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2018-10-31
Sui libri dei nostri ragazzi la guerra santa la fanno solo i cristiani
Ieri su queste pagine Maurizio Belpietro ha raccontato nei dettagli il contenuto di un libro di storia che finisce nelle mani di molti ragazzini di prima media. Il volume in questione si chiama Incontra la Storia e, nei capitoli dedicati al mondo arabo, sembra una brochure propagandistica della religione islamica.
Purtroppo, il testo in questione non è affatto un caso isolato, anzi. Vale la pena di citare un altro tomo, questa volta utilizzato in seconda media. Si intitola Storiemondi, lo pubblica Mondadori e lo firma sempre Vittoria Calvani, la stessa che ha prodotto Incontra la Storia. Ovviamente, l'orientamento ideologico è il medesimo, e sfocia nel grottesco. Anche in Storiemondi si parla di islam, per la precisione dell'impero ottomano. Il primo capitolo del libro inizia con il crollo dell'impero romano d'Oriente e la presa di Costantinopoli da parte dei turchi, nel 1453.
Questo evento, spiega la Calvani, suscitò reazioni forti in tutto il mondo. Per il mondo cristiano fu un vero «trauma»: «Schiere di predicatori tuonarono dai pulpiti di tutta Europa invocando la guerra santa e lo stesso Papa tentò di bandire una nuova crociata dei maggiori Stati europei». Curioso: il primo riferimento alla guerra santa in un capitolo dedicato all'impero islamico riguarda i cristiani. Sono loro a invocare persecuzioni e violenze religiose. I turchi, al contrario, sono dei gentiluomini. In particolare Maometto II, il quale «era colto, innamorato dell'antichità greca e latina [...]. Parlava e scriveva correntemente il persiano e adorava la poesia».
Bernard Lewis, il più grande storico del Medioriente di sempre, spiegava che l'impero ottomano «rimase sempre un'entità politica pervasa, come alle origini, dal senso della missione nella guerra santa» (in I musulmani alla scoperta dell'Europa, Rizzoli). Ma nel libro delle medie a volere la guerra santa sono solo i cristiani.
Maometto II, prosegue la Calvani, era sì uno con il vizio dei massacri, ma era anche molto tollerante e sensibile alle cose belle. Tanto che «trasformò la basilica cristiana di Santa Sofia [...] in una meravigliosa moschea con annesse biblioteche e scuola coranica». Che brav'uomo. Certo, quando entrò a Costantinopoli con l'esercito diede ordine di saccheggiare anche le case della gente comune (come riportano fonti turche dell'epoca), ma era così tollerante...
Uno storico ottomano del XVI secolo (citato ancora una volta da Lewis) spiegava che «i templi degli infedeli furono mutati in moschee per i pii e il fulgore dell'Islam discacciò le legioni della tenebra da quel luogo per sì lungo tempo dimora degli abietti infedeli», ma in fondo i turchi erano amorevoli e gentili.
Il racconto della Calvani prosegue sempre sulla stessa linea. L'autrice spiega che gli ottomani edificarono uno «Stato internazionalista basato sulla tolleranza». Infatti, per dire, Maometto II chiamò il suo impero «ottomano» proprio perché chi non era turco non si sentisse discriminato. «Questa serie di soluzioni geniali diede ai territori conquistati una stabilità civile e politica che durò due secoli prima di entrare a sua volta in crisi», chiosa l'autrice. «Soluzioni geniali», certo. Come quella di islamizzare tutto l'islamizzabile, per esempio.
In sostanza, all'alunno di seconda media viene offerto un quadro chiaro: i turchi erano dei governanti illuminati e tolleranti.
Se hanno compiuto massacri o commerciavano in schiavi, beh, poco importa: erano così buoni... In compenso, i cristiani erano fautori della guerra santa (la jihad manco viene nominata) ed erano pure razzisti. Poche pagine dopo, infatti, l'autrice del libro spiega diffusamente come furono perseguitati gli arabi in Spagna, al pari degli ebrei. Di quelle persecuzioni è giusto parlare, su quelle islamiche meglio tacere.
