Sindacati e industriali uniti dal Covid: chi rifiuta la puntura può far la fame
Cgil, Uil e Confindustria d’accordo nel negare lo stipendio ai non vaccinati. Per Pierpaolo Bombardieri e Maurizio Landini l’obbligo va esteso a tutti i cittadini, per evitare discriminazioni. Mandare famiglie sul lastrico, invece, va bene.

Dobbiamo aggiungere un nuovo miracolo al novero – già piuttosto corposo – dei prodigi compiuti dal regime sanitario. Grazie all’ossessione pandemica siamo riusciti a scovare e addirittura a catturare il più straordinario degli ircocervi: la fine della lotta di classe. Proprio così, signori: sindacati e padroni, eterni nemici, hanno finalmente trovato un’intesa, viaggiano sugli stessi sentieri, si scambiano tenerezze d’amore. Il risultato «inorgoglisce» Alberto Bombassei, fondatore della storica Brembo nonché autorevolissimo e ascoltato esponente confindustriale. In un’intervista concessa alla stampa, Bombassei ha celebrato la ritrovata armonia, «la stretta collaborazione con i sindacati interni ed esterni sul fronte della pandemia». Tale corrispondenza sensuale «è la dimostrazione delle cose belle che riusciamo a fare quando azienda e sindacato marciano sullo stesso binario. Ogni volta che avviene, è un fatto estremamente positivo per il Paese».

Su che cosa si fonda, dunque, lo spettacolare sodalizio? Semplice: sull’imposizione dell’obbligo vaccinale. I dirigenti delle principali sigle sindacali e Confindustria sono concordi: in un modo o nell’altro, i lavoratori – se vorranno riscuotere il salario – dovranno sottoporsi all’iniezione. Bombassei sintetizza in maniera spiccia, da uomo che non ama perder tempo: «In fabbrica soltanto se vaccinati, non perdiamo il treno della crescita». Ora, in quale stazione fermi questo treno della crescita non lo sappiamo. Sappiamo invece che l’aereo della crescita è rimasto miseramente ancorato al suolo, bloccato dalle 1.322 letterine di licenziamento appena spedite da Air Italy ai dipendenti per festeggiare l’anno nuovo. Ma ci rendiamo conto che siano dettagli, minuzie a fronte delle lodi dell’Economist all’Italia o delle vittorie sportive, risultati che riempiono di gioia Bombassei: «Arrivato alla mia età ormai non pensavo che avrei assistito a simili performance».

Visto il momento eccezionale, il grande industriale pretende dal governo gesti forti: «Questa discussione su green pass e obbligo vaccinale è durata fin troppo», sentenzia. Certo, il ritornello lo conosciamo: è l’ora di obbedire, non di ragionare. Ma l’aspetto più bello della faccenda sta proprio nel fatto che i sindacati la pensino allo stesso modo. Sia Maurizio Landini (Cgil) sia Pierpaolo Bombardieri (Uil) sono allineati alle posizioni degli industriali: chi entrerà in fabbrica dovrà essere vaccinato. Avanti compagni, siringa e martello!

Soltanto su un punto le linee si distanziano. Bombassei ritiene che l’obbligo vaccinale sia necessario soltanto «per entrare in fabbrica, negli uffici, nei posti di lavoro». Insomma è favorevole all’ultra green pass con scappellamento a destra, perché l’obbligo erga omnes gli sembra difficile da mettere in pratica. I sindacati, invece, hanno appena intuito che qualcosa non torna. «No a discriminazioni», dice Bombardieri.

Già, i nostri eroi si rendono conto che obbligare i lavoratori a farsi la puntura (pena rinunciare allo stipendio) potrebbe essere lievemente discriminatorio. Sentite però come escono dall’impiccio: «Meglio l’obbligo per tutti», dichiara Bombardieri. «È dal mese di agosto dello scorso anno che lo chiediamo!», tuona Landini. «Pensiamo però che si debba estendere l’obbligo a tutti i cittadini. […] La trasmissione avviene fuori dai posti di lavoro, sui mezzi di trasporto pubblici, nei luoghi affollati». Capito? Per non discriminare gli iscritti al sindacato, meglio infierire su tutti: mal comune mezzo gaudio, mirabolante strategia. Forse a Landini sfugge che per salire sui mezzi pubblici sarà necessario esibire la tesserina da vaccinazione anche senza obbligo, ma son dettagli. Il punto è che «l’uomo del popolo», l’intransigente portavoce dei metalmeccanici si è risolto a prendere sottobraccio Bombassei e gli amici di Confindustria.

C’è un solo, minuscolo, problema. La sempre auspicata concordia arriva su una misura totalmente inutile. Imporre adesso l’obbligo – come persino molti corifei della Cattedrale Sanitaria ammettono – non cambierà l’andamento dei contagi. Inoltre è ormai noto ed evidente a tutti che un ambiente pieno di vaccinati non garantisce protezione dei contagi. Eppure sindacati e industriali, rivoluzionari e padroni, marciano compatti: niente vaccino, niente lavoro, niente assegno a fine mese.

Al netto del sarcasmo, la situazione è sconfortante. Dalle associazioni di categoria e dai sindacati ci saremmo aspettati ben altro atteggiamento. Chiaro: industriali e commercianti, nei mesi passati, hanno accettato ogni forma di restrizione pur di rimanere aperti. Hanno fatto da spalla al governo pensando così di evitare blocchi e inaccettabili fermate. Ma insistere persino di fronte al fallimento plateale dei passaporti sanitari rinforzati è un po’ troppo, specie se si ripensa alla foga con cui gli industriali – un annetto fa, prima dell’era vaccinale – chiedevano regole più lasche per far rientrare i lavoratori in azienda. Quanto al sindacato, stentiamo a capire quale sia la sua utilità residua. Esso dovrebbe, almeno in teoria, tutelare chi lavora, garantire i suoi diritti. Invece briga perché sia cancellato il diritto di non vaccinarsi e insiste a far dipendere la sopravvivenza di operai e dipendenti dalla puntura.

Insomma, entrambe le forze (sulla cui rappresentatività, prima o poi, si dovrà pur aprire una riflessione) si stanno mobilitando a sostegno di provvedimenti che non gioveranno agli imprenditori (anzi, rischiano di metterli in seria difficoltà) ma in compenso danneggeranno i lavoratori. Sono talmente succubi della retorica sanitaria, talmente stretti nella tenaglia ideologica del governo da infilare da soli le mani nella tagliola.

Che si festeggi, allora: la complicità è stata infine stabilita! Guardiamo con speranza il futuro: la pace sociale sarà fondata sulla guerra civile permanente.

Da non perdere

Basta bizze, ora Meloni pensa solo all’Italia
Governo

Basta bizze, ora Meloni pensa solo all’Italia

Il premier rivendica le scelte che hanno irritato Trump: «Non mi pento di nulla, punto all’unità dell’Occidente». Sulla Difesa assicura il rispetto degli impegni, ma senza svenarci: «Gli investimenti resteranno nel nostro Paese». E dai volenterosi a Parigi manda Tajani.