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2024-12-13
«Soldi per le transizioni dai risparmi privati»
Stéphane Séjourné (Ansa)
«Auto, la Ue apre alle regole», titolava ieri il Corriere della Sera in prima pagina, riassumendo così un’intervista al vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, Stéphane Séjourné. Che al quotidiano di via Solferino dichiara di voler fare «tutto il possibile per abbassare i prezzi dell’energia e garantire la certezza del diritto con clausole di salvaguardia». Ammette che «l’industria dell’auto ha gli stessi problemi del resto dell’industria europea, che soffre per i prezzi dell’energia troppo alti, per la sovraccapacità produttiva esterna, in particolare cinese, e per la concorrenza sleale sul mercato».
Assicura che «Ursula von der Leyen avrà un dialogo strategico con i produttori e l’intera filiera nelle prossime settimane per mettere sul tavolo le difficoltà legate alla transizione» e si dichiara «pronto a iniziare a lavorare sulla clausola di revisione nel 2025 in modo da essere pronti nel 2026, perché se iniziamo nel 2026, saremo pronti nel 2027». Per Séjourné «la questione delle multe deve essere risolta in modo pragmatico per non penalizzare i produttori ai quali viene chiesto di fare molto». Ma, c’è sempre un ma, «i target fissati non sono in discussione». Insomma, non un dettaglio da poco. Non solo. Il vicepresidente dice al Corriere che durante il mandato verrà creato anche un fondo per la competitività, il cui scopo sarà quello di finanziare tutte le transizioni. Come verrà finanziato? E qui casca un altro asino. Perché Séjourné risponde che «nel prossimo bilancio Ue dovremo aumentare in modo significativo la quota per le politiche legate alla competitività, che ora vale solo il 15%». E aggiunge che «ci sono poi i risparmi privati europei da mobilitare» e poi «c’è la Banca europea per gli investimenti. Semplificando si potrebbero mobilitare fino a 50 miliardi di euro». Già, semplificando quelle risorse vanno trovate pescando dal risparmio privato.
Il vicepresidente della Commissione, con delega alla prosperità e alla strategia industriale, ha scelto l’Italia come sua prima tappa di un tour che lo porterà poi in Polonia, Francia e Germania. Ha incontrato il ministro del made in Italy, Adolfo Urso, a Bollate nel sito dell’azienda chimica Syensqo. Un sopralluogo anticipato in mattinata da un incontro con i rappresentanti di Confindustria Milano. A corredo di questi incontri, ha rilasciato un’altra serie di dichiarazioni assai accomodanti e concilianti. Sempre all’insegna del «pragmatismo». Tipo: «L’obiettivo è ridurre i prezzi dell’energia e sulla sovracapacità». Sejourné ha pure scritto un messaggio su X: «L’Italia è la culla dell’industria europea. Le aziende italiane creano catene di valore per tutta l’Europa. Oggi dobbiamo accompagnarle nella loro transizione verde, proteggendo competitività e posti di lavoro a livello locale».
Il problema sono le garanzie sul fatto che a queste belle parole seguiranno i fatti. E che ci sia davvero un’inversione di marcia da parte di Bruxelles. Inversione di cui c’è sempre più bisogno. Come confermano alcuni dati trimestrali sul mercato del lavoro rilasciati ieri dall’Istat. Partiamo dalle buone notizie: nel terzo trimestre dell’anno, gli occupati aumentano di 117.000 unità (+0,5%) rispetto al secondo trimestre, a seguito della crescita dei dipendenti a tempo indeterminato (+111.000, +0,7%) e degli indipendenti (+43.000, +0,8%) che ha più che compensato la diminuzione dei dipendenti a termine (-37.000, -1,3% in tre mesi). L’occupazione cresce anche nel confronto annuo, con +517.000 unità, pari a +2,2% rispetto al terzo trimestre 2023, coinvolgendo ancora i dipendenti a tempo indeterminato (+3,6%) e gli indipendenti (+2,6%) a fronte della diminuzione dei dipendenti a termine (-5,9%). Inoltre, nel terzo trimestre cala il numero di disoccupati (-149.000, -8,7%) . Simile la dinamica per i tassi: quello di occupazione raggiunge il 62,4% (+0,2 punti), il tasso di disoccupazione scende al 6,1% (-0,6 punti) e quello di inattività 15-64 anni sale al 33,4% (+0,2 punti).
