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2025-04-28
Parla, decide, combatte. Il robot soldato rivoluziona la guerra
Getty Images
Lo sviluppo dei robot soldato umanoidi negli Stati Uniti ha compiuto notevoli progressi negli ultimi anni, con un crescente interesse da parte del dipartimento della Difesa e di aziende private. L’esercito statunitense sta investendo in sistemi robotici avanzati per migliorare l’integrazione tra uomini e macchine sul campo di battaglia.
Durante la National robotics week (5-13 aprile 2025), il laboratorio di ricerca dell’esercito americano Devcom Arl ha presentato robot dotati di Intelligenza artificiale generativa, capaci di comprendere e rispondere al linguaggio naturale, facilitando così la comunicazione con i soldati. Questi robot sono progettati per operare in ambienti complessi, con capacità di navigazione autonoma su terreni accidentati e abilità tattiche avanzate.
Alla National robotics week, i ricercatori militari hanno mostrato alcune delle più recenti innovazioni sviluppate per trasformare il modo in cui soldati e robot operano insieme sul campo. Il laboratorio Devcom Arl è in prima linea nello sviluppo di piattaforme autonome terrestri e aeree, oltre che di soluzioni energetiche pensate per migliorare la mobilità e la versatilità dei sistemi robotici del futuro. Come accennato, tra le novità presentate, spicca l’integrazione dell’Intelligenza artificiale generativa con sistemi robotici progettati per le missioni di ricognizione e valutazione dei danni in zona di conflitto. Questa tecnologia consente ai robot di comprendere e rispondere al linguaggio umano in modo sempre più naturale, offrendo interazioni simili a quelle tra persone. «Il nostro obiettivo è ridurre il divario comunicativo tra soldati e robot, rendendoli più accessibili, reattivi ed efficienti in battaglia», ha spiegato a Defense news Phil Osteen, responsabile del programma Aimm (Artificial intelligence for maneuver and mobility). I ricercatori dell’Arl hanno illustrato un sistema di dialogo bidirezionale in grado di permettere scambi in tempo reale tra uomini e macchine, facilitando la condivisione di informazioni critiche come i danni subiti o lo stato della missione.
Il progetto Aimm punta anche a migliorare le capacità di movimento dei robot in ambienti ostili, sviluppando soluzioni che li rendono capaci di apprendere la guida umana e affrontare terreni complessi. «Le missioni dell’esercito non si svolgono su strade lisce. Richiedono capacità di copertura, occultamento e adattamento tattico», ha sottolineato Udam Silva, coordinatore del programma. «Abbiamo compiuto notevoli progressi: ora i robot riescono a muoversi autonomamente anche in mezzo alla vegetazione densa, a velocità compatibili con le operazioni sul campo».
Per raggiungere questi risultati, l’Arl collabora con aziende del settore privato. In particolare, in seno al programma Aimm, lavora con Overland Ai per progettare nuovi sistemi hardware e software in grado di potenziare la mobilità autonoma su terreni difficili. Parallelamente, l’esercito sta sviluppando anche il programma Hat (Human autonomy teaming), che si concentra sulla creazione di un kit avanzato per supportare i soldati nella pianificazione, esecuzione e analisi delle missioni in cui operano con sistemi autonomi. Questo strumento permette valutazioni continue delle prestazioni, facilitando l’identificazione e la correzione di eventuali anomalie comportamentali dei robot, grazie anche all’apprendimento automatico supervisionato dall’uomo. «Il toolkit Hat permette ai soldati di adattare rapidamente i comportamenti dei sistemi autonomi, tenendo conto dei cambiamenti nel contesto operativo», ha dichiarato Brandon Perelman, responsabile del progetto.
Il software in sviluppo è progettato per essere compatibile con diverse piattaforme e include funzioni avanzate per la sincronizzazione dei dati, l’elaborazione di flussi video e la fusione di informazioni provenienti da molteplici fonti sul campo. Oltre a migliorare l’efficacia tattica, il programma Hat guarda anche al futuro, con l’obiettivo di integrare la collaborazione tra vari livelli di comando e tra differenti forze armate, incluse quelle aeree e terrestri.
Anche Tesla è impegnata nella robotica, con Elon Musk che ha confermato che il «suo» robot umanoide Optimus sarà pronto per la commercializzazione entro la fine del 2025. A darne notizia è stato lo stesso imprenditore durante un incontro virtuale con gli investitori, durante il quale ha tracciato anche le prossime mosse strategiche dell’azienda. Le prime a introdurre il nuovo robot saranno proprio le fabbriche Tesla, dove verrà impiegato sulle linee di produzione per svolgere mansioni complesse o potenzialmente pericolose, attualmente affidate agli operatori umani. L’obiettivo è chiaro: automatizzare le attività più rischiose e aumentare l’efficienza del processo produttivo. Come riportato da Reuters, Musk ha lasciato intendere che il futuro di Tesla potrebbe andare ben oltre l’automotive. L’azienda, infatti, potrebbe orientarsi sempre più verso lo sviluppo e la diffusione di robot umanoidi, aprendo una nuova fase nella sua evoluzione tecnologica.
