
Percorrere le vie in zona Forze Armate a Milano, tra nomi di soldati e condottieri, mi bendispone a incontrare Sossio Giametta, grande traduttore e conoscitore di Friedrich Nietzsche il guerresco filosofo. Giametta vive a Bruxelles da cinquant'anni, ma torna regolarmente a Milano per parteciparealla vita italiana e seguire le sue faccende editoriali. Ha 88 anni ma è ancora gagliardissimo di mente e corpo, tanto da restare qui da solo, in perfetta autonomia: a quanto pare la filosofia fa bene, specie se coltivata per passione. Lui infatti non è un filosofo universitario, avendo lavorato per trent'anni al Consiglio dei ministri dell'Unione Europea. Oggi comunque, chi s'intende di filosofia, al suo nome tende le orecchie, essendo per stile e profondità speculativa uno dei nostri maggiori filosofi. Dato che parla fluente le tre lingue «forti» d'Europa - tedesco, francese e inglese - la mia prima domanda è d'obbligo.
Gli europei non sembrano ancora capirsi tra loro, ci riusciranno mai?
«Forse qualcosa cambierà per l'Europa quando sarà in estremo pericolo, è il solo modo per far accettare vere rinunce di sovranità alle nazioni e ai loro egoismi».
È vero che siamo la barzelletta d'Europa? Come ci vedono lassù?
«Male. Perlopiù solo attraverso i nostri difetti - che sono molti - e dunque molto male».
In Italia tutti vogliono «andare a comandare», poi però nessuno sa governare. È il nostro peggior difetto?
«È difficile delimitare il peggio in Italia. Comunque, sì, tra i nostri peggiori».
Francesco Guicciardini definiva il popolo «animale pazzo», cosa pensa della democrazia diretta che il web promette?
«Che è un animale doppiamente pazzo».
Nel suo ultimo libro Grandi problemi risolti in piccoli spazi risponde a millenarie questioni di filosofia in breve, ci riuscirebbe anche se dovesse spiegare gli italiani?
«Certamente. Siamo un popolo litigioso e di primedonne. Vecchio di più di 2000 anni. Non abbiamo più alcuna forma imponente di genio, salvo la cucina, la moda e la criminalità. Però la nostra vecchiaia ci rende almeno immuni dagli eccessi di follia in cui incorrono storicamente altri popoli più giovani, come i tedeschi».
Giuseppe Prezzolini, già ai tempi del boom, sosteneva che l'Italia era finita. Siamo davvero finiti?
«Anche gli imperi e le religioni finiscono. La Chiesa cattolica per esempio è finita con il Medioevo, ma ancora “regge". E noi lo stesso, siamo finiti da tempo ma ancora reggiamo».
L'Europa diverrà sempre più tedesca o islamica?
«Entrambe le cose. Ci sono politologi italiani che addirittura auspicano una regia tedesca e d'altra parte le invasioni barbariche - verticali e orizzontali - sono la fine dell'Europa».
Lei è stato un cervello in fuga quando ancora questa espressione non esisteva, cosa pensa degli esodi d'oggi?
«L'Europa, già inerte e passiva, è un corpo grasso su cui si avventano orde di affamati. Non solo richiedenti asilo, ma diseredati d'ogni specie attirati dall'immunità garantita, dal nostro garantismo e umanitarismo sempre più spinti. Tutti chiari segni della decadenza e decrepitezza dell'Europa, la quale ormai è solo un emporio senz'anima né energia».
Come vede la filosofia contemporanea?
«Ci sono scoperte importanti, ma nell'insieme non m'ispira fiducia, manca di solidità. Preferisco i classici che hanno affrontato problemi fondamentali ancora aperti. Comunque qualche contemporaneo lo salvo: per esempio Aldo Masullo in Italia e Edgar Morin in Europa».
La filosofia oggi è popolare, non è un controsenso?
«La filosofia oggi va in tournée, si è ridotta a spettacolo. Più è astrusa più viene pregiata dai lettori e dagli stessi filosofi. Diceva invece Wolfgang Goethe che “la verità è una grande fiaccola che però brucia chi le si accosta" e aggiungeva “chi pensa profondamente ha verso il pubblico una cattiva posizione"».
Nietzsche definì i filosofi accademici «operai», eppure costoro continuano a scrivere di lui come se niente fosse?
«Si vendicano. Allo stesso modo l'altra bestia nera di Nietzsche - i filologi - oggi spendono e si guadagnano la vita scrivendo di lui».
Si può dire dei filosofi televisivi che sono più telegenici che sapienti?
«Direi di sì. A Napoli si dice “non tiene la faccia da corridore" per dire di qualcuno che si vanta di primati raggiunti».
