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2019-10-26
Inizia la battaglia per lo streaming, una torta da 125 miliardi
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I contenuti audio e video non si consumano più come una volta. Ai canali tradizionali, gli italiani preferiscono le piattaforme di streaming dove i contenuti sono tanti e sempre nuovi, ma soprattutto possono essere guardati e riguardati quando se ne ha più voglia. Uno studio di Ey ha mostrato come i principali player del settore continuino a guadagnare iscritti con una media di crescita del +18% in soli sei mesi. Il totale è di 8 milioni di registrazioni, cui la fetta più grande va senza dubbio a Netflix. Secondo l'Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, il mercato dello streaming ha un valore pari a 177 milioni di euro soltanto in Italia, con una crescita serrata di anno in anno (+46% rispetto al 2017).
Ma sarà il 2020 a mettere il mondo dello streaming davvero alla prova. Se fino a questo momento le serie televisive e film venivano contesi da Netflix e Amazon, i più grandi gruppi americani hanno deciso di creare le proprie piattaforme e accaparrassi una fetta di quel mercato che entro il 2025 varrà ben 125 miliardi di dollari.
Ted Sarandos, capo contenuti di Netflix, non sembra però preoccupato dell'arrivo di nuove piattaforme in streaming. Anzi, ha raccontato di essere «molto stupito» dal fatto che ci sia voluto tutto questo tempo. Nei prossimi sei mesi si darà quindi l'avvio a quella che è già stata finita «guerra dello streaming» ma i colpi bassi sono già iniziati. Il gruppo NbcUniversal ha già annunciato l'arrivo di Peacock nei primi mesi del 2020 e con esso Netflix dovrà dare definitivamente l'addio a due delle sue serie tv più amate: Friends e The Office. È forse per questo motivo che Netflix ha in programma di ottenere nuovi finanziamenti per due miliardi così da implementare la produzione di contenuti inediti.
È proprio su film e serie televisive esclusive che punta anche Apple. L'azienda di Cupertino è pronta a lanciare Apple Tv+ il prossimo primo novembre e con essa tanti contenuti mai visti, dalla storia di
Emily Dickinson a The Morning Show, serie tv in cui Reese Witherspoon e Jennifer Aniston interpretano due produttrici di talk show. Apple Tv+ rappresenterà la piattaforma più «economica» ad oggi, con un abbonamento da soli 4.99 euro al mese.
Farà invece il suo debutto il 12 novembre negli Stati Uniti la piattaforma streaming firmata Walt Disney Company chiamata Disney+. L'abbonamento costerà 6.99 dollari ogni mese e darà l'accesso a tutti i film d'animazione del gruppo. Ma non pensate che la piattaforma sia solo per bambini. Disney+ offrirà anche tutti i documentari firmati National Geographic, le 30 stagioni de
I Simpsons e soprattutto i franchise Marvel e Star Wars. Quest'ultimo con una novità: la serie The Mandalorian prodotta proprio per Disney+. Ma non solo. Gli abbonati a Disney+ per la prima volta potranno anche vedere il dietro le quinte del mondo Disney grazie a The Imagineering Story, una docufiction prodotta dagli studi Pixar in cui verranno svelati i segreti dei parchi disneyani di tutto il mondo.
A queste si aggiungeranno - nella primavera 2020 - la già menzionata Peacock e Hbo Max. Ma il mondo dello streaming non è solo fatto di film e serie televisive. Ha da poco iniziato la sua seconda stagione sportiva Dazn. La piattaforma ha già totalizzato 81 milioni di ore di contenuti visti, di cui il 91% viste in diretta. Lo sport più visto è senza dubbio il calcio, ma Dazn sta diventando il luogo dove gli amanti di qualsiasi sport - football americano, pallavolo e boxe - possono seguire partite e incontri.
Con Disney+ l'universo di Guerre Stellari diventa una serie tv in live action

C'è chi, dopo aver visto i primi 27 minuti di The Mandalorian, la prima serie tv che esplora l'universo della saga di Star Wars in live action, confessa di aver pianto. E c'è chi, a quindici giorni dal lancio della nuova piattaforma di streaming targata Disney, è pronto a giurare che questa serie tv rivoluzionerà il modo in cui da ora in avanti verranno prodotti i telefilm in tutto il mondo.
