Salvini, sberle con Fico sulla Diciotti, i pm valutano il sequestro di persona

Dopo aver sperimentato gli ostruzionismi dell'apparato militare, il ministro degli Interni Matteo Salvini si appresta a ricevere un ripasso su quanto sia duro avere a che fare con un altro pezzo del «deep state» italiano: la magistratura. Sul caso della nave Diciotti sono infatti scesi in campo i giudici. Ieri il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio è salito sulla nave per una ispezione, realizzando anche delle riprese video.
La Procura sta valutando di aprire un'indagine per sequestro di persona e arresto illegale. L'inchiesta sarebbe a carico di ignoti. «Dobbiamo fare un'attenta valutazione: la politica ha tutta la legittimità di prendere delle decisioni, ma queste decisioni non possono cozzare, contrastare con quanto previsto dalla Costituzione Italiana e dal codice penale», ha affermato Patronaggio. Il procuratore ha dichiarato anche che «la situazione a bordo è critica. Ci sono diversi casi di scabbia. E comunque, in base alle convenzioni internazionali e alla legge italiana, i 29 minori non accompagnati hanno il diritto di sbarcare». Proprio per ragioni sanitarie, invece, non sono potuti salire, pur essendosi presentati a Catania, il segretario del Pd Maurizio Martina, il senatore dem Davide Faraone e il segretario dei Radicali Riccardo Magi.
Alla Procura di Agrigento, Salvini ha replicato con una diretta Facebook in cui, accennando al fascicolo aperto contro ignoti, ha detto: «Sono qua, non sono ignoto, mi chiamo Matteo Salvini. Ho il mandato preciso di difendere i confini di questo Paese. Se bloccare una, due, tre, quattro, cinque navi comporta accuse e processi, ci sono. Ho le spalle larghe e penso di avere il sostegno della stragrande maggioranza degli italiani e anche degli immigrati regolari». Poi il ministro è tornato sulla questione dei minori a bordo della Diciotti: «Ci sono i bambini a bordo? Scendano. Ora. L'Italia è un Paese col cuore grande. Però basta con i ventenni, trentenni e quarantenni robusti e palestrati». La comunicazione ufficiale sui minori è arrivata poco dopo.
In tutto questo, il natante continua a restare ormeggiato nel porto di Catania, senza alcun permesso allo sbarco, però. Il Viminale aspetta infatti un cenno dall'Unione europea. La quale sembra invece impegnarsi alacremente per confermare la propria inesistenza politica. Solo Francia e Spagna, infatti, hanno offerto una disponibilità del tutto generica.
In compenso Tove Ernst, portavoce della Commissione europea, ha chiarito che «permettere lo sbarco dei migranti presenti a bordo della Diciotti è un imperativo umanitario». Ma per domani è prevista una riunione presso la Commissione europea per trovare possibili soluzioni.
Ma se oltre confine ci snobbano, non è che in Italia, e persino nella sua stessa maggioranza, Salvini goda di consenso unanime. Ieri è arrivato il «fuoco amico» del presidente della Camera, Roberto Fico, che ha twittato: «La giusta contrattazione con i Paesi dell'Unione europea può continuare senza alcun problema, adesso però le 177 persone - tra cui alcuni minori non accompagnati - devono poter sbarcare. Non possono essere più trattenute a bordo, poi si procederà alla loro ricollocazione nella Ue». E non sarà un caso se le sue parole sono state rilanciate persino dalla rediviva Laura Boldrini («Lui faccia il presidente della Camera, io faccio il ministro», ha invece replicato Salvini).
Sono in molti a fare pressioni affinché la questione umanitaria venga risolta prima del contenzioso politico.
Sfugge, tuttavia, che l'attendismo indecente delle istituzioni europee si basa esattamente sulla illimitata disponibilità dell'Italia ad accogliere chiunque. Accoglierlo e pure tenerselo, dato che, come faceva notare Salvini nei giorni scorsi, gli immigrati sbarcati a Pozzallo a luglio, fra mille promesse di redistribuzione, sono quasi tutti ancora nelle nostre strutture.
Sulla questione dei migranti di Pozzallo sono peraltro tornate le autorità maltesi, per bocca del ministro degli Interni, Michael Ferrugia, che ha rinfacciato le accuse all'Italia: «Non ci ha dato le indicazioni da seguire e in ogni caso non si è presa i 50 del gruppo di migranti portato a Malta il 27 giugno dalla Lifeline». Non un commento, invece, sul barcone «scortato» dai maltesi fuori dalle loro acque e poi soccorso dalla Diciotti.
Al coro anti salviniano, ma non è certo una novità, si unisce anche Roberto Saviano. Lo scrittore ritrova la sua verve polemica e la sua loquacità, dopo che sulla tragedia di Genova era apparso singolarmente privo di parole, se si eccettua una espressione generica di cordoglio. Ora che tornano al centro le sue vere priorità, cioè gli immigrati, l'autore di Gomorra si rifà sotto. Ecco allora Saviano definire il ministro degli Interni «il mandante di questo sequestro di persona “di Stato"». Poi, rispolverando l'espressione «ministro della Mala Vita», lo scrittore ricorda al vicepremier «che ha giurato sulla Costituzione e quando la viola in maniera palese e continuata, come sta facendo con la nave Diciotti, non si parla più di politica ma di eversione. E per quella c'è il carcere».
Salvini, dal canto suo, ha liquidato le esternazioni di Saviano come «fesserie» in un post su Facebook.
Non è mancata una polemica con il primo luogotenente Antonello Ciavarelli, delegato Cocer della Guardia costiera italiana, che parlando con il Corriere della Sera aveva definito «incomprensibile» e «imbarazzante» la scelta del governo di tenere la Diciotti al largo di Lampedusa per alcune ore.
Salvini, sempre via social, ha replicato: «Dopo che il Pd e la sinistra hanno lasciato che l'Italia venisse invasa da più di 700.000 immigrati quello “imbarazzante" sarei io? Roba da matti...».





