Scotti e Russo sono soci occulti della cassaforte che finanzia la Link
Un patto parasociale mette nero su bianco che le quote del fondatore e del direttore generale sono intestate, ma solo pro forma, a due prestanome. Quindi la società che doveva incassare 9 milioni da Malta è anche loro.

Qualcuno lo chiamerebbe bavaglio. La Global education management srl (Gem), la cassaforte della Link campus university, dopo aver annunciato causa al nostro giornale per gli scoop sul misterioso aumento di capitale da 9 milioni di euro, su cui sta indagando la guardia di finanza, adesso ha deciso di mettere la mordacchia anche a un proprio socio, l’avvocato Stephan Claus Roh, titolare del 5 per cento della società romana attraverso la londinese Drake Global Ltd. Vanna Fadini, amministratore e socio di maggioranza della Gem, ha infatti contattato il legale svizzero, che assiste Joseph Mifsud, ex docente della Link e testimone chiave del Russiagate, e gli avrebbe intimato di non fornire «documenti e messaggi di posta elettronica» di dirigenti dell’università alla stampa. Perché questa urgenza di far calare anche all’estero il silenzio sulle strane manovre attorno all’Ateneo presieduto dall’ex ministro Dc Vincenzo Scotti? E perché farlo subito dopo la pubblicazione di un nostro articolo in cui abbiamo svelato che la Gem finanziava con ricchi bonifici un’altra società di cui lo stesso Mifsud era socio, la Link international srl? La realtà è che, malgrado i propositi di trasparenza sbandierati in più occasioni, nella galassia Link i misteri e le stranezze diventano sempre più evidenti. Non si può definire altrimenti la scelta, da parte della Gem, di tenere «nascosti» altri due comproprietari di cui nelle visure camerali non c’è traccia, e che La Verità ha scoperto nel patto parasociale che la società romana ha sottoscritto con la maltese Suite Finance Scc Plc per l’aumento di capitale da 9 milioni di euro. E non si tratta di due personaggi minori, ma del presidente e del direttore generale della Link Campus University: Vincenzo Scotti e Pasquale Russo. Per essere precisi, nelle sei paginette del documento – evidentemente sfuggito alla censura della Fadini – si legge che «le quote di partecipazione al capitale sociale di Gem intestate ai signori Vanna Fadini e Achille Patrizi sono dagli stessi possedute anche in rappresentanza dei signori Vincenzo Scotti e Pasquale Russo». Il nostro giornale ha provato a contattare entrambi. Scotti ha lasciato squillare a vuoto il cellulare, mentre Russo è stato di poche parole. «Pronto, chi è? Ah, è lei? Ciao, arrivederci, buonasera». Ci sono dunque due soci «fantasma» nella Global education management srl che dimostrano, per la prima volta, che la struttura universitaria e il polmone finanziario dell’Ateneo non sono entità separate, come da sempre la Link ha cercato di far credere. «L’intestazione fiduciaria di quote di una Srl è una procedura non prevista dall’ordinamento», spiega al nostro giornale un esperto di diritto commerciale, «che può essere spiegata solo con ragioni di opportunità o di particolare riservatezza». Il patto parasociale tra la Gem e la Suite Finance Scc Plc è parte integrante di un più generale «accordo di investimento». Attraverso il quale la sigla maltese, che si occupa di strumenti finanziari per le imprese, aveva «formalmente assunto l’impegno» di sottoscrivere «e liberare integralmente l’aumento di capitale deliberato all’unanimità dall’assemblea straordinaria di Gem» in data 4 agosto 2017 per un importo di 9,652 milioni di euro a cui aggiungere la «contestuale costituzione di un fondo sovrapprezzo» di 2,348 milioni di euro. Soldi che, come i nostri lettori ricorderanno, erano stati annunciati dalla Fadini alla banca, dove sono aperti i conti della Gem, ma che non sono mai stati accreditati. Facendo così scattare la segnalazione per riciclaggio all’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia. Leggendo il patto parasociale si scopre, inoltre, che l’accordo avrebbe portato la Suite finance a possedere il «35% del capitale sociale». Il controllo dei giochi sarebbe rimasto, comunque, nelle mani della Fadini e di Patrizi (oltre che di Scotti e di Russo) perché, tra i vari punti del contratto, era previsto che col loro 60% nominassero due dei tre consiglieri di amministrazione, compreso il presidente del Cda. Solo a questo punto, la Gem avrebbe poi abbandonato la veste di Srl per indossare quella di Spa «attraverso una operazione di trasformazione omogenea progressiva» con relativa adozione della delibera entro il 31 marzo 2018.

Il patto parasociale disciplinava pure le singole attività che gli organi di amministrazione avrebbero potuto mettere in atto come acquistare o vendere immobili e aziende o parti di esse, e stipulare «contratti di licenza, vendita o altro genere di disposizione relativa a tecnologia, know how, marchi, segni distintivi, diritti di autore, informazioni confidenziali o ogni altro diritto industriale o di proprietà intellettuale di Gem». A che cosa alludessero i soci della cassaforte della Link, con il termine «informazioni confidenziali», non lo sappiamo, ma sappiamo invece che la privacy era un’ossessione anche allora; tant’è che veniva fatto obbligo, ai sottoscrittori, di «mantenere il più stretto riserbo» sulla Gem per «almeno dieci anni dalla cessazione del rapporto». L’aumento di capitale, come detto, però sfumerà. E rimarranno solo le domande senza risposta.

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