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Ritratti | Il lungo viaggio di Bertha Benz, la pioniera dell'automobile

Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità, o coraggio di fare. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte, solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande. Parto da questa citazione di Adriano Olivetti perché è stato forse il primo, più grande, rivoluzionario d’impresa italiano. In questo podcast abbiamo provato a disegnare i ritratti di altri uomini e donne, viventi e non, che hanno lasciato il segno sulle pagine delle storia economica di questo Paese. Alcuni esprimendo un potere di lunga durata, altri portando la direzione di un intero settore produttivo verso la modernità. Quasi tutti hanno avuto grandi maestri ma pochissimi allievi. Una generazione senza eredi, solisti spesso irripetibili. Hanno vissuto da dentro il succedersi dei principali fatti dell’industria e lo sviluppo delle tecnologie più avanzate che hanno caratterizzato la vita economica e sociale dell’Italia. Hanno gestito i successi e i grandi passi avanti compiuti ma hanno anche conosciuto le conseguenze della nostra debolezza strutturale in aree strategiche. Ritratti racconta le storie di personaggi visionari capaci di fare, di realizzare strategie, di convincere sé stessi prima degli altri, di giocarsi la scena per un’idea, di preoccuparsi del dopo e non del prima. Imprenditori, manager, banchieri. Italiani e italiane che, impiegando capitali propri o gestendo capitali pubblici, con metodi, risultati e principi diversi, hanno costruito nei quasi 80 anni della Repubblica un sistema industriale, che pur tra alti e bassi ha collocato l’Italia tra i dieci Paesi più ricchi del mondo. Perché se l’economia è il motore della storia, l’uomo è il motore di entrambe.

L’Ucraina nell’Ue è una iattura

Volodymyr Zelensky è già costato 200 miliardi. E ora scatta il prestito da 90. Ma, per favorire Friedrich Merz, Bruxelles apre a Kiev mentre ci vieta l’uso di soldi nostri per il caro energia.

Il cancelliere Friedrich Merz ha una serie di ottimi motivi per sostenere l’ingresso dell’Ucraina nella Ue. Per Berlino, l’arrivo di Kiev nel perimetro dell’Unione sarebbe manna dal cielo, che consentirebbe alla Germania di risollevare le sorti della sua economia. Favorire l’entrata, anche senza diritto di voto, nel consesso dei 27 Paesi europei significherebbe porre le premesse per conquistarne il mercato e, allo stesso tempo, una volta conclusa la guerra con la Russia, guidare la ricostruzione che, come è noto, verrà sostenuta principalmente da Bruxelles. Insomma, per Merz proporre di accogliere l’Ucraina non è solo un’eccellente idea per rimettere in moto una locomotiva che da tempo arranca, ma anche uno straordinario affare.
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Attenti a dare la Russia per vinta
Vladimir Putin (Ansa)
Mosca sta senz’altro faticando, ma ha armi nucleari e il supporto di Xi Jinping. Quanto invece l’Occidente potrà ancora aiutare Volodymyr Zelensky? Per l’Europa rappresenta un pericolo.

La guerra in Ucraina continua senza soste: dopo l’attacco alle raffinerie in territorio russo ad opera di droni ucraini, Mosca ha violentemente reagito, usando persino missili supersonici, con un bombardamento di rappresaglia sulla capitale ucraina. Negli ambienti europei ultimamente si è cercato di veicolare un messaggio rassicurante, teso ad affermare che la situazione sul terreno stia evolvendo a favore delle forze di Kiev. Ma la situazione è davvero questa?

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Trovato il tesoro di Matteo Messina Denaro. Sequestrati 200 milioni
Matteo Messina Denaro (Ansa)

La maxi operazione della Dda di Palermo ha fatto riemergere un patrimonio accumulato con il narcotraffico e i relativi proventi a partire almeno dagli anni Ottanta.

C’erano i soldi della droga partita dal Marocco, quelli delle società offshore, quelli che giravano nei paradisi fiscali. E c’era soprattutto il grande fantasma di Matteo Messina Denaro, il padrino per anni invisibile che ha trasformato Cosa nostra in una holding internazionale che, come dimostra la Procura di Palermo, era riuscita a diversificare gli interessi: energia, turismo, supermercati, edilizia, finanza, resort di lusso e paradisi fiscali.

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Kallas: «Dopo le minacce di Putin, Usa unici a lasciare Kiev». Ma è falso
Kaja Kallas (Ansa)
Gaffe della estone, che poi ritratta. D’altronde in questi anni le figuracce non si contano.

Si è aggiunta un’altra figuraccia nel curriculum di gaffe imbarazzanti, ormai più lungo dell’esperienza lavorativa, dell’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas.

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