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2022-12-09
I rigori tradiscono il Brasile, non l'Albiceleste. La prima semifinale di Qatar 2022 è Argentina-Croazia
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Ansa
I calci di rigore, ancor di più a un mondiale, sono da sempre sinonimo di emozioni e sorprese. Succede anche a Qatar 2022, dove dopo la Spagna, che ne ha fatto le spese ai quarti di finale contro la rivelazione Marocco, i tiri del dischetto mietono un'altra vittima eccellente, quella che alla vigilia era considerata dai bookmackers la favorita numero uno alla conquista del titolo iridato: il Brasile. La Seleçao, che da quando ha vinto il suo quinto e finora ultimo mondiale nel 2002 in Corea e Giappone è sempre stata eliminata da una nazionale europea, si è complicata la vita quasi da sola in una partita per nulla semplice contro la Croazia, bloccata sullo 0-0 per tutti e 90 i minuti, ma poi sbloccata da una bellissima azione corale finalizzata da una magia di Neymar all'ultimo minuto del primo tempo supplementare. I croati, però, hanno avuto il merito di non darsi per vinti e crederci fino alla fine. Il ct Zlatko Dalic, per rimontare un Brasile farcito di giocatori che da anni giocano nelle migliori squadre del mondo, dal Liverpool al Manchester United, dal Paris Saint-Germain al Real Madrid e al Barcellona, ha deciso di giocarsi il tutto per tutto mandando in campo tre ragazzi che fino a qualche anno fa calcavano i campi della nostra Serie A con squadre di media-bassa classifica, o addirittura della Serie B e perfino C. I vicecampioni del mondo sono riusciti a riagguantare il pareggio che ha poi allungato la sfida contro il Brasile ai rigori schierando in attacco Ante Budimir, oggi in Spagna all'Osasuna e al Crotone dal 2015 al 2019 (con in mezzo una breve parentesi alla Sampdoria), Mislav Orsic, dal 2018 alla Dinamo Zagabria e con un passato allo Spezia in nella stagione 2013/2014 con 9 presenze in Serie B, e soprattutto l'autore del gol al 117', Bruno Petkovic, anche lui dal 2018 alla Dinamo Zagabria dopo un lungo girovagare nel nostro Paese che dal 2012 lo ha visto indossare nell'ordine le maglie di Catania, Varese, Reggiana, Virtus Entella, Trapani, Bologna e Verona. Una di quelle favole che soltanto una competizione magica come la coppa del mondo, seppur con tutti i suoi difetti e lati oscuri, può far emergere. A maggior ragione se in questi giorni, la maggior parte degli esperti, o così definiti, hanno dato per spacciata la Croazia «fortissima a centrocampo», seppur con un «Modric ormai in fase calante» e «senza un centravanti in grado di finalizzare la mole di gioco costruita». Detto, fatto. Il pallone d'oro 2018 tira fuori una prestazione maiuscola. Da vero leader convince i suoi compagni che negli ultimi 15 minuti del secondo tempo supplementare è possibile trovare il gol del pareggio. Ed è dal suo piede che parte l'azione che a meno di tre giri d'orologio dal fischio finale - mentre i tifosi verdeoro già festeggiavano - vede protagonisti Orsic e Petkovic: il primo con l'assist, il secondo con la zampata che beffa Alisson. Una storia troppo bella per essere rovinata ai rigori, dove i croati non sbagliano un colpo con Vlasic, Majer, Modric e Orsic. Il resto lo fanno Livakovic, già eroe agli ottavi parando tre rigori al Giappone e decisivo sul primo penalty del Brasile calciato da Rodrygo, e la fortuna che fa andare a sbattere sul palo il tiro di Marquinhos. Per il Brasile un'altra delusione dopo l'eliminazione patita dal Belgio ai quarti di Russia 2018 e la debacle casalinga del 2014 nella semifinale persa 7-1 contro la Germania. La Croazia, dopo il secondo posto di quattro anni fa, sogna la seconda finale consecutiva.