In questo breve viaggio nel panorama in continua evoluzione della robotica applicata al settore militare, non sono mancate le sorprese. Ma a lasciare davvero senza fiato è stato l’ultimo annuncio di Boston Dynamics: la presentazione della nuova versione di Atlas, il robot umanoide alimentato da Intelligenza artificiale che sembra ormai sfidare apertamente i confini tra uomo e macchina. In un video diffuso dall’azienda statunitense leader nel settore della robotica, si vede Atlas compiere una serie di movimenti che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati pura fantascienza: gattonare, eseguire ruote acrobatiche e persino danzare con movenze degne della breakdance. Tutto questo grazie a un avanzato sistema di apprendimento per rinforzo, perfezionato attraverso l’utilizzo di una tuta di motion capture per imitare fedelmente il movimento umano. «Atlas sta mettendo in pratica politiche motorie apprese osservando e replicando il comportamento del corpo umano», ha spiegato l’azienda, sottolineando il salto di qualità nella capacità del robot di adattarsi a contesti dinamici e complessi. L’iperrealismo dei movimenti ha colpito anche il pubblico, lasciando molti osservatori perplessi e affascinati allo stesso tempo. Su X un utente ha scritto: «Ma questo è soldato perfetto. Le cose stanno per cambiare», riassumendo in poche parole il senso di stupore e inquietudine che circonda l’evoluzione di queste tecnologie.
Presto il futuro della guerra potrebbe non essere più appannaggio esclusivo di soldati in carne e ossa, ma sempre più affidato a macchine programmabili, capaci di combattere, uccidere e forse, un giorno, anche decidere chi può vivere e chi invece no.
Per androidi e droni già si spendono miliardi
Nel 2024, il mercato globale dei robot militari è stato valutato a 24,17 miliardi di dollari e si prevede che crescerà fino a 49,14 miliardi entro il 2033, passando per i 26,15 miliardi del 2025. Questo incremento rappresenta un tasso di crescita annuo composto (Cagr) dell’8,2% per il periodo 2025-2033. L’aumento dei finanziamenti - come si legge nel Market research report dedicato al settore - per la ricerca e lo sviluppo di robot di nuova generazione, con applicazioni sia militari che civili, ha visto una forte accelerazione negli ultimi anni. Numerosi governi stanno investendo pesantemente in sistemi autonomi militari per sfruttare i vantaggi offerti da queste tecnologie. In passato, l’attenzione era concentrata principalmente sui velivoli senza pilota, ma recentemente si è registrata una crescita anche nei settori dei robot terrestri e navali.
Negli Stati Uniti, l’Agenzia per i progetti di ricerca avanzata della Difesa (Darpa) ha destinato ingenti risorse alla robotica militare. Il dipartimento della Difesa ha inoltre invitato le aziende del settore a puntare sull’innovazione software - più facilmente aggiornabile rispetto all’hardware, il cui sviluppo richiede tempi più lunghi - e a sfruttare tecnologie come la stampa 3D per accelerare la produzione. Questi fattori stanno creando nuove opportunità di espansione del mercato.
Il Nord America rappresenta attualmente la quota più ampia del mercato globale, con una crescita prevista del 7,2% Cagr nel periodo considerato. Le forze armate statunitensi impiegano i droni in operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr), sicurezza dei confini, missioni di salvataggio e attacchi mirati. Tra i principali modelli utilizzati figurano il Boeing ScanEagle, l’AeroVironment RQ-11 Raven, il MQ-4C Triton, il RQ-21 Blackjack e il Predator MQ-1 di General Atomics. Altri Uav di rilievo includono l’MQ-8 Fire Scout di Northrop Grumman, l’MQ-9 Reaper e il Desert Hawk di Lockheed Martin. Per quanto riguarda i sistemi aerei multiruolo di nuova generazione (Mpsa), l’Aeronautica statunitense sta integrando tecnologie avanzate come l’Intelligenza artificiale, il machine learning, l’ingegneria digitale, i sistemi per missioni aperte, l’elaborazione edge e l’autonomia, nell’ambito del programma MQ-Next.