Scritta da Jon Favreau e prodotta da Lucasfilm, la casa di produzione cinematografica fondata da George Lucas, si comporrà di dieci episodi e, come spiegato dal regista, «la storia sarà ambientata dopo le vicende de Il ritorno dello Jedi e prima di Star Wars: Il risveglio della Forza». Protagonista darà un nuovo personaggio, un pistolero e solitario cacciatore di taglie, che si muove intorno alla galassia, lontano dall'autorità della Nuova Repubblica. Gli interpreti saranno Pedro Pascal (The Mandalorian), Taika Waititi (IG-11), Gina Carano (Cara Dune), Carl Weathers (Greef Karga), Nick Nolte, Giancarlo Esposito, Werner Herzog e Bill Burr. La colonna sonora, invece, sarà curata dal compositore e produttore discografico svedese Ludwig Göransson.
Se dieci episodi vi sembrano troppo pochi per saziare la vostra fame di Guerre Stellari, non temete. Ancor prima dell'esordio della prima stagione, ne è stata già confermata una seconda. Favreau ha annunciato, in proposito: «Stiamo attualmente procedendo con i lavori della seconda stagione, ci stiamo occupando della sceneggiatura, lavorando con i registi e io sto preparando a dirigere me stesso. Non ho potuto farlo durante la prima stagione perché ero impegnato con Il Re Leone, quindi adesso cercherò di prendere parte a uno di questi».
Il diavolo con gli addominali ha riacceso il pubblico di Netflix

Netflix
Cosa succederebbe se il diavolo si stancasse di essere il signore di demoni e dannati e si prendesse una vacanza? Lucifer nasce da un'idea di Neil Gaiman e diventa in poco tempo un successo. Le prime tre stagioni sono prodotte da Fox che decide di cancellare il telefilm tra le lamentele dei fan. È qui che, a seguito di una campagna #SaveLucifer, Netflix decide di acquistare e rinnovare la serie per altre due stagioni.
La quarta stagione è già disponibile su Netflix dall'8 maggio e benché la piattaforma non sia solita rilasciare numeri precisi ha battuto tutti i record di «binge watching» (letteralmente la visione compulsiva di puntate, ndr.), mantenendo la prima posizione per ben sette settimane. L'unico telefilm ad aver raggiunto lo stesso livello di successo è stato «Il Trono di Spade».
Lucifer, come anticipato, racconta la vita quotidiana del diavolo a Los Angeles, dopo che vi si è trasferito insieme al demone (e migliore amica) Mazikeen. Proprietario del night club più famoso della città, Lucifer Morningstar (interpretato dall'attore Tom Ellis) conosce per caso la detective Chloe Decker. Affascinato dalla donna, il diavolo inizia a collaborare con lei ad alcuni casi di omicidio, scoprendo che tutti gli anni passati sulla terra non solo lo stanno rendendo sempre più umano ma anche vulnerabile a un sentimento che per credeva per lui impossibile: l'amore.
Il diavolo e l'acqua santa sulla Terra per salvarla dalla fine del mondo

Giphy
La trama, potrebbe apparire scontata. Nel 2019, le forze del Paradiso e le potenze infernali hanno deciso di scatenare l'Apocalisse. L'evento che innescherà la fine del mondo è la venuta dell'anticristo, come è scritto in un libro: le Belle e accurate profezie di Agnes Nutter. Ma perché distruggere un posto grazioso come il pianeta Terra? Il demone Crowley e l'angelo Azraphel, rappresentanti delle rispettive fazioni sul nostro pianeta e ormai affezionati alle usanze terrestri, non ci stanno e per questo si alleano per scongiurare la fine del mondo.
Eppure, Good Omens, la mini serie firmata da Neil Gaiman e Terry Pratchett basata sul romanzo umoristico scritto a quattro mani dai due autori nel 1990, è uno dei più grandi successi firmati Amazon Prime Video. Il motivo? La coppia diavolo-acqua santa è composta da due tra gli attori più promettenti del cinema internazionale: David Tennant, attore di teatro shakesperiano e famoso per aver interpretato il ruolo del "Dottore" nella serie Uk Doctor Who, e Michal Sheen, attore gallese famoso per aver vestito i panni di Tony Blair in The Deal prima e The Queen poi.
La coppia di attori riesce a trasformare una scrittura che per alcuni può sembrare piena di lacune e contraddizioni, a tratti fin troppo scontata, in un'opera magistralmente interpretata in cui le musiche dei Queen e la mimica facciale di Tennant e il lato «goliardico» del Santo Sheen riescono a convivere creando un qualcosa di mai visto prima.
