True
2019-10-26
Inizia la battaglia per lo streaming, una torta da 125 miliardi
True
iStock
I contenuti audio e video non si consumano più come una volta. Ai canali tradizionali, gli italiani preferiscono le piattaforme di streaming dove i contenuti sono tanti e sempre nuovi, ma soprattutto possono essere guardati e riguardati quando se ne ha più voglia. Uno studio di Ey ha mostrato come i principali player del settore continuino a guadagnare iscritti con una media di crescita del +18% in soli sei mesi. Il totale è di 8 milioni di registrazioni, cui la fetta più grande va senza dubbio a Netflix. Secondo l'Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, il mercato dello streaming ha un valore pari a 177 milioni di euro soltanto in Italia, con una crescita serrata di anno in anno (+46% rispetto al 2017).
Ma sarà il 2020 a mettere il mondo dello streaming davvero alla prova. Se fino a questo momento le serie televisive e film venivano contesi da Netflix e Amazon, i più grandi gruppi americani hanno deciso di creare le proprie piattaforme e accaparrassi una fetta di quel mercato che entro il 2025 varrà ben 125 miliardi di dollari.
Ted Sarandos, capo contenuti di Netflix, non sembra però preoccupato dell'arrivo di nuove piattaforme in streaming. Anzi, ha raccontato di essere «molto stupito» dal fatto che ci sia voluto tutto questo tempo. Nei prossimi sei mesi si darà quindi l'avvio a quella che è già stata finita «guerra dello streaming» ma i colpi bassi sono già iniziati. Il gruppo NbcUniversal ha già annunciato l'arrivo di Peacock nei primi mesi del 2020 e con esso Netflix dovrà dare definitivamente l'addio a due delle sue serie tv più amate: Friends e The Office. È forse per questo motivo che Netflix ha in programma di ottenere nuovi finanziamenti per due miliardi così da implementare la produzione di contenuti inediti.
È proprio su film e serie televisive esclusive che punta anche Apple. L'azienda di Cupertino è pronta a lanciare Apple Tv+ il prossimo primo novembre e con essa tanti contenuti mai visti, dalla storia di
Emily Dickinson a The Morning Show, serie tv in cui Reese Witherspoon e Jennifer Aniston interpretano due produttrici di talk show. Apple Tv+ rappresenterà la piattaforma più «economica» ad oggi, con un abbonamento da soli 4.99 euro al mese.
Farà invece il suo debutto il 12 novembre negli Stati Uniti la piattaforma streaming firmata Walt Disney Company chiamata Disney+. L'abbonamento costerà 6.99 dollari ogni mese e darà l'accesso a tutti i film d'animazione del gruppo. Ma non pensate che la piattaforma sia solo per bambini. Disney+ offrirà anche tutti i documentari firmati National Geographic, le 30 stagioni de
I Simpsons e soprattutto i franchise Marvel e Star Wars. Quest'ultimo con una novità: la serie The Mandalorian prodotta proprio per Disney+. Ma non solo. Gli abbonati a Disney+ per la prima volta potranno anche vedere il dietro le quinte del mondo Disney grazie a The Imagineering Story, una docufiction prodotta dagli studi Pixar in cui verranno svelati i segreti dei parchi disneyani di tutto il mondo.
A queste si aggiungeranno - nella primavera 2020 - la già menzionata Peacock e Hbo Max. Ma il mondo dello streaming non è solo fatto di film e serie televisive. Ha da poco iniziato la sua seconda stagione sportiva Dazn. La piattaforma ha già totalizzato 81 milioni di ore di contenuti visti, di cui il 91% viste in diretta. Lo sport più visto è senza dubbio il calcio, ma Dazn sta diventando il luogo dove gli amanti di qualsiasi sport - football americano, pallavolo e boxe - possono seguire partite e incontri.
