su richiesta dell’inquilino della Casa Bianca, avrebbe interrotto ulteriori azioni militari contro la Repubblica islamica. Successivamente, Trump ha raccontato di aver minacciato di lasciare Gerusalemme da sola contro Teheran, qualora Netanyahu avesse ripreso la guerra con il regime khomeinista.
Sempre ieri, a far emergere le tensioni tra la Casa Bianca e il premier israeliano è stato anche JD Vance. «Usa e Israele hanno molti interessi in comune, ma ci sono anche alcune situazioni in cui i nostri interessi divergono», ha dichiarato ieri, per poi aggiungere che un accordo tra Washington e Teheran rappresenterebbe un «successo clamoroso per il popolo americano». «A Israele potrebbe piacere o meno, ma fondamentalmente riteniamo che questo sia nel miglior interesse degli Usa», ha proseguito. Vale a tal proposito la pena di ricordare come Vance storicamente rappresenti, all’interno dell’amministrazione statunitense, la figura forse meno morbida nei confronti di Netanyahu. Inoltre, il numero due della Casa Bianca è stato incaricato da Trump di guidare i negoziati diplomatici con l’Iran. Vance ha del resto tutto l’interesse a concludere un’intesa con Teheran. Innanzitutto, il vicepresidente è espressione di quella parte di mondo Maga che non nutre troppa simpatia per i coinvolgimenti militari all’estero. In secondo luogo, se riuscisse ad avere successo nella diplomazia iraniana, potrebbe rafforzarsi politicamente in vista delle primarie presidenziali repubblicane del 2028.
In questo quadro, Trump ha detto ieri che l’intesa tra Washington e Teheran potrebbe essere raggiunta «in due o tre giorni», aggiungendo che, in caso, Hormuz verrebbe riaperto «immediatamente». In particolare, il presidente ha parlato di un «ottimo accordo che non permetterà in alcun modo la diffusione delle armi nucleari». Se l’ambasciatore iraniano all’Onu, Amir Saeid Iravani, ha auspicato che le parti pervengano «presto» a un’intesa definitiva, fonti del governo pakistano hanno tuttavia fatto sapere di ritenere «improbabile» una svolta diplomatica entro pochi giorni. Nel frattempo, secondo Sky News Arabia, Teheran avrebbe sottoposto ieri all’amministrazione Trump una bozza di accordo che, stando ad alcune indiscrezioni, prevedrebbe un’estensione della tregua, la riapertura di Hormuz, paletti al nucleare iraniano e un parziale allentamento delle sanzioni statunitensi. La stessa fonte ha riferito che Washington avrebbe accettato la proposta «in linea di principio». Ciononostante, nella serata di ieri, la situazione tra Usa e Iran è tornata a farsi turbolenta. «Sono appena stato informato dalle nostre Forze armate che la scorsa notte gli iraniani hanno abbattuto uno dei nostri sofisticatissimi elicotteri Apache mentre pattugliavano lo Stretto di Hormuz. A bordo c’erano due piloti, entrambi sani e salvi», ha affermato Trump su Truth, per poi aggiungere: «Gli Usa devono necessariamente rispondere a questo attacco».
In attesa di ulteriori sviluppi, il presidente americano resta per ora propenso a concludere il conflitto per varie ragioni. Innanzitutto vuole evitare un pantano e, in secondo luogo, ha urgenza di far abbassare il costo dell’energia: l’alto prezzo della benzina negli Usa rappresenta infatti una vulnerabilità per il Partito repubblicano in vista delle Midterm di novembre. Netanyahu, dal canto suo, ha sempre guardato con sospetto ai negoziati tra Washington e Teheran. Inoltre, man mano che si avvicinano le elezioni di ottobre per la Knesset, il premier israeliano è sotto pressione da parte dell’opposizione per mantenere la linea dura contro Hezbollah. Il punto è che l’Iran ha ripetutamente subordinato il raggiungimento di un accordo con gli Usa alla conclusione delle operazioni belliche israeliane in Libano. E proprio il Libano ha, non a caso, rappresentato, nelle scorse settimane, il principale scoglio nei rapporti tra Trump e Netanyahu. A questo rischia di aggiungersi il fatto che il Pentagono avrebbe aumentato le proprie preoccupazioni per le attività di spionaggio israeliane ai danni degli Usa: attività che avrebbero in particolare colpito, secondo il New York Times, alcuni dei funzionari americani coinvolti nelle trattative con l’Iran (a partire da Steve Witkoff).