Attenzione, però, alle ombre: nel terzo trimestre aumenta infatti il numero degli inattivi di 15-64 anni (+88 mila, +0,7%), nel confronto con il secondo trimestre. Anche nel confronto annuo prosegue il calo del numero di disoccupati (-418.000 in un anno, -22,7%), mentre torna a crescere quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+100 .000, +0,8%). Le ore lavorate per dipendente diminuiscono sia in termini congiunturali (-0,9%) sia tendenziali (-1,0%) e il ricorso alla cassa integrazione sale a 8 ore ogni mille ore lavorate. Quindi sempre più cassa, paghe basse e un aumento del tasso di occupazione che riguarda soprattutto gli over 50.
«C’è un’aria nuova nella Commissione europea. Una visione pragmatica che affronta la realtà coniugando sostenibilità ambientale con la sostenibilità economica e sociale», ha detto ieri il ministro Urso dopo l’incontro con Séjourné.
Speriamo.
Imparato comincia con le promesse: «Stellantis vuole restare in Italia»
Nel pieno della crisi di Stellantis e in attesa che, dopo le dimissioni di Carlos Tavares, si trovi una nuova guida per l’azienda, il capo Emea del gruppo Jean-Philippe Imparato ha incontrato i sindacati dei metalmeccanici a Torino. Con lui sono arrivate le prime promesse: la produzione, innanzitutto, resterà in Italia. Quello di ieri, del resto, è stato un incontro che fa da preludio a quello del prossimo 17 dicembre a Roma con il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, e alcuni governatori di Regioni dove Stellantis è presente.
«La mia priorità assoluta è mantenere l’attività in Italia», ha detto il manager francoitaliano. «Abbiamo avuto due ore di dialogo costruttivo: uno scambio di idee e proposte per fare dell’Italia il cuore della strategia di Stellantis» ha spiegato Imparato. «Tutti sappiamo che il 2025 sarà un anno cruciale, segnato da grandi trasformazioni: dobbiamo affrontarlo insieme». Riguardo a Maserati, il capo europeo ha precisato: «Maserati merita un piano dedicato. Non possiamo fornire risposte definitive oggi, ma stiamo lavorando per definire un progetto strutturato e di grande impatto. Santo Ficili è impegnato su questo e ci arriveremo il prima possibile». Imparato ha anche parlato dello stabilimento di Mirafiori. «Non si estinguerà», ha detto. «Abbiamo un piano per garantire un futuro allo stabilimento che guarda fino al 2032-2033. A novembre 2025 arriverà la 500 ibrida, ma la vera novità è che la prossima generazione della 500 sarà prodotta proprio a Mirafiori. Durante l’incontro, abbiamo discusso anche della necessità di un ricambio generazionale e dell’importanza di coinvolgere i giovani nella ricerca. Dobbiamo portare non solo prodotti, ma anche le persone che li realizzano. Inoltre, non dimentichiamo che a Mirafiori si sviluppano attività fondamentali come l’economia circolare e l’eDct (cambio a doppia frizione, ndr)». Ancora: «a livello di stabilimenti, nel 2029 l’Italia diventerà il secondo mercato europeo di Stellantis. Non chiuderemo nessuna fabbrica. Ogni marchio ha un piano prodotto. E lo faremo vedere a tutti la prossima settimana». Imparato ha poi affrontato il tema dell’Acea, l’associazione europea dei costruttori di automobili: «Abbiamo chiesto di rientrare nell’Acea perché vogliamo agire come una squadra. Una volta rientrati, ci allineeremo alle posizioni dell’associazione e ne sposeremo le decisioni a livello globale. Questo non significa che condivideremo tutto, perché Stellantis mantiene la sua identità, ma è essenziale presentarsi uniti e parlare con una sola voce ai governi e alle autorità europee. Con l’avvicinarsi del 2025, dobbiamo affrontare questa sfida collettivamente». Infine, riguardo alle nuove normative sulle emissioni che entreranno in vigore nel 2025, Imparato ha chiarito: «Attualmente vendiamo il 12% delle auto sul mercato europeo. Con le nuove regole, dovremmo raggiungere il 21%, altrimenti rischieremmo sanzioni fino a 2,7 miliardi di euro. Tuttavia, Stellantis sarà conforme: «non abbiamo intenzione di pagare queste multe», ha specificato.