Good Omens è un piccolo capolavoro e, le sue sei puntate, non sembrano essere bastate agli abbonati del servizio di streaming di Amazon Prime al punto che, ormai da mesi, chiedono a gran voce una seconda stagione. Amazon si dice pronta. Il cast pure. E nella trama, Gaiman, ha svelato di aver nascosto alcuni indizi che potrebbero aprire a storie parallele sviluppabili in un nuovo capito della serie tv. Non ci resta che attendere.
Aniston e Witherspoon diventano conduttrici di un talk show per lo streaming di Cupertino

Apple
Jennifer Aniston e Reese Witherspoon hanno già condiviso la scena sul piccolo schermo negli anni Novanta. La Witherspoon ha infatti interpretato il ruolo di una delle sorelle della celebre Rachel Green di Friends. È proprio per questo motivo che dal momento dell'annuncio di The Morning Show da parte di Apple Tv+ si sono susseguiti articoli sulle due leading ladies.
Una serie televisiva dalle atmosfere molto americane che ci porta dietro le quinte di un popolarissimo show del mattino, uno di quei programmi a metà tra telegiornale e talk show che arricchiscono i palinsesti delle principali reti statunitensi. The Morning Show racconta il mondo dell'intrattenimento dopo il Metoo. Il primo episodio ci catapulta in una redazione scossa da uno scandalo sessuale, dopo le accuse mosse al co-conduttore storico interpretato da Steve Carrell. Tocca a Jennifer Aniston tenere le redini della trasmissione e affrontare il pubblico disilluso e i funzionari del network assetati di ascolti. Ecco che a complicare ulteriormente la situazione arriva Reese Witherspoon, pronta a rubarle il lavoro.
La serie sarà composta di 10 episodi ed è già stata rinnovata per una seconda stagione. The Morning Show rappresenta il grande ritorno al piccolo schermo di Jennifer Aniston dopo i dieci anni passati sul set di Friends oltre al secondo progetto televisivo che vede Reese Witherspoon come protagonista, dopo il successo di Big Little Lies.
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Sempre più italiani scelgono di consumare contenuti video in streaming. In totale gli abbonati sono arrivati a 8 milioni e il numero continua a crescere. Con Disney+ l'universo di Star Wars diventa una serie tv in live action. The Mandalorian arriverà in contemporanea con il lancio della nuova piattaforma della casa di Topolino. Il diavolo con gli addominali ha riacceso il pubblico di Netflix. Lucifer è una delle serie che vanta più episodi guardati consecutivamente. Prima, il record era del Trono di Spade. Il diavolo e l'acqua santa sulla Terra per salvarla dalla fine del mondo. David Tennant e Michael Sheen firmano il successo di Good Omens, la miniserie di Amazon Prime Video prodotta da Neil Gaiman. Jennifer Aniston e Reese Witherspoon diventano conduttrici di un finto talk show per lo streaming di Cupertino. The Morning Show sarà disponibile su AppleTv+ dal 2020. Lo speciale comprende cinque articoli. I contenuti audio e video non si consumano più come una volta. Ai canali tradizionali, gli italiani preferiscono le piattaforme di streaming dove i contenuti sono tanti e sempre nuovi, ma soprattutto possono essere guardati e riguardati quando se ne ha più voglia. Uno studio di Ey ha mostrato come i principali player del settore continuino a guadagnare iscritti con una media di crescita del +18% in soli sei mesi. Il totale è di 8 milioni di registrazioni, cui la fetta più grande va senza dubbio a Netflix. Secondo l'Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, il mercato dello streaming ha un valore pari a 177 milioni di euro soltanto in Italia, con una crescita serrata di anno in anno (+46% rispetto al 2017). Ma sarà il 2020 a mettere il mondo dello streaming davvero alla prova. Se fino a questo momento le serie televisive e film venivano contesi da Netflix e Amazon, i più grandi gruppi americani hanno deciso di creare le proprie piattaforme e accaparrassi una fetta di quel mercato che entro il 2025 varrà ben 125 miliardi di dollari. Ted Sarandos, capo contenuti di Netflix, non sembra però preoccupato dell'arrivo di nuove piattaforme in streaming. Anzi, ha raccontato di essere «molto stupito» dal fatto che ci sia voluto tutto questo tempo. Nei prossimi sei mesi si darà quindi l'avvio a quella che è già stata finita «guerra dello streaming» ma i colpi bassi sono già iniziati. Il gruppo NbcUniversal ha già annunciato l'arrivo di Peacock nei primi mesi del 2020 e con esso Netflix dovrà dare definitivamente l'addio a due delle sue serie tv più amate: Friends e The Office. È forse per questo motivo che Netflix ha in programma di ottenere nuovi finanziamenti per due miliardi così da implementare la produzione di contenuti inediti. È proprio su film e serie televisive esclusive che punta anche Apple. L'azienda