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Ritratti | Oscar Sinigaglia, il mercante d’acciaio

Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande. Parto da questa citazione di Adriano Olivetti perché è stato forse il primo, più grande, rivoluzionario d’impresa italiano. In questo podcast abbiamo provato a disegnare i ritratti di altri uomini e donne, viventi e non, che hanno lasciato il segno sulle pagine delle storia economica di questo Paese. Alcuni esprimendo un potere di lunga durata, altri portando la direzione di un intero settore produttivo verso la modernità. Quasi tutti hanno avuto grandi maestri ma pochissimi allievi. Una generazione senza eredi, solisti spesso irripetibili. Hanno vissuto da dentro il succedersi dei principali fatti dell’industria e lo sviluppo delle tecnologie più avanzate che hanno caratterizzato la vita economica e sociale dell’Italia. Hanno gestito i successi e i grandi passi avanti compiuti ma hanno anche conosciuto le conseguenze della nostra debolezza strutturale in aree strategiche. Ritratti racconta le storie di personaggi visionari capaci di fare, di realizzare strategie, di convincere sé stessi prima degli altri, di giocarsi la scena per un’idea, di preoccuparsi del dopo e non del prima. Imprenditori, manager, banchieri. Italiani e italiane che, impiegando capitali propri o gestendo capitali pubblici, con metodi, risultati e principi diversi, hanno costruito nei quasi 80 anni della Repubblica un sistema industriale, che pur tra alti e bassi ha collocato l’Italia tra i dieci Paesi più ricchi del mondo. Perché se l’economia è il motore della storia, l’uomo è il motore di entrambe.

Trappola Ue: fuori dall’infrazione basta non sforare ora per l’energia
Valdis Dombrovskis, commissario Ue per l’Economia (Ansa)
La Commissione: possibile ricalcolo del deficit in autunno. Intanto però no ad extra costi.

Il Patto di stabilità sarà anche «stupido», come ammise l’euro-entusiasta Romano Prodi nel 2002, ma chi lo maneggia da Bruxelles, quando vuole, ci vede benissimo. Specie se c’è da rifilare qualche fregatura all’Italia. Giovedì Valdis Dombrovskis, commissario Ue per l’Economia, pare che abbia teso una mano al nostro governo sul piccolo sforamento del famoso 3% di deficit (sul Pil), ammettendo che sarebbe meglio riparlarne in autunno, con in mano nuovi dati.

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L’inflazione alimentare supera il 3%
iStock
Con la guerra in Iran i prezzi dei prodotti freschi (frutta, verdura e pesce) sono aumentati del 4,4%. Allarme di Coldiretti: fortissimo l’impatto su latte e grano.

L’unica che non se ne accorge è Ursula von der Leyen. Lei forse non fa la spesa e non deve mangiare neanche un granché bene se è convinta che con il Ceta che ci fa importare il grano canadese al glifosato, con il Mercosur che ci riempie di polli conditi con la salmonella, e con l’Australian free trade agreement che ci fa mangiare vitelli all’estrogeno brindando con il finto Prosecco di Coonawarra si può sostituire la produzione europea. Il resto del mondo invece è preoccupato seriamente.

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Le guerre moltiplicano le spese di riarmo: ogni persona sul pianeta versa 300 euro per mantenere gli apparati bellici. Tra i gruppi che hanno visto esplodere utili e valori in Borsa pure Rheinmetall, Rtx e la nostra Leonardo.

Mentre l’economia zoppica e famiglie e imprese sono alle prese con il rincaro dell’energia, le aziende del comparto della difesa fanno affari d’oro. I clienti, naturalmente, sono soprattutto i governi. Stimolati dalla nuova situazione internazionale, in particolare dopo l’invasione dell’Ucraina, gli Stati hanno innescato una forte domanda di armamenti e le aziende del comparto sono sommerse di ordinativi. La guerra in Iran sta spingendo ulteriormente la domanda di armamenti e sistemi di difesa.

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Il «metodo Prevost» è un ruggito gentile per la pace nel mondo e dentro la Chiesa
Papa Leone XIV (Ansa)
Il primo Papa americano, Leone XIV, sta sanando le ferite del precedente pontificato. Senza prestare il fianco agli attacchi di Donald Trump.

«Sparire perché rimanga Cristo», questo il programma che papa Leone XIV un anno fa scolpì nella sua prima omelia da pontefice, quella che pronunciò nella Cappella sistina davanti ai cardinali che lo avevano eletto. E ieri a Pompei, esattamente un anno dopo, ha dato il suo corollario: «Nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore, questa potenza divina dell’amore che Gesù, il Signore, ci ha rivelato e donato. Crediamo in Lui, speriamo in Lui, seguiamo Lui!».

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