Stato e Tim senza intesa. C’è in ballo 1 miliardo per il canone del 1998
Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim (Ansa)
L’esecutivo chiede di sospendere il pagamento: la Corte decide a giorni. Cessione Sparkle: manca l’ok al prestito.

Nessun accordo tra Tim e il governo per il rimborso del canone concessorio pagato dalla compagnia nel 1998 dopo che una sentenza dello scorso aprile aveva intimato allo Stato di restituire le risorse versate per le licenze dal gruppo telefonico quasi 26 anni fa. Le parti avevano tempo fino a ieri per arrivare a un’intesa e in assenza di un compromesso la Corte d’Appello di Roma ne ha preso atto si è riservata di decidere sulla richiesta di sospensiva di pagamento avanzata dallo Stato. Parliamo (tra canone e interessi) di circa 1 miliardo di euro e quindi, anche se le indiscrezioni delle ultime ore non lasciavano grandi speranze, è normale che ieri Tim abbia ballato in Borsa. A fine seduta il titolo ha lasciato sul terreno l’0,38% sopo una seduta contrassegnata da un segno rosso superiore al punto percentuale. Pesa l’effetto incertezza. La decisione sulla sospensiva è attesa in settimana e se dovesse passare la richiesta del governo, che comunque ha presentato ricorso in Cassazione, i tempi per incassare la liquidità di cui sopra si allungherebbero. «Tim perderebbe il principale contributo a un potenziale utile netto 2025 (la decisione della Cassazione potrebbe arriverà tra fine 2025 e inizio 2026 ndr)», evidenziavano gli analisti di Intesa Sanpaolo, «e questo ridurrebbe la possibilità di distribuzione di un dividendo».

Perché il giudice può decidere di mettere in stand by il pagamento? Tra i motivi c’è l’eventualità che il versamento dell’importo stabilito possa provocare gravissime difficoltà finanziarie al pagatore (il governo) o la possibilità che la controparte (Tim in questo caso) possa non restituire le risorse in futuro anche se dovesse soccombere nei giudizi successivi.

Vedremo. Al di là della decisione della Corte d’Appello di Roma c’è comunque un precedente che fa ben sperare e al quale si appiglia la fiducia dell’ad di Tim Pietro Labriola. Il dossier Vodafone. La Corte d’Appello, infatti, aveva dato ragione al gruppo (ex Omnitel) in quanto una direttiva europea sulla liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni stabiliva che dal gennaio 1998 tutti gli operatori avrebbero dovuto avere pari condizioni di accesso al mercato, eliminando regimi concessori o privilegi esclusivi. Anche all’epoca lo Stato aveva presentato ricorso in Cassazione e nel 2020 la Suprema corte aveva dato ragione a Vodafone, rimborsata per 49 milioni.

Le cifre in ballo per Tim sono diverse e anche se non sono emersi i valori, pare che il governo e la società di tlc abbiano comunque provato a trovare un’intesa senza però raggiungere grandi risultati. La spada di Damocle dei possibili danni erariali non ha facilitato la ricerca di un compromesso.

Il canone concessorio non è comunque l’unica questione aperta in casa Tim. Anche sul dossier vendita Sparkle, la società che detiene il sistema di infrastrutture internazionali, ci sono degli intoppi. Secondo quanto appreso da fonti vicine all’operazione, il consiglio di amministrazione di Tim di domani potrebbe dare solo un parere positivo alla cessione di Sparkle, valutata circa 700 milioni, in attesa di avere altre garanzie. La cessione sarebbe infatti appesa al financing chiesto ed evidentemente ancora non deliberato alla cordata Mef-Asterion, che potrebbe aver bisogno di qualche giorno in più per definire il prestito.

In tutto questo, il primo azionista di Tim, Vivendi, resta spettatore interessato. La ricerca di un acquirente per la sua quota, i francesi detengono il 23,75% del capitale ordinario di Tim, non sta procedendo come sperato (i colloqui con i fondi, Cvc in testa, sono fermi al palo) e per questo il gruppo dei Bollorè, che avevano deciso di uscire dal cda, potrebbero rivalutare la sua strategia. Tornare in partita, insomma. Se sia una minaccia o l’ultima carta da giocarsi è difficile dirlo. Sta di fatto che la recente sconfitta nella causa che chiedeva di invalidare la cessione della rete al fondo americano Kkr, non lascia loro tante altre possibilità.

Da non perdere

Primo ok alla legge elettorale, rebus Vannacci
Governo

Primo ok alla legge elettorale, rebus Vannacci

La Camera approva il testo (217 voti favorevoli e 152 contrari) che assegna il premio di maggioranza alla coalizione che otterrà almeno il 42% dei consensi. Obiettivo difficile senza il Generale. Tajani stempera le tensioni fra alleati: «Tanto rumore per nulla».

Pier Silvio loda Meloni e apre a Vannacci
Politica e affari

Pier Silvio loda Meloni e apre a Vannacci

Alla presentazione dei palinsesti Mediaset, Berlusconi jr rinnova stima e solidarietà al premier dopo gli attacchi di Trump. Ma dribbla Marina sulla possibile convergenza tra centrodestra e generale: «Un bravo comunicatore, vedremo il programma»

Unicredit va oltre le attese su Commerz
Politica e affari

Unicredit va oltre le attese su Commerz

Chiusa l’Ops di Orcel sulla banca tedesca con adesioni al 17,6%: potenzialmente, il gruppo di Piazza Gae Aulenti controlla il 49,65% del capitale. I consiglieri dell’istituto teutonico sono «disponibili a un dialogo costruttivo» e chiedono una «soluzione concordata».