di Cupertino è pronta a lanciare Apple Tv+ il prossimo primo novembre e con essa tanti contenuti mai visti, dalla storia di Emily Dickinson a The Morning Show, serie tv in cui Reese Witherspoon e Jennifer Aniston interpretano due produttrici di talk show. Apple Tv+ rappresenterà la piattaforma più «economica» ad oggi, con un abbonamento da soli 4.99 euro al mese. Farà invece il suo debutto il 12 novembre negli Stati Uniti la piattaforma streaming firmata Walt Disney Company chiamata Disney+. L'abbonamento costerà 6.99 dollari ogni mese e darà l'accesso a tutti i film d'animazione del gruppo. Ma non pensate che la piattaforma sia solo per bambini. Disney+ offrirà anche tutti i documentari firmati National Geographic, le 30 stagioni de I Simpsons e soprattutto i franchise Marvel e Star Wars. Quest'ultimo con una novità: la serie The Mandalorian prodotta proprio per Disney+. Ma non solo. Gli abbonati a Disney+ per la prima volta potranno anche vedere il dietro le quinte del mondo Disney grazie a The Imagineering Story, una docufiction prodotta dagli studi Pixar in cui verranno svelati i segreti dei parchi disneyani di tutto il mondo. A queste si aggiungeranno - nella primavera 2020 - la già menzionata Peacock e Hbo Max. Ma il mondo dello streaming non è solo fatto di film e serie televisive. Ha da poco iniziato la sua seconda stagione sportiva Dazn. La piattaforma ha già totalizzato 81 milioni di ore di contenuti visti, di cui il 91% viste in diretta. Lo sport più visto è senza dubbio il calcio, ma Dazn sta diventando il luogo dove gli amanti di qualsiasi sport - football americano, pallavolo e boxe - possono seguire partite e incontri. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/streaming-2641113062.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="con-disney-l-universo-di-guerre-stellari-diventa-una-serie-tv-in-live-action" data-post-id="2641113062" data-published-at="1779326611" data-use-pagination="False"> Con Disney+ l'universo di Guerre Stellari diventa una serie tv in live action C'è chi, dopo aver visto i primi 27 minuti di The Mandalorian, la prima serie tv che esplora l'universo della saga di Star Wars in live action, confessa di aver pianto. E c'è chi, a quindici giorni dal lancio della nuova piattaforma di streaming targata Disney, è pronto a giurare che questa serie tv rivoluzionerà il modo in cui da ora in avanti verranno prodotti i telefilm in tutto il mondo. Scritta da Jon Favreau e prodotta da Lucasfilm, la casa di produzione cinematografica fondata da George Lucas, si comporrà di dieci episodi e, come spiegato dal regista, «la storia sarà ambientata dopo le vicende de Il ritorno dello Jedi e prima di Star Wars: Il risveglio della Forza». Protagonista darà un nuovo personaggio, un pistolero e solitario cacciatore di taglie, che si muove intorno alla galassia, lontano dall'autorità della Nuova Repubblica. Gli interpreti saranno Pedro Pascal (The Mandalorian), Taika Waititi (IG-11), Gina Carano (Cara Dune), Carl Weathers (Greef Karga), Nick Nolte, Giancarlo Esposito, Werner Herzog e Bill Burr. La colonna sonora, invece, sarà curata dal compositore e produttore discografico svedese Ludwig Göransson. Se dieci episodi vi sembrano troppo pochi per saziare la vostra fame di Guerre Stellari, non temete. Ancor prima dell'esordio della prima stagione, ne è stata già confermata una seconda. Favreau ha annunciato, in proposito: «Stiamo attualmente procedendo con i lavori della seconda stagione, ci stiamo occupando della sceneggiatura, lavorando con i registi e io sto preparando a dirigere me stesso. Non ho potuto farlo durante la prima stagione perché ero impegnato con Il Re Leone, quindi adesso cercherò di prendere parte a uno di questi». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/streaming-2641113062.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="il-diavolo-con-gli-addominali-ha-riacceso-il-pubblico-di-netflix" data-post-id="2641113062" data-published-at="1779326611" data-use-pagination="False"> Il diavolo con gli addominali ha riacceso il pubblico di Netflix Netflix Cosa succederebbe se il diavolo si stancasse di essere il signore di demoni e dannati e si prendesse una vacanza? Lucifer nasce da un'idea di Neil Gaiman e diventa in poco tempo un successo. Le prime tre stagioni sono prodotte da Fox che decide di cancellare il telefilm tra le lamentele dei fan. È qui che, a seguito di una campagna #SaveLucifer, Netflix decide di acquistare e rinnovare la serie per altre due stagioni. La quarta stagione è già disponibile su Netflix dall'8 maggio e benché la piattaforma non sia solita rilasciare numeri precisi ha battuto tutti i record di «binge watching» (letteralmente la visione compulsiva di puntate, ndr.), mantenendo la prima posizione per ben sette settimane. L'unico telefilm ad aver raggiunto lo stesso livello di successo è stato «Il Trono di Spade».Lucifer, come anticipato, racconta la vita quotidiana del diavolo a Los Angeles, dopo che vi si è trasferito insieme al demone (e migliore amica) Mazikeen. Proprietario del night club più famoso della città, Lucifer Morningstar (interpretato dall'attore Tom Ellis) conosce per caso la detective Chloe Decker. Affascinato dalla donna, il diavolo inizia a collaborare con lei ad alcuni casi di omicidio, scoprendo che tutti gli anni passati sulla terra non solo lo stanno rendendo sempre più umano ma anche vulnerabile a un sentimento che per credeva per lui impossibile: l'amore. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/streaming-2641113062.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="il-diavolo-e-l-acqua-santa-sulla-terra-per-salvarla-dalla-fine-del-mondo" data-post-id="2641113062" data-published-at="1779326611" data-use-pagination="False"> Il diavolo e l'acqua santa sulla Terra per salvarla dalla fine del mondo Giphy La trama, potrebbe apparire scontata. Nel 2019, le forze del Paradiso e le potenze infernali hanno deciso di scatenare l'Apocalisse. L'evento che innescherà la fine del mondo è la venuta dell'anticristo, come è scritto in un libro: le Belle e accurate profezie di Agnes Nutter. Ma perché distruggere un posto grazioso come il pianeta Terra? Il demone Crowley e l'angelo Azraphel, rappresentanti delle rispettive fazioni sul nostro pianeta e ormai affezionati alle usanze terrestri, non ci stanno e per questo si alleano per scongiurare la fine del mondo.Eppure, Good Omens, la mini serie firmata da Neil Gaiman e Terry Pratchett basata sul romanzo umoristico scritto a quattro mani dai due autori nel 1990, è uno dei più grandi successi firmati Amazon Prime Video. Il motivo? La coppia diavolo-acqua santa è composta da due tra gli attori più promettenti del cinema internazionale: David Tennant, attore di teatro shakesperiano e famoso per aver interpretato il ruolo del "Dottore" nella serie Uk Doctor Who, e Michal Sheen, attore gallese famoso per aver vestito i panni di Tony Blair in The Deal prima e The Queen poi. La coppia di attori riesce a trasformare una scrittura che per alcuni può sembrare piena di lacune e contraddizioni, a tratti fin troppo scontata, in un'opera magistralmente interpretata in cui le musiche dei Queen e la mimica facciale di Tennant e il lato «goliardico» del Santo Sheen riescono a convivere creando un qualcosa di mai visto prima. Good Omens è un piccolo capolavoro e, le sue sei puntate, non sembrano essere bastate agli abbonati del servizio di streaming di Amazon Prime al punto che, ormai da mesi, chiedono a gran voce una seconda stagione. Amazon si dice pronta. Il cast pure. E nella trama, Gaiman, ha svelato di aver nascosto alcuni indizi che potrebbero aprire a storie parallele sviluppabili in un nuovo capito della serie tv. Non ci resta che attendere. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/streaming-2641113062.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="aniston-e-witherspoon-diventano-conduttrici-di-un-talk-show-per-lo-streaming-di-cupertino" data-post-id="2641113062" data-published-at="1779326611" data-use-pagination="False"> Aniston e Witherspoon diventano conduttrici di un talk show per lo streaming di Cupertino Apple Jennifer Aniston e Reese Witherspoon hanno già condiviso la scena sul piccolo schermo negli anni Novanta. La Witherspoon ha infatti interpretato il ruolo di una delle sorelle della celebre Rachel Green di Friends. È proprio per questo motivo che dal momento dell'annuncio di The Morning Show da parte di Apple Tv+ si sono susseguiti articoli sulle due leading ladies.Una serie televisiva dalle atmosfere molto americane che ci porta dietro le quinte di un popolarissimo show del mattino, uno di quei programmi a metà tra telegiornale e talk show che arricchiscono i palinsesti delle principali reti statunitensi. The Morning Show racconta il mondo dell'intrattenimento dopo il Metoo. Il primo episodio ci catapulta in una redazione scossa da uno scandalo sessuale, dopo le accuse mosse al co-conduttore storico interpretato da Steve Carrell. Tocca a Jennifer Aniston tenere le redini della trasmissione e affrontare il pubblico disilluso e i funzionari del network assetati di ascolti. Ecco che a complicare ulteriormente la situazione arriva Reese Witherspoon, pronta a rubarle il lavoro. La serie sarà composta di 10 episodi ed è già stata rinnovata per una seconda stagione. The Morning Show rappresenta il grande ritorno al piccolo schermo di Jennifer Aniston dopo i dieci anni passati sul set di Friends oltre al secondo progetto televisivo che vede Reese Witherspoon come protagonista, dopo il successo di Big Little Lies.
