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2025-04-28
Parla, decide, combatte. Il robot soldato rivoluziona la guerra
Getty Images
Lo sviluppo dei robot soldato umanoidi negli Stati Uniti ha compiuto notevoli progressi negli ultimi anni, con un crescente interesse da parte del dipartimento della Difesa e di aziende private. L’esercito statunitense sta investendo in sistemi robotici avanzati per migliorare l’integrazione tra uomini e macchine sul campo di battaglia.
Durante la National robotics week (5-13 aprile 2025), il laboratorio di ricerca dell’esercito americano Devcom Arl ha presentato robot dotati di Intelligenza artificiale generativa, capaci di comprendere e rispondere al linguaggio naturale, facilitando così la comunicazione con i soldati. Questi robot sono progettati per operare in ambienti complessi, con capacità di navigazione autonoma su terreni accidentati e abilità tattiche avanzate.
Alla National robotics week, i ricercatori militari hanno mostrato alcune delle più recenti innovazioni sviluppate per trasformare il modo in cui soldati e robot operano insieme sul campo. Il laboratorio Devcom Arl è in prima linea nello sviluppo di piattaforme autonome terrestri e aeree, oltre che di soluzioni energetiche pensate per migliorare la mobilità e la versatilità dei sistemi robotici del futuro. Come accennato, tra le novità presentate, spicca l’integrazione dell’Intelligenza artificiale generativa con sistemi robotici progettati per le missioni di ricognizione e valutazione dei danni in zona di conflitto. Questa tecnologia consente ai robot di comprendere e rispondere al linguaggio umano in modo sempre più naturale, offrendo interazioni simili a quelle tra persone. «Il nostro obiettivo è ridurre il divario comunicativo tra soldati e robot, rendendoli più accessibili, reattivi ed efficienti in battaglia», ha spiegato a Defense news Phil Osteen, responsabile del programma Aimm (Artificial intelligence for maneuver and mobility). I ricercatori dell’Arl hanno illustrato un sistema di dialogo bidirezionale in grado di permettere scambi in tempo reale tra uomini e macchine, facilitando la condivisione di informazioni critiche come i danni subiti o lo stato della missione.
Il progetto Aimm punta anche a migliorare le capacità di movimento dei robot in ambienti ostili, sviluppando soluzioni che li rendono capaci di apprendere la guida umana e affrontare terreni complessi. «Le missioni dell’esercito non si svolgono su strade lisce. Richiedono capacità di copertura, occultamento e adattamento tattico», ha sottolineato Udam Silva, coordinatore del programma. «Abbiamo compiuto notevoli progressi: ora i robot riescono a muoversi autonomamente anche in mezzo alla vegetazione densa, a velocità compatibili con le operazioni sul campo».
Per raggiungere questi risultati, l’Arl collabora con aziende del settore privato. In particolare, in seno al programma Aimm, lavora con Overland Ai per progettare nuovi sistemi hardware e software in grado di potenziare la mobilità autonoma su terreni difficili. Parallelamente, l’esercito sta sviluppando anche il programma Hat (Human autonomy teaming), che si concentra sulla creazione di un kit avanzato per supportare i soldati nella pianificazione, esecuzione e analisi delle missioni in cui operano con sistemi autonomi. Questo strumento permette valutazioni continue delle prestazioni, facilitando l’identificazione e la correzione di eventuali anomalie comportamentali dei robot, grazie anche all’apprendimento automatico supervisionato dall’uomo. «Il toolkit Hat permette ai soldati di adattare rapidamente i comportamenti dei sistemi autonomi, tenendo conto dei cambiamenti nel contesto operativo», ha dichiarato Brandon Perelman, responsabile del progetto.
Il software in sviluppo è progettato per essere compatibile con diverse piattaforme e include funzioni avanzate per la sincronizzazione dei dati, l’elaborazione di flussi video e la fusione di informazioni provenienti da molteplici fonti sul campo. Oltre a migliorare l’efficacia tattica, il programma Hat guarda anche al futuro, con l’obiettivo di integrare la collaborazione tra vari livelli di comando e tra differenti forze armate, incluse quelle aeree e terrestri.
Anche Tesla è impegnata nella robotica, con Elon Musk che ha confermato che il «suo» robot umanoide Optimus sarà pronto per la commercializzazione entro la fine del 2025. A darne notizia è stato lo stesso imprenditore durante un incontro virtuale con gli investitori, durante il quale ha tracciato anche le prossime mosse strategiche dell’azienda. Le prime a introdurre il nuovo robot saranno proprio le fabbriche Tesla, dove verrà impiegato sulle linee di produzione per svolgere mansioni complesse o potenzialmente pericolose, attualmente affidate agli operatori umani. L’obiettivo è chiaro: automatizzare le attività più rischiose e aumentare l’efficienza del processo produttivo. Come riportato da Reuters, Musk ha lasciato intendere che il futuro di Tesla potrebbe andare ben oltre l’automotive. L’azienda, infatti, potrebbe orientarsi sempre più verso lo sviluppo e la diffusione di robot umanoidi, aprendo una nuova fase nella sua evoluzione tecnologica.
In questo breve viaggio nel panorama in continua evoluzione della robotica applicata al settore militare, non sono mancate le sorprese. Ma a lasciare davvero senza fiato è stato l’ultimo annuncio di Boston Dynamics: la presentazione della nuova versione di Atlas, il robot umanoide alimentato da Intelligenza artificiale che sembra ormai sfidare apertamente i confini tra uomo e macchina. In un video diffuso dall’azienda statunitense leader nel settore della robotica, si vede Atlas compiere una serie di movimenti che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati pura fantascienza: gattonare, eseguire ruote acrobatiche e persino danzare con movenze degne della breakdance. Tutto questo grazie a un avanzato sistema di apprendimento per rinforzo, perfezionato attraverso l’utilizzo di una tuta di motion capture per imitare fedelmente il movimento umano. «Atlas sta mettendo in pratica politiche motorie apprese osservando e replicando il comportamento del corpo umano», ha spiegato l’azienda, sottolineando il salto di qualità nella capacità del robot di adattarsi a contesti dinamici e complessi. L’iperrealismo dei movimenti ha colpito anche il pubblico, lasciando molti osservatori perplessi e affascinati allo stesso tempo. Su X un utente ha scritto: «Ma questo è soldato perfetto. Le cose stanno per cambiare», riassumendo in poche parole il senso di stupore e inquietudine che circonda l’evoluzione di queste tecnologie.