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Kaja Kallas e Volodymyr Zelensky (Ansa)
Tra i provvedimenti varati spicca la sospensione del meccanismo di adeguamento del price cap sul petrolio russo, che avrebbe comportato una sensibile revisione al rialzo del tetto, a causa dei rincari innescati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
«Questo» continua von der Leyen, «darà ai mercati petroliferi il tempo di stabilizzarsi, pur mantenendo la pressione sulle entrate della Russia. Allo stesso tempo, continueremo a colpire la flotta ombra. Oggi proponiamo di aggiungere altre 30 navi alla lista delle sanzioni, oltre alle 632 già sanzionate. Per la prima volta, prendiamo di mira anche le navi che supportano la flotta ombra, ad esempio quelle che forniscono bunkeraggio e altri servizi». «Proponiamo inoltre», prosegue, «di colpire le infrastrutture critiche, come porti, aeroporti o raffinerie che commerciano o lavorano petrolio russo». Il secondo punto, continua Von der Leyen, «riguarda le restrizioni finanziarie e alle criptovalute. Estendiamo i nostri divieti di transazione ad altre 31 banche russe e a 20 banche, società o piattaforme di criptovalute e operatori petroliferi di Paesi terzi». Previste anche nuove restrizioni all’esportazione di beni e tecnologie utilizzati dall’industria militare russa. Limitazioni anche alle importazioni di alcuni prodotti ittici e un divieto totale per altri, incluso il merluzzo.
Contestualmente, la Ue ha di nuovo aperto il portafogli a favore di Kiev. La presidente della commissione Ue ha infatti annunciato: «Entro la fine del mese, erogheremo la prima tranche del nostro prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina. Forniremo 6 miliardi di euro per i droni e oltre 3 miliardi di euro di aiuti macrofinanziari, e naturalmente seguiranno presto ulteriori erogazioni».
Soldi che il leader ucraino Volodymyr Zelensky sembra aver già idea di come investire, visto che ha annunciato di aver raggiunto un accordo proprio sui droni, con la Lettonia: «Prima riunione con il nuovo Primo ministro lettone Andris Kublbergs e un risultato importante per i nostri Paesi: abbiamo firmato un accordo sui droni. Si tratta di misure concrete per rafforzare la nostra difesa comune e la coproduzione e ciò significa anche che le competenze e l’esperienza dell’Ucraina contribuiscono a rafforzare i nostri partner. Questo è esattamente il tipo di cooperazione sistematica che stiamo costruendo con coloro che ci hanno sostenuto con coerenza durante tutti gli anni della guerra russa. L’Ucraina è interessata a garantire che ogni regione d’Europa disponga di una protezione sufficiente contro le minacce russe».
Inoltre, ieri, il leader ucraino ha anche alzato il tiro sull’ingresso del suo Paese nell’Ue: «L’Ucraina ha fatto tutto il necessario per l’apertura dei cluster negoziali sul processo di adesione all’Ue; è importante che ci sia progresso nella loro apertura, affinché i russi vedano che l’Europa mantiene le promesse e non cede sui propri interessi».
Parole che non potranno che alzare una tensione già alta, certificata anche dalle dichiarazioni del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: «Il processo di mediazione» russo-americano «sulla questione ucraina è stato sospeso». Peskov ha poi aggiunto che una telefonata tra Putin e Donald Trump non è al momento in programma. «Il presidente Putin e il presidente Trump si parlano al telefono quando necessario», ha detto il portavoce del Cremlino.
Zelensky però sembra puntare anche sull’Europa per arrivare a un accordo con Mosca: «La soluzione ideale nei negoziati di pace è porre immediatamente fine alla guerra. Come minimo, occorre compiere il primo passo: un cessate il fuoco incondizionato e totale. Per raggiungere un cessate il fuoco, sarebbe auspicabile organizzare un incontro tra i leader di Ucraina, Russia, ovviamente Europa e Stati Uniti. L’Ucraina ha la volontà di fare tutto questo. Vedremo se anche la Russia ne avrà la volontà. Finora non l’ha dimostrata». A voler allargare il campo dei negoziati è anche il primo ministro polacco Donald Tusk, che ha dichiarato di aver parlato con la premier Giorgia Meloni che, a suo dire, «non è entusiasta del formato E3 (Gran Bretagna, Francia e Germania, ndr)» dei colloqui sull’Ucraina tenutisi a Londra con Zelensky, annunciando che nei prossimi giorni verrà organizzato un incontro nel formato E5, con la partecipazione di Polonia e Italia. «Ho parlato con il primo ministro italiano Giorgia Meloni, che non è entusiasta di questo formato E3», ha detto Tusk.
E in un’intervista al Guardian il leader ucraino ha spiegato di essere convinto che la Russia stia perdendo progressivamente l’iniziativa sul campo di battaglia e che il conflitto stia lentamente evolvendo a favore di Kiev, mentre Mosca si trova sempre più isolata sul piano internazionale: «Non possiamo dire che la Russia stia perdendo questa guerra, ma possiamo dire che sta perdendo l’iniziativa giorno dopo giorno». Ieri, però, il ministro della difesa bulgaro, Dimitar Stoyanov, ha annunciato che il suo Paese non invierà più armi a Kiev perché è il momento di negoziare. Lo scenario, quindi, potrebbe cambiare ancora.
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 10 giugno con Carlo Cambi