L'Aston Villa festeggia l'Europa League dopo aver vinto la finale contro il Friburgo (Ansa)
Quando in panchina siede (per modo di dire, visto che si è fatto tutta la partita in piedi) un allenatore che ha un rapporto privilegiato con una competizione come l’Europa League e un curriculum di altissimo livello, il risultato non può che essere uno solo: riportare l’Aston Villa sul tetto d’Europa dopo 44 anni. Allora, era il 1992, un altro calcio, un altro mondo, un altro tutto e la squadra di Birmingham sollevava al cielo di Rotterdam la Coppa dei Campioni battendo in finale il Bayern Monaco. Oggi, il trofeo non è la coppa dalle grandi orecchie, ma la pur sempre prestigiosa Uefa Europa League. Un titolo a cui Unai Emery è particolarmente affezionato e che nella sua personalissima bacheca ci è finito cinque volte. Dopo la tripletta consecutiva alla guida del Siviglia (2014, 2015, 2016) e il successo con il Villarreal nel 2021, l’allenatore spagnolo è riuscito a fare cinquina con l’Aston Villa. Parliamo di un tecnico che ha preso l’Aston Villa nell’ottobre del 2022 nei bassifondi della Premier League e l’ha portato a fine stagione alla qualificazione in Conference League, per poi centrare in quella successiva lo storico ritorno, dopo 41 anni, dei Villans in Champions.
La finale di Istanbul ha chiaramente espresso sul campo una differenza netta non solo tra le due squadre, ma anche tra il sempre più ricco e competitivo campionato inglese e quello tedesco, che eccezion fatta per lo strapotere del Bayern Monaco e qualche exploit di Borussia Dortmund, Eintracht Francoforte e Leverkusen, non è ancora all’altezza della situazione. È vero, probabilmente il Friburgo ha pagato a caro prezzo la poca, se non nulla, esperienza a questi livelli; mentre la squadra di Birmingham è già da qualche stagione che bazzica i palcoscenici più importanti d’Europa e ha tra le fila giocatori con un certo pedigree internazionale, a cominciare dal portiere Emiliano Martinez, campione del mondo con l’Argentina. Per non parlare poi della profondità di rosa, visto che Emery può permettersi il lusso di lasciare in panchina giocatori che sono transitati dalla Serie A o cercati dai nostri club, come l’ex juventino Douglas Luiz, l’ex Roma e Milan Tammy Abraham, Leon Bailey, che dopo una prima parte di stagione anonima in giallorosso ha deciso di tornare a Birmingham, o quel Jadon Sancho più volte cercato da Juventus e Roma e stasera campione d’Europa guardando l’intero match dalla panchina.