La Calvani, del resto, è nota per il suo apprezzamento verso l'islam. Già nel 2007, il suo libro Scambi tra civiltà fu oggetto di una interrogazione parlamentare di Forza Italia proprio per via della - diciamo - eccessiva gentilezza nei confronti del mondo musulmano. Nel 2009, Andrea Bartelloni dell'Osservatorio sull'editoria e i libri di testo, criticò duramente un altro libro della Calvani (Il colore della Storia).
«Tre sono i capitoli dedicati all'islam», scrisse Bartelloni. «Uno alla civiltà unna, uno a quella mongola e nessuno a quella cristiana; la dettatura a Maometto del Corano da parte dell'arcangelo Gabriele è presentata come fatto storico (pag. 86); la figura di Carlo Magno occupa solo due pagine e mezzo (pag. 113, 114, 123), più della metà dedicate alla trattazione delle sue intemperanze alimentari e sessuali, mentre non viene fatto il minimo accenno al suo ruolo fondamentale nella diffusione della cultura europea; le crociate (esclusivamente la prima e la quarta) sono liquidate in due pagine (pag. 215, 216), di cui mezza riporta un estratto degli attacchi agli ebrei compiuti dai contadini al seguito di un certo Pietro l'eremita a dimostrazione dell'antisemitismo della Chiesa».
Da allora, a quanto pare, non è cambiato nulla. La signora Calvani ha pubblicato una trentina di libri il cui tono è il medesimo. In un altro volume, pure questo edito da Mondadori e destinato alla scuola media, intitolato Storyboard, si spiega che Carlo Magno «voleva eliminare tutti i popoli non cristiani» (era una specie di fautore del genocidio, dunque). Riguardo ai musulmani, invece, si legge: «È oramai noto che, quando conquistavano una città, non la saccheggiavano, non la distruggevano, non facevano strage dei suoi abitanti, la loro moderazione convinse molte città ad arrendersi senza combattere».
Già, proprio bravi gli arabi prima e gli ottomani poi. Questi musulmani erano così moderati che a Famagosta, nel 1571, conquistarono la città, catturarono il generale veneziano Marcantonio Bragadin, gli mozzarono naso e orecchie, lo torturarono per giorni e, quando rifiutò di convertirsi all'Islam, lo scuoiarono vivo. Non fossero stati tolleranti, chissà che gli avrebbero fatto.
Alle scuole medie insegnano a curare chi non crede nell’ideologia gender
Se pensate che l'ideologia nei tesi di scuola inquini soltanto la presentazione dei fatti storici, vi sbagliate di grosso. Le pagine più controverse e sorprendenti sono quelle che riguardano i temi etici e, più in generale, l'educazione civica. Matteo Salvini, tempo fa, ha proposto di «riportare l'educazione civica nelle scuole», e sulla carta è una bella idea. Se però dovesse essere affidata ai libri attualmente in circolazione, beh, non è detto che ne esca qualcosa di buono, anzi. Basti guardare ciò che si trova in un altro degli innumerevoli volumi curati da Vittoria Calvani, una autrice che definire militante non sembra affatto fuori luogo.
In allegato al terzo volume di Storiemondi c'è un manuale di educazione civica per i ragazzini di terza media. Contiene vari passaggi discutibili, per esempio una foto di militanti di «estrema destra» nella cui didascalia si spiega che questa orda nera per ora si limita a usare «bastoni e catene» ma presto potrebbe impugnare le armi. Così, tanto per instillare fin da subito nei piccoli il terrore di tutto ciò che non è di sinistra. Ma sono dettagli.
La parte più discutibile del testo è quella che parla di famiglia e sessualità. L'impostazione, ovviamente, è pro aborto e pro Lgbt.