Presto il futuro della guerra potrebbe non essere più appannaggio esclusivo di soldati in carne e ossa, ma sempre più affidato a macchine programmabili, capaci di combattere, uccidere e forse, un giorno, anche decidere chi può vivere e chi invece no.
Per androidi e droni già si spendono miliardi
Nel 2024, il mercato globale dei robot militari è stato valutato a 24,17 miliardi di dollari e si prevede che crescerà fino a 49,14 miliardi entro il 2033, passando per i 26,15 miliardi del 2025. Questo incremento rappresenta un tasso di crescita annuo composto (Cagr) dell’8,2% per il periodo 2025-2033. L’aumento dei finanziamenti - come si legge nel Market research report dedicato al settore - per la ricerca e lo sviluppo di robot di nuova generazione, con applicazioni sia militari che civili, ha visto una forte accelerazione negli ultimi anni. Numerosi governi stanno investendo pesantemente in sistemi autonomi militari per sfruttare i vantaggi offerti da queste tecnologie. In passato, l’attenzione era concentrata principalmente sui velivoli senza pilota, ma recentemente si è registrata una crescita anche nei settori dei robot terrestri e navali.
Negli Stati Uniti, l’Agenzia per i progetti di ricerca avanzata della Difesa (Darpa) ha destinato ingenti risorse alla robotica militare. Il dipartimento della Difesa ha inoltre invitato le aziende del settore a puntare sull’innovazione software - più facilmente aggiornabile rispetto all’hardware, il cui sviluppo richiede tempi più lunghi - e a sfruttare tecnologie come la stampa 3D per accelerare la produzione. Questi fattori stanno creando nuove opportunità di espansione del mercato.
Il Nord America rappresenta attualmente la quota più ampia del mercato globale, con una crescita prevista del 7,2% Cagr nel periodo considerato. Le forze armate statunitensi impiegano i droni in operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr), sicurezza dei confini, missioni di salvataggio e attacchi mirati. Tra i principali modelli utilizzati figurano il Boeing ScanEagle, l’AeroVironment RQ-11 Raven, il MQ-4C Triton, il RQ-21 Blackjack e il Predator MQ-1 di General Atomics. Altri Uav di rilievo includono l’MQ-8 Fire Scout di Northrop Grumman, l’MQ-9 Reaper e il Desert Hawk di Lockheed Martin. Per quanto riguarda i sistemi aerei multiruolo di nuova generazione (Mpsa), l’Aeronautica statunitense sta integrando tecnologie avanzate come l’Intelligenza artificiale, il machine learning, l’ingegneria digitale, i sistemi per missioni aperte, l’elaborazione edge e l’autonomia, nell’ambito del programma MQ-Next.
La regione Asia-Pacifico è destinata a crescere con un Cagr del 9,0%, generando un valore di mercato pari a 9,28 miliardi di dollari entro il 2033. La Cina ha fatto passi da gigante nello sviluppo di Uav negli ultimi 10 anni, con una vasta gamma di modelli al servizio delle proprie forze armate, tra cui gli Yunying, i Caihong CH-4 e CH-5, e gli Yilong (Wing Loong). A ciò si aggiungono velivoli stealth ad ala volante come il CH-7, il Tianying e lo Yaoying III. Secondo gli analisti, il mercato cinese dei robot umanoidi è in piena espansione: si stima che raggiungerà i 16,7 miliardi di yuan (oltre 2 miliardi di euro) entro il 2025, per poi salire vertiginosamente a 86,1 miliardi di yuan (circa 10 miliardi di euro) entro il 2030.
Pechino arruola anche i cani armati. E Mosca può contare su Terminator
La Cina sta compiendo passi da gigante nello sviluppo di tecnologie militari autonome, avvicinandosi sempre più alla realtà dei robot soldato. Durante un’esercitazione militare congiunta con la Cambogia nel 2024, l’Esercito popolare di liberazione (Epl) ha mostrato al mondo una nuova generazione di robot canini armati, segnando un’importante pietra miliare nell’applicazione della robotica ai conflitti armati. Questi robot quadrupedi, realizzati dalla società cinese Unitree Robotics, sono dotati di mitragliatrici montate sul dorso e capaci di muoversi agilmente anche su terreni difficili. Le immagini diffuse mostrano i robot avanzare a fianco delle truppe umane, simulando operazioni di combattimento in ambienti urbani. Il messaggio è chiaro: la Cina intende integrare questi sistemi nell’organico delle proprie forze armate.
A preoccupare ulteriormente è la cooperazione tecnologica tra Cina e Russia in questo ambito. Già nel 2022, un robot canino armato era stato presentato durante una fiera militare nei pressi di Mosca, suggerendo una sinergia strategica per lo sviluppo di armi autonome. Questa alleanza potrebbe accelerare ulteriormente la corsa globale alla militarizzazione dell’Intelligenza artificiale.
Ma i robot canini sono solo la punta dell’iceberg. Secondo fonti internazionali, Pechino sta investendo massicciamente nello sviluppo di droni autonomi, veicoli terrestri robotizzati e sistemi navali dotati di Intelligenza artificiale. Esperti ritengono che entro due anni la Cina potrebbe schierare in campo robot completamente autonomi, in grado di prendere decisioni sul campo senza intervento umano.
In tal senso il centro di addestramento per robot umanoidi Kylin, situato a Shanghai, si sta preparando a immettere sul mercato oltre 1.000 lavoratori robotici perfettamente addestrati entro il 2027. Questi robot non si limitano a replicare i movimenti umani o a conversare: sono macchine industriali avanzate, progettate per camminare, trasportare carichi pesanti e svolgere mansioni ripetitive in modo autonomo. Le fabbriche e i magazzini saranno i principali teatri operativi, dove promettono di rivoluzionare la produttività e abbattere i costi del lavoro mentre per l’utilizzo di questi robot in zone di guerra sarà solo una questione di programmazione del software. Attualmente, il centro può ospitare oltre 100 robot in simultanea, rendendolo la più grande struttura del genere in tutta la Cina. Funziona come un laboratorio collaborativo in cui le aziende possono testare, perfezionare le tecnologie e dimostrare le infinite potenzialità della robotica nel mondo del lavoro.
