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Se Di Maio segue Macron farà la fine di Monti

Se Di Maio segue Macron farà la fine di Monti
ANSA

Ci sono almeno tre buoni motivi per cui se fossimo nei panni di Luigi Di Maio rinunceremmo all'idea di tassare le auto ritenute inquinanti. Il primo è piuttosto evidente e per vederlo è sufficiente spingere l'occhio oltre la punta del proprio naso e guardare ciò che è accaduto in Francia. Anche Emmanuel Macron era animato da nobili principi ecologici. L'inquilino dell'Eliseo voleva passare alla storia come il presidente che, se non il Paese, avrebbe almeno ripulito l'aria. Così ecco varata l'imposta sui veicoli che inquinano. Peccato che tra i possessori di auto vecchie, con motori fuori norma, ci sia principalmente chi non ha i soldi per comprarsene una nuova, ossia la povera gente, che in Francia come in Italia risulta essere la maggioranza. Se tu penalizzi persone che si alzano la mattina presto e per lavorare percorrono molti chilometri su un macinino scassato, è ovvio che queste si ribellano e protestano: ed è ciò che è accaduto Oltralpe nelle scorse settimane. All'inizio Macron ha fatto il gradasso, dichiarando di voler tirar dritto. Poi, quando sono cominciati gli scontri e alle manifestazioni pacifiche si sono sostituite quelle che hanno messo a ferro e fuoco le città, monsieur le president ha messo la retromarcia, rimangiandosi tutto per sei mesi ma molto probabilmente per sempre.Ecco, dopo una simile debaclé tutto ci saremmo aspettati tranne che Luigi Di Maio (...)

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Il governo non sfora il patto di stabilità ma apre la trattativa con la Ue sulla deroga
Giancarlo Giorgetti (Ansa)
Giorgetti: «Il nostro obiettivo è proteggere famiglie e imprese senza ricorrere formalmente allo scostamento di bilancio».

Formalmente la parola scostamento non c’è ma nella risoluzione di maggioranza sul Dfp (il Documento di finanza pubblica) nella versione aggiornata, c’è un riferimento esplicito alle clausole di salvaguardia previste dal nuovo Patto di Stabilità europeo, una precisazione che non c’era nel testo originale circolato nella mattinata di ieri.

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Via libera del Consiglio dei ministri al piano casa e al ddl sugli sgomberi. Il premier Giorgia Meloni annuncia fino a 100.000 alloggi in 10 anni e procedure più rapide per liberare gli immobili occupati abusivamente.
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Il progetto punta a ristrutturare e creare nuovi immobili per giovani e famiglie che non possono permetterseli. Dimezzati i costi dei notai. Pronti due commissari alla semplificazione. Nascerà un fondo tra pubblico e privato.

L’indice di sforzo sul mutuo. Per capire cosa c’è alla base del piano casa da circa 10 miliardi per creare almeno 100.000 alloggi a canone agevolato in Italia, bisogna partire proprio da qui. Dal rapporto, spiegato ieri in conferenza stampa dal premier Giorgia Meloni, tra lo stipendio netto e quanta parte di quel salario bisogna investire per pagare un mutuo o un affitto.

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«Salis va in piazza, ma scorda i nostri eroi»
Silvia Salis (Getty Images)
Massimo Cortesi, responsabile della comunicazione dell’Associazione nazionale Alpini: «L’adunata dell’8-10 maggio è stata voluta dal Comune di Genova. Adesso prevalgono gli interessi di parte. Scuole chiuse? Capiamo il disagio, ma non l’abbiamo chiesto noi».

È da più di cent’anni, più precisamente dal 1920, che gli Alpini organizzano la loro adunata. Ogni anno scelgono una diversa città italiana dove ritrovarsi, vedere vecchi e nuovi amici e, infine, ricordare il periodo della naja. Da qualche tempo, però, la loro parata è accompagnata da polemiche.

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