Con Disney+ l'universo di Guerre Stellari diventa una serie tv in live action

C'è chi, dopo aver visto i primi 27 minuti di The Mandalorian, la prima serie tv che esplora l'universo della saga di Star Wars in live action, confessa di aver pianto. E c'è chi, a quindici giorni dal lancio della nuova piattaforma di streaming targata Disney, è pronto a giurare che questa serie tv rivoluzionerà il modo in cui da ora in avanti verranno prodotti i telefilm in tutto il mondo.
Scritta da Jon Favreau e prodotta da Lucasfilm, la casa di produzione cinematografica fondata da George Lucas, si comporrà di dieci episodi e, come spiegato dal regista, «la storia sarà ambientata dopo le vicende de Il ritorno dello Jedi e prima di Star Wars: Il risveglio della Forza». Protagonista darà un nuovo personaggio, un pistolero e solitario cacciatore di taglie, che si muove intorno alla galassia, lontano dall'autorità della Nuova Repubblica. Gli interpreti saranno Pedro Pascal (The Mandalorian), Taika Waititi (IG-11), Gina Carano (Cara Dune), Carl Weathers (Greef Karga), Nick Nolte, Giancarlo Esposito, Werner Herzog e Bill Burr. La colonna sonora, invece, sarà curata dal compositore e produttore discografico svedese Ludwig Göransson.
Se dieci episodi vi sembrano troppo pochi per saziare la vostra fame di Guerre Stellari, non temete. Ancor prima dell'esordio della prima stagione, ne è stata già confermata una seconda. Favreau ha annunciato, in proposito: «Stiamo attualmente procedendo con i lavori della seconda stagione, ci stiamo occupando della sceneggiatura, lavorando con i registi e io sto preparando a dirigere me stesso. Non ho potuto farlo durante la prima stagione perché ero impegnato con Il Re Leone, quindi adesso cercherò di prendere parte a uno di questi».
Il diavolo con gli addominali ha riacceso il pubblico di Netflix

Netflix
Cosa succederebbe se il diavolo si stancasse di essere il signore di demoni e dannati e si prendesse una vacanza? Lucifer nasce da un'idea di Neil Gaiman e diventa in poco tempo un successo. Le prime tre stagioni sono prodotte da Fox che decide di cancellare il telefilm tra le lamentele dei fan. È qui che, a seguito di una campagna #SaveLucifer, Netflix decide di acquistare e rinnovare la serie per altre due stagioni.
La quarta stagione è già disponibile su Netflix dall'8 maggio e benché la piattaforma non sia solita rilasciare numeri precisi ha battuto tutti i record di «binge watching» (letteralmente la visione compulsiva di puntate, ndr.), mantenendo la prima posizione per ben sette settimane. L'unico telefilm ad aver raggiunto lo stesso livello di successo è stato «Il Trono di Spade».
Lucifer, come anticipato, racconta la vita quotidiana del diavolo a Los Angeles, dopo che vi si è trasferito insieme al demone (e migliore amica) Mazikeen. Proprietario del night club più famoso della città, Lucifer Morningstar (interpretato dall'attore Tom Ellis) conosce per caso la detective Chloe Decker. Affascinato dalla donna, il diavolo inizia a collaborare con lei ad alcuni casi di omicidio, scoprendo che tutti gli anni passati sulla terra non solo lo stanno rendendo sempre più umano ma anche vulnerabile a un sentimento che per credeva per lui impossibile: l'amore.
Il diavolo e l'acqua santa sulla Terra per salvarla dalla fine del mondo

Giphy
La trama, potrebbe apparire scontata. Nel 2019, le forze del Paradiso e le potenze infernali hanno deciso di scatenare l'Apocalisse. L'evento che innescherà la fine del mondo è la venuta dell'anticristo, come è scritto in un libro: le Belle e accurate profezie di Agnes Nutter. Ma perché distruggere un posto grazioso come il pianeta Terra? Il demone Crowley e l'angelo Azraphel, rappresentanti delle rispettive fazioni sul nostro pianeta e ormai affezionati alle usanze terrestri, non ci stanno e per questo si alleano per scongiurare la fine del mondo.