La Calvani spiega che nel 1978 fu «approvata la legge con cui si riconosceva alla donna il diritto di interrompere la gravidanza indesiderata o pericolosa per la madre gratuitamente e nelle strutture pubbliche». Tale decisione fu poi confermata a «schiacciante maggioranza» con il referendum del 1981.
«Questa legge fu considerata dai laici come un grande progresso civile perché l'aborto, in uso sin dall'antichità, era stato fino ad allora clandestino, praticato da “mammane", che mettevano in grave pericolo la vita delle donne, o da veri medici, che però chiedevano parcelle esorbitanti». Insomma, l'aborto è una vera conquista di civiltà che non va messa in dubbio. Sul fatto che esista l'obiezione, sul fatto che molti medici vi ricorrano o sul fatto che esistano altre possibilità per le donne incinte non c'è nemmeno mezza riga. Eppure la tutela della vita è prevista dalla legge, no?
In compenso, c'è una robusta riflessione sulla famiglia, che l'autrice presenta come una istituzione di fatto superata. «L'articolo 29», scrive la Calvani commentando la Costituzione, «contiene anche un concetto che i grossi mutamenti sociali avvenuti negli ultimi decenni inducono a ritenere superato. La famiglia, infatti, non è definita soltanto come “società naturale", ma come “società naturale fondata sul matrimonio". L'esistenza oggi di numerosissime “coppie di fatto" ha suscitato a partire dai primi anni di questo secolo un acceso dibattito tra chi sostiene che tutte le leggi del diritto di famiglia vanno estese anche alle coppie non sposate e chi invece afferma il contrario».
Capito? C'è dibattito, ma la legge effettivamente è vetusta, il matrimonio è un residuo del passato e bisogna prendere atto dei «mutamenti sociali». Le coppie di fatto, dopo tutto, sono numerosissime, no? E infatti, appena un paio di pagine dopo, ecco che arriva la immancabile tirata sulle discriminazioni e sulla omofobia, che occupa ben due pagine (più spazio di quello dedicato alla famiglia, per dire).
Si parte dal sessismo che è descritto come una discriminazione basata non sul sesso (come dice la parola) ma sul «genere sessuale», così cominciamo a mettere le basi. Poi si passa all'omofobia, ovvero «un insieme di sentimenti, pensieri e comportamenti avversi all'omosessualità, dovuto a una paura o a un'avversione irrazionale, basata sul pregiudizio, nei confronti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali». Nessuna distinzione, nessun approfondimento: la questione omofobia va accettata in blocco, anche se poi nella realtà si rivela un metodo per zittire chiunque osi pensare con la sua testa.
Ovvio, delle discriminazioni va bene parlare e di sicuro è importante insegnare ai ragazzi a rispettare le diversità. Ma un conto è invitare al rispetto, un altro conto è piegarsi totalmente alle posizioni delle associazioni arcobaleno. Cosa che il libro fa in toto. Per spiegare che cosa sia l'omofobia, infatti, presenta una intervista del Fatto quotidiano a Vittorio Lingiardi, medico, accademico ma soprattutto uno dei più determinati attivisti Lgbt in Italia. Egli spiega che l'omofobia è una malattia e che l'omofobo è di conseguenza un malato da curare. «L'omosessualità lo spaventa», spiega Lingiardi, «perché rappresenta un disordine rispetto a categorie che ritiene immutabili, come il maschile e il femminile». Eccola qui, l'ideologia: maschile e femminile, secondo il libro di testo, sono modificabili. E chi non lo capisce è omofobo. Non a caso, Lingiardi spiega che la politica dovrebbe «dare diritti», perché «negarli significa discriminare».
Chiaro, no? Ai ragazzini di terza media si racconta che il genere sessuale è modificabile, e che i «diritti» non vanno mai negati alle minoranze Lgbt, se no si è omofobi, cioè malati. Se questa è l'educazione civica, meglio farne a meno.