L’industria cinese della robotica umanoide ha beneficiato di un ampio sostegno da parte delle politiche governative, mirate a incentivare la ricerca, lo sviluppo e la commercializzazione del settore. La Cina considera da tempo la robotica un ambito strategico e ha progressivamente adattato le proprie linee guida per accelerarne l’innovazione, in particolare nel campo degli androidi. Questo impegno si è concretizzato, tra l’altro, nel 14° Piano quinquennale per l’industria della robotica, pubblicato nel 2021 dal ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’informazione (Miit). Il documento ha fissato obiettivi a lungo termine per il settore, puntando sull’integrazione dell’Intelligenza artificiale e sul potenziamento delle applicazioni industriali. Secondo il rapporto di ricerca del 2024 sull’industria dei robot umanoidi, si prevede che il mercato cinese dei robot umanoidi raggiungerà circa 2,76 miliardi di Rmb (380,3 milioni di dollari) nel 2024, 10,471 miliardi di Rmb (1,4 miliardi di dollari) entro il 2026 e 75 miliardi di Rmb (10,3 miliardi di dollari) entro il 2029. In quell’anno, si prevede che rappresenterà circa il 32,7% del mercato globale. Entro il 2035, si prevede che il mercato in Cina raggiungerà i 300 miliardi di Rmb (41,3 miliardi di dollari).
E per quanto riguarda la Russia? Nel 2016 ha presentato un nuovo super soldato robot umanoide, soprannominato «Ivan the Terminator» nell’ambito del «Progetto Iron Man». All’epoca la Komsomolskaya Pravda scrisse: «Lo scopo del soldato robot è quello di sostituire l’uomo in battaglia o in aree di emergenza dove c’è il rischio di esplosioni, incendi, elevate radiazioni di fondo o altre condizioni dannose per l’uomo». Ma da allora di «Ivan the Terminator» si sono perse le tracce: nessuno sa che tipo di sviluppi tecnologici ci saranno dopo la guerra in Ucraina.
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Gli Usa puntano sull’uso di umanoidi in grado di conversare con i militari, fornire informazioni preziose e resistere su terreni accidentati. E un giorno, forse, scegliere chi deve vivere o morire.Enormi investimenti in Nord America e Asia-Pacifico. Mercato globale destinato a duplicarsi in 10 anni.Il quadrupede, che porta una mitragliatrice sul dorso, ha partecipato a simulazioni di battaglie in aree urbane. L’automa russo, invece, entra in azione in caso di esplosioni o radiazioni. Su di lui è calato uno strano silenzio.Lo speciale contiene tre articoli.Lo sviluppo dei robot soldato umanoidi negli Stati Uniti ha compiuto notevoli progressi negli ultimi anni, con un crescente interesse da parte del dipartimento della Difesa e di aziende private. L’esercito statunitense sta investendo in sistemi robotici avanzati per migliorare l’integrazione tra uomini e macchine sul campo di battaglia. Durante la National robotics week (5-13 aprile 2025), il laboratorio di ricerca dell’esercito americano Devcom Arl ha presentato robot dotati di Intelligenza artificiale generativa, capaci di comprendere e rispondere al linguaggio naturale, facilitando così la comunicazione con i soldati. Questi robot sono progettati per operare in ambienti complessi, con capacità di navigazione autonoma su terreni accidentati e abilità tattiche avanzate. Alla National robotics week, i ricercatori militari hanno mostrato alcune delle più recenti innovazioni sviluppate per trasformare il modo in cui soldati e robot operano insieme sul campo. Il laboratorio Devcom Arl è in prima linea nello sviluppo di piattaforme autonome terrestri e aeree, oltre che di soluzioni energetiche pensate per migliorare la mobilità e la versatilità dei sistemi robotici del futuro. Come accennato, tra le novità presentate, spicca l’integrazione dell’Intelligenza artificiale generativa con sistemi robotici progettati per le missioni di ricognizione e valutazione dei danni in zona di conflitto. Questa tecnologia consente ai robot di comprendere e rispondere al linguaggio umano in modo sempre più naturale, offrendo interazioni simili a quelle tra persone. «Il nostro obiettivo è ridurre il divario comunicativo tra soldati e robot, rendendoli più accessibili, reattivi ed efficienti in battaglia», ha spiegato a Defense news Phil Osteen, responsabile del programma Aimm (Artificial intelligence for maneuver and mobility). I ricercatori dell’Arl hanno illustrato un sistema di dialogo bidirezionale in grado di permettere scambi in tempo reale tra uomini e macchine, facilitando la condivisione di informazioni critiche come i danni subiti o lo stato della missione. Il progetto Aimm punta anche a migliorare le capacità di movimento dei robot in ambienti ostili, sviluppando soluzioni che li rendono capaci di apprendere la guida umana e affrontare terreni complessi. «Le missioni dell’esercito non si svolgono su strade lisce. Richiedono capacità di copertura, occultamento e adattamento tattico», ha sottolineato Udam Silva, coordinatore del programma. «Abbiamo compiuto notevoli progressi: ora i robot riescono a muoversi autonomamente anche in mezzo alla vegetazione densa, a velocità compatibili con le operazioni sul campo». Per raggiungere questi risultati, l’Arl collabora con aziende del settore privato. In particolare, in seno al programma Aimm, lavora con Overland Ai per progettare nuovi sistemi hardware e software in grado di potenziare la mobilità autonoma su terreni difficili. Parallelamente, l’esercito sta sviluppando anche il programma Hat (Human autonomy teaming), che si concentra sulla creazione di un kit avanzato per supportare i soldati nella pianificazione, esecuzione e analisi delle missioni in cui operano con sistemi autonomi. Questo strumento permette valutazioni continue delle prestazioni, facilitando l’identificazione e la correzione di eventuali anomalie comportamentali dei robot, grazie anche all’apprendimento automatico supervisionato dall’uomo. «Il toolkit Hat permette ai soldati di adattare rapidamente i comportamenti dei sistemi autonomi, tenendo conto dei cambiamenti nel contesto operativo», ha dichiarato Brandon Perelman, responsabile del progetto. Il software in sviluppo è progettato per essere compatibile con diverse piattaforme e include funzioni avanzate per la sincronizzazione dei dati, l’elaborazione di flussi video e la fusione di informazioni provenienti da molteplici fonti sul campo. Oltre a migliorare l’efficacia tattica, il programma Hat guarda anche al futuro, con l’obiettivo di integrare la collaborazione tra vari livelli di comando e tra differenti forze armate, incluse quelle aeree e terrestri. Anche Tesla è impegnata nella robotica, con Elon Musk che ha confermato che il «suo» robot umanoide Optimus sarà pronto per la