Eppure, Good Omens, la mini serie firmata da Neil Gaiman e Terry Pratchett basata sul romanzo umoristico scritto a quattro mani dai due autori nel 1990, è uno dei più grandi successi firmati Amazon Prime Video. Il motivo? La coppia diavolo-acqua santa è composta da due tra gli attori più promettenti del cinema internazionale: David Tennant, attore di teatro shakesperiano e famoso per aver interpretato il ruolo del "Dottore" nella serie Uk Doctor Who, e Michal Sheen, attore gallese famoso per aver vestito i panni di Tony Blair in The Deal prima e The Queen poi.
La coppia di attori riesce a trasformare una scrittura che per alcuni può sembrare piena di lacune e contraddizioni, a tratti fin troppo scontata, in un'opera magistralmente interpretata in cui le musiche dei Queen e la mimica facciale di Tennant e il lato «goliardico» del Santo Sheen riescono a convivere creando un qualcosa di mai visto prima.
Good Omens è un piccolo capolavoro e, le sue sei puntate, non sembrano essere bastate agli abbonati del servizio di streaming di Amazon Prime al punto che, ormai da mesi, chiedono a gran voce una seconda stagione. Amazon si dice pronta. Il cast pure. E nella trama, Gaiman, ha svelato di aver nascosto alcuni indizi che potrebbero aprire a storie parallele sviluppabili in un nuovo capito della serie tv. Non ci resta che attendere.
Aniston e Witherspoon diventano conduttrici di un talk show per lo streaming di Cupertino

Apple
Jennifer Aniston e Reese Witherspoon hanno già condiviso la scena sul piccolo schermo negli anni Novanta. La Witherspoon ha infatti interpretato il ruolo di una delle sorelle della celebre Rachel Green di Friends. È proprio per questo motivo che dal momento dell'annuncio di The Morning Show da parte di Apple Tv+ si sono susseguiti articoli sulle due leading ladies.
Una serie televisiva dalle atmosfere molto americane che ci porta dietro le quinte di un popolarissimo show del mattino, uno di quei programmi a metà tra telegiornale e talk show che arricchiscono i palinsesti delle principali reti statunitensi. The Morning Show racconta il mondo dell'intrattenimento dopo il Metoo. Il primo episodio ci catapulta in una redazione scossa da uno scandalo sessuale, dopo le accuse mosse al co-conduttore storico interpretato da Steve Carrell. Tocca a Jennifer Aniston tenere le redini della trasmissione e affrontare il pubblico disilluso e i funzionari del network assetati di ascolti. Ecco che a complicare ulteriormente la situazione arriva Reese Witherspoon, pronta a rubarle il lavoro.
La serie sarà composta di 10 episodi ed è già stata rinnovata per una seconda stagione. The Morning Show rappresenta il grande ritorno al piccolo schermo di Jennifer Aniston dopo i dieci anni passati sul set di Friends oltre al secondo progetto televisivo che vede Reese Witherspoon come protagonista, dopo il successo di Big Little Lies.