Il manager, insomma, ha voluto ribadire che il gruppo è solido. «Numero uno: non siamo in crisi, siamo solidi», ha detto. «Numero due: dobbiamo vendere più auto, ricambi, servizi e finanziamenti perché abbiamo bisogno di sviluppo; oggi siamo troppo lenti, perché siamo un’organizzazione complessa», ha spiegato. C’è poi il tema dei modelli elettrici: come ha spiegato Imparato, in primis, in Cina entro tre anni il 90% del mercato sarà a batteria e entro cinque anni il 90% di queste vetture sarà di produzioni cinese. Per i tedeschi, insomma, saranno dolori. Ma per Stellantis no perché il gruppo è pronto con il lancio di 14 modelli a batteria, cioè il 21% dell’offerta totale del gruppo. Per questo il manager crede che l’elettrico sia il futuro, indipendentemente dalle tempistiche che serviranno per questa transizione.
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Incontro positivo fra il vicepresidente della Commissione Séjourné e Urso, ma resta l’incognita sul fondo per la competitività e sui target che non saranno modificati. Intanto l’Istat suona la sveglia: aumentano gli inattivi e diminuiscono le ore lavorate.Il responsabile Europa del gruppo Stellantis Imparato incontra i sindacati: «Mirafiori non si estinguerà».Lo speciale contiene due articoli.«Auto, la Ue apre alle regole», titolava ieri il Corriere della Sera in prima pagina, riassumendo così un’intervista al vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, Stéphane Séjourné. Che al quotidiano di via Solferino dichiara di voler fare «tutto il possibile per abbassare i prezzi dell’energia e garantire la certezza del diritto con clausole di salvaguardia». Ammette che «l’industria dell’auto ha gli stessi problemi del resto dell’industria europea, che soffre per i prezzi dell’energia troppo alti, per la sovraccapacità produttiva esterna, in particolare cinese, e per la concorrenza sleale sul mercato». Assicura che «Ursula von der Leyen avrà un dialogo strategico con i produttori e l’intera filiera nelle prossime settimane per mettere sul tavolo le difficoltà legate alla transizione» e si dichiara «pronto a iniziare a lavorare sulla clausola di revisione nel 2025 in modo da essere pronti nel 2026, perché se iniziamo nel 2026, saremo pronti nel 2027». Per Séjourné «la questione delle multe deve essere risolta in modo pragmatico per non penalizzare i produttori ai quali viene chiesto di fare molto». Ma, c’è sempre un ma, «i target fissati non sono in discussione». Insomma, non un dettaglio da poco. Non solo. Il vicepresidente dice al Corriere che durante il mandato verrà creato anche un fondo per la competitività, il cui scopo sarà quello di finanziare tutte le transizioni. Come verrà finanziato? E qui casca un altro asino. Perché Séjourné risponde che «nel prossimo bilancio Ue dovremo aumentare in modo significativo la quota per le politiche legate alla competitività, che ora vale solo il 15%». E aggiunge che «ci sono poi i risparmi privati europei da mobilitare» e poi «c’è la Banca europea per gli investimenti. Semplificando si potrebbero mobilitare fino a 50 miliardi di euro». Già, semplificando quelle risorse vanno trovate pescando dal risparmio privato. Il vicepresidente della Commissione, con delega alla prosperità e alla strategia industriale, ha scelto l’Italia come sua prima tappa di un tour che lo porterà poi in Polonia, Francia e Germania. Ha incontrato il ministro del made in Italy, Adolfo Urso, a Bollate nel sito dell’azienda chimica Syensqo. Un sopralluogo anticipato in mattinata da un