La strada per ospitare Euro 2028 è tutta in salita

L’Italia punta a organizzare la massima competizione continentale per nazionali tra sei anni. La Uefa deciderà a marzo, ma la situazione dei nostri stadi è un grosso handicap.

La vittoria della Nazionale azzurra agli ultimi Europei di calcio ha senz’altro dato slancio a tutto il movimento italiano, a tal punto da spingere la nostra federazione ad avanzare la propria candidatura a ospitare l’edizione del 2028.

La strada, però, è tutt’altro che agevole considerata la situazione generale che riguarda i nostri stadi. La Uefa si riunirà il 23 marzo, data fissata come termine per ricevere le «comunicazioni di interesse» da parte delle federazioni desiderose di iscriversi alla corsa per organizzare l’evento. Il presidente della Figc Gabriele Gravina ha sottolineato a più riprese, nel corso dei suoi recenti interventi, come proprio l’argomento degli stadi si rivelerà decisivo per le valutazioni da parte dell’Uefa nella decisione di assegnare gli Europei. Nel bando pubblicato dall’organizzazione presieduta dallo sloveno Aleksander Ceferin è specificato chiaramente come sia necessario avere a disposizione dieci stadi che rispettino i requisiti Uefa, e cioè almeno uno che abbia una capienza di almeno 60.000 posti, uno da 50.000, quattro da 40.000 e tre da 30.000. Requisiti, questi ultimi, «semplici» da rispettare per gli stadi italiani, visto che da San Siro a Milano (80.018) al Barbera a Palermo (37.000), passando per l’Allianz Stadium della Juventus (41.507), l’Olimpico di Roma (72.698), il Franchi di Firenze (43.147), il Dall’Ara di Bologna (38.279), il Bentegodi di Verona (39.211), il Ferraris di Genova (36.599), il Maradona di Napoli (54.726), al San Nicola di Bari (58.248). A dare pochissime chance all’Italia, piuttosto, è la condizione degli impianti. Eccetto l’Allianz Stadium, l’Olimpico di Roma e San Siro, su cui però andrebbe aperta una discussione a parte visto che Milan e Inter hanno avviato il progetto della Cattedrale che dovrebbe sorgere proprio sul Meazza, tutti gli altri stadi necessiterebbero di una profonda e importante manutenzione o ristrutturazione. E inoltre, paradossalmente, alcuni degli stadi più moderni come la Dacia Arena di Udine (25.132), il Mapei Stadium (23.717) di Reggio Emilia o l’appena ristrutturato Gewiss Stadium di Bergamo (21.300) non superano il requisito della capienza minima.

Un problema, quello degli stadi vecchi, di cui si discute ciclicamente ormai da una decina d’anni abbondanti, facendo molto poco per risolverlo, e che ci vedrà partecipare all’eventuale corsa all’organizzazione di Euro 2028 con un grosso handicap, difficilmente ignorato dall’Uefa. La burocrazia e gli infiniti tira e molla tra club e amministrazioni comunali hanno rallentato se non addirittura affossato i progetti di stadi nuovi e di proprietà: Napoli, Roma e Firenze sono solo i casi più eclatanti.

Da non perdere

Brivido Argentina, poi Messi ribalta l’Egitto
Storie di sport

Brivido Argentina, poi Messi ribalta l’Egitto

L’Albiceleste, sotto 2-0, risorge nel finale segnando tre gol in 13 minuti. Decisiva la testa di Enzo Fernandez nel recupero, ora i quarti. La «pulce» fallisce un rigore ma poi firma l’ottavo sigillo nel torneo. Il Belgio umilia gli Usa (e Trump) dopo il pasticcio della Fifa.

È un Mondiale sempre più formato bomber
Storie di sport

È un Mondiale sempre più formato bomber

Norvegia e Inghilterra volano ai quarti trascinate da Haaland e Kane. Il norvegese elimina il Brasile, l’inglese raggiunge Gerd Müller nella classifica all time dei Mondiali. Il torneo si conferma sempre più nelle mani dei grandi bomber.