Calci di rigore che stavano per costare caro anche a un'altra big di questa coppa del mondo: l'Argentina. Anche l'Albiceleste, come il Brasile, ha rischiato di vanificare tutto consentendo all'Olanda di rimontare una partita che a meno di 10 minuti dalla fine sembrava ormai chiusa. Ma nel calcio di chiuso non c'è mai nulla fin quando l'arbitro non ha fischiato tre volte. I gol di Molina e Messi, su rigore, avevano indirizzato la semifinale sulla strada di Buenos Aires. Anche l'Olanda però, così come la Croazia, non si è arresa ed gettando il cuore oltre l'ostacolo ha compiuto un'incredibile rimonta nei minuti finali, all'83' e all'11' minuto di recupero, con la doppietta di Weghorst, gettato nella mischia da van Gaal nell'ultimo quarto d'ora. Raggiunto l'insperato pareggio i Tulipani hanno resistito alle folate argentine nel corso dei tempi supplementari con un'occasionissima per Lautaro Martinez e un palo colpito da Enzo Fernandez. Dagli undici metri si dimostrano più freddi i sudamericani che vanno a segno con Messi, Paredes, Montiel e Lautaro. Per l'Olanda decisivi gli errori di van Dijk e Berghuis, ipnotizzati da Emiliano Martinez. L'altro Martinez, l'attaccante dell'Inter alla sua prima gioia in questo mondiale, ha avuto invece l'onere e l'onore di calciare e segnare il tiro decisivo, dopo l'errore di Enzo Fernandez, che spedisce l'Argentina dritta dritta al Lusail Iconic Stadium, dove martedì 13 alle 20 si giocherà la finalissima proprio contro la Croazia.
Domani, in campo gli altri due quarti per scoprire chi andrà a giocarsi la finale dall'altra parte del tabellone. Alle 16 tocca al Portogallo il difficile compito di spegnere gli entusiasmi del Marocco, che dal canto suo vorrà diventare la prima nazionale del continente africano ad accedere a una semifinale del mondiale. Alle 20 quella che ha tutte le caratteristiche per essere una finale anticipata tra la Francia di Mbappé e l'Inghilterra di Harry Kane.
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La rimonta da 0-2 a 2-2 non basta all'Olanda: i tiri dagli undici metri spediscono Messi e compagni in semifinale, dove martedì 13 si giocheranno la finalissima contro la nazionale a scacchi che nel pomeriggio ha messo fine ai sogni di gloria della Seleçao.I calci di rigore, ancor di più a un mondiale, sono da sempre sinonimo di emozioni e sorprese. Succede anche a Qatar 2022, dove dopo la Spagna, che ne ha fatto le spese ai quarti di finale contro la rivelazione Marocco, i tiri del dischetto mietono un'altra vittima eccellente, quella che alla vigilia era considerata dai bookmackers la favorita numero uno alla conquista del titolo iridato: il Brasile. La Seleçao, che da quando ha vinto il suo quinto e finora ultimo mondiale nel 2002 in Corea e Giappone è sempre stata eliminata da una nazionale europea, si è complicata la vita quasi da sola in una partita per nulla semplice contro la Croazia, bloccata sullo 0-0 per tutti e 90 i minuti, ma poi sbloccata da una bellissima azione corale finalizzata da una magia di Neymar all'ultimo minuto del primo tempo supplementare. I croati, però, hanno avuto il merito di non darsi per vinti e crederci fino alla fine. Il ct Zlatko Dalic, per rimontare un Brasile farcito di giocatori che da anni giocano nelle migliori squadre del mondo, dal Liverpool al Manchester United, dal Paris Saint-Germain al Real Madrid e al Barcellona, ha deciso di giocarsi il tutto per tutto mandando in campo tre ragazzi che fino a qualche anno fa calcavano i campi della nostra Serie A con squadre di media-bassa classifica, o addirittura della Serie B e perfino C. I vicecampioni del mondo sono riusciti a riagguantare il pareggio che ha poi allungato la sfida contro il Brasile ai rigori schierando in attacco Ante Budimir, oggi in Spagna all'Osasuna e al Crotone dal 2015 al 2019 (con in mezzo una breve parentesi