commercializzazione entro la fine del 2025. A darne notizia è stato lo stesso imprenditore durante un incontro virtuale con gli investitori, durante il quale ha tracciato anche le prossime mosse strategiche dell’azienda. Le prime a introdurre il nuovo robot saranno proprio le fabbriche Tesla, dove verrà impiegato sulle linee di produzione per svolgere mansioni complesse o potenzialmente pericolose, attualmente affidate agli operatori umani. L’obiettivo è chiaro: automatizzare le attività più rischiose e aumentare l’efficienza del processo produttivo. Come riportato da Reuters, Musk ha lasciato intendere che il futuro di Tesla potrebbe andare ben oltre l’automotive. L’azienda, infatti, potrebbe orientarsi sempre più verso lo sviluppo e la diffusione di robot umanoidi, aprendo una nuova fase nella sua evoluzione tecnologica. In questo breve viaggio nel panorama in continua evoluzione della robotica applicata al settore militare, non sono mancate le sorprese. Ma a lasciare davvero senza fiato è stato l’ultimo annuncio di Boston Dynamics: la presentazione della nuova versione di Atlas, il robot umanoide alimentato da Intelligenza artificiale che sembra ormai sfidare apertamente i confini tra uomo e macchina. In un video diffuso dall’azienda statunitense leader nel settore della robotica, si vede Atlas compiere una serie di movimenti che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati pura fantascienza: gattonare, eseguire ruote acrobatiche e persino danzare con movenze degne della breakdance. Tutto questo grazie a un avanzato sistema di apprendimento per rinforzo, perfezionato attraverso l’utilizzo di una tuta di motion capture per imitare fedelmente il movimento umano. «Atlas sta mettendo in pratica politiche motorie apprese osservando e replicando il comportamento del corpo umano», ha spiegato l’azienda, sottolineando il salto di qualità nella capacità del robot di adattarsi a contesti dinamici e complessi. L’iperrealismo dei movimenti ha colpito anche il pubblico, lasciando molti osservatori perplessi e affascinati allo stesso tempo. Su X un utente ha scritto: «Ma questo è soldato perfetto. Le cose stanno per cambiare», riassumendo in poche parole il senso di stupore e inquietudine che circonda l’evoluzione di queste tecnologie. Presto il futuro della guerra potrebbe non essere più appannaggio esclusivo di soldati in carne e ossa, ma sempre più affidato a macchine programmabili, capaci di combattere, uccidere e forse, un giorno, anche decidere chi può vivere e chi invece no.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/robot-soldato-rivoluziona-guerra-2671857515.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="per-androidi-e-droni-gia-si-spendono-miliardi" data-post-id="2671857515" data-published-at="1745856133" data-use-pagination="False"> Per androidi e droni già si spendono miliardi Nel 2024, il mercato globale dei robot militari è stato valutato a 24,17 miliardi di dollari e si prevede che crescerà fino a 49,14 miliardi entro il 2033, passando per i 26,15 miliardi del 2025. Questo incremento rappresenta un tasso di crescita annuo composto (Cagr) dell’8,2% per il periodo 2025-2033. L’aumento dei finanziamenti - come si legge nel Market research report dedicato al settore - per la ricerca e lo sviluppo di robot di nuova generazione, con applicazioni sia militari che civili, ha visto una forte accelerazione negli ultimi anni. Numerosi governi stanno investendo pesantemente in sistemi autonomi militari per sfruttare i vantaggi offerti da queste tecnologie. In passato, l’attenzione era concentrata principalmente sui velivoli senza pilota, ma recentemente si è registrata una crescita anche nei settori dei robot terrestri e navali. Negli Stati Uniti, l’Agenzia per i progetti di ricerca avanzata della Difesa (Darpa) ha destinato ingenti risorse alla robotica militare. Il dipartimento della Difesa ha inoltre invitato le aziende del settore a puntare sull’innovazione software - più facilmente aggiornabile rispetto all’hardware, il cui sviluppo richiede tempi più lunghi - e a sfruttare tecnologie come la stampa 3D per accelerare la produzione. Questi fattori stanno creando nuove opportunità di espansione del mercato. Il Nord America rappresenta attualmente la quota più ampia del mercato globale, con una crescita prevista del 7,2% Cagr nel periodo considerato. Le forze armate statunitensi impiegano i droni in operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr), sicurezza dei confini, missioni di salvataggio e attacchi mirati. Tra i principali modelli utilizzati figurano il Boeing ScanEagle, l’AeroVironment RQ-11 Raven, il MQ-4C Triton, il RQ-21 Blackjack e il Predator MQ-1 di General Atomics. Altri Uav di rilievo includono l’MQ-8 Fire Scout di Northrop Grumman, l’MQ-9 Reaper e il Desert Hawk di Lockheed Martin. Per quanto riguarda i sistemi aerei multiruolo di nuova generazione (Mpsa), l’Aeronautica statunitense sta integrando tecnologie avanzate come l’Intelligenza artificiale, il machine learning, l’ingegneria digitale, i sistemi per missioni aperte, l’elaborazione edge e l’autonomia, nell’ambito del programma MQ-Next. La regione Asia-Pacifico è destinata a crescere con un Cagr del 9,0%, generando un valore di mercato pari a 9,28 miliardi di dollari entro il 2033. La Cina ha fatto passi da gigante nello sviluppo di Uav negli ultimi 10 anni, con una vasta gamma di modelli al servizio delle proprie forze armate, tra cui gli Yunying, i Caihong CH-4 e CH-5, e gli Yilong (Wing Loong). A ciò si aggiungono velivoli stealth ad ala volante come il CH-7, il Tianying e lo Yaoying III. Secondo gli analisti, il mercato cinese dei robot umanoidi è in piena espansione: si stima che raggiungerà i 16,7 miliardi di yuan (oltre 2 miliardi di euro) entro il 2025, per poi salire vertiginosamente a 86,1 miliardi di yuan (circa 10 miliardi di euro) entro il 2030. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/robot-soldato-rivoluziona-guerra-2671857515.