Il 3-0 racconta dunque un divario troppo netto tra la quarta in classifica della Premier e la settima della Bundesliga. L’approccio della squadra tedesca, almeno nei primi minuti, non era stato neppure timido. Il Friburgo aveva provato a partire con coraggio, cercando subito Matanovic e tentando di tenere il baricentro abbastanza alto. Ma è bastato poco per capire che il piano partita dell’Aston Villa fosse di tutt'altro tenore. Ogni recupero palla degli inglesi dava la sensazione di poter trasformarsi in una potenziale occasione da gol, soprattutto grazie alla qualità di Tielemans e alla capacità di Rogers di muoversi tra le linee. Proprio Rogers è stato uno dei grandi protagonisti della serata di Istanbul. Già nei primi minuti aveva impegnato Atubolu con un destro ben calibrato e per tutto il primo tempo è stato il giocatore che più ha creato problemi alla difesa tedesca. Il Friburgo, invece, ha vissuto soprattutto di iniziative isolate e dei tentativi di Vincenzo Grifo, italiano e capitano della squadra tedesca, di accendersi tra le linee. Spesso costretto ad abbassarsi per ricevere palloni giocabili, ha provato a dare ordine e fantasia a una squadra che però faticava tremendamente ad arrivare nell’ultimo terzo di campo con lucidità. La partita si è definitivamente indirizzata poco prima dell’intervallo. A rompere l’equilibrio è stato Tielemans, probabilmente il migliore in campo insieme a Rogers e Buendia. Il belga ha trovato il vantaggio con una conclusione al volo di grande qualità sugli sviluppi di un corner, premiando il momento migliore dei Villans. Da lì in avanti il Friburgo si è completamente disunito, accusando il colpo anche dal punto di vista mentale. Il 2-0 arrivato nei minuti di recupero del primo tempo, con il sinistro a giro di Buendia sotto l’incrocio, ha di fatto tolto ogni margine di rimonta alla squadra di Schuster. Nel secondo tempo l’Aston Villa ha fatto esattamente quello che serviva fare in una finale: controllo dei ritmi, gestione del possesso e ripartenze continue negli spazi lasciati dal Friburgo. Emery dalla panchina ha continuato a guidare ogni movimento dei suoi, chiedendo attenzione anche sul doppio vantaggio. Il terzo gol, firmato da Rogers dopo una bellissima azione sviluppata sulla destra, è stato la fotografia della differenza tecnica e atletica vista in campo per tutta la serata.
Da quel momento in poi, il Besiktas Park si è trasformato in una festa inglese. I tifosi del Villa hanno accompagnato gli ultimi minuti tra cori e bandiere, mentre il Friburgo ha lentamente accettato un risultato che non è mai sembrato realmente in discussione dopo l’intervallo. In tribuna, ad assistere al trionfo dei Villans, c’era anche il principe William, tifoso dichiarato dell’Aston Villa. Emery ha così potuto gestire le energie nel finale, inserendo giocatori di qualità ed esperienza come Douglas Luiz e Tyrone Mings a partita ormai chiusa. Per l’Aston Villa questo successo rappresenta molto più di una semplice vittoria europea. È la conferma definitiva del salto di dimensione compiuto dal club negli ultimi anni sotto la guida di Emery. Una squadra che fino a poco tempo fa lottava nelle zone basse della Premier oggi torna a vincere in Europa e lo fa mostrando solidità, qualità e una mentalità ormai da grande squadra. Per il Friburgo resta invece una finale storica raggiunta con merito, ma anche la sensazione di aver incontrato un avversario semplicemente superiore sotto ogni aspetto.
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La chiusura dello Stretto mette in difficoltà le monarchie del Golfo e riapre il dossier sul dominio del dollaro nel commercio energetico. Tra yuan, blockchain e nuovi accordi finanziari, gli alleati degli Usa diversificano senza rompere con Washington.
Può la crisi mediorientale trasformarsi in una crisi finanziaria? È ancora presto per dirlo, ciò che è certo, invece, è che la chiusura di Hormuz sta mettendo sotto forte pressione le monarchie del Golfo Persico, le cosiddette petromonarchie; che in questi mesi hanno visto le loro esportazioni energetiche dimezzarsi o praticamente azzerarsi. Eppure questi Regni rivestono un ruolo molto importante all’interno dell’economia del «dollaro», la principale valuta di riserva globale.
È soprattutto per questo motivo che quando il governo degli Emirati Arabi Uniti ha presentato una richiesta ufficiale di scambio di valute (dollari americani agli Emirati per dirham emiratini agli Stati Uniti), lo scorso aprile, il Segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha risposto celermente in maniera affermativa. La posta in gioco è altissima, e Washington non può permettere che i Paesi del Golfo vendano petrolio in valute diverse dal dollaro.