La regione Asia-Pacifico è destinata a crescere con un Cagr del 9,0%, generando un valore di mercato pari a 9,28 miliardi di dollari entro il 2033. La Cina ha fatto passi da gigante nello sviluppo di Uav negli ultimi 10 anni, con una vasta gamma di modelli al servizio delle proprie forze armate, tra cui gli Yunying, i Caihong CH-4 e CH-5, e gli Yilong (Wing Loong). A ciò si aggiungono velivoli stealth ad ala volante come il CH-7, il Tianying e lo Yaoying III. Secondo gli analisti, il mercato cinese dei robot umanoidi è in piena espansione: si stima che raggiungerà i 16,7 miliardi di yuan (oltre 2 miliardi di euro) entro il 2025, per poi salire vertiginosamente a 86,1 miliardi di yuan (circa 10 miliardi di euro) entro il 2030.
Pechino arruola anche i cani armati. E Mosca può contare su Terminator
La Cina sta compiendo passi da gigante nello sviluppo di tecnologie militari autonome, avvicinandosi sempre più alla realtà dei robot soldato. Durante un’esercitazione militare congiunta con la Cambogia nel 2024, l’Esercito popolare di liberazione (Epl) ha mostrato al mondo una nuova generazione di robot canini armati, segnando un’importante pietra miliare nell’applicazione della robotica ai conflitti armati. Questi robot quadrupedi, realizzati dalla società cinese Unitree Robotics, sono dotati di mitragliatrici montate sul dorso e capaci di muoversi agilmente anche su terreni difficili. Le immagini diffuse mostrano i robot avanzare a fianco delle truppe umane, simulando operazioni di combattimento in ambienti urbani. Il messaggio è chiaro: la Cina intende integrare questi sistemi nell’organico delle proprie forze armate.
A preoccupare ulteriormente è la cooperazione tecnologica tra Cina e Russia in questo ambito. Già nel 2022, un robot canino armato era stato presentato durante una fiera militare nei pressi di Mosca, suggerendo una sinergia strategica per lo sviluppo di armi autonome. Questa alleanza potrebbe accelerare ulteriormente la corsa globale alla militarizzazione dell’Intelligenza artificiale.
Ma i robot canini sono solo la punta dell’iceberg. Secondo fonti internazionali, Pechino sta investendo massicciamente nello sviluppo di droni autonomi, veicoli terrestri robotizzati e sistemi navali dotati di Intelligenza artificiale. Esperti ritengono che entro due anni la Cina potrebbe schierare in campo robot completamente autonomi, in grado di prendere decisioni sul campo senza intervento umano.
In tal senso il centro di addestramento per robot umanoidi Kylin, situato a Shanghai, si sta preparando a immettere sul mercato oltre 1.000 lavoratori robotici perfettamente addestrati entro il 2027. Questi robot non si limitano a replicare i movimenti umani o a conversare: sono macchine industriali avanzate, progettate per camminare, trasportare carichi pesanti e svolgere mansioni ripetitive in modo autonomo. Le fabbriche e i magazzini saranno i principali teatri operativi, dove promettono di rivoluzionare la produttività e abbattere i costi del lavoro mentre per l’utilizzo di questi robot in zone di guerra sarà solo una questione di programmazione del software. Attualmente, il centro può ospitare oltre 100 robot in simultanea, rendendolo la più grande struttura del genere in tutta la Cina. Funziona come un laboratorio collaborativo in cui le aziende possono testare, perfezionare le tecnologie e dimostrare le infinite potenzialità della robotica nel mondo del lavoro.
L’industria cinese della robotica umanoide ha beneficiato di un ampio sostegno da parte delle politiche governative, mirate a incentivare la ricerca, lo sviluppo e la commercializzazione del settore. La Cina considera da tempo la robotica un ambito strategico e ha progressivamente adattato le proprie linee guida per accelerarne l’innovazione, in particolare nel campo degli androidi. Questo impegno si è concretizzato, tra l’altro, nel 14° Piano quinquennale per l’industria della robotica, pubblicato nel 2021 dal ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’informazione (Miit). Il documento ha fissato obiettivi a lungo termine per il settore, puntando sull’integrazione dell’Intelligenza artificiale e sul potenziamento delle applicazioni industriali. Secondo il rapporto di ricerca del 2024 sull’industria dei robot umanoidi, si prevede che il mercato cinese dei robot umanoidi raggiungerà circa 2,76 miliardi di Rmb (380,3 milioni di dollari) nel 2024, 10,471 miliardi di Rmb (1,4 miliardi di dollari) entro il 2026 e 75 miliardi di Rmb (10,3 miliardi di dollari) entro il 2029. In quell’anno, si prevede che rappresenterà circa il 32,7% del mercato globale. Entro il 2035, si prevede che il mercato in Cina raggiungerà i 300 miliardi di Rmb (41,3 miliardi di dollari).
E per quanto riguarda la Russia? Nel 2016 ha presentato un nuovo super soldato robot umanoide, soprannominato «Ivan the Terminator» nell’ambito del «Progetto Iron Man». All’epoca la Komsomolskaya Pravda scrisse: «Lo scopo del soldato robot è quello di sostituire l’uomo in battaglia o in aree di emergenza dove c’è il rischio di esplosioni, incendi, elevate radiazioni di fondo o altre condizioni dannose per l’uomo». Ma da allora di «Ivan the Terminator» si sono perse le tracce: nessuno sa che tipo di sviluppi tecnologici ci saranno dopo la guerra in Ucraina.