alla Sampdoria), Mislav Orsic, dal 2018 alla Dinamo Zagabria e con un passato allo Spezia in nella stagione 2013/2014 con 9 presenze in Serie B, e soprattutto l'autore del gol al 117', Bruno Petkovic, anche lui dal 2018 alla Dinamo Zagabria dopo un lungo girovagare nel nostro Paese che dal 2012 lo ha visto indossare nell'ordine le maglie di Catania, Varese, Reggiana, Virtus Entella, Trapani, Bologna e Verona. Una di quelle favole che soltanto una competizione magica come la coppa del mondo, seppur con tutti i suoi difetti e lati oscuri, può far emergere. A maggior ragione se in questi giorni, la maggior parte degli esperti, o così definiti, hanno dato per spacciata la Croazia «fortissima a centrocampo», seppur con un «Modric ormai in fase calante» e «senza un centravanti in grado di finalizzare la mole di gioco costruita». Detto, fatto. Il pallone d'oro 2018 tira fuori una prestazione maiuscola. Da vero leader convince i suoi compagni che negli ultimi 15 minuti del secondo tempo supplementare è possibile trovare il gol del pareggio. Ed è dal suo piede che parte l'azione che a meno di tre giri d'orologio dal fischio finale - mentre i tifosi verdeoro già festeggiavano - vede protagonisti Orsic e Petkovic: il primo con l'assist, il secondo con la zampata che beffa Alisson. Una storia troppo bella per essere rovinata ai rigori, dove i croati non sbagliano un colpo con Vlasic, Majer, Modric e Orsic. Il resto lo fanno Livakovic, già eroe agli ottavi parando tre rigori al Giappone e decisivo sul primo penalty del Brasile calciato da Rodrygo, e la fortuna che fa andare a sbattere sul palo il tiro di Marquinhos. Per il Brasile un'altra delusione dopo l'eliminazione patita dal Belgio ai quarti di Russia 2018 e la debacle casalinga del 2014 nella semifinale persa 7-1 contro la Germania. La Croazia, dopo il secondo posto di quattro anni fa, sogna la seconda finale consecutiva.Calci di rigore che stavano per costare caro anche a un'altra big di questa coppa del mondo: l'Argentina. Anche l'Albiceleste, come il Brasile, ha rischiato di vanificare tutto consentendo all'Olanda di rimontare una partita che a meno di 10 minuti dalla fine sembrava ormai chiusa. Ma nel calcio di chiuso non c'è mai nulla fin quando l'arbitro non ha fischiato tre volte. I gol di Molina e Messi, su rigore, avevano indirizzato la semifinale sulla strada di Buenos Aires. Anche l'Olanda però, così come la Croazia, non si è arresa ed gettando il cuore oltre l'ostacolo ha compiuto un'incredibile rimonta nei minuti finali, all'83' e all'11' minuto di recupero, con la doppietta di Weghorst, gettato nella mischia da van Gaal nell'ultimo quarto d'ora. Raggiunto l'insperato pareggio i Tulipani hanno resistito alle folate argentine nel corso dei tempi supplementari con un'occasionissima per Lautaro Martinez e un palo colpito da Enzo Fernandez. Dagli undici metri si dimostrano più freddi i sudamericani che vanno a segno con Messi, Paredes, Montiel e Lautaro. Per l'Olanda decisivi gli errori di van Dijk e Berghuis, ipnotizzati da Emiliano Martinez. L'altro Martinez, l'attaccante dell'Inter alla sua prima gioia in questo mondiale, ha avuto invece l'onere e l'onore di calciare e segnare il tiro decisivo, dopo l'errore di Enzo Fernandez, che spedisce l'Argentina dritta dritta al Lusail Iconic Stadium, dove martedì 13 alle 20 si giocherà la finalissima proprio contro la Croazia.Domani, in campo gli altri due quarti per scoprire chi andrà a giocarsi la finale dall'altra parte del tabellone. Alle 16 tocca al Portogallo il difficile compito di spegnere gli entusiasmi del Marocco, che dal canto suo vorrà diventare la prima nazionale del continente africano ad accedere a una semifinale del mondiale. Alle 20 quella che ha tutte le caratteristiche per essere una finale anticipata tra la Francia di Mbappé e l'Inghilterra di Harry Kane.
