Scuola, discriminati i bimbi non vaccinati
  • Le nuove regole sulla Dad del Consiglio dei ministri confermano la disparità tra alunni inoculati e non: soltanto chi è in regola con la fiala o è guarito da meno di 120 giorni scamperà la Dad, gli altri tutti a casa. La Lega si ribella e e diserta il voto sulla norma.
  • Pfizer accelera sulla puntura ai neonati. Luca Zaia per il no. Ma il sottosegretario Andrea Costa: «Pensiamoci, i sieri ci sono».

Lo speciale contiene due articoli.

Le regole della scuola cambiano ancora una volta, ma non abbastanza per eliminare completamente la didattica a distanza. Si continua anche con le discriminazioni per i non vaccinati. Ieri si è finalmente riunito il Consiglio dei ministri per deliberare sulle nuove misure per la scuola: si allentano le briglie per vaccinati e guariti, ma per tutti gli altri andare a scuola in presenza di casi positivi in classe rimarrà un privilegio. La Lega in Cdm è l’unica a non aver votato le nuove norme Covid su dad e quarantene perché «discriminano i bambini non vaccinati». Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, non ha proprio partecipato né alla cabina di regia né al Consiglio dei ministri, ma le motivazioni dovrebbero riguardare dissidi interni e non le misure in discussione ieri.

Le restrizioni sulla scuola dalla settimana prossima saranno solo per i non immunizzati. Nella scuola secondaria si andrà in dad con tre casi positivi anche se non più per dieci giorni, ma solo per cinque. Alla scuola primaria invece scatteranno le lezioni online con cinque positività, sempre per cinque giorni. Allentamento comprensibile che però non chiarisce come si potrà sposare con le norme attualmente in vigore per tutti che prevedono dieci giorni di quarantena dopo il contatto con un positivo per chi non è in regola con il ciclo vaccinale e non sia guarito da meno di 120 giorni.

Da zero a sei anni si attiverà la quarantena per la classe dal quinto caso in su. Negli asili e nelle scuole materne dell’infanzia fino a quattro casi di positività accertati tra gli alunni presenti in classe, l’attività didattica prosegue per tutti in presenza con l’utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo Ffp2 da parte dei docenti fino al decimo giorno successivo alla conoscenza dell’ultimo caso accertato positivo al Covid 19.

Il rientro a scuola per tutti sarà possibile sempre con test antigenico o molecolare ma anche con un tampone fai da te. Infatti «in caso di utilizzo del test antigenico autosomministrato l’esito negativo è attestato tramite autocertificazione». La didattica a distanza sarà invece un ricordo per chi ha completato il ciclo vaccinale e per chi sia guarito da meno di quattro mesi. Secondo le nuove regole sui casi Covid nelle scuole «si applica il regime sanitario di auto sorveglianza con esclusione dell’obbligo di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie fino a sei anni di età».

Quindi auto sorveglianza e si prosegue in presenza. Agli alunni per i quali non sarà applicabile il regime sanitario di auto sorveglianza si impone la quarantena precauzionale della durata di 5 giorni, che potrà terminerà con l’esito negativo di un test rapido o molecolare e con l’obbligo di indossare per i successivi cinque giorni i dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo Ffp2. Tutti gli altri a casa, non vaccinati e non guariti non potranno accedere a scuola, come se fosse una punizione. Le soglie dei casi cambiano tra primaria e secondaria e probabilmente dipende dalla copertura vaccinale che per i bambini delle elementari è sicuramente più bassa. Si garantisce quindi più possibile la lezione in presenza. Un deciso passo in avanti, non sufficiente però ad abolire definitivamente la didattica a distanza come fatto in altri Paesi europei. Il Belgio, ad esempio, ha stabilito la settimana scorsa che non ricorrerà più alle lezioni online a prescindere dai contagi tenendo a casa solo i bambini positivi e tutti gli altri in classe senza fare distinzioni. In Italia come ribadito dal premier Mario Draghi si intende «limitare di molto l’uso della didattica a distanza, per permettere a un numero sempre maggiore dei nostri bambini e ragazzi di andare in classe». Limitare, non eliminare. Il governo infatti mette la campagna vaccinale sopra ogni cosa, anche davanti al diritto all’istruzione.

Costringendo i bambini nell’odiosa divisione tra immunizzati e non. I presidi si dicono soddisfatti: «Queste misure vengono incontro alle esigenze delle famiglie e rispondono, almeno in parte, alle nostre richieste di semplificazione», ha dichiarato il presidente della Anp, Antonello Giannelli.

Le nuove misure entreranno in vigore il 7 febbraio e rappresentano senz’altro un passo in avanti, ma non decisivo. Segno che questa pandemia, nonostante i contagi siano in calo, deve rimanere al centro dell’agenda ancora per un po’. In questo modo si può andare avanti con l’esecutivo delle regole, sempre nuove e sempre più complesse. I genitori sono nel caos, non fanno in tempo ad acquisire l’ultimo decreto che arrivano le nuove disposizioni. Un rigurgito di burocrazia irrazionale, quando basterebbe abolire la dad per tutti e invece si continua con le discriminazioni anche per i più piccoli. Il Consiglio dei ministri di ieri ha deliberato anche su altre misure che riguardano le zone rosse dove finiranno le restrizioni per vaccinati e guariti mentre si conferma la durata illimitata del green pass per chi ha tre dosi oppure due dosi più contagio. Sempre fino a quando l’Ema non deciderà qualcosa riguardo la quarta dose. Negli altri Paesi come Gran Bretagna e Danimarca invece, il green pass non serve proprio più.


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