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La conquista musulmana diventa espansione pacifica e l'impero ottomano un paradiso di tolleranza. Gli unici prevaricatori, alla fine, sono gli europei.Nei testi per gli alunni di terza si trovano elogi acritici dell'aborto e vari altri luoghi comuni del mondo Lgbt. I generi, si dice, sono modificabili a piacimento e chi obietta è un malato. La famiglia, poi, è solo un relitto.Lo speciale contiene due articoli.Ieri su queste pagine Maurizio Belpietro ha raccontato nei dettagli il contenuto di un libro di storia che finisce nelle mani di molti ragazzini di prima media. Il volume in questione si chiama Incontra la Storia e, nei capitoli dedicati al mondo arabo, sembra una brochure propagandistica della religione islamica. Purtroppo, il testo in questione non è affatto un caso isolato, anzi. Vale la pena di citare un altro tomo, questa volta utilizzato in seconda media. Si intitola Storiemondi, lo pubblica Mondadori e lo firma sempre Vittoria Calvani, la stessa che ha prodotto Incontra la Storia. Ovviamente, l'orientamento ideologico è il medesimo, e sfocia nel grottesco. Anche in Storiemondi si parla di islam, per la precisione dell'impero ottomano. Il primo capitolo del libro inizia con il crollo dell'impero romano d'Oriente e la presa di Costantinopoli da parte dei turchi, nel 1453. Questo evento, spiega la Calvani, suscitò reazioni forti in tutto il mondo. Per il mondo cristiano fu un vero «trauma»: «Schiere di predicatori tuonarono dai pulpiti di tutta Europa invocando la guerra santa e lo stesso Papa tentò di bandire una nuova crociata dei maggiori Stati europei». Curioso: il primo riferimento alla guerra santa in un capitolo dedicato all'impero islamico riguarda i cristiani. Sono loro a invocare persecuzioni e violenze religiose. I turchi, al contrario, sono dei gentiluomini. In particolare Maometto II, il quale «era colto, innamorato dell'antichità greca e latina [...]. Parlava e scriveva correntemente il persiano e adorava la poesia». Bernard Lewis, il più grande storico del Medioriente di sempre, spiegava che l'impero ottomano «rimase sempre un'entità politica pervasa, come alle origini, dal senso della missione nella guerra santa» (in I musulmani alla scoperta dell'Europa, Rizzoli). Ma nel libro delle medie a volere la guerra santa sono solo i cristiani. Maometto II, prosegue la Calvani, era sì uno con il vizio dei massacri, ma era anche molto tollerante e sensibile alle cose belle. Tanto che «trasformò la basilica cristiana di Santa Sofia [...] in una meravigliosa moschea con annesse biblioteche e scuola coranica». Che brav'uomo. Certo, quando entrò a Costantinopoli con l'esercito diede ordine di saccheggiare anche le case della gente comune (come riportano fonti turche dell'epoca), ma era così tollerante...Uno storico ottomano del XVI secolo (citato ancora una volta da Lewis) spiegava che «i templi degli infedeli furono mutati in moschee per i pii e il fulgore dell'Islam discacciò le legioni della tenebra da quel luogo per sì lungo tempo dimora degli abietti infedeli», ma in fondo i turchi erano amorevoli e gentili.Il racconto della Calvani prosegue sempre sulla stessa linea. L'autrice spiega che gli ottomani edificarono uno «Stato internazionalista basato sulla tolleranza». Infatti, per dire, Maometto II chiamò il suo impero «ottomano» proprio perché chi non era turco non si sentisse discriminato. «Questa serie di soluzioni geniali diede ai territori conquistati una stabilità civile e politica che durò due secoli prima di entrare a sua volta in crisi», chiosa l'autrice. «Soluzioni geniali», certo. Come quella di islamizzare tutto l'islamizzabile, per esempio. In sostanza, all'alunno di seconda media viene offerto un quadro chiaro: i turchi erano dei governanti illuminati e tolleranti. Se hanno compiuto massacri o commerciavano in schiavi, beh, poco importa: erano così buoni... In compenso, i cristiani erano fautori della guerra santa (la jihad manco viene nominata) ed erano pure razzisti. Poche pagine dopo, infatti, l'autrice del libro spiega diffusamente come furono perseguitati gli arabi in Spagna, al pari degli ebrei. Di quelle persecuzioni è giusto parlare, su quelle islamiche meglio tacere.La Calvani, del resto, è nota per il suo apprezzamento verso l'islam. Già nel 2007, il suo libro Scambi tra civiltà fu oggetto di una interrogazione parlamentare di Forza Italia proprio per via della - diciamo - eccessiva gentilezza nei confronti del mondo musulmano. Nel 2009, Andrea Bartelloni dell'Osservatorio sull'editoria e i libri di testo, criticò duramente un altro libro della Calvani (Il colore della Storia). «Tre sono i capitoli dedicati all'islam», scrisse Bartelloni. «Uno alla civiltà unna, uno a quella mongola e nessuno a quella cristiana; la dettatura a Maometto del Corano da parte dell'arcangelo Gabriele è presentata come fatto storico (pag. 86); la figura di Carlo Magno occupa solo due pagine e mezzo (pag. 113, 114, 123), più della metà dedicate alla trattazione delle sue intemperanze alimentari e sessuali, mentre non viene fatto il minimo accenno al suo ruolo fondamentale nella diffusione della cultura europea; le crociate (esclusivamente la prima e la quarta) sono liquidate in due pagine (pag. 215, 216), di cui mezza riporta un estratto degli attacchi agli ebrei compiuti dai contadini al seguito di un certo Pietro l'eremita a dimostrazione dell'antisemitismo della Chiesa».Da allora, a quanto pare, non è cambiato nulla. La signora Calvani ha pubblicato una trentina di libri il cui tono è il medesimo. In un altro volume, pure questo edito da Mondadori e destinato alla scuola media, intitolato Storyboard, si spiega che Carlo Magno «voleva eliminare tutti i popoli non cristiani» (era una specie di fautore del genocidio, dunque). Riguardo ai musulmani, invece, si legge: «È oramai noto che, quando conquistavano una città, non la saccheggiavano, non la distruggevano, non facevano strage dei suoi abitanti, la loro moderazione convinse molte città ad arrendersi senza combattere». Già, proprio bravi gli arabi prima e gli ottomani poi. Questi musulmani erano così moderati che a Famagosta, nel 1571, conquistarono la città, catturarono il generale veneziano Marcantonio Bragadin, gli mozzarono naso e orecchie, lo torturarono per giorni e, quando rifiutò di convertirsi all'Islam, lo scuoiarono vivo. Non fossero stati tolleranti, chissà che gli avrebbero fatto.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sui-libri-dei-nostri-ragazzi-la-guerra-santa-la-fanno-solo-i-cristiani-2616597222.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="alle-scuole-medie-insegnano-a-curare-chi-non-crede-nellideologia-gender" data-post-id="2616597222" data-published-at="1778255249" data-use-pagination="False"> Alle scuole medie insegnano a curare chi non crede nell’ideologia gender Se pensate che l'ideologia nei tesi di scuola inquini soltanto la presentazione dei fatti storici, vi sbagliate di grosso. Le pagine più controverse e sorprendenti sono quelle che riguardano i temi etici e, più in generale, l'educazione civica. Matteo Salvini, tempo fa, ha proposto di «riportare l'educazione civica nelle scuole», e sulla carta è una bella idea. Se però dovesse essere affidata ai libri attualmente in circolazione, beh, non è detto che ne esca qualcosa di buono, anzi. Basti guardare ciò che si trova in un altro degli innumerevoli volumi curati da Vittoria Calvani, una autrice che definire militante non sembra affatto fuori luogo. In allegato al terzo volume di Storiemondi c'è un manuale di educazione civica per i ragazzini di terza media. Contiene vari passaggi discutibili, per esempio una foto di militanti di «estrema destra» nella cui didascalia si spiega che questa orda nera per ora si limita a usare «bastoni e catene» ma presto potrebbe impugnare le armi. Così, tanto per instillare fin da subito nei piccoli il terrore di tutto ciò che non è