Pagamento? Azioni. Naturalmente. Perché il contante, nell’era della finanza quantistica, è archeologia. La preda si chiama Cursor, società che sviluppa intelligenza artificiale capace di scrivere il codice in autonomia. In sostanza un programmatore software che non chiede ferie, non sciopera e non vuole aumenti di stipendio. L’operazione, già di per sé sufficiente a scaldare i grafici, diventa però quasi secondaria rispetto allo spettacolo principale: la capitalizzazione. SpaceX è volata in zona 2,5–2,7 trilioni di dollari, con picchi che sfiorano i 3.000 miliardi. L’azienda di Musk adesso vale quanto il Pil dell’Italia. Per dare un’idea: a un certo punto ha superato Amazon e Microsoft. Il tutto con una struttura da manuale del paradosso: 19 miliardi di ricavi e quasi 5 di perdite, contro i 717 miliardi di fatturato e 78 di utili di Amazon. Ma Wall Street ormai è una narrazione collettiva con pricing dinamico. Elon Musk consolida la sua narrazione di primo trilionario al mondo. Non perché abbia trovato oro su Marte o monetizzato l’aria rarefatta dello spazio, ma perché il mercato ha deciso che la sua equazione personale vale più della somma di molti sistemi economici terrestri. Nel frattempo, un dettaglio tecnico passa quasi inosservato, come sempre accade con le cose che poi diventano fondamentali: sul mercato circola appena il 4% delle azioni. Il resto è vincolato, trattenuto, congelato in accordi e regolamenti. Vuol dire che il prezzo lo fanno pochissimi scambi, ma su quei pochi scambi si costruiscono montagne di trilioni. Una leva perfetta. O pericolosa. Dipende dal punto di osservazione. E così accade l’altra magia: più il titolo sale, meno azioni servono per pagare Cursor. Più il titolo sale, più l’acquisizione da 60 miliardi diventa “economica”. Il mercato si abitua a tutto con la velocità con cui un social network dimentica una notizia: SpaceX diventa valuta. Non solo società, ma moneta. Una moneta che non stampa la banca centrale, ma la fiducia. E mentre qualcuno ancora si chiede se sia sostenibile, Wall Street decide che la domanda è mal posta. Al terzo giorno di contrattazioni, SpaceX continua a correre, passando da 135 a 214 dollari. Per un attimo diventa la quarta società al mondo per capitalizzazione, dietro solo a Nvidia, Alphabet e Apple. Poi ritraccia, perché anche le vertigini hanno bisogno di pause. Come se non bastasse, si apre anche il fronte dei derivati: partono le contrattazioni delle opzioni al Cboe Global Markets e al Nasdaq. Insomma si inizia a scommettere non solo sul futuro dell’azienda, ma sul futuro delle scommesse sul futuro dell’azienda. Una specie di matrioska finanziaria dove l’ultimo strato non è mai l’ultimo.
Nel mezzo di questo spettacolo orbitale, il pezzo industriale viene quasi schiacciato dalla narrativa. Cursor entra come tassello strategico: servirebbe ad ampliare le capacità di Grok nello sviluppo software. L’intelligenza artificiale che scrive codice per un’altra intelligenza artificiale che già scrive codice. Un dialogo tra automi che, per ora, non chiede ancora la pensione. Almeno per ora. E poi ci sono loro, gli altri due poli del nuovo triangolo tecnologico.
OpenAI chiude il 2025 con 13 miliardi di ricavi e una perdita da 38,5 miliardi. Un rosso che, in qualunque altro settore, verrebbe definito emergenza industriale; nell’intelligenza artificiale viene archiviato come «fase di investimento strategico». L’emorragia è impressionante: due miliardi di dollari al mese, ChatGPT come motore principale, progetti secondari come Sora ridimensionati per concentrare fuoco e capitale. Valutazione: 730 miliardi. Obiettivo dichiarato: mille miliardi. Perché ormai anche i numeri hanno un piano industriale. E dietro, come ombra competitiva ma speculare, Anthropic si muove nello stesso perimetro: collocamento riservato, capitali in arrivo, corsa alla scala globale dell’intelligenza artificiale. Non è più una gara tra aziende, ma tra ecosistemi cognitivi.