Continua a leggereRiduci
Sempre più italiani scelgono di consumare contenuti video in streaming. In totale gli abbonati sono arrivati a 8 milioni e il numero continua a crescere. Con Disney+ l'universo di Star Wars diventa una serie tv in live action. The Mandalorian arriverà in contemporanea con il lancio della nuova piattaforma della casa di Topolino. Il diavolo con gli addominali ha riacceso il pubblico di Netflix. Lucifer è una delle serie che vanta più episodi guardati consecutivamente. Prima, il record era del Trono di Spade. Il diavolo e l'acqua santa sulla Terra per salvarla dalla fine del mondo. David Tennant e Michael Sheen firmano il successo di Good Omens, la miniserie di Amazon Prime Video prodotta da Neil Gaiman. Jennifer Aniston e Reese Witherspoon diventano conduttrici di un finto talk show per lo streaming di Cupertino. The Morning Show sarà disponibile su AppleTv+ dal 2020. Lo speciale comprende cinque articoli. I contenuti audio e video non si consumano più come una volta. Ai canali tradizionali, gli italiani preferiscono le piattaforme di streaming dove i contenuti sono tanti e sempre nuovi, ma soprattutto possono essere guardati e riguardati quando se ne ha più voglia. Uno studio di Ey ha mostrato come i principali player del settore continuino a guadagnare iscritti con una media di crescita del +18% in soli sei mesi. Il totale è di 8 milioni di registrazioni, cui la fetta più grande va senza dubbio a Netflix. Secondo l'Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, il mercato dello streaming ha un valore pari a 177 milioni di euro soltanto in Italia, con una crescita serrata di anno in anno (+46% rispetto al 2017). Ma sarà il 2020 a mettere il mondo dello streaming davvero alla prova. Se fino a questo momento le serie televisive e film venivano contesi da Netflix e Amazon, i più grandi gruppi americani hanno deciso di creare le proprie piattaforme e accaparrassi una fetta di quel mercato che entro il 2025 varrà ben 125 miliardi di dollari. Ted Sarandos, capo contenuti di Netflix, non sembra però preoccupato dell'arrivo di nuove piattaforme in streaming. Anzi, ha raccontato di essere «molto stupito» dal fatto che ci sia voluto tutto questo tempo. Nei prossimi sei mesi si darà quindi l'avvio a quella che è già stata finita «guerra dello streaming» ma i colpi bassi sono già iniziati. Il gruppo NbcUniversal ha già annunciato l'arrivo di Peacock nei primi mesi del 2020 e con esso Netflix dovrà dare definitivamente l'addio a due delle sue serie tv più amate: Friends e The Office. È forse per questo motivo che Netflix ha in programma di ottenere nuovi finanziamenti per due miliardi così da implementare la produzione di contenuti inediti. È proprio su film e serie televisive esclusive che punta anche Apple. L'azienda di Cupertino è pronta a lanciare Apple Tv+ il prossimo primo novembre e con essa tanti contenuti mai visti, dalla storia di Emily Dickinson a The Morning Show, serie tv in cui Reese Witherspoon e Jennifer Aniston interpretano due produttrici di talk show. Apple Tv+ rappresenterà la piattaforma più «economica» ad oggi, con un abbonamento da soli 4.99 euro al mese. Farà invece il suo debutto il 12 novembre negli Stati Uniti la piattaforma streaming firmata Walt Disney Company chiamata Disney+. L'abbonamento costerà 6.99 dollari ogni mese e darà l'accesso a tutti i film d'animazione del gruppo. Ma non pensate che la piattaforma sia solo per bambini. Disney+ offrirà anche tutti i documentari firmati National Geographic, le 30 stagioni de I Simpsons e soprattutto i franchise Marvel e Star Wars. Quest'ultimo con una novità: la serie The Mandalorian prodotta proprio per Disney+. Ma non solo. Gli abbonati a Disney+ per la prima volta potranno anche vedere il dietro le quinte del mondo Disney grazie a The Imagineering Story, una docufiction prodotta dagli studi Pixar in cui verranno svelati i segreti dei parchi disneyani di tutto il mondo. A queste si aggiungeranno - nella primavera 2020 - la già menzionata Peacock e Hbo Max. Ma il mondo dello streaming non è solo fatto di film e serie televisive. Ha da poco iniziato la sua seconda stagione sportiva Dazn. La piattaforma ha già totalizzato 81 milioni di ore di contenuti visti, di cui il 91% viste in diretta. Lo sport più visto è senza dubbio il calcio, ma Dazn sta diventando il luogo dove gli amanti di qualsiasi sport - football americano, pallavolo e boxe - possono seguire partite e incontri. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/streaming-2641113062.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="con-disney-l-universo-di-guerre-stellari-diventa-una-serie-tv-in-live-action" data-post-id="2641113062" data-published-at="1773687924" data-use-pagination="False"> Con Disney+ l'universo di Guerre Stellari diventa una serie tv in live action C'è chi, dopo aver visto i primi 27 minuti di The Mandalorian, la prima serie tv che esplora l'universo della saga di Star Wars in live action, confessa di aver pianto. E c'è chi, a quindici giorni dal lancio della nuova piattaforma di streaming targata Disney, è pronto a giurare che questa serie tv rivoluzionerà il modo in cui da ora in avanti verranno prodotti i telefilm in tutto il mondo. Scritta da Jon Favreau e prodotta da Lucasfilm, la casa di produzione cinematografica fondata da George Lucas, si comporrà di dieci episodi e, come spiegato dal regista, «la storia sarà ambientata dopo le vicende de Il ritorno dello Jedi e prima di Star Wars: Il risveglio della Forza». Protagonista darà un nuovo personaggio, un pistolero e solitario cacciatore di taglie, che si muove intorno alla galassia, lontano dall'autorità della Nuova Repubblica. Gli interpreti saranno Pedro Pascal (The Mandalorian), Taika Waititi (IG-11), Gina Carano (Cara Dune), Carl Weathers (Greef Karga), Nick Nolte, Giancarlo Esposito, Werner Herzog e Bill Burr. La colonna sonora, invece, sarà curata dal compositore e produttore discografico svedese Ludwig Göransson. Se dieci episodi vi sembrano troppo pochi per saziare la vostra fame di Guerre Stellari, non temete. Ancor prima dell'esordio della prima stagione, ne è stata già confermata una seconda. Favreau ha annunciato, in proposito: «Stiamo attualmente procedendo con i lavori della seconda stagione, ci stiamo occupando della sceneggiatura, lavorando con i registi e io sto preparando a dirigere me stesso. Non ho potuto farlo durante la prima stagione perché ero impegnato con Il Re Leone, quindi adesso cercherò di prendere parte a uno di questi». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/streaming-2641113062.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="il-diavolo-con-gli-addominali-ha-riacceso-il-pubblico-di-netflix" data-post-id="2641113062" data-published-at="1773687924" data-use-pagination="False"> Il diavolo con gli addominali ha riacceso il pubblico di Netflix Netflix Cosa succederebbe se il diavolo si stancasse di essere il signore di demoni e dannati e si prendesse una vacanza? Lucifer nasce da un'idea di Neil Gaiman e diventa in poco tempo un successo. Le prime tre stagioni sono prodotte da Fox che decide di cancellare il telefilm tra le lamentele dei fan. È qui che, a seguito di una campagna #SaveLucifer, Netflix decide di acquistare e rinnovare la serie per altre due stagioni. La quarta stagione è già disponibile su Netflix dall'8 maggio e benché la piattaforma non sia solita rilasciare numeri precisi ha battuto tutti i record di «binge watching» (letteralmente la visione compulsiva di puntate, ndr.), mantenendo la prima posizione per ben sette settimane. L'unico telefilm ad aver raggiunto lo stesso livello di successo è stato «Il Trono di Spade».Lucifer, come anticipato, racconta la vita quotidiana del diavolo a Los Angeles, dopo che vi si è trasferito insieme al demone (e migliore amica) Mazikeen. Proprietario del night club più famoso della città, Lucifer Morningstar (interpretato dall'attore Tom Ellis) conosce per caso la detective Chloe Decker. Affascinato dalla donna, il diavolo inizia a collaborare con lei ad alcuni casi di omicidio, scoprendo che tutti gli anni passati sulla terra non solo lo stanno rendendo sempre più umano ma anche vulnerabile a un sentimento che per credeva per lui impossibile: l'amore. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/streaming-2641113062.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="il-diavolo-e-l-acqua-santa-sulla-terra-per-salvarla-dalla-fine-del-mondo" data-post-id="2641113062" data-published-at="1773687924" data-use-pagination="False"> Il diavolo e l'acqua santa sulla Terra per salvarla dalla fine del mondo Giphy La trama, potrebbe apparire scontata. Nel 2019, le forze del Paradiso e le potenze infernali hanno deciso di scatenare l'Apocalisse. L'evento che innescherà la fine del mondo è la venuta dell'anticristo, come è scritto in un libro: le Belle e accurate profezie di Agnes Nutter. Ma perché distruggere un posto grazioso come il pianeta Terra? Il demone Crowley e l'angelo Azraphel, rappresentanti delle rispettive fazioni sul nostro pianeta e ormai affezionati alle usanze terrestri, non ci stanno e per questo si alleano per scongiurare la fine del mondo.Eppure, Good Omens, la mini serie firmata da Neil Gaiman e Terry Pratchett basata sul romanzo umoristico scritto a quattro mani dai due autori nel 1990, è uno dei più grandi successi firmati Amazon Prime Video. Il motivo? La coppia diavolo-acqua santa è composta da due tra gli attori più promettenti del cinema internazionale: David Tennant, attore di teatro shakesperiano e famoso per aver interpretato il ruolo del "Dottore" nella serie Uk Doctor Who, e Michal Sheen, attore gallese famoso per aver vestito i panni di Tony Blair in The Deal prima e The Queen poi. La coppia di attori riesce a trasformare una scrittura che per alcuni può sembrare piena di lacune e contraddizioni, a tratti fin troppo scontata, in un'opera magistralmente interpretata in cui le musiche dei Queen e la mimica facciale di Tennant e il lato «goliardico» del Santo Sheen riescono a convivere creando un qualcosa di mai visto prima. Good Omens è un piccolo capolavoro e, le sue sei puntate, non sembrano essere bastate agli abbonati del servizio di streaming di Amazon Prime al punto che, ormai da mesi, chiedono a gran voce una seconda stagione. Amazon si dice pronta. Il cast pure. E nella trama, Gaiman, ha svelato di aver nascosto alcuni indizi che potrebbero aprire a storie parallele sviluppabili in un nuovo capito della serie tv. Non ci resta che attendere. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/streaming-2641113062.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="aniston-e-witherspoon-diventano-conduttrici-di-un-talk-show-per-lo-streaming-di-cupertino" data-post-id="2641113062" data-published-at="1773687924" data-use-pagination="False"> Aniston e Witherspoon diventano conduttrici di un talk show per lo streaming di Cupertino Apple Jennifer Aniston e Reese Witherspoon hanno già condiviso la scena sul piccolo schermo negli anni Novanta. La Witherspoon ha infatti interpretato il ruolo di una delle sorelle della celebre Rachel Green di Friends. È proprio per questo motivo che dal momento dell'annuncio di The Morning Show da parte di Apple Tv+ si sono susseguiti articoli sulle due leading ladies.Una serie televisiva dalle atmosfere molto americane che ci porta dietro le quinte di un popolarissimo show del mattino, uno di quei programmi a metà tra telegiornale e talk show che arricchiscono i palinsesti delle principali reti statunitensi. The Morning Show racconta il mondo dell'intrattenimento dopo il Metoo. Il primo episodio ci catapulta in una redazione scossa da uno scandalo sessuale, dopo le accuse mosse al co-conduttore storico interpretato da Steve Carrell. Tocca a Jennifer Aniston tenere le redini della trasmissione e affrontare il pubblico disilluso e i funzionari del network assetati di ascolti. Ecco che a complicare ulteriormente la situazione arriva Reese Witherspoon, pronta a rubarle il lavoro. La serie sarà composta di 10 episodi ed è già stata rinnovata per una seconda stagione. The Morning Show rappresenta il grande ritorno al piccolo schermo di Jennifer Aniston dopo i dieci anni passati sul set di Friends oltre al secondo progetto televisivo che vede Reese Witherspoon come protagonista, dopo il successo di Big Little Lies.