incontro con i rappresentanti di Confindustria Milano. A corredo di questi incontri, ha rilasciato un’altra serie di dichiarazioni assai accomodanti e concilianti. Sempre all’insegna del «pragmatismo». Tipo: «L’obiettivo è ridurre i prezzi dell’energia e sulla sovracapacità». Sejourné ha pure scritto un messaggio su X: «L’Italia è la culla dell’industria europea. Le aziende italiane creano catene di valore per tutta l’Europa. Oggi dobbiamo accompagnarle nella loro transizione verde, proteggendo competitività e posti di lavoro a livello locale».Il problema sono le garanzie sul fatto che a queste belle parole seguiranno i fatti. E che ci sia davvero un’inversione di marcia da parte di Bruxelles. Inversione di cui c’è sempre più bisogno. Come confermano alcuni dati trimestrali sul mercato del lavoro rilasciati ieri dall’Istat. Partiamo dalle buone notizie: nel terzo trimestre dell’anno, gli occupati aumentano di 117.000 unità (+0,5%) rispetto al secondo trimestre, a seguito della crescita dei dipendenti a tempo indeterminato (+111.000, +0,7%) e degli indipendenti (+43.000, +0,8%) che ha più che compensato la diminuzione dei dipendenti a termine (-37.000, -1,3% in tre mesi). L’occupazione cresce anche nel confronto annuo, con +517.000 unità, pari a +2,2% rispetto al terzo trimestre 2023, coinvolgendo ancora i dipendenti a tempo indeterminato (+3,6%) e gli indipendenti (+2,6%) a fronte della diminuzione dei dipendenti a termine (-5,9%). Inoltre, nel terzo trimestre cala il numero di disoccupati (-149.000, -8,7%) . Simile la dinamica per i tassi: quello di occupazione raggiunge il 62,4% (+0,2 punti), il tasso di disoccupazione scende al 6,1% (-0,6 punti) e quello di inattività 15-64 anni sale al 33,4% (+0,2 punti). Attenzione, però, alle ombre: nel terzo trimestre aumenta infatti il numero degli inattivi di 15-64 anni (+88 mila, +0,7%), nel confronto con il secondo trimestre. Anche nel confronto annuo prosegue il calo del numero di disoccupati (-418.000 in un anno, -22,7%), mentre torna a crescere quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+100 .000, +0,8%). Le ore lavorate per dipendente diminuiscono sia in termini congiunturali (-0,9%) sia tendenziali (-1,0%) e il ricorso alla cassa integrazione sale a 8 ore ogni mille ore lavorate. Quindi sempre più cassa, paghe basse e un aumento del tasso di occupazione che riguarda soprattutto gli over 50. «C’è un’aria nuova nella Commissione europea. Una visione pragmatica che affronta la realtà coniugando sostenibilità ambientale con la sostenibilità economica e sociale», ha detto ieri il ministro Urso dopo l’incontro con Séjourné. 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Quello di ieri, del resto, è stato un incontro che fa da preludio a quello del prossimo 17 dicembre a Roma con il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, e alcuni governatori di Regioni dove Stellantis è presente. «La mia priorità assoluta è mantenere l’attività in Italia», ha detto il manager francoitaliano. «Abbiamo avuto due ore di dialogo costruttivo: uno scambio di idee e proposte per fare dell’Italia il cuore della strategia di Stellantis» ha spiegato Imparato. «Tutti sappiamo che il 2025 sarà un anno cruciale, segnato da grandi trasformazioni: dobbiamo affrontarlo insieme». Riguardo a Maserati, il capo europeo ha precisato: «Maserati merita un piano dedicato. Non possiamo fornire risposte definitive oggi, ma stiamo lavorando per definire un progetto strutturato e di grande impatto. Santo Ficili è impegnato su questo e ci