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Siamo nelle mani di un pugno di dilettanti allo sbaraglio

Siamo nelle mani di un pugno di dilettanti allo sbaraglio
Roberto Speranza, Roberto Gualtieri e Vincenzo Spadafora (Ansa)

Ciò che pensiamo di Giuseppe Conte lo abbiamo già scritto, raccontando la totale inadeguatezza del premier a fronteggiare un'epidemia che rischia di mettere in ginocchio il Paese. Tuttavia, a non essere all'altezza del momento non è solo il presidente del Consiglio, ma anche alcuni dei suoi ministri.

Quando non c'è da parlare, ma da fare, Speranza invece riesce anche a combinare guai. Fu lui a volere a tutti i costi chiudere i voli da Pechino, giustificando il provvedimento come il solo modo per evitare d'importare l'influenza cinese. Risultato: se con i collegamenti avevamo la possibilità di controllare gli arrivi, poi nessuno ha potuto sapere chi fosse tornato dalla Cina facendo scalo altrove. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: la misura precauzionale è servita a farci diventare il terzo Paese al mondo per contagi. Ma se la decisione di bloccare gli aerei in arrivo dal Paese asiatico è nota, meno conosciuta è un'altra delle pensate dell'uomo che ha in mano la nostra salute. Appena arrivato al ministero, Speranza ha messo alla porta il direttore dell'Agenas, ossia dell'agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Sconosciuto ai più, l'ente ha il compito di vigilare e valutare l'assistenza sanitaria nel suo complesso, segnalando i vari punti di debolezza. In pratica è l'agenzia che servirebbe in un momento come quello attuale, perché coordina le varie offerte di cura regionali. Peccato che a oggi la struttura sia senza un capo perché, dopo aver licenziato quello precedente, Speranza, occupato com'era a farsi i fatti suoi, si è dimenticato di nominare il sostituto, dando dunque un contributo fondamentale ad alimentare il caos del sistema. Adesso, per evitare altri danni, gli hanno messo a fianco un super consulente, ossia Walter Ricciardi, ex capo dell'Istituto superiore della sanità, oltre che consigliere dell'Oms.

Se Speranza sta in cima alla lista dei pasticcioni, a ruota segue Vincenzo Spadafora, ministro dello Sport e delle Politiche giovanili. Di lui in genere si parla il meno possibile, perché non combina nulla che induca a parlarne. Tuttavia, durante queste settimane di allarme ha dato un contributo fondamentale facendo perdere le sue tracce. Mentre il mondo del calcio è nel pallone e non sa se far giocare le partite, se chiudere gli stadi o aprirli, Spadafora non si sa dove sia e che cosa faccia. La serie A gioca a caso, qualche squadra sì, altre no. I tifosi del Nord non possono sedersi in tribuna per seguire la loro squadra del cuore, perché sono vietati gli assembramenti e dunque anche quelli sportivi. Tuttavia, se qualcuno vuole recarsi all'estero al seguito del club lo può fare, anche se rischia di beccarsi il coronavirus. Che il ministro delle Politiche sportive non sappia a quale politica votarsi è evidente anche da quanto è successo con Juve-Inter, un incontro il cui rinvio è finito a insulti tra il presidente della squadra milanese e il numero uno della Lega calcio.

Dell'armata Brancaleone ministeriale non poteva non far parte Roberto Gualtieri, gran capo dell'Economia, e pure lui, come Speranza, cresciuto sotto l'ala di Massimo D'Alema. Fino a quando nello scorso settembre è stato nominato con l'incarico di occuparsi di conti pubblici, gli italiani non lo conoscevano. Sì, da qualche anno aveva traslocato a Bruxelles, eletto eurodeputato, ma nemmeno chi aveva votato Pd se n'era accorto. Installatosi sulla poltrona di via XX Settembre, alla scrivania che fu di Quintino Sella, Gualtieri nei mesi scorsi si è distinto per aver dipinto scenari drammatici, che ogni volta si concludevano con la seguente frase: «Paghiamo il conto del Papeete». Traduzione: se vi devo appioppare una stangata e succhiarvi con le tasse anche l'ultimo soldo che avete in tasca è colpa di Matteo Salvini, che ad agosto si è permesso di fare una vacanza sulla riviera romagnola. Ma adesso, dopo tanti allarmi e altrettante imposte, si scopre che il ministro salva conti non sa far di conto. Già, come ha spiegato il nostro Claudio Antonelli, con la manovra si è dimenticato di calcolare 10 miliardi di entrate fiscali. Un errorino che ci ha costretti a tirare la cinghia e che, se non ci fosse stato, ci avrebbe permesso di finanziare l'economia. Adesso Gualtieri dice che l'Europa ci farà spendere 3,6 miliardi. Grazie tante: sono soldi nostri. Che un incapace al governo non si era accorto di avere.

E questi sono quelli che dovrebbero salvarci.

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Conservatore e ambiguo su Kiev. Magyar punta a scalzare Orbán
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Péter Magyar è dato in netto vantaggio alle elezioni di domenica in Ungheria: il suo partito, fondato nel 2024, ha il 39% dei consensi. Era alleato del premier, ma è andato via contestando corruzione e concentrazione del potere.

Domenica, l’Ungheria è alla prova del voto e Péter Magyar viene dato sempre in netto vantaggio su Viktor Orbán, il premier che dopo quattro vittorie consecutive per la prima volta dal 2010 si vede prospettare una sconfitta alle urne. Secondo il sondaggio Idea pubblicato dal quotidiano Nepszava, il 39% della popolazione adulta ungherese sostiene Tisza (Partito del Rispetto e della Libertà) di Magyar, superando nettamente il partito al governo Fidesz Kndp (30%), alleanza dei conservatori e cristiano democratici.

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Bibi cede: negoziati col Libano negli States
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  • Il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri: «Più militari nella capitale. Anche il Pakistan ci è vicino».

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Usa: «Tregua con l’Iran allungabile». Decisivi stop ai raid e intesa su uranio
Saeed Khatibzadeh, viceministro degli Esteri iraniano (Getty Images)
  • La Casa Bianca fa sapere che il cessate il fuoco sarà prorogabile se i colloqui in Pakistan progrediscono. Ma Teheran pretende risarcimenti di guerra, nessuna interferenza sul nucleare e la fine delle sanzioni.
  • Coro di no, dall’Ue agli Emirati: rischio domino, difficoltà logistiche e giallo sulla valuta. Ieri intanto è passata la prima petroliera, con bandiera gaboniana, diretta in India.
  • Il tycoon tratta con la pistola sul tavolo: «Navi, aerei e uomini rimangono in Iran fino a intesa raggiunta».

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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa del 10 aprile con Carlo Cambi

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