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="pechino-arruola-anche-i-cani-armati-e-mosca-puo-contare-su-terminator" data-post-id="2671857515" data-published-at="1745856133" data-use-pagination="False"> Pechino arruola anche i cani armati. E Mosca può contare su Terminator La Cina sta compiendo passi da gigante nello sviluppo di tecnologie militari autonome, avvicinandosi sempre più alla realtà dei robot soldato. Durante un’esercitazione militare congiunta con la Cambogia nel 2024, l’Esercito popolare di liberazione (Epl) ha mostrato al mondo una nuova generazione di robot canini armati, segnando un’importante pietra miliare nell’applicazione della robotica ai conflitti armati. Questi robot quadrupedi, realizzati dalla società cinese Unitree Robotics, sono dotati di mitragliatrici montate sul dorso e capaci di muoversi agilmente anche su terreni difficili. Le immagini diffuse mostrano i robot avanzare a fianco delle truppe umane, simulando operazioni di combattimento in ambienti urbani. Il messaggio è chiaro: la Cina intende integrare questi sistemi nell’organico delle proprie forze armate. A preoccupare ulteriormente è la cooperazione tecnologica tra Cina e Russia in questo ambito. Già nel 2022, un robot canino armato era stato presentato durante una fiera militare nei pressi di Mosca, suggerendo una sinergia strategica per lo sviluppo di armi autonome. Questa alleanza potrebbe accelerare ulteriormente la corsa globale alla militarizzazione dell’Intelligenza artificiale. Ma i robot canini sono solo la punta dell’iceberg. Secondo fonti internazionali, Pechino sta investendo massicciamente nello sviluppo di droni autonomi, veicoli terrestri robotizzati e sistemi navali dotati di Intelligenza artificiale. Esperti ritengono che entro due anni la Cina potrebbe schierare in campo robot completamente autonomi, in grado di prendere decisioni sul campo senza intervento umano. In tal senso il centro di addestramento per robot umanoidi Kylin, situato a Shanghai, si sta preparando a immettere sul mercato oltre 1.000 lavoratori robotici perfettamente addestrati entro il 2027. Questi robot non si limitano a replicare i movimenti umani o a conversare: sono macchine industriali avanzate, progettate per camminare, trasportare carichi pesanti e svolgere mansioni ripetitive in modo autonomo. Le fabbriche e i magazzini saranno i principali teatri operativi, dove promettono di rivoluzionare la produttività e abbattere i costi del lavoro mentre per l’utilizzo di questi robot in zone di guerra sarà solo una questione di programmazione del software. Attualmente, il centro può ospitare oltre 100 robot in simultanea, rendendolo la più grande struttura del genere in tutta la Cina. Funziona come un laboratorio collaborativo in cui le aziende possono testare, perfezionare le tecnologie e dimostrare le infinite potenzialità della robotica nel mondo del lavoro. L’industria cinese della robotica umanoide ha beneficiato di un ampio sostegno da parte delle politiche governative, mirate a incentivare la ricerca, lo sviluppo e la commercializzazione del settore. La Cina considera da tempo la robotica un ambito strategico e ha progressivamente adattato le proprie linee guida per accelerarne l’innovazione, in particolare nel campo degli androidi. Questo impegno si è concretizzato, tra l’altro, nel 14° Piano quinquennale per l’industria della robotica, pubblicato nel 2021 dal ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’informazione (Miit). Il documento ha fissato obiettivi a lungo termine per il settore, puntando sull’integrazione dell’Intelligenza artificiale e sul potenziamento delle applicazioni industriali. Secondo il rapporto di ricerca del 2024 sull’industria dei robot umanoidi, si prevede che il mercato cinese dei robot umanoidi raggiungerà circa 2,76 miliardi di Rmb (380,3 milioni di dollari) nel 2024, 10,471 miliardi di Rmb (1,4 miliardi di dollari) entro il 2026 e 75 miliardi di Rmb (10,3 miliardi di dollari) entro il 2029. In quell’anno, si prevede che rappresenterà circa il 32,7% del mercato globale. Entro il 2035, si prevede che il mercato in Cina raggiungerà i 300 miliardi di Rmb (41,3 miliardi di dollari). E per quanto riguarda la Russia? Nel 2016 ha presentato un nuovo super soldato robot umanoide, soprannominato «Ivan the Terminator» nell’ambito del «Progetto Iron Man». All’epoca la Komsomolskaya Pravda scrisse: «Lo scopo del soldato robot è quello di sostituire l’uomo in battaglia o in aree di emergenza dove c’è il rischio di esplosioni, incendi, elevate radiazioni di fondo o altre condizioni dannose per l’uomo». Ma da allora di «Ivan the Terminator» si sono perse le tracce: nessuno sa che tipo di sviluppi tecnologici ci saranno dopo la guerra in Ucraina.
Volodymyr Zelensky (Ansa)
Poiché il nodo della difesa aerea è fra i più importanti, l’Unione europea ha aperto al finanziamento dell’acquisto di missili antiaerei e antimissile americani Patriot, stando al portavoce della Commissione europea, Balazs Ujvari: «Se c’è interesse per attrezzature che vanno oltre i droni, siano sistemi antimissile o da difesa aerea, è una possibilità da mettere sul tavolo». A monte, i ripetuti appelli del presidente Volodymir Zelensky per aiuti in difesa aerea.
Fa pensare che, dopo i 6 miliardi di euro per i droni, l’Ue si prepari a pagare nuovi costosi Patriot, sebbene scarsi essendo dirottati nel Golfo Persico per contrastare i missili iraniani. Ma Kiev guarda anche a missili europei, come l’Aster 30 di fabbricazione franco-italiana, coprodotto da industrie fra cui Mbda e la nostra Avio. Un missile con raggio d’azione di 120 km e quota massima di 22 km, imbarcato anche su navi della Marina italiana.
Ne hanno parlato ieri il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov e la ministra francese delle Forze armate, Catherine Vautrin. L’Ucraina, dalla notte all’alba, ha affrontato incursioni di 221 droni e due missili balistici Iskander lanciati dai russi. La difesa avrebbe «abbattuto 195 droni», ma molti dei velivoli telecomandati russi non erano Shahed d’attacco, ma tipi usati come esca, dunque per distrarre le difese, come Parodia e Italmas. Inoltre non sono stati intercettati i missili Iskander, che essendo balistici ipersonici sono ardui da fermare. Fra i bersagli, un deposito di locomotive nella regione di Sumy, dove il bombardamento ha ucciso una ferroviera e ha ferito quattro suoi colleghi. I russi affermano di aver conquistato due villaggi, Okhrimivka, nella regione di Kharkiv, e Rozkishne, in quella del Donetsk già per la maggior parte annessa alla Russia. Il sito di mappatura ucraino Deep State non ha finora confermato queste avanzate russe ed è difficile discriminare fra la vera occupazione integrale di un territorio e l’infiltrazione di avanguardie.
L’Ucraina ha colpito con droni l’ennesima raffineria russa, ad Afipsky, dove è scoppiato un incendio. Altri droni hanno ucciso due persone nella parte occupata dai russi della regione di Zaporizhzhia. Altro obiettivo è stato un convoglio di 50 camion militari russi carichi di carburante e munizioni ad Armyansk, in Crimea, dove le forze di Mosca hanno gettato ponti galleggianti. Kiev ha celebrato ieri per la prima volta una festa istituita da Zelensky, la Giornata delle Forze dei Sistemi a pilotaggio remoto. Per l’occasione il presidente ucraino ha affermato che «il 90% delle perdite russe sul campo di battaglia è dovuto ai droni».