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Gli Usa puntano sull’uso di umanoidi in grado di conversare con i militari, fornire informazioni preziose e resistere su terreni accidentati. E un giorno, forse, scegliere chi deve vivere o morire.Enormi investimenti in Nord America e Asia-Pacifico. Mercato globale destinato a duplicarsi in 10 anni.Il quadrupede, che porta una mitragliatrice sul dorso, ha partecipato a simulazioni di battaglie in aree urbane. L’automa russo, invece, entra in azione in caso di esplosioni o radiazioni. Su di lui è calato uno strano silenzio.Lo speciale contiene tre articoli.Lo sviluppo dei robot soldato umanoidi negli Stati Uniti ha compiuto notevoli progressi negli ultimi anni, con un crescente interesse da parte del dipartimento della Difesa e di aziende private. L’esercito statunitense sta investendo in sistemi robotici avanzati per migliorare l’integrazione tra uomini e macchine sul campo di battaglia. Durante la National robotics week (5-13 aprile 2025), il laboratorio di ricerca dell’esercito americano Devcom Arl ha presentato robot dotati di Intelligenza artificiale generativa, capaci di comprendere e rispondere al linguaggio naturale, facilitando così la comunicazione con i soldati. Questi robot sono progettati per operare in ambienti complessi, con capacità di navigazione autonoma su terreni accidentati e abilità tattiche avanzate. Alla National robotics week, i ricercatori militari hanno mostrato alcune delle più recenti innovazioni sviluppate per trasformare il modo in cui soldati e robot operano insieme sul campo. Il laboratorio Devcom Arl è in prima linea nello sviluppo di piattaforme autonome terrestri e aeree, oltre che di soluzioni energetiche pensate per migliorare la mobilità e la versatilità dei sistemi robotici del futuro. Come accennato, tra le novità presentate, spicca l’integrazione dell’Intelligenza artificiale generativa con sistemi robotici progettati per le missioni di ricognizione e valutazione dei danni in zona di conflitto. Questa tecnologia consente ai robot di comprendere e rispondere al linguaggio umano in modo sempre più naturale, offrendo interazioni simili a quelle tra persone. «Il nostro obiettivo è ridurre il divario comunicativo tra soldati e robot, rendendoli più accessibili, reattivi ed efficienti in battaglia», ha spiegato a Defense news Phil Osteen, responsabile del programma Aimm (Artificial intelligence for maneuver and mobility). I ricercatori dell’Arl hanno illustrato un sistema di dialogo bidirezionale in grado di permettere scambi in tempo reale tra uomini e macchine, facilitando la condivisione di informazioni critiche come i danni subiti o lo stato della missione. Il progetto Aimm punta anche a migliorare le capacità di movimento dei robot in ambienti ostili, sviluppando soluzioni che li rendono capaci di apprendere la guida umana e affrontare terreni complessi. «Le missioni dell’esercito non si svolgono su strade lisce. Richiedono capacità di copertura, occultamento e adattamento tattico», ha sottolineato Udam Silva, coordinatore del programma. «Abbiamo compiuto notevoli progressi: ora i robot riescono a muoversi autonomamente anche in mezzo alla vegetazione densa, a velocità compatibili con le operazioni sul campo». Per raggiungere questi risultati, l’Arl collabora con aziende del settore privato. In particolare, in seno al programma Aimm, lavora con Overland Ai per progettare nuovi sistemi hardware e software in grado di potenziare la mobilità autonoma su terreni difficili. Parallelamente, l’esercito sta sviluppando anche il programma Hat (Human autonomy teaming), che si concentra sulla creazione di un kit avanzato per supportare i soldati nella pianificazione, esecuzione e analisi delle missioni in cui operano con sistemi autonomi. Questo strumento permette valutazioni continue delle prestazioni, facilitando l’identificazione e la correzione di eventuali anomalie comportamentali dei robot, grazie anche all’apprendimento automatico supervisionato dall’uomo. «Il toolkit Hat permette ai soldati di adattare rapidamente i comportamenti dei sistemi autonomi, tenendo conto dei cambiamenti nel contesto operativo», ha dichiarato Brandon Perelman, responsabile del progetto. Il software in sviluppo è progettato per essere compatibile con diverse piattaforme e include funzioni avanzate per la sincronizzazione dei dati, l’elaborazione di flussi video e la fusione di informazioni provenienti da molteplici fonti sul campo. Oltre a migliorare l’efficacia tattica, il programma Hat guarda anche al futuro, con l’obiettivo di integrare la collaborazione tra vari livelli di comando e tra differenti forze armate, incluse quelle aeree e terrestri. Anche Tesla è impegnata