Il motivo è semplice, per spiegarlo al meglio, tuttavia, dobbiamo fare un salto indietro al 1974. Nel luglio di quell'anno, in un contesto segnato dalla crisi petrolifera del 1973 e dalla fine del sistema di Bretton Woods, il Segretario al Tesoro statunitense William Simon intraprese una missione diplomatica cruciale in Arabia Saudita. L'obiettivo era stabilizzare i prezzi del petrolio e, soprattutto, assicurare il dominio del dollaro nel commercio energetico mondiale. L'accordo che ne scaturì, sebbene mai formalmente divulgato nei suoi dettagli più intimi, gettò le basi per quello che sarebbe diventato noto come il sistema del «petrodollaro».
I termini essenziali dell'intesa prevedevano che l'Arabia Saudita, il maggiore esportatore di petrolio al mondo, avrebbe prezzato le sue esportazioni di greggio esclusivamente in dollari statunitensi. In cambio, gli Stati Uniti avrebbero garantito supporto militare e protezione al Regno Saudita. Ma l'aspetto più innovativo e strategicamente rilevante dell'accordo riguardava il riciclo dei petrodollari. I vasti surplus di dollari accumulati dall'Arabia Saudita grazie alle vendite dell’oro nero non sarebbero rimasti inattivi, ma sarebbero stati reinvestiti in asset denominati in dollari, in particolare in Titoli del Tesoro statunitensi. Questo meccanismo, noto come «petrodollar recycling», divenne un pilastro fondamentale per l'economia americana e per la stabilità del dollaro.
Attraverso questo sistema, i dollari guadagnati dalle petromonarchie venivano e vengono tutt'ora reinvestiti in una vasta gamma di strumenti finanziari statunitensi, che vanno dai bond governativi al mercato azionario, passando per investimenti immobiliari e acquisizioni aziendali. Questo flusso costante di capitali esteri ha avuto un impatto profondo, contribuendo a finanziare il debito pubblico americano a tassi d'interesse più bassi, sostenendo la domanda di asset statunitensi e rafforzando la posizione del dollaro come valuta di riserva globale.
Tuttavia, questo equilibrio storico sta affrontando sfide senza precedenti. La rapida risposta affermativa del Segretario Bessent alla richiesta di currency swap degli Emirati Arabi Uniti è stata infatti una mossa difensiva. Gli Emirati, pur essendo un alleato strettissimo degli Stati Uniti nell'attuale conflitto con l'Iran, hanno fatto della diversificazione economica e finanziaria una delle loro massime priorità strategiche. Un segnale inequivocabile di questa tendenza è l'adesione di Abu Dhabi al Project mBridge. Si tratta di un'iniziativa all'avanguardia, sviluppata in collaborazione tra la Banca dei Regolamenti Internazionali e le banche centrali di Thailandia, Hong Kong, Emirati Arabi Uniti e l'Istituto di Valuta Digitale della Banca Popolare Cinese. Il progetto ha portato alla creazione di un sistema di pagamento transfrontaliero digitale basato su tecnologia blockchain, che consente transazioni dirette tra le valute locali bypassando di fatto i sistemi di messaggistica tradizionali dominati dall'Occidente, come lo SWIFT, e riducendo la dipendenza dal dollaro. A giugno del 2024 anche l'Arabia Saudita si è unita a questa piattaforma, aggiungendosi al coro crescente di nazioni aperte a esplorare alternative al biglietto verde.
Se a questa infrastruttura tecnologica emergente si uniscono i dati commerciali reali, il quadro diventa ancora più complesso per Washington. Secondo i media cinesi, nel 2024 circa il 45% del greggio saudita esportato verso la Cina è stato pagato in renminbi. Siamo quindi alla tanto chiacchierata «de-dollarizzazione»? Nient’affatto, semplicemente, gli alleati americani del Golfo stanno di fatto alzando il prezzo della loro fedeltà. Attraverso queste mosse di diversificazione, stanno ricordando a Washington quanto sia cruciale il loro ruolo nel mantenere il dollaro come valuta di riserva e, di conseguenza, nel preservare il «privilegio esorbitante» americano.
A livello globale, le transazioni petrolifere condotte in valute diverse dal dollaro hanno raggiunto circa il 20% nel 2023, segnando il livello più alto da decenni. Tuttavia, questo significa che l'80% del commercio globale di petrolio è ancora saldamente denominato in dollari statunitensi. Allo stesso modo, la quota del dollaro nelle riserve valutarie globali delle banche centrali, sebbene in costante calo dal 71% registrato nel 2000 al 58% nel 2024, rimane assolutamente predominante rispetto a qualsiasi altra valuta concorrente. Insomma, è ancora presto per parlare di de-dollarizzazione.
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