E secondo il comandante della Forza droni ucraina, Robert Brovdi, detto «Madyar» («magiaro») perché d’origine ungherese, «dall’inizio del 2026 la forza droni ha ucciso 50.900 militari russi e colpito 176.500 obbiettivi». Brovdi ha spiegato alla Reuters che si sta bombardando l’autostrada Novorossiya per isolare la Crimea dalla Russia: «La campagna ha ridotto di due terzi, nell’ultimo mese, il traffico sull’autostrada Novorossiya, via di rifornimento russa che traversa l’Ucraina meridionale occupata fino alla Crimea. Entro un mese, l’Ucraina avrà il controllo della strada. Isoleremo la Crimea. Colpire i veicoli è facile come sparare alle pernici in un campo aperto». Se i droni sono l’ultimo grido, i vecchi razzi Grad di origine sovietica vengono ancora usati dai soldati di Zelensky, come ieri sul villaggio russo di Belaya Berezka, nella regione di Bryansk, dove è stato ucciso un civile. Installazioni della Marina Russa a Sebastopoli sono stati invece colpiti con missili Neptune di fabbricazione ucraina.
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Donald Trump (Ansa)
Nelle prime ore di giovedì, le forze armate americane hanno lanciato una nuova ondata di bombardamenti contro obiettivi militari iraniani, la seconda nel giro di 48 ore, alimentando il timore che la guerra a bassa intensità che da mesi coinvolge Washington, Teheran e Israele possa trasformarsi in un conflitto regionale aperto. Secondo il Comando centrale statunitense (Centcom), l’operazione è iniziata poco dopo la mezzanotte, ora di Teheran, e si è conclusa circa quattro ore più tardi. Nel mirino sono finiti sistemi radar, reti di comunicazione militare e batterie di difesa aerea distribuite in diverse aree del Paese. Washington ha definito l’azione una misura di autodifesa e una risposta diretta alle attività ostili attribuite alla Repubblica islamica.
Le esplosioni sono state segnalate soprattutto nelle province meridionali iraniane, nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz. Trump ha successivamente rivelato che gli Stati Uniti hanno impiegato 49 missili Tomahawk contro infrastrutture militari iraniane, alcune situate a circa 65 chilometri da Teheran. Per il Wall Street Journal, Washington avrebbe comunicato a Teheran, attraverso la mediazione del Qatar, che l’operazione rappresenta una risposta limitata e non l’inizio di una guerra su vasta scala. Trump, tuttavia, ha ulteriormente alzato il livello dello scontro. In un’intervista a Fox News ha sostenuto che l’Iran sarebbe ormai privo di reali capacità difensive e che gli Usa potrebbero, se lo volessero, «conquistare l’intero Paese». Ancora più pesante il messaggio pubblicato su Truth. «Stanotte gli Stati Uniti colpiranno l’Iran con la massima durezza», ha scritto Trump, minacciando anche di assumere il controllo di infrastrutture energetiche strategiche. Nel messaggio ha indicato esplicitamente l’isola di Kharg, principale terminal petrolifero dell’Iran e snodo essenziale per le esportazioni di greggio. «Questa notte prenderemo l’isola», ha affermato.
Teheran ha reagito respingendo le dichiarazioni americane e negando l’esistenza di nuovi negoziati con Washington. Un duro avvertimento è arrivato da Mohammad Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, che ha affermato che «eventuali decisioni impulsive» da parte degli Stati Uniti rischierebbero di destabilizzare ulteriormente la regione, colpire i mercati energetici globali e trascinare Washington in una crisi prolungata. «Vedrete un Iran diverso», ha dichiarato. Le Guardie rivoluzionarie hanno annunciato la chiusura completa dello Stretto di Hormuz, mentre l’Autorità dello Stretto del Golfo Persico ha confermato il blocco «fino a nuovo avviso», invitando tutte le navi autorizzate al transito ad attendere nuove istruzioni. Il Centcom ha invece ribadito che l’Iran non controlla il passaggio marittimo strategico e che le rotte restano accessibili alle imbarcazioni che rispettano le sanzioni statunitensi contro Teheran. Il comandante delle forze aerospaziali dei Pasdaran, il generale Seyed Majid Mousavi, ha minacciato direttamente Washington. «Faremo di questa regione un inferno per voi», ha dichiarato, mentre la Marina delle Guardie rivoluzionarie ha avvertito che qualsiasi imbarcazione si avvicinerà allo Stretto potrà «essere sottoposta a misure decisive». Le autorità iraniane hanno inoltre ampliato la lista dei bersagli in caso di nuove escalation, includendo interessi economici riconducibili a Elon Musk in Medio Oriente.
Poi in serata è arrivata l’ennesima svolta inattesa. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di aver sospeso gli attacchi contro l’Iran e che il regime di Teheran avrebbe accettato un accordo per porre fine alla guerra. «Considerato che le discussioni con la Repubblica islamica dell’Iran sono state portate ai massimi livelli della leadership iraniana e approvate, io, in qualità di presidente degli Stati Uniti d’America, ho annullato gli attacchi e i bombardamenti programmati contro l’Iran per questa sera. Le discussioni e i punti finali sono stati approvati, sia a livello concettuale che nei dettagli, da tutte le parti coinvolte, inclusi Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri. Il blocco navale rimarrà in vigore fino al completamento di questa transazione: data e luogo della firma saranno annunciati a breve», ha scritto Trump su Truth. Non solo, secondo Axios, Qatar e Teheran avrebbero già un testo comune. Si attenderebbe l’ok di Khamenei (e degli Usa).
Sul fronte israeliano, il premier Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione straordinaria con i principali ministri e i responsabili della sicurezza. Il leader israeliano ha dichiarato che le forze armate stanno «colpendo duramente Hezbollah» e che «centinaia di terroristi vengono eliminati ogni settimana». Nel frattempo, l’Idf ha annunciato di aver assunto il controllo operativo dell’area a Nord del fiume Saluki, nel Libano meridionale. Secondo l’esercito israeliano, nel corso dell’operazione sono stati eliminati miliziani di Hezbollah e smantellate infrastrutture utilizzate dal movimento sciita filo-iraniano. L’operazione conferma l’intensificazione delle attività militari israeliane lungo il fronte settentrionale e il tentativo di creare una fascia di sicurezza contro le minacce provenienti dal Libano.