di sinistra. Ma sono dettagli. La parte più discutibile del testo è quella che parla di famiglia e sessualità. L'impostazione, ovviamente, è pro aborto e pro Lgbt. La Calvani spiega che nel 1978 fu «approvata la legge con cui si riconosceva alla donna il diritto di interrompere la gravidanza indesiderata o pericolosa per la madre gratuitamente e nelle strutture pubbliche». Tale decisione fu poi confermata a «schiacciante maggioranza» con il referendum del 1981. «Questa legge fu considerata dai laici come un grande progresso civile perché l'aborto, in uso sin dall'antichità, era stato fino ad allora clandestino, praticato da “mammane", che mettevano in grave pericolo la vita delle donne, o da veri medici, che però chiedevano parcelle esorbitanti». Insomma, l'aborto è una vera conquista di civiltà che non va messa in dubbio. Sul fatto che esista l'obiezione, sul fatto che molti medici vi ricorrano o sul fatto che esistano altre possibilità per le donne incinte non c'è nemmeno mezza riga. Eppure la tutela della vita è prevista dalla legge, no? In compenso, c'è una robusta riflessione sulla famiglia, che l'autrice presenta come una istituzione di fatto superata. «L'articolo 29», scrive la Calvani commentando la Costituzione, «contiene anche un concetto che i grossi mutamenti sociali avvenuti negli ultimi decenni inducono a ritenere superato. La famiglia, infatti, non è definita soltanto come “società naturale", ma come “società naturale fondata sul matrimonio". L'esistenza oggi di numerosissime “coppie di fatto" ha suscitato a partire dai primi anni di questo secolo un acceso dibattito tra chi sostiene che tutte le leggi del diritto di famiglia vanno estese anche alle coppie non sposate e chi invece afferma il contrario». Capito? C'è dibattito, ma la legge effettivamente è vetusta, il matrimonio è un residuo del passato e bisogna prendere atto dei «mutamenti sociali». Le coppie di fatto, dopo tutto, sono numerosissime, no? E infatti, appena un paio di pagine dopo, ecco che arriva la immancabile tirata sulle discriminazioni e sulla omofobia, che occupa ben due pagine (più spazio di quello dedicato alla famiglia, per dire). Si parte dal sessismo che è descritto come una discriminazione basata non sul sesso (come dice la parola) ma sul «genere sessuale», così cominciamo a mettere le basi. Poi si passa all'omofobia, ovvero «un insieme di sentimenti, pensieri e comportamenti avversi all'omosessualità, dovuto a una paura o a un'avversione irrazionale, basata sul pregiudizio, nei confronti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali». Nessuna distinzione, nessun approfondimento: la questione omofobia va accettata in blocco, anche se poi nella realtà si rivela un metodo per zittire chiunque osi pensare con la sua testa. Ovvio, delle discriminazioni va bene parlare e di sicuro è importante insegnare ai ragazzi a rispettare le diversità. Ma un conto è invitare al rispetto, un altro conto è piegarsi totalmente alle posizioni delle associazioni arcobaleno. Cosa che il libro fa in toto. Per spiegare che cosa sia l'omofobia, infatti, presenta una intervista del Fatto quotidiano a Vittorio Lingiardi, medico, accademico ma soprattutto uno dei più determinati attivisti Lgbt in Italia. Egli spiega che l'omofobia è una malattia e che l'omofobo è di conseguenza un malato da curare. «L'omosessualità lo spaventa», spiega Lingiardi, «perché rappresenta un disordine rispetto a categorie che ritiene immutabili, come il maschile e il femminile». Eccola qui, l'ideologia: maschile e femminile, secondo il libro di testo, sono modificabili. E chi non lo capisce è omofobo. Non a caso, Lingiardi spiega che la politica dovrebbe «dare diritti», perché «negarli significa discriminare». Chiaro, no? Ai ragazzini di terza media si racconta che il genere sessuale è modificabile, e che i «diritti» non vanno mai negati alle minoranze Lgbt, se no si è omofobi, cioè malati. Se questa è l'educazione civica, meglio farne a meno.