nella robotica, con Elon Musk che ha confermato che il «suo» robot umanoide Optimus sarà pronto per la commercializzazione entro la fine del 2025. A darne notizia è stato lo stesso imprenditore durante un incontro virtuale con gli investitori, durante il quale ha tracciato anche le prossime mosse strategiche dell’azienda. Le prime a introdurre il nuovo robot saranno proprio le fabbriche Tesla, dove verrà impiegato sulle linee di produzione per svolgere mansioni complesse o potenzialmente pericolose, attualmente affidate agli operatori umani. L’obiettivo è chiaro: automatizzare le attività più rischiose e aumentare l’efficienza del processo produttivo. Come riportato da Reuters, Musk ha lasciato intendere che il futuro di Tesla potrebbe andare ben oltre l’automotive. L’azienda, infatti, potrebbe orientarsi sempre più verso lo sviluppo e la diffusione di robot umanoidi, aprendo una nuova fase nella sua evoluzione tecnologica. In questo breve viaggio nel panorama in continua evoluzione della robotica applicata al settore militare, non sono mancate le sorprese. Ma a lasciare davvero senza fiato è stato l’ultimo annuncio di Boston Dynamics: la presentazione della nuova versione di Atlas, il robot umanoide alimentato da Intelligenza artificiale che sembra ormai sfidare apertamente i confini tra uomo e macchina. In un video diffuso dall’azienda statunitense leader nel settore della robotica, si vede Atlas compiere una serie di movimenti che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati pura fantascienza: gattonare, eseguire ruote acrobatiche e persino danzare con movenze degne della breakdance. Tutto questo grazie a un avanzato sistema di apprendimento per rinforzo, perfezionato attraverso l’utilizzo di una tuta di motion capture per imitare fedelmente il movimento umano. «Atlas sta mettendo in pratica politiche motorie apprese osservando e replicando il comportamento del corpo umano», ha spiegato l’azienda, sottolineando il salto di qualità nella capacità del robot di adattarsi a contesti dinamici e complessi. L’iperrealismo dei movimenti ha colpito anche il pubblico, lasciando molti osservatori perplessi e affascinati allo stesso tempo. Su X un utente ha scritto: «Ma questo è soldato perfetto. Le cose stanno per cambiare», riassumendo in poche parole il senso di stupore e inquietudine che circonda l’evoluzione di queste tecnologie. Presto il futuro della guerra potrebbe non essere più appannaggio esclusivo di soldati in carne e ossa, ma sempre più affidato a macchine programmabili, capaci di combattere, uccidere e forse, un giorno, anche decidere chi può vivere e chi invece no.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/robot-soldato-rivoluziona-guerra-2671857515.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="per-androidi-e-droni-gia-si-spendono-miliardi" data-post-id="2671857515" data-published-at="1745856133" data-use-pagination="False"> Per androidi e droni già si spendono miliardi Nel 2024, il mercato globale dei robot militari è stato valutato a 24,17 miliardi di dollari e si prevede che crescerà fino a 49,14 miliardi entro il 2033, passando per i 26,15 miliardi del 2025. Questo incremento rappresenta un tasso di crescita annuo composto (Cagr) dell’8,2% per il periodo 2025-2033. L’aumento dei finanziamenti - come si legge nel Market research report dedicato al settore - per la ricerca e lo sviluppo di robot di nuova generazione, con applicazioni sia militari che civili, ha visto una forte accelerazione negli ultimi anni. Numerosi governi stanno investendo pesantemente in sistemi autonomi militari per sfruttare i vantaggi offerti da queste tecnologie. In passato, l’attenzione era concentrata principalmente sui velivoli senza pilota, ma recentemente si è registrata una crescita anche nei settori dei robot terrestri e navali. Negli Stati Uniti, l’Agenzia per i progetti di ricerca avanzata della Difesa (Darpa) ha destinato ingenti risorse alla robotica militare. Il dipartimento della Difesa ha inoltre invitato le aziende del settore a puntare sull’innovazione software - più facilmente aggiornabile rispetto all’hardware, il cui sviluppo richiede tempi più lunghi - e a sfruttare tecnologie come la stampa 3D per accelerare la produzione. Questi fattori stanno creando nuove opportunità di espansione del mercato. Il Nord America rappresenta attualmente la quota più ampia del mercato globale, con una crescita prevista del 7,2% Cagr nel periodo considerato. Le forze armate statunitensi impiegano i droni in operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr), sicurezza dei confini, missioni di salvataggio e attacchi mirati. Tra i principali modelli utilizzati figurano il Boeing ScanEagle, l’AeroVironment RQ-11 Raven, il