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Andrea Bocelli e EJAE si esibiscono alla cerimonia di apertura dei Mondiali 2026 allo Stadio Azteca di Città del Messico (Getty Images)
Il Messico apre il Mondiale 2026 superando 2-0 il Sudafrica nello stadio che ha ospitato la «partita del secolo» e le magie di Maradona. Dalla cerimonia con Shakira e Bocelli alle proteste per i desaparecidos, fino al primo annuncio Var della storia del torneo e alle tre espulsioni. Nella notte la Corea del Sud rimonta e batte 2-1 la Repubblica Ceca. Stasera Canada-Bosnia e Usa-Paraguay.
Il Mondiale 2026 è ufficialmente cominciato e lo ha fatto nel segno del Messico. Davanti agli oltre 80.000 spettatori dello stadio Azteca El Tricolor ha battuto 2-0 nella gara d'esordio il Sudafrica e ha conquistato i primi tre punti del Gruppo A. Una partita inaugurale che è già passata alla storia per il primo annuncio Var della storia dei Mondiali, diventato virale per l'incertezza linguistica dell'arbitro brasiliano Wilton Sampaio, il record di tre espulsioni e per l'Azteca diventato il primo stadio ad aver ospitato tre gare d’apertura della Coppa del Mondo.
Per inaugurare il primo Mondiale a 48 squadre non poteva esserci, infatti, scenario più adatto dello stadio Azteca. Uno degli impianti più iconici del calcio mondiale dove la Coppa del Mondo è tornata quarant'anni dopo l'ultima volta. Era già accaduto nel 1970 e nel 1986; con questa edizione l'Azteca diventa il primo stadio della storia ad aver ospitato tre partite inaugurali del torneo. Un dettaglio statistico che racconta bene il valore simbolico di questo luogo per intere generazioni di appassionati.
L'Azteca, infatti, è molto più di un semplice stadio. Qui il 17 giugno 1970 andò in scena quella che è passata alla storia come la «partita del secolo», il 4-3 con cui l'Italia di Ferruccio Valcareggi eliminò la Germania Ovest conquistando la finale mondiale. Pochi giorni dopo, sempre su questo prato, Pelé segnò di testa nella finale contro gli azzurri, sovrastando un gigante come Tarcisio Burgnich nel gol che aprì il successo del Brasile. Ma è soprattutto il Mondiale del 1986 ad aver consegnato definitivamente l'Azteca alla leggenda. Nei quarti di finale tra Argentina e Inghilterra, Diego Armando Maradona realizzò nel giro di quattro minuti due reti destinate a entrare nella storia per motivi opposti: la prima, segnata con la mano e poi ribattezzata Mano de Dios; la seconda, frutto di una straordinaria azione personale iniziata nella propria metà campo e conclusa dopo aver superato mezza squadra inglese, passata agli annali come il «gol del secolo». In quello stesso Mondiale e sempre all'Azteca, nell'ottavo di finale tra Messico e Bulgaria, il gol dei padroni di casa segnato in sforbiciata da Manuel Negrete fece registrare il boato più potente del pubblico mai ascoltato in uno stadio. Insomma, a queste altitudini - all'Estadio Azteca si gioca a 2.240 metri sopra il livello del mare - si respira storia del calcio a pieni polmoni. Una storia che il popolo messicano custodisce orgogliosamente e che, prima ancora del fischio d'inizio, è stata celebrata attraverso una cerimonia inaugurale pensata per raccontare al mondo l'identità e la tradizione del Paese ospitante.
La cerimonia di apertura della Coppa del Mondo Fifa 2026 allo Stadio Azteca di Città del Messico (Getty Images)
Un gigantesco pallone dorato, poi diventato una Coppa del Mondo al centro del campo, ha accompagnato uno spettacolo costruito attorno alla cultura messicana e alla celebrazione del torneo. Ad aprire la serata sono stati i Manà, seguiti da J Balvin e da altri artisti latinoamericani. Il boato più forte è stato però riservato a Shakira, tornata protagonista di un Mondiale sedici anni dopo il successo di Waka Waka, questa volta con Dai Dai, interpretata insieme a Burna Boy. A chiudere la cerimonia ci hanno pensato Andrea Bocelli ed EJAE con Dna (More Than A Game), mentre sul terreno di gioco sfilavano le bandiere delle 48 nazionali partecipanti. L'apertura ufficiale della competizione è stata affidata al presidente della Fifa, Gianni Infantino, accompagnato dall'attrice messicana Salma Hayek. Fuori dall'impianto, intanto, alcuni manifestanti hanno protestato per chiedere giustizia per i desaparecidos, dando vita a momenti di tensione con le forze dell'ordine nei pressi dello stadio.
Poi finalmente palla al campo, dove il Messico ha confermato i favori del pronostico, sbloccando il risultato appena dopo 9' grazie a Julián Quiñones, capocannoniere dell'ultima Saudi Pro League con 33 gol. El Tricolor, sfruttando anche la superiorità numerica causata dall'espulsione di Sithole a inizio ripresa, ha continuato a spingere trovando il raddoppio con un colpo di testa di Raúl Jiménez, al 47° centro in nazionale, secondo miglior marcatore nella storia messicana alle spalle del solo Chicharito Hernández. Il finale è stato caratterizzato da altri due cartellini rossi: quello diretto a Zwane, dopo la revisione al Var, e quello mostrato nel recupero al messicano Montes. Un record per una partita inaugurale di un Mondiale. Proprio l'espulsione del sudafricano Zwane ha dato vita a uno degli episodi più curiosi della serata. Chiamato a comunicare la decisione al pubblico attraverso il nuovo sistema di annunci arbitrali introdotto dalla Fifa, il brasiliano Wilton Sampaio si è inceppato nell'inglese prima di riuscire a spiegare il provvedimento disciplinare. Le immagini dei giocatori sudafricani intenti a cercare di interpretare le sue parole hanno fatto rapidamente il giro del web, trasformando il primo annuncio Var della storia dei Mondiali in un inatteso momento virale.
Themba Zwane del Sudafrica viene espulso dall'arbitro Wilton Sampaio (Getty Images)
Nell'altra partita del Gruppo A, disputata nella notte italiana a Guadalajara, la Corea del Sud ha superato 2-1 in rimonta la Repubblica Ceca, agganciando così il Messico in testa alla classifica del girone. Dopo un primo tempo senza reti, sono stati i cechi a passare in vantaggio al 58' con Ladislav Krejci. La reazione asiatica, però, è stata immediata: In-Beom Hwang ha ristabilito la parità al 67'. Dieci minuti più tardi Tomas Soucek aveva riportato avanti la Repubblica Ceca, ma il Var ha annullato la rete per fuorigioco. A decidere l'incontro è stato quindi Hyeon-Gyu Oh, che all'81' ha firmato il definitivo 2-1.