arriveremo il prima possibile». Imparato ha anche parlato dello stabilimento di Mirafiori. «Non si estinguerà», ha detto. «Abbiamo un piano per garantire un futuro allo stabilimento che guarda fino al 2032-2033. A novembre 2025 arriverà la 500 ibrida, ma la vera novità è che la prossima generazione della 500 sarà prodotta proprio a Mirafiori. Durante l’incontro, abbiamo discusso anche della necessità di un ricambio generazionale e dell’importanza di coinvolgere i giovani nella ricerca. Dobbiamo portare non solo prodotti, ma anche le persone che li realizzano. Inoltre, non dimentichiamo che a Mirafiori si sviluppano attività fondamentali come l’economia circolare e l’eDct (cambio a doppia frizione, ndr)». Ancora: «a livello di stabilimenti, nel 2029 l’Italia diventerà il secondo mercato europeo di Stellantis. Non chiuderemo nessuna fabbrica. Ogni marchio ha un piano prodotto. E lo faremo vedere a tutti la prossima settimana». Imparato ha poi affrontato il tema dell’Acea, l’associazione europea dei costruttori di automobili: «Abbiamo chiesto di rientrare nell’Acea perché vogliamo agire come una squadra. Una volta rientrati, ci allineeremo alle posizioni dell’associazione e ne sposeremo le decisioni a livello globale. Questo non significa che condivideremo tutto, perché Stellantis mantiene la sua identità, ma è essenziale presentarsi uniti e parlare con una sola voce ai governi e alle autorità europee. Con l’avvicinarsi del 2025, dobbiamo affrontare questa sfida collettivamente». Infine, riguardo alle nuove normative sulle emissioni che entreranno in vigore nel 2025, Imparato ha chiarito: «Attualmente vendiamo il 12% delle auto sul mercato europeo. Con le nuove regole, dovremmo raggiungere il 21%, altrimenti rischieremmo sanzioni fino a 2,7 miliardi di euro. Tuttavia, Stellantis sarà conforme: «non abbiamo intenzione di pagare queste multe», ha specificato. Il manager, insomma, ha voluto ribadire che il gruppo è solido. «Numero uno: non siamo in crisi, siamo solidi», ha detto. «Numero due: dobbiamo vendere più auto, ricambi, servizi e finanziamenti perché abbiamo bisogno di sviluppo; oggi siamo troppo lenti, perché siamo un’organizzazione complessa», ha spiegato. C’è poi il tema dei modelli elettrici: come ha spiegato Imparato, in primis, in Cina entro tre anni il 90% del mercato sarà a batteria e entro cinque anni il 90% di queste vetture sarà di produzioni cinese. Per i tedeschi, insomma, saranno dolori. Ma per Stellantis no perché il gruppo è pronto con il lancio di 14 modelli a batteria, cioè il 21% dell’offerta totale del gruppo. Per questo il manager crede che l’elettrico sia il futuro, indipendentemente dalle tempistiche che serviranno per questa transizione.
Gli svizzeri Marco Odermatt e Loic Meillard applaudono il brasiliano Lucas Pinheiro-Braathen durante la cerimonia di premiazione per lo slalom Gigante maschile delle gare di sci alpino ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Durante la pausa aveva detto: «Quest’anno ho già fatto delle belle rimonte, bisogna tirare fuori tutto, vado all-in». Invece è out. Lo sguardo finisce su Giovanni Franzoni, cognome che finora ha significato salvezza. Niente da fare, il bresciano è sfinito (24º), l’argento nella Libera può bastare. «Sono esausto, non vedo l’ora di staccare un po’ a casa. Gli avversari erano più freschi, mi è uscita la spalla prima di partire, sono al limite. La mia priorità è la velocità, in gigante non mi sono allenato molto. Ho dato tutto e va bene, prima olimpiade positiva, mi darei 8,5».