Getty Imasges
Nella sede della Lega Serie A dirigenti del calcio e istituzioni si sono confrontati sulla sostenibilità economico-finanziaria delle società. Presenti il vice ministro dell'Economia Maurizio Leo, l’Inps e l’Agenzia delle Entrate. Al centro trasparenza dei bilanci e nuovi strumenti di controllo.
I conti del calcio italiano tornano sotto la lente di istituzioni e club. Nella sede della Lega Serie A, a Milano, dirigenti delle società e rappresentanti dello Stato si sono ritrovati per una giornata di confronto dedicata alla sostenibilità economico-finanziaria del sistema. Un tema sempre più centrale per il futuro dei club, chiamati a coniugare competitività sportiva e solidità dei bilanci.
All’incontro ha partecipato anche il vice ministro dell’Economia Maurizio Leo. L’obiettivo è stato quello di rafforzare il dialogo tra il mondo del calcio e alcune delle principali istituzioni coinvolte nei controlli economici: Agenzia delle Entrate, Inps e la Commissione indipendente incaricata di verificare l’equilibrio finanziario delle società.
Ad aprire i lavori è stato Massimiliano Atelli, presidente della nuova Commissione incaricata di monitorare i conti dei club e verificarne la solidità economica. Il confronto è poi entrato nel merito dei rapporti tra le società e gli enti pubblici. Gabriele Fava, presidente dell’Inps e membro della Commissione indipendente, ha affrontato il tema dei contributi previdenziali e delle relazioni tra i club e l’istituto, soffermandosi sulle possibili forme di collaborazione. A seguire è intervenuto Vincenzo Carbone, direttore dell’Agenzia delle Entrate e membro della Commissione, che ha presentato il modello della cosiddetta «cooperative compliance», il sistema di adempimento collaborativo pensato per favorire un rapporto più diretto tra amministrazione finanziaria e contribuenti. Nelle conclusioni, il vice ministro Maurizio Leo ha sottolineato proprio l’importanza di questo approccio basato sulla collaborazione e sulla trasparenza, indicando possibili sviluppi futuri per sostenere il sistema calcio. Per il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, il confronto rappresenta «un passaggio molto importante per il futuro del calcio». Simonelli ha ricordato come la Lega abbia già attivato, all’interno della propria Commissione fiscale, un tavolo dedicato al sistema di controllo del rischio fiscale, con l’obiettivo di definire una valutazione specifica per il settore.
Il dialogo con le istituzioni – dalla Commissione indipendente all’Inps, dall’Agenzia delle Entrate al ministero dell’Economia – secondo il numero uno della Lega conferma la volontà di rafforzare i principi di sostenibilità e trasparenza nella gestione delle società sportive. Un percorso che punta a costruire un modello più solido per il calcio italiano nei prossimi anni.
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 16 marzo 2026. La nostra Francesca Ronchin ci rivela i dettagli dell'egemonia della sinistra nelle associazioni degli italiani all'estero.
iStock
Uno studio del King’s College di Londra mette alla prova i principali modelli di intelligenza artificiale in simulazioni di crisi geopolitiche. Nel 95% dei casi l’escalation termina con l’uso di armi nucleari tattiche: per gli algoritmi la vittoria strategica conta più di qualsiasi tabù morale.
L’IA e il vizio del nucleare: nelle simulazioni di guerra effettuate con l’intelligenza artificiale l’arma atomica non è un tabù
Gli appassionati di cinema ricorderanno certamente Skynet, la malvagia super-intelligenza artificiale che nel mondo fantascientifico della saga Terminator inizia la sua guerra all’umanità scatenando l’apocalisse nucleare. Quella era fantascienza, per fortuna. Eppure, nelle simulazioni di guerra effettuate al King’s College di Londra utilizzando i tre principali modelli di IA (ChatGPT, Gemini e Claude Sonnet), questi ultimi appaiono molto più disposti a ricorrere all’arma atomica rispetto alla controparte umana di fronte a crisi geopolitiche simulate.