Oggi si prosegue con l'esordio delle altre due nazioni ospitanti. Alle 21 italiane, a Toronto, il Canada affronterà la Bosnia-Erzegovina nella prima sfida del Gruppo B. Nella notte tra venerdì e sabato, alle 3 italiane, toccherà invece agli Stati Uniti, impegnati a Los Angeles contro il Paraguay nel match inaugurale del Gruppo D. Dopo la serata dell'Azteca, la Coppa del Mondo entrerà così definitivamente nel vivo, coinvolgendo tutti e tre i Paesi organizzatori della rassegna.
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Silvia Slis (Ansa)
Nel giorno del bilancio del suo primo anno da sindaco di Genova, Silvia Salis tenta l’approccio da leader nazionale più che da sindaco: sicurezza, immigrazione, rimpatri, campo largo. Tutto, rigorosamente, con il governo nel mirino.
Da giorni la strategia dell’ex campionessa di lancio del martello per mettere in difficoltà l’esecutivo è quella di insistere sulle presunte promesse disattese in materia di espulsioni. Ma dal Viminale hanno provato a rovinarle la passeggiata sul tappeto rosso steso per la liturgia della conferenza stampa organizzata nei minimi dettagli (dal Comune hanno persino provato a chiedere ai cronisti di conoscere le domande in anticipo).
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha annunciato la sua visita nel capoluogo ligure per affrontare alcune questioni spinose del dossier sicurezza: taser, videosorveglianza, organici e, soprattutto, rimpatri. Mercoledì, in aula, Piantedosi aveva snocciolato qualche dato, che si è rivelato diametralmente opposto alla lettura della Salis: dal 2023 al 2025 «il numero totale dei rimpatri è cresciuto di oltre il 40%» e nei primi mesi del 2026 il dato sarebbe «ancora in crescita, superando del 30% il dato dello stesso periodo dell’anno precedente».
Ma soprattutto, secondo il ministro, sarebbe aumentato il rapporto tra immigrati irregolari sbarcati e immigrati rimpatriati: «Dal 3% del 2023 al 10% dell’anno scorso e addirittura al 31 dall’inizio dell’anno». Ma il dato politico di giornata è un altro. Il Viminale si è detto pronto ad accogliere quella che appare come un’implicita richiesta della nuova Salis ultrà dei rimpatri, con la realizzazione di un Cpr proprio a Genova. E, così, mentre il sindaco scarica sul governo il caos sicurezza, il governo trova la soluzione facendola passare proprio da Genova. Una mossa a sorpresa che ha subito ridotto l’impatto della conferenza autocelebrativa di Palazzo Tursi. Sulla sicurezza il sindaco ha insistito sul tema delle volanti insufficienti, che «se insistono in un quartiere ne lasciano scoperto un altro».
Salis ha rivendicato «294 delibere in un anno», ha parlato di «città che si prende cura» di grandi eventi, cultura, verde e riqualificazioni. Ma fuori dalla sala stampa il centrodestra organizzava una contro-conferenza accusando la giunta di governare una «città immobile e poco sicura». L’ex sindaco reggente Pietro Piciocchi ha parlato di «narrazione stucchevole». Secondo il capogruppo di Vince Genova, la giunta avrebbe ereditato «un Comune con un avanzo consistente e un debito ridotto», ritrovandosi, invece, oggi con «le tasse comunali più alte d’Italia e con l’aliquota massima applicata sull’Irpef». Ma la vera ferita politica si chiama Amt.
La municipalizzata dei trasporti è stata raccontata dalla stessa giunta come un malato in terapia intensiva. Il vicesindaco Alessandro Terrile ha ammesso «errori», ha parlato di un’azienda «inseguita dai creditori» e di un servizio che «non sarà all’altezza per diversi mesi». La Salis ha ringraziato sindacati, lavoratori e cittadini «pazienti». Tutti, tranne la Regione del governatore Marco Bucci. Nessun grazie per gli anticipi milionari e, soprattutto, per i 40 milioni di euro a fondo perduto che hanno consentito alla municipalizzata di continuare a pagare stipendi e servizi e la sua ricapitalizzazione. Nessun riconoscimento politico a chi, secondo l’opposizione, avrebbe materialmente evitato il collasso immediato dell’azienda.
Ma ha continuato a ripetere che farà «la sindaca per cinque anni» e che non cambierà idea. Nonostante la postura da leader nazionale che cerca di darsi. Lo dimostra anche il passaggio sul campo largo: «È imprescindibile». Anche se un giornalista l’ha ricondotta alla realtà ricordandole che a Venezia non è andata così bene. Ma c’è stato anche il momento in cui ha rivendicato di essere stata «scandagliata» più di ogni altro sindaco perché Genova starebbe facendo «qualcosa di importante anche in opposizione al governo». Un attivismo che il centrodestra liquida, invece, come propaganda permanente.
La leghista Paola Bordilli ha ricordato la concretezza dei risultati delle giunte di centrodestra, confrontandola con l’attuale stato di abbandono del centro storico. Mario Mascia, capogruppo di Forza Italia, ha parlato di una «proliferazione preoccupante» di studi e consulenze su verde, rifiuti e cabinovia, accusando la giunta di non avere «il coraggio di affrontare i temi da un punto di vista politico». Un argomento sul quale durante la conferenza stampa si è innestata la domanda di Giulia Mietta, giornalista di Genova24 e Ansa, moglie del portavoce del sindaco, Simone D’Ambrosio.
La risposta è stata prontissima: con Salis le consulenze costano meno rispetto all’era Bucci. Il sindaco non è quasi mai stata sorpresa dalle domande che, anzi, le hanno dato la possibilità di decantare l’operato della sua giunta. Uno dei pochi momenti fuori copione è arrivato quando un cronista del Fatto quotidiano le ha chiesto conto dei servizi comunicativi dell’agenzia Jump di Matteo Agnoletti, ex spin-doctor di Matteo Renzi (ricordiamo che proprio il fu Rottamatore è stato l’ideatore della discesa in campo della Salis) e oggi regista dell’immagine pubblica e mediatica della Salis.
Una domanda su costi e finanziatori alla quale la prima cittadina ha provato a sottrarsi così: «È una cosa personale, questa è una domanda che riguarda solo me. E avevamo chiesto di restringere le domande all’amministrazione della città». Una risposta che ha finito inevitabilmente per alimentare altri quesiti, soprattutto dopo una conferenza stampa costruita sul controllo preventivo dei temi da affrontare. Resta da capire se l’arrivo di Piantedosi metterà in discussione una narrazione che in pochi in città provano a smontare.
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