Archiviata la pratica italiana rimane una gara storica, con la prima medaglia d’oro del Brasile sugli sci: la ghermisce come un’aquila reale Luca Pinheiro-Braaten, superfigo in tuta, con due manche da guerriero delle Alpi come Alberto Tomba, capace di tenersi dietro nella tormenta Marco Odermatt e l’altro svizzero Loic Meillard. Padre norvegese e madre brasiliana, Pinheiro-Braaten ha trascorso i suoi primi 25 anni di vita a fare la spola fra le due sponde dell’Atlantico: a Oslo quando i genitori erano insieme, a San Paolo dopo la separazione, di nuovo in Norvegia per gareggiare con la squadra più organizzata. Ma tre anni fa, per una questione legata agli sponsor, ecco la rottura con la federazione, la fuga in Brasile da mamma Alessandra, un anno per riorganizzarsi e l’invenzione della samba bianca. Bohèmien, casinista il giusto nelle notti di Coppa del Mondo (sei vittorie sempre fra i pali), Pinheiro-Braaten si percepisce manager etico di se stesso. E al traguardo, prima di mettersi l’oro al collo, ha pure il tempo per un messaggio gandhiano: «Spero che i brasiliani capiscano che la differenza è un superpotere. Non importa il background, il colore della pelle, da dove arrivi. Se credi fortemente nel tuo sogno, lo realizzi». Lo diceva già Ayrton Senna, ma va bene uguale. Facile ripeterlo per lui, che guadagna milioni dagli sponsor, può permettersi di pagare uno staff personale da paura, investe in immobili e ha preso casa a Milano: «Dell’Italia amo tutto, le montagne, il sistema di vita, questa città così creativa». Tomba lo chiama al telefono: «Sei il migliore, adesso ci credi?». Il brasiliano piange di gioia. Si scende da Bormio con l’illusione che quell’exploit sia anche un po’ nostro.
Un angelo vola, un angelo cade. È il Superman del pattinaggio artistico, lo statunitense Ilia Malinin (genitori uzbeki), presentato come un genio assoluto, l’oro più scontato (non perdeva dal 2023) con copertina su Sport Illustrated, l’imperatore del quadruplo Axel, un Rudolf Nureyev con le lame sotto i piedi. Morale: ottavo nella gara della vita dopo due cadute rovinose. Un incubo psicologico lo accompagnava da giorni, era obbligato a vincere ed è crollato. Se la testa non è fredda, lo Sport diventa una scimmia sulla schiena; ora il suo mental coach avrà di che lavorare. Mentre l’Italia di hockey subisce una dura lezione dalla Finlandia (11-0) e va a casa con tre sconfitte, contiamo le altre ferite di giornata. Solo dignitosa la staffetta femminile di Fondo (6ª), delude il Biathlon donne sprint dove Lisa Vittozzi non riesce a ripetere l’impresa di una settimana fa e arriva quinta mentre la leader più accreditata Dorothea Wierer scompare nelle retrovie dopo sequenze imbarazzanti al poligono. Oro alla norvegese Maren Kirkeide. Neppure sulla pista milanese di Pattinaggio velocità va meglio: nella 500 maschile Jeffrey Rosanelli sbiadisce al 17º posto nella gara dominata dal fuoriclasse statunitense Jordan Stolz (già oro nei 1000). Ci va male anche in allenamento: ieri la mascotte italiana, la napoletana di 16 anni Giada D’Antonio cade in slalom e si rompe un legamento crociato. Adieu.
È una giornata così, sarà il clima di San Valentino distrutto a colpi di insulti nel curling, dove gli svedesi sconfitti accusano due volte i canadesi di aver toccato la stone con una mano dopo il lancio. Il FairPlay va a farsi benedire e il Var non c’è. Allora ci pensa il capitano canadese Marc Kennedy a chiudere la polemica con un «Fuck you, la scopa puoi mettertela…» che ci costringe a ripensamenti sulla proverbiale compostezza anglosassone.
Oggi riparte la caccia al record delle 20 medaglie di Lillehammer. Per l’Italia tornano in pista i grossi calibri: Federica Brignone e Sofia Goggia (Gigante), Michela Moioli (Snowboard) e Francesca Lollobrigida (Pattinaggio), obiettivi preferiti dei fotografi. Ieri a Bormio non si capiva perché i paparazzi girassero attorno al gigantista argentino Tiziano Gravier, finito nelle retrovie. È il figlio dell’ex modella Valeria Mazza, cercavano tutti la mamma.
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