Alla fine resta una sensazione semplice, quasi banale: la Borsa non sta più prezzando aziende. Sta prezzando un futuro per il momento solo frutto di immaginazione e speranza. E mentre qualcuno ancora cerca il confine tra economia reale e finanza narrativa, il mercato ha già deciso che quel confine non serve più.
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Le risorse per affrontare l’emergenza casa potranno arrivare a circa 10 miliardi entro il 2034, considerando sia i fondi nazionali - per un apporto pari a 7,3 miliardi - sia i fondi europei della politica di coesione, per 3,3 miliardi. È questo uno dei temi toccati dall’Ance (l’organizzazione dei costruttori associata a Confindustria) in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla fondazione. All’evento, guidato dalla presidente Federica Brancaccio nella splendida cornice di Villa Giulia a Roma, sede del Museo Etrusco, hanno preso parte con un videomessaggio il premier Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, mentre erano presenti i ministri dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratini e della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.
Il Piano Casa, ha detto Brancaccio, «era un’emergenza di cui parlavamo da anni. Ma», ha ammonito la presidente Ance, «sono centrali le tempistiche che devono essere veloci». Nelle interlocuzioni con la politica, l’Ance ha sempre chiesto di fissare tempi anche sulla governance. «Sappiamo che c’è un commissario ma ci vogliono i decreti attuativi e non si dice entro quando queste nomine ci saranno», ha sottolineato la presidente. Ieri, il ministro Salvini ha detto che «il nuovo commissario nazionale aiuterà nell’arco di un anno a recuperare 61.000 appartamenti di edilizia residenziale pubblica ad oggi non assegnati perché vanno risistemati, con una spesa media valutata tra 20 e 25.000 euro ciascuno». La nomina, fa sapere il vicepremier, avverrà nelle prossime ore.
Brancaccio ha sottolineato che «quasi il 90% degli appalti in qualche modo è sottratto alla gara classica, alla trasparenza totale». Inoltre, «sappiamo che c’è uno sforzo da parte del governo per anticipare la cassa e usare questi 10 miliardi, facendo ricorso a un mutuo da un’istituzione finanziaria. Se questo avesse esiti positivi, le risorse attivabili nel 2027 sarebbero più di un miliardo».
La presidente ha poi evidenziato che «c’è la bolla del mercato libero che ha delle enormi variabili a seconda di dove si realizzano le abitazioni. Quindi, le percentuali previste dall’attuale Piano Casa per gli investimenti dei privati (70% da destinare all’edilizia convenzionata e il restante 30% da vendere o affittare a prezzo di mercato libero) dovrebbero essere riviste». Una soluzione potrebbe essere quella di «dare un ruolo a chi amministra gli enti territoriali, che hanno ben presente le esigenze locali». E ha chiosato: «Sappiamo che questo piano partirà così com’è ma anche che ci saranno in corso d’opera degli aggiustamenti. Ora c’è il testo unico dell’edilizia in revisione, ma si deve andare per deroghe e commissari».
L’Ance ha tracciato un quadro positivo per le costruzioni, uno dei settori industriali che meglio ha sfruttato il Pnrr. Ad aprile, il 76% dei cantieri risultava concluso o in stato avanzato e, secondo la Banca d’Italia, i tempi di avvio delle opere si sono ridotti del 19%, mentre la probabilità di aggiudicazione è maggiore del 20% rispetto alle opere non Pnrr.
Intanto, Dl Piano Casa entra nel vivo alla Camera con il voto sui 275 emendamenti in commissione Ambiente. Il testo definitivo è atteso in Aula questo venerdì, giornata in cui il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Subito dopo passerà all’esame del Senato: la conversione definitiva in legge dovrà avvenire entro la scadenza del 6 luglio.
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