Karl Popper accusava la televisione d'essere una cattiva maestra, e il web invece che maestro è?
«Entrambi cattivi maestri, anzi pessimi».
Oggi si torna a parlare di Karl Marx, crede nella sua rinnovata vitalità filosofica?
«I limiti di Marx sono stati evidenziati dalla storia in modo disastroso e inconfutabile. Resta la genialità della sua critica al capitalismo e alla logica del denaro e anche la sua forza di storico. Più rivoluzionario è stato Ludwig Feuerbach - che Marx ingiustamente accusava di voler spiegare il mondo senza cambiarlo - perché ha agito nel campo religioso in modo dirompente, facendo di Dio l'immagine dell'uomo anziché dell'uomo l'immagine di Dio».
Sembra che su Nietzsche sia stato detto tutto oppure qualcosa è sfuggito?
«Il suo genio profondo. Nietzsche era un genio religioso: un Lutero II, laico e ribelle. Un autore così ricco e variegato richiede per essere rettamente interpretato, oltre a particolari doti personali, un lunghissimo metabolismo. Io mi occupo di lui dagli anni Sessanta; ho dovuto setacciare una montagna di sabbia per trovare infine le pepite della sua essenza. Molti interpreti invece, anche eminenti, per averlo indagato nei ristretti recinti della storia della filosofia, l'hanno frainteso. Sono andati dietro a ciò che ha detto e non a ciò che ha fatto. Nietzsche è ancora un enigma».
Nietzsche si considerava un filosofo antipolitico eppure la politica l'ha brandito?
«Nietzsche si è vantato d'essere il pensatore più indipendente e inattuale della sua epoca. Cosa vera rispetto alla cultura del suo tempo. A sua insaputa, però, era il più dipendente e attuale, essendo un'inconsapevole incarnazione della crisi europea, un'antenna della sua epoca. Con il suo genio ha trasfigurato la crisi in poesia e filosofia tragica, ma le ha anche conferito corpo spirituale, l'ha legittimata e accelerata. Nell'empireo della sua filosofia, ha costruito il cuore del fascismo».
Nietzsche dice che l'uomo dell'Ottocento avrebbe fatto «sbellicare dalle risa» quello antico, e noi oggi?
«Riderebbe più forte, fino a morirne».
Per Nietzsche «Dio è morto», per gli islamici invece non solo non è morto ma è addirittura «grande». Bisogna tradurre Nietzsche in arabo?
«Non sarebbe un male, perché Nietzsche rappresenta una potente scepsi. Lui esalta - contro ogni religione - la vita caduca, il corpo e la terra la quale, dice nello Zarathustra, “ha un cuore d'oro"».
Nietzsche come avrebbe giudicato la nostra frenesia consumistica?
«Intravide già il tempo del consumismo. Il suo superuomo, o uomo forte, è l'uomo capace di dominare la massa che coltiva soprattutto interessi materiali; lui lo immaginava come il custode delle più alte conquiste spirituali della civiltà europea».
La barbarie è alle nostre spalle o davanti a noi?
«È in noi, è una nostra costante».
Finora il mondo è stato retto dalla politica e dall'economia, verrà mai il tempo dell'etica?
«L'etica non sarà mai la regina del mondo, essendo nel suo cuore individuale e antimondana».
Alla fine del comunismo qualcuno disse che la storia era finita, poi venne l'11 settembre. Finirà mai la storia?
«La storia finirà solo quando finirà l'uomo, così le guerre, che sono costitutive per gli uomini, i quali si nutrono dei vinti. Per vivere noi siamo destinati a sbranarci a vicenda, a strapparci spazio, tempo e materia».
Con l'avanzata di Cina e Africa avverrà infine il tramonto dell'Occidente?
«La morte dell'Occidente è già avvenuta, oggi siamo nella fase della decomposizione».
A giugno uscirà la sua traduzione dell'Unico di Max Stirner, perché proporlo oggi?
«Perché è il filosofo di chi non ha niente, degli ultimi, vittime persino di ciò che è considerato un bene ovvero lo Stato. Stirner è il difensore di chi non ha potere né voce sociale».
Si stima che nel 2030 ci sarà una popolazione di 9 miliardi, come si starà sulla terra?
«Non possiamo saperlo, però possiamo esser certi che i guai aumenteranno a dismisura».
Se dovesse riassumere la sua filosofia a un giovane?
«Siamo creature divine sprofondate in condizioni diaboliche: senza mai ignorare le condizioni, dobbiamo sempre sforzarci di mantenere e potenziare la nostra origine. Ecco il mio essenzialismo».