L’esperimento voleva replicare i war games, quei giochi di guerra effettuati dagli Stati Maggiori di tutte le principali forze armate del mondo in cui vengono simulati scenari di crisi. Tra esse vi erano intensi scontri internazionali, dispute sui confini, competizione per risorse scarse e minacce esistenziali alla sopravvivenza dei regimi. Le simulazioni sono state ben 21, con un vasto range di opzioni fornito ai tre modelli IA, che andavano dalle semplici proteste diplomatiche alla resa completa fino alla guerra nucleare strategica totale. Ebbene, nel 95% dei casi la simulazione è terminata con l’utilizzo di almeno un’arma nucleare tattica da parte dei modelli di IA.
Appare quindi chiaro che per l’intelligenza artificiale il tabù nucleare non sia poi così tanto un tabù. Mentre un leader umano è (o dovrebbe essere) condizionato da un insieme di fattori etici, emotivi e politici, tali da rendere l’opzione atomica l’ultima risorsa assoluta, i modelli di intelligenza artificiale, invece, sembrano operare secondo una logica puramente utilitaristica e strategica.
Per l’IA, la vittoria è l’obiettivo primario, e se l’uso di armi nucleari tattiche rappresenta il percorso più efficiente per raggiungerla, allora quella diventa la scelta preferibile, scevra da remore morali o dalla paura delle conseguenze a lungo termine. Durante le simulazioni svolte dal King’s College, infatti, in nessun caso i modelli hanno optato per la resa, anche di fronte a una sconfitta palese, preferendo sempre un’escalation della violenza.
Può sembrare cosa da poco, ma l'intelligenza artificiale è già stata testata in giochi di guerra da Paesi di tutto il mondo. Di più, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi di difesa è una realtà che appare ormai inarrestabile.
Basti pensare che per l’anno fiscale 2026 il Pentagono ha allocato 9,8 miliardi di dollari solo per sistemi autonomi e IA, mentre la Russia, secondo un report del Center for Strategic and International Studies, effettua ormai l’80% delle sue missioni di fuoco con droni, e sta puntando forte sull’integrazione dell’IA per il comando e controllo di tali missioni.
L’attrattiva è innegabile. Essa promette di accelerare il ciclo decisionale, analizzando enormi quantità di dati in tempo reale; dalla logistica alla sorveglianza, dalla cyberguerra alla guida di veicoli autonomi. L’impronta nel settore militare è insomma destinata a crescere in modo esponenziale. Ma è proprio per questo che l’esperimento del King’s College suona come un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Affidare a un’intelligenza artificiale, per quanto avanzata, decisioni che implicano l’uso di forza letale, e in particolare di armi di distruzione di massa, richiede una riflessione profonda e un’attenzione meticolosa alla sua programmazione.
D’altra parte è proprio questo uno dei motivi di forte attrito tra il Ceo di Anthropic, Dario Amodei, e il Pentagono. Il proprietario di Sonnet vuole che il suo software IA non venga utilizzato in armi autonome e per la sorveglianza di massa, mentre il governo americano desidera l’accesso completo al software senza restrizioni. Non si tratta solo di scrivere un codice efficiente, ma di infondere nei sistemi di IA dei principi etici solidi, dei vincoli morali invalicabili e delle “linee rosse” che non possano essere superate neanche nel perseguimento dell’obiettivo strategico.
La sfida è anche filosofica, oltre che politica. Come possiamo insegnare a una macchina il valore della vita umana e il principio di proporzionalità? La risposta a questa domanda determinerà se l’intelligenza artificiale sarà un utile strumento per la sicurezza o un acceleratore di distruzione.
Continua a leggereRiduci
Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri a margine del Consiglio Affari esteri che si è svolto a Bruxelles.