MQ-4C Triton, il RQ-21 Blackjack e il Predator MQ-1 di General Atomics. Altri Uav di rilievo includono l’MQ-8 Fire Scout di Northrop Grumman, l’MQ-9 Reaper e il Desert Hawk di Lockheed Martin. Per quanto riguarda i sistemi aerei multiruolo di nuova generazione (Mpsa), l’Aeronautica statunitense sta integrando tecnologie avanzate come l’Intelligenza artificiale, il machine learning, l’ingegneria digitale, i sistemi per missioni aperte, l’elaborazione edge e l’autonomia, nell’ambito del programma MQ-Next. La regione Asia-Pacifico è destinata a crescere con un Cagr del 9,0%, generando un valore di mercato pari a 9,28 miliardi di dollari entro il 2033. La Cina ha fatto passi da gigante nello sviluppo di Uav negli ultimi 10 anni, con una vasta gamma di modelli al servizio delle proprie forze armate, tra cui gli Yunying, i Caihong CH-4 e CH-5, e gli Yilong (Wing Loong). A ciò si aggiungono velivoli stealth ad ala volante come il CH-7, il Tianying e lo Yaoying III. Secondo gli analisti, il mercato cinese dei robot umanoidi è in piena espansione: si stima che raggiungerà i 16,7 miliardi di yuan (oltre 2 miliardi di euro) entro il 2025, per poi salire vertiginosamente a 86,1 miliardi di yuan (circa 10 miliardi di euro) entro il 2030. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/robot-soldato-rivoluziona-guerra-2671857515.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="pechino-arruola-anche-i-cani-armati-e-mosca-puo-contare-su-terminator" data-post-id="2671857515" data-published-at="1745856133" data-use-pagination="False"> Pechino arruola anche i cani armati. E Mosca può contare su Terminator La Cina sta compiendo passi da gigante nello sviluppo di tecnologie militari autonome, avvicinandosi sempre più alla realtà dei robot soldato. Durante un’esercitazione militare congiunta con la Cambogia nel 2024, l’Esercito popolare di liberazione (Epl) ha mostrato al mondo una nuova generazione di robot canini armati, segnando un’importante pietra miliare nell’applicazione della robotica ai conflitti armati. Questi robot quadrupedi, realizzati dalla società cinese Unitree Robotics, sono dotati di mitragliatrici montate sul dorso e capaci di muoversi agilmente anche su terreni difficili. Le immagini diffuse mostrano i robot avanzare a fianco delle truppe umane, simulando operazioni di combattimento in ambienti urbani. Il messaggio è chiaro: la Cina intende integrare questi sistemi nell’organico delle proprie forze armate. A preoccupare ulteriormente è la cooperazione tecnologica tra Cina e Russia in questo ambito. Già nel 2022, un robot canino armato era stato presentato durante una fiera militare nei pressi di Mosca, suggerendo una sinergia strategica per lo sviluppo di armi autonome. Questa alleanza potrebbe accelerare ulteriormente la corsa globale alla militarizzazione dell’Intelligenza artificiale. Ma i robot canini sono solo la punta dell’iceberg. Secondo fonti internazionali, Pechino sta investendo massicciamente nello sviluppo di droni autonomi, veicoli terrestri robotizzati e sistemi navali dotati di Intelligenza artificiale. Esperti ritengono che entro due anni la Cina potrebbe schierare in campo robot completamente autonomi, in grado di prendere decisioni sul campo senza intervento umano. In tal senso il centro di addestramento per robot umanoidi Kylin, situato a Shanghai, si sta preparando a immettere sul mercato oltre 1.000 lavoratori robotici perfettamente addestrati entro il 2027. Questi robot non si limitano a replicare i movimenti umani o a conversare: sono macchine industriali avanzate, progettate per camminare, trasportare carichi pesanti e svolgere mansioni ripetitive in modo autonomo. Le fabbriche e i magazzini saranno i principali teatri operativi, dove promettono di rivoluzionare la produttività e abbattere i costi del lavoro mentre per l’utilizzo di questi robot in zone di guerra sarà solo una questione di programmazione del software. Attualmente, il centro può ospitare oltre 100 robot in simultanea, rendendolo la più grande struttura del genere in tutta la Cina. Funziona come un laboratorio collaborativo in cui le aziende possono testare, perfezionare le tecnologie e dimostrare le infinite potenzialità della robotica nel mondo del lavoro. L’industria cinese della robotica umanoide ha beneficiato di un ampio sostegno da parte delle politiche governative, mirate a incentivare la ricerca, lo sviluppo e la commercializzazione del settore. La Cina considera da tempo la robotica un ambito strategico e ha progressivamente adattato le proprie linee guida per accelerarne l’innovazione, in particolare nel campo degli androidi. Questo impegno si è concretizzato, tra l’altro, nel 14° Piano quinquennale per l’industria della