Paul Magnier, francese del Team Soudal Quick-Step, festeggia sul podio come vincitore della Maglia Rosa di leader durante la 1ª tappa del 109° Giro d'Italia 2026 (Getty Images)
La corsa rosa parte da Nessebar e incorona subito il francese Paul Magnier, vincitore della volata di Burgas dopo una maxi caduta nel finale. Delusione per Jonathan Milan, solo quarto. Giornata tranquilla per il favorito Vingegaard e gli uomini di classifica.
Il Giro d’Italia 2026 parte dalla Bulgaria e la prima maglia rosa prende la strada della Francia. A Burgas vince Paul Magnier, il più rapido a uscire dal caos di un finale segnato da una maxi caduta a meno di un chilometro dall’arrivo. Il francese della Soudal Quick-Step brucia allo sprint Tobias Lund Andresen e Ethan Vernon, mentre Jonathan Milan, uno dei grandi favoriti di giornata, resta fuori dal podio e chiude quarto.
La prima tappa del Giro numero 109, 147 chilometri da Nessebar a Burgas lungo la costa del Mar Nero, era disegnata per i velocisti. E infatti tutto è andato in quella direzione fino agli ultimi metri, quando una caduta ha spezzato il gruppo e cambiato completamente la volata. Magnier è stato il più lucido nel trovare spazio, Milan invece si è ritrovato senza il suo treno proprio nel momento decisivo. Per il friulano della Lidl-Trek la situazione si era complicata già negli ultimi tre chilometri. La squadra si è disunita nella battaglia per prendere posizione e lui è rimasto costretto a inseguire ruote e varchi in un finale sempre più nervoso. Quando davanti è caduto mezzo gruppo, a giocarsi la vittoria sono rimasti in pochi.
La giornata era vissuta soprattutto sulla fuga di Manuele Tarozzi e dello spagnolo Diego Sevilla, scattati subito dopo il chilometro zero e rimasti all’attacco per oltre cento chilometri. Sevilla si è preso i due Gran premi della montagna e la prima maglia azzurra, mentre Tarozzi ha vinto il traguardo volante e il Red Bull Km davanti allo stesso Sevilla. Dietro, però, il gruppo non ha mai lasciato troppo spazio e la fuga si è chiusa a poco più di venti chilometri dall’arrivo. Tra gli uomini di classifica, invece, come da pronostico nessuna scossa. Jonas Vingegaard, indicato come il grande favorito per la vittoria finale viste le assenze di due fuoriclasse come Tadej Pogačar e Remco Evenepoel, ha corso una tappa prudente, restando lontano dai rischi e senza esporsi nel finale. Con la neutralizzazione dei tempi scattata a cinque chilometri dall’arrivo, la classifica non cambia.
Domani il Giro propone subito una tappa diversa: da Burgas a Veliko Tarnovo, 221 chilometri e un finale più duro, tra le valli dei Balcani e le strade che attraversano la catena montuosa nel cuore della Bulgaria. Ci saranno tre Gran premi della montagna e un ultimo tratto più nervoso, con la salita del monastero di Lyaskovets a undici chilometri dall’arrivo e alcuni settori in pavé nel finale. Sulle strade bulgare, intanto, il Giro ha trovato una cornice inattesa ma molto partecipata. Da Nessebar, antica città sul Mar Nero con tracce greche, romane e ottomane, fino a Burgas, il pubblico ha accompagnato il passaggio della corsa per tutta la giornata: tifosi ai bordi della strada, ponti affollati e bandiere bulgare lungo il percorso. Una partenza dall’estero che il Giro considera ormai una consuetudine: quella di quest’anno è la sedicesima nella storia della corsa rosa.
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