robotica, pubblicato nel 2021 dal ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’informazione (Miit). Il documento ha fissato obiettivi a lungo termine per il settore, puntando sull’integrazione dell’Intelligenza artificiale e sul potenziamento delle applicazioni industriali. Secondo il rapporto di ricerca del 2024 sull’industria dei robot umanoidi, si prevede che il mercato cinese dei robot umanoidi raggiungerà circa 2,76 miliardi di Rmb (380,3 milioni di dollari) nel 2024, 10,471 miliardi di Rmb (1,4 miliardi di dollari) entro il 2026 e 75 miliardi di Rmb (10,3 miliardi di dollari) entro il 2029. In quell’anno, si prevede che rappresenterà circa il 32,7% del mercato globale. Entro il 2035, si prevede che il mercato in Cina raggiungerà i 300 miliardi di Rmb (41,3 miliardi di dollari). E per quanto riguarda la Russia? Nel 2016 ha presentato un nuovo super soldato robot umanoide, soprannominato «Ivan the Terminator» nell’ambito del «Progetto Iron Man». All’epoca la Komsomolskaya Pravda scrisse: «Lo scopo del soldato robot è quello di sostituire l’uomo in battaglia o in aree di emergenza dove c’è il rischio di esplosioni, incendi, elevate radiazioni di fondo o altre condizioni dannose per l’uomo». Ma da allora di «Ivan the Terminator» si sono perse le tracce: nessuno sa che tipo di sviluppi tecnologici ci saranno dopo la guerra in Ucraina.
Ursula von der Leyen (Ansa)
Il presidente del consiglio dà il via libera all’accordo con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay più altri sei Paesi latinoamericani «associati» lo ha annunciato commentando: «Esprimo soddisfazione per la decisione della Commissione europea di modificare, come richiesto dall’Italia, la proposta di nuovo quadro finanziario pluriennale». La Von der Leyen è stata sicuramente indotta a mollare i cordoni della borsa dal blitz americano in Uruguay. Era desiderosa di riguadagnare almeno una finestra sul cortile di casa di Donald Trump per far vedere che l’Europa (forse) c’è e la firma dell’accordo col Mercosur è prevista per il 12 gennaio in Paraguay.
In una lettera inviata ieri alla presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola (l’Europarlamento aveva bocciato i tagli alla Pac e l’abolizione, che comunque è confermata, del fondo per lo sviluppo rurale accorpato a quello di coesione) e al governo cipriota (ha la presidenza di turno dell’Europa) Ursula von der Leyen annuncia la disponibilità a utilizzare due terzi dei fondi accantonati per le spese non immediatamente disponibili nel bilancio 2028-2034 pari a circa 45 miliardi per aumentare gli stanziamenti per la Pac. In più vengono confermati altri 6,3 miliardi immediatamente attivabili.
Nulla però si dice sulla clausola di salvaguardia per i prodotti agricoli importati dal Sudamerica per quanto attiene pesticidi, salubrità e qualità paragonabili a quelli Ue. Su questo punto resta il no della Francia e la forte perplessità degli agricoltori italiani. Anche se il ministro per l’Agricoltura Francesco Lollobrigida in partenza per Bruxelles dove stamani si tiene - ospitata dalla Commissione - una sessione straordinaria di Agrifish, la riunione dei 27 ministri agricoli, proprio per sbloccare il sì al Mercosur, ha affermato: «La mossa della Von der Leyen è una bona notizia; non solo è stato annullato il taglio del 22% delle risorse destinate all’agricoltura per il periodo 2028-2034, ma la dotazione finanziaria è stata addirittura aumentata di 1 miliardo di euro». Forte perplessità su questi fondi aggiuntivi viene però dall’Istituto Jaques Delors che monitora i conti di Bruxelles.
A giudizio di Eulalia Rubio analista del centro studi «così si sta erodendo ancor prima di aver approvato il bilancio il fondo di riserva; utilizzare i soldi Ue per compensare i risultati degli accordi commerciali ha senso, ma se si vuole farlo bisogna creare uno strumento aggiuntivo, come è stato fatto dopo la Brexit, altrimenti i conti non tornano». La Francia comunque resta contraria al trattato. Gli agricoltori sono in marcia con i trattori verso Parigi. Fnsea e la Confederation Paysanne sono state ricevute ieri da Sébastien Lecornu, ma non sono soddisfatte. Il primo ministro e il ministro dell’Agricoltura Annie Genevard hanno promesso per oggi un decreto per impedire l’importazione in Francia di prodotti agricoli sudamericani trattati con sostanze chimiche vietate in Europa. È di fatto la clausola di salvaguardia che anche l’Italia chiedeva all’Ue e che Parigi ha deciso di farsi da sola anche perché gli agricoltori transalpini restano mobilitati sia per la crisi della zootecnia derivante dall’epidemia di dermatite bollosa che sta decimando le mandrie sia per la minaccia della concorrenza derivante dall’accordo Ue-Mercosur.
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Lo ha detto il ministro dell'Agricoltura nella conferenza stampa tenutasi a Bruxelles.
Bernardo Lodispoto (Imagoecoenomica)
Secondo l’ipotesi investigativa, il presunto corruttore sarebbe un imprenditore della zona, piuttosto conosciuto, nonché quasi omonimo di un altro imprenditore già coinvolto in un’altra indagine che riguarda la Provincia. I due sarebbero legati da un rapporto di parentela. Le Fiamme gialle che hanno eseguito un decreto firmato dai pm della Procura di Trani, Marco Gambardella e Francesco Tosto, che coordinano un fascicolo aperto lo scorso anno e che si fonda su una serie di intercettazioni, cercavano in particolare una cartellina gialla, convinte, probabilmente dal contenuto delle conversazioni captate, che all’interno ci fosse il denaro, ovvero il corrispettivo di una possibile mazzetta.
Secondo le indiscrezioni riportate dal quotidiano locale, il contenitore sarebbe effettivamente stato trovato dai finanzieri che hanno effettuato la perquisizione, ma all’interno non ci sarebbero stati i contanti.
Proprio le intercettazioni avrebbero fatto emergere gli indizi di un presunto patto corruttivo che coinvolgerebbe Lodispoto, Marchio Rossi e il consigliere Sgarra, ai quali a vario titolo l’imprenditore si sarebbe rivolto per aggiudicarsi un appalto relativo a una strada sul territorio provinciale. Secondo quanto risulta a La Verità, alcuni degli indagati potrebbero aver presentato ricorso al tribunale del Riesame. E forse gli atti che verranno depositati in quella sede potranno rendere più chiare le singole responsabilità che i pm attribuiscono agli indagati. Lodispoto, che nella vita svolge la professione di avvocato, è alla guida della Provincia Bat dal 26 settembre 2019, con il sostegno anche di una parte del centrodestra, ed è una delle colonne della politica del territorio. Sindaco di Santa Margherita di Savoia per la prima volta dal 1987 al 1990, è stato poi eletto due volte, nel 1994 e nel 1998, consigliere della Provincia di Foggia. Incarico lasciato nel 1999 per andare a ricoprire la carica di assessore provinciale alle Risorse economiche e finanziarie. Nel 2008, racconta il suo curriculum, viene di nuovo eletto consigliere provinciale a Foggia, ruolo che ricopre contestualmente, tra il 2009 e il 2014, nella neonata Provincia Bat. Nel 2018 viene di nuovo eletto sindaco a Santa Margherita di Savoia e poi confermato nel 2023, in entrambi casi sostenuto da una coalizione civica.
Nel 2019, come detto, viene eletto presidente della Provincia Bat. Non senza tensioni, almeno nell’ultimo anno, visto che nel luglio scorso gli esponenti del Pd della giunta provinciale hanno rimesso le deleghe, chiedendo discontinuità su ambiente e rifiuti. Insomma, una carriera politica quasi quarantennale, finora senza inciampi giudiziari. Tanto che la notizia dell’indagine su di lui, filtrata un mese dopo le perquisizioni, ha colto molti di sorpresa. Nel 2020, però, Lodispoto era scivolato su una buccia di banana comunicativa, che aveva scatenato una polemica a livello nazionale.
In un video promozionale sulle iniziative della notte di San Silvestro, si vedeva Lodispoto che, imitando il dialetto siciliano con panama in testa e occhiali da sole specchiati, prometteva di lavorare bene per tutti. Una mossa che, in virtù del fatto che la che manifestazione era prevista in piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale ucciso dalla mafia, aveva scatenato le ire dei parlamentari di Fratelli d’Italia, Marcello Gemmato e Fabio Rampelli, che avevano anche presentato un’interrogazione parlamentare. Lodispoto si era difeso sostenendo di essere stato inserito nello spot a sua insaputa, ma la vicenda aveva portato a una polemica tra l’allora governatore della Puglia Michele Emiliano, che accusava i due deputati di Fdi di aver «inventato» un suo «coinvolgimento su una vicenda che non solo non mi riguarda ma di cui tutti ignoravano l’esistenza, me compreso, sino a poche ore fa. Io non ho problemi a dire che con la mafia non si scherza e che quel video non mi piace».
L’ormai ex presidente della Puglia aveva anche annunciato un’azione legale nei confronti di Gemmato e Rampelli: «Ci vediamo in tribunale». I due parlamentari si erano detti stupiti «della mancata reazione a questa vergogna del governatore Emiliano, magistrato in aspettativa che ha combattuto la mafia pugliese nella sua carriera togata forse perché sostenuto nelle elezioni primarie per la presidenza